Piccole storie di un lontano Oriente, di Stefano Bordiglioni

Piccole storie di un lontano Oriente
Quando circa diecimila anni fa le tribù nomadi cominciarono a coltivare la terra, ebbero naturalmente bisogno di acqua abbondante. Per questo motivo nelle pianure bagnate dai grandi fiumi nacquero grandi città e si svilupparono raffinate civiltà. Il Nilo fu la culla della civiltà egizia, il Tigri e l’Eufrate dei sumeri. Allo stesso modo l’Indo, il Fiume Giallo e il Fiume Azzurro videro nascere la civiltà egiziana e quella cinese.

Titolo: Piccole storie di un lontano Oriente
Autore: Stefano Bordiglioni
Illustrazioni: Stefano Turconi
Anno prima edizione: 2016
Editore: Einaudi Ragazzi

LA “FRONTIERA” PERCHÉ:

Torniamo indietro nel tempo e spostiamoci verso quel lontano Oriente, lontano sulle mappe e lontano anche per cultura. Superiamo quindi tre frontiere: quella dello spazio, del tempo e della storia di una civiltà.

LA CITAZIONE:

“Quella gente, che lasciava per sempre le proprie case nella morente città di Mehrgarh, partì con il cuore triste, ma così facendo diffuse nelle regioni circostanti i semi della conoscenza e del progresso.”

TEMI TRATTATI:

  • civiltà antiche
  • storia
  • tradizione e costumi

PAROLE CHIAVE:

  • Valle dell’Indo
  • Cina

L’AUTORE:

Stefano Bordiglioni, nato a Roma nel 1955, oltre che essere scrittore è anche insegnante in una scuola primaria di Forlì e autore di canzoni e programmi televisivi per ragazzi. Ha pubblicato numerosi libri per ragazzi e ricevuto diversi riconoscimenti, fra cui il premio Gianni Rodari – Città di Orvieto e il premio Hans Christian Andersen – Baia delle Favole, dedicato alla letteratura per l’infanzia. Inoltre è un grande viaggiatore, per terra e per mare, o meglio… sotto il mare! Ha infatti un brevetto da istruttore subacqueo.

Sito ufficiale.

APPROFONDIMENTI:

  • Il volume si divide in due parti: la prima riguarda le civiltà antiche della Valle dell’Indo (2.500 a.C.~1.800 a.C.), che, spostatesi da Mehrgarh per via di una grave siccità, fiorirono nelle città di Mohenjo Daro e Harappa, che si trovano lungo il Fiume Indo. Qui potete trovare un piccolo approfondimento con riferimenti geografici.
  • Trovate un approfondimento maggiore sulle antiche civiltà della Valle dell’Indo, in particolare della due grandi città di Mohenjo Daro e Harappa, in questi due video didattici: Parte 1 e Parte 2. Si parla delle loro tecniche e tipi di costruzione, delle principali attività economiche, della società, della religione e si possono vedere i resti ad oggi di queste grandi civiltà.
  • Le antiche civiltà della Valle dell’Indo adoravano Shakti, la Dea Madre (che viene citata anche a pag. 30 del libro). È una divinità della fertilità, ed è una figura famigliare anche in Sardegna: sono diverse le statuine di età prenuragica che la riproducono, e anche in questo caso si tratta di una dea della fertilità. Ecco il confronto fra una statuina di Shakti, databile fra il 3.000 a.C. e il 1.000 a.C., e la statuina di una nostra Dea Madre, databile fra il 3.300 a.C. e il 2.700 a.C.
  • Nella storia Il sudore delle rocce, viene citato lo shilajit, una sostanza che si forma nelle rocce che veniva considerata come un rimedio a tutti i mali. Lo shilajit viene tuttora utilizzato come rimedio naturale: secondo alcuni studi ha proprietà rilassanti e digestive, riduce il colesterolo, ed è un aiuto contro allergie e problemi respiratori.
  • Le grandi civiltà della Valle dell’Indo scomparvero intorno al 1.800 a.C., e Bordiglioni, nella storia Il villaggio vuoto, riconduce questo avvenimento all’invasione degli Arii, una popolazione indoeuropea, che spinse queste popolazioni ad emigrare verso est. In realtà le cause dell’abbandono di quelle terre potrebbero essere diverse: si pensa oggi a un grande cambiamento climatico che rese la regione fredda e secca, e a eventi sismici che portarono alla scomparsa di un fiume e al conseguente inaridimento del terreno.
  • La seconda parte del volume è dedicata all’antica civiltà cinese sviluppatesi intorno al Fiume Azzurro e al Fiume Giallo dal 3.000 a.C., qui trovate un piccolo approfondimento.
  • Nella storia L’inventore delle parole, il piccolo Guo si reca dal maestro Wu per imparare l’arte della scrittura cinese. Si tratta di una vera e propria arte giacché in Cina non si usa il nostro classico alfabeto, ma degli ideogrammi, ossia dei simboli grafici che non rappresentano un suono, ma un’idea (infatti Guo dopo aver visto il carattere per “sole” (日) dice che gli ricorda quello vero). Partendo da questa caratteristica della lingua cinese, è nato il progetto Chineasy, che ha creato una serie di schede dove ogni carattere fa da base all’immagine che rappresenta, qui potete sfogliare alcuni esempi.
  • Nelle store La carta di Ts’ai Lun e Il pesce di metallo si parla di due grandi invenzioni cinesi: la carta e la bussola. La carta veniva ricavata da fibre vegetali ottenute triturando la corteccia di gelso, queste fibre venivano poi amalgamate fra loro e lasciate essiccare all’aria. Qui trovate una breve storia della carta.
    Per quanto riguarda la bussola, per molto tempo si era creduto fosse un’invenzione tutta italiana della repubblica marinara di Amalfi risalente al XIII secolo, ma quella fu solo l’evoluzione della bussola per come la conosciamo oggi: fu in Cina che si scoprirono per la prima volta le proprietà della magnetite, sensibile al campo magnetico terrestre, anche se lo strumento non venne mai applicato da loro nel campo della navigazione.
  • Nella storia che conclude il volume, La tartaruga di Cheng, si fa riferimento a due incredibili opere prodotte dall’antica civiltà cinese: sono la Grande Muraglia e l’esercito di terracotta. Trovate qui un piccolo approfondimento.
  • Trovate un approfondimento abbastanza completo sull’antica civiltà cinese in questo video prodotto da un classe delle medie.
  • Stefano Turconi, l’illustratore del volume, è un nome che ritroviamo in altri libri presenti nella bibliografia di quest’anno, ossia in: Piccole storie dell’antica Grecia, Viola Giramondo, Viola Giramondo Vol. 3. La ricerca della felicità, Orlando Curioso e il segreto di Monte Sbuffone e Orlando Curioso e il mistero dei calzini spaiati.

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