Stanotte guardiamo le stelle, di Alì Ehsani

Stanotte guardiamo le stelle
Afghanistan, anni novanta. Ali è un ragazzino che trascorre le giornate tirando calci a un pallone con il suo amico Ahmed, in una Kabul devastata dalla lotta tra fazioni, ma non ancora in mano ai talebani. La città non è sempre stata così, gli racconta suo padre: un tempo c’erano cinema, teatri e divertimenti, ma ad Ali, che non ha mai visto altro, la guerra fa comunque meno paura delle sgridate del maestro o dei rimproveri della madre. Il giorno in cui, di ritorno da scuola, Ali trova un mucchio di macerie al posto della sua casa, quella fragile bolla di felicità si spezza per sempre. Convinto inizialmente di aver solo sbagliato strada, si siede su un muretto e aspetta il fratello maggiore Mohammed, a cui tocca il compito di spiegargli che la casa è stata colpita da un razzo e che i genitori sono morti. Non c’è più niente per loro in Afghanistan, nessun futuro e nessun affetto, ma “noi siamo come uccelli (…) e voleremo lontano”, gli dice Mohammed, che lo convince a scappare. E in quello stesso istante, l’istante in cui inizia il loro grande viaggio, nascosti in mezzo ai bagagli sul portapacchi di un furgone lanciato verso il Pakistan, Mohammed diventa per Ali un padre, il miglior amico e, infine, un eroe disposto a tutto pur di non venire meno alla promessa fattagli alla partenza: Ali tornerà a essere libero e a guardare le stelle, come faceva da bambino quando il padre gli spiegava le costellazioni sul tetto di casa nelle sere d’estate. Dal Pakistan all’Iran, e poi dall’Iran alla Turchia, alla Grecia e infine all’Italia, quella di Ali e Mohammed è un’epopea tragica, ma anche una storia di coraggio, determinazione e ottimismo.

Titolo: Stanotte guardiamo le stelle
Autore: Alì Ehsani con Francesco Casolo
Anno prima edizione: 2016
Editore: Feltrinelli

LA “FRONTIERA” PERCHÉ:

Le frontiere che attraversa Alì son tante: quella che ci separa dall’esser insieme, con una famiglia, all’esser soli; quella geografica di tutti i Paesi che attraverserà cercando un posto migliore in cui vivere, e quella che separa le persone di origine diversa: c’è chi rafforza questa frontiera e chi riesce ad andare oltre.

LA CITAZIONE:

“Chi parla degli emigrati usa spesso la parola ‘disperati’, ma quello che invece penso oggi, a Roma, nella mia vita italiana, è che non c’è niente di più simile alla speranza nel decidere di emigrare: speranza di arrivare da qualche parte migliore, speranza di farcela, speranza di sopravvivere, di tenere duro, speranza di un lieto fine come al cinema. Penso che sia normale che ogni essere umano cerchi disperatamente di migliorare la propria condizione e in alcuni casi muoversi è l’unico modo per farlo.”

TEMI TRATTATI:

  • emigrazione
  • fuga dalla guerra
  • famiglia
  • sopravvivenza
  • accoglienza

PAROLE CHIAVE:

  • La “speranza nel decidere di emigrare”
  • Guerra in Afghanistan
  • Campi di prigionia
  • Centri di accoglienza

L’AUTORE:

Alì Ehsani nasce a Kabul nel 1989, a 8 anni perde i genitori e la casa, e inizia con il fratello Mohammed il lungo viaggio, raccontato in questo libro, che lo porterà in Italia a 13 anni. Vive a Roma dal 2003, e nel 2015 ha conseguito la laurea triennale in Giurisprudenza.

