Bulle da morire, di Emanuela Da Ros

Bulle da morire
Prima liceo. Stefania e Giada sono migliori amiche e compagne di banco da sempre. Giada è una ragazzina molto introversa, amante della natura, che adora passare il tempo libero nella stalla di suo nonno. Per questo le due compagne di classe Eli e Bea, considerate le più belle della scuola, iniziano a prenderla in giro e a emarginarla dal resto della classe. Stefania si sente in colpa nei confronti dell’amica ma allo stesso tempo non vuole essere tagliata fuori dal gruppo, così decide di ubbidire alle due “cattive” e di ignorare Giada. Grazie al suo comportamento Stefania entra a far parte del trio insieme a Eli e a Bea, inizia a truccarsi, a mettere foto sui social network e si trasforma giorno dopo giorno nel clone delle due bulle. Finché una sera, in discoteca, la situazione precipita: Stefania, sempre più a disagio con le due amiche e i quattro ragazzi più grandi che continuano a offrire loro alcol e pastiglie, reagisce, scappa e si rifugia da Giada. Eli e Bea però non le perdonano il “tradimento” e tramano una terribile vendetta…

Titolo: Bulle da morire
Autrice: Emanuela Da Ros
Anno prima edizione: 2017
Editore: Feltrinelli

LA “FRONTIERA” PERCHÉ:

Stefania (Stefy, Ste) arriva alle soglie delle superiori facendo una scoperta: deve scegliere chi essere, a quale gruppo appartenere. Esiste una frontiera fra chi siamo dentro e chi appariamo all’esterno, e staremo bene con noi stessi solo se queste due parti non saranno troppo distanti fra di loro.

LA CITAZIONE:

“La mia terza vita era quella che scorreva silenziosa dentro il cuore. E nella mente. Si presentava quando, nella mia camera, cercavo di concentrarmi sulla democrazia di Clistene o di Pericle, sulla fotosintesi clorofilliana, o sul visconte dimezzato di Italo Calvino. Dimezzato? Io mi sentivo una, nessuna e centomila e quando mi guardavo allo specchio per togliermi dagli occhi, con lo struccante di mamma, quella coda sempre più marcata di eyeliner, mi chiedevo chi fossi davvero.
[…] La mia terza vita, quella silenziosa, in realtà faceva un baccano del diavolo. Ma nessuno, a parte me, ne sentiva l’eco.”

TEMI TRATTATI:

  • bullismo
  • amicizia
  • rivoluzioni interiori

PAROLE CHIAVE:

  • Bullismo

L’AUTRICE:

Emanuela Da Ros, nata a Vittorio Veneto nel 1959, è una giornalista, docente e scrittrice italiana. Il suo esordio nel mondo della letteratura per ragazzi avviene nel 2000 quando vince il premio Pippi Calzelunghe alla Fiera Internazionale del Libro per Ragazzi di Bologna. È attualmente la direttrice del giornale Quindicinale e del quotidiano online oggitreviso.it.

APPROFONDIMENTI:

  • Qui trovate il racconto dell’incontro di una scuola con l’autrice del libro, Emanuela Da Ros: si parla sì del libro, ma in particolare delle opinioni della Da Ros sul fenomeno del bullismo, della sua evoluzione e di come si può combatterlo (“- Perché ha scelto di parlare di bullismo? – Un giorno ho dato una traccia su questo tema e una ragazzina ha raccontato la sua esperienza che aveva fortunatamente superato, leggere questo tema mi ha scatenato qualcosa dentro.”).
  • A pag. 92 si fa riferimento al Safer Internet Day: si tratta di una giornata di febbraio dedicata alla sensibilizzazione per un uso responsabile di internet. Quest’anno si è tenuta il 5 febbraio, insieme a “la giornata nazionale contro il bullismo e il cyberbullismo denominata ‘Un Nodo Blu – le scuole unite contro il bullismo’, lanciata lo scorso anno. Per l’occasione tutte le scuole di ogni ordine e grado, sono invitate ad organizzare, eventi e/o attività di formazione e informazione destinate agli alunni e alle famiglie, al fine di favorire una maggiore conoscenza delle tematiche per la prevenzione del bullismo e del cyberbullismo a scuola.” (fonte).
  • Nel 2018 la Feltrinelli aveva indetto un concorso per giovani registi, e il corto premiato era proprio su Bulle da morire. Potete vederlo qui.
  • All’interno del libro vengono citate alcune poesie: Tacciono i boschi e i fiumi di Tasso (pag. 58), il sonetto O cameretta che già fosti un porto di Petrarca (pag. 59). Infine E se non puoi la vita che desideri di Constantinos Kavafis (pag. 126), che potete rileggere qui, insieme a una riflessione sull’importanza di coltivare la nostra vita interiore, oltre che quella esteriore, “facendo quello che veramente amiamo – solo così possiamo evitare che la nostra vita si trasformi in un’estranea sotto i nostri occhi.”.

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