APPROFONDIMENTI:

  • La storia di Alì inizia quando a 8 anni torna a casa, ma non la trova: le bombe l’hanno spazzata via. Perché c’è la guerra in Afghanistan, cosa stava succedendo? Il territorio, dopo esser stato nelle mani dell’Unione Sovietica dal ’79, dopo diverse lotte riacquista l’indipendenza nell’88, ma la guerra continua e diventa interna: si formano due schieramenti, quello dei mujaheddin che avevano già combattuto contro l’invasione sovietica, e i talebani. Questi ultimi sono un gruppo estremista islamico nato all’interno delle scuole coraniche (“talebano” significa infatti “studente”), ed è durante le loro lotte di conquista di tutto il territorio afghano che inizia il triste viaggio di Alì. Quando saliranno al potere imporranno su tutto il territorio un regime teocratico basato sul rigido rispetto delle leggi coraniche e il loro nome verrà poi associato all’organizzazione terroristica di al Qaeda e al suo capo, Osama Bin Laden. Il regime talebano cade ufficialmente nel 2001, in seguito all’intervento militare degli Stati Uniti post 11 settembre, ma la loro attività terroristica continua ancora ai giorni nostri. Qui potete trovare un approfondimento sulla recente storia dell’Afghanistan, qui un documentario sull’Afghanistan prodotto da Rai Storia, e qui un approfondimento sulla situazione attuale del Paese.
  • “Penso a una frase che ho sentito una volta che dice che secondo i talebani l’Afghanistan è per i Pashtun e basta. I tagiki, dicono i talebani, devono stare in Tagikistan; i turkmeni in Turkmenistan… e così via fino agli ultimi degli ultimi, gli hazara, che invece, sempre secondo i talebani, devono stare al cimitero.” (pag. 33) Chi sono i pashtun e chi gli hazara? In Afghanistan convivono diverse etnie, ognuna con una sua lingua e una sua organizzazione sociale: i pashtun sono quella maggioritaria, di religione islamica sunnita, poi ci sono i tagiki, i turkmeni (l’etnia di Alì), gli uzbeki, i kirghizi, i baluci, i nur, gli aimaq e infine gli hazara. Questi sono quelli che per i talebani (di etnia pashtun) “devono stare al cimitero”. Perché? Gli hazara, islamici sciiti, nei secoli scorsi rappresentavano la maggioranza della popolazione afghana, poi all’inizio del Novecento salì al potere una tribù pashtun, quindi sunnita, e da quel momento iniziarono le persecuzioni nei loro confronti (per capire la differenza fra musulmani sunniti e sciiti, qui). Quello nei confronti degli hazara è stato un vero e proprio genocidio, e nonostante oggi vengano loro riconosciuti gli stessi diritti delle altre etnie, sono ancora oggetto di persecuzioni. (Per approfondire, qui)
  • A pag. 103 si fa riferimento ad una guerra contro Saddam: è la guerra fra Iran e Iraq combattuta fra il 1980 e il 1988. Nell’estate del 1980 Saddam Hussein, il dittatore iracheno, invase l’Iran per conquistare nuovi territori ricchi di petrolio e destabilizzare la teocrazia iraniana, obiettivi che però non riuscì a raggiungere. La guerra finì con l’intervento dell’ONU, e Saddam Hussein successivamente fece accordi con l’Iran per garantirsi la sua neutralità in un altro scontro che stava preparando: l’invasione del Kuwait che tre anni dopo avrebbe portato alla Prima guerra del Golfo. (Qui un approfondimento sul conflitto.)
  • Fuggiti dall’Afghanistan, Alì e suo fratello restano per qualche tempo in Iran, e qui continua la discriminazione nei loro confronti: in Afghanistan venivano discriminati dai pashtun in quanto turkmeni, in Iran vengono discriminati in quanto afghani, non hanno diritti civili e nessuna possibilità di averli. Per capire il difficile rapporto fra Afghanistan e Iran, e lo stato dei rifugiati afghani, potete leggere questo breve articolo.
  • Potete vedere l’intero percorso con le varie tappe del lungo viaggio di Alì verso l’Italia qui.
  • Potete vedere una breve intervista di Alì Ehsani in cui racconta della nascita del libro e la condivisione della sua esperienza qui.
  • Stanotte guardiamo le stelle è scritto in collaborazione con Francesco Casolo, docente di Storia del Cinema presso l’Istituto Europeo di Design, ma anche editor e scrittore. Nel 2012 ha scritto e diretto il documentario I resilienti, reportage dal Cairo sulla Primavera araba, presentato al Beirut Film Festival. Qui potete trovare il video di un incontro con il pubblico da parte di entrambi gli autori.

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