Il sogno di Anna, di Lucia Tilde Ingrosso

Il sogno di Anna
Anna ha quindici anni, vive a Milano e vorrebbe fare la giornalista. Nel suo diario ha scritto una frase di un articolo della Politkovskaja pubblicato poco prima che fosse assassinata: “Non sono un vero animale politico. Non ho aderito a nessun partito perché lo considero un errore per un giornalista, almeno in Russia. Quale crimine ho commesso per essere bollata come ‘una contro di noi’? Mi sono limitata a riferire i fatti di cui sono stata testimone. Ho scritto e, più raramente, ho parlato”. Queste parole sono la sua guida, il suo punto di riferimento, soprattutto quando i suoi compagni la prendono in giro e quando sua madre non le parla perché vorrebbe vederla avvocato. Anna però è testarda, vuole scrivere, informare. Adora il ticchettio della tastiera e sogna luoghi lontani da visitare e piccole e grandi storie da raccontare. Nel suo piccolo, incontra dei dilemmi (pratici e morali) con cui la giornalista russa si è imbattuta su larga scala. Per esempio, dare visibilità a chi ti è amico o a chi se lo merita? Come reagire alle intimidazioni e alle lusinghe del quotidiano? Come raccontare una storia con sentimento mantenendo contemporaneamente la lucidità di giudizio? La determinazione della nostra eroina basterà a farle realizzare il suo sogno? Di certo l’incontro con Manuel, misterioso ragazzo dalla pelle bruna e dagli occhi d’ebano, non le faciliterà la vita, soprattutto nel rapporto con la madre. Ma servirà ad arricchire il suo bagaglio di consapevolezza e di valori.

Titolo: Il sogno di Anna
Autrice: Lucia Tilde Ingrosso
Anno prima edizione: 2016
Editore: Feltrinelli

LA “FRONTIERA” PERCHÉ:

Anna supera le frontiere del tempo e dello spazio per conoscere un’altra Anna, una donna coraggiosa, determinata e con valori di ferro, che le farà vedere il mondo con occhi diversi. Non siamo in guerra, ma le ingiustizie non mancano anche da noi: ora Anna le sa vedere e affrontare.

LA CITAZIONE:

“A un certo punto, mi sento meglio. Abbastanza per parlare, almeno.
‘È che lei è… morta,’ cerco di spiegare. ‘Vabbè, dirai, lo sapevi. Sì, lo sapevo, ma vederla così… È un po’ come se questa fosse la sua tomba. E… ho pensato a tutte le cose brutte e ingiuste che succedono. E alla vita che non è come tu la vorresti.’”

TEMI TRATTATI:

  • seguire i propri sogni
  • famiglia
  • amore
  • pregiudizi

PAROLE CHIAVE:

  • Anna Politkovskaja
  • Giornalismo

L’AUTRICE:

Lucia Tilde Ingrosso nasce a Milano il 27 gennaio 1968 e a 10 anni scrive il suo primo racconto con una Olivetti Lettera 32. A 15 intervista Gianna Nannini (per finta). Attinge di gusto alla ricca biblioteca di famiglia. Adora Louisa May Alcott (quella di Piccole donne), Cesare Pavese, Curzio Malaparte e Oscar Wilde. Ma soprattutto Agatha Christie, Cornell Woolrich e Renato Olivieri.
Ha due sogni: scrivere un giallo e diventare giornalista. Realizzerà entrambi. Con Il sogno di Anna vince il premio Castello Volante.

Sito ufficiale.

APPROFONDIMENTI:

  • Se avete letto il libro, avete sulla giornalista russa Anna Politkovskaja un quadro pressoché completo, ma ecco la brevissima biografia che propone la rivista Internazionale in cima all’elenco di alcuni articoli scritti proprio da lei (e tradotti in italiano): 1958. Nasce a New York da genitori diplomatici. 1999. Dopo aver lavorato per il giornale Izvestija, comincia a seguire per la Novaja Gazeta il conflitto in Cecenia. 2001. Vince il Global award di Amnesty International per il giornalismo in difesa dei diritti umani. Ottobre 2002. Accetta il ruolo di negoziatrice durante l’assedio del teatro Dubrovka di Mosca. 2003. Vince il premio dell’Osce per il giornalismo e la democrazia. Settembre 2004. Subisce un tentativo di avvelenamento mentre è in volo verso Beslan, durante il sequestro nella scuola. 7 ottobre 2006. Viene uccisa a Mosca.”.
  • Nel libro vengono citate spesso frasi di Anna Politkovskaja, fra queste vi sono “A 47 anni non ho più l’età per scontrarmi con l’ostilità e avere il marchio di reietta stampato sulla fronte.” e “Vivere così è orribile. Vorrei un po’ più di comprensione.”. Qui potete leggere l’intero articolo da lei scritto da cui son tratti questi suoi pensieri: Il mio lavoro a ogni costo, uno degli ultimi prima di quel fatidico 7 ottobre 2006.
  • Qui trovate un documentario realizzato dalla Rai in occasione del quinto anniversario dalla morte di Anna Politkovskaja: parlano il marito, il figlio, il vice-direttore del Novaya Gazeta e altre persone che l’avevano conosciuta. Durante il documentario scorrono immagini del suo funerale e dei suoi interventi in momenti cruciali del suo paese.
  • La voce giornalistica di Anna Politkovskaja si esprime in particolar modo nella questione cecena: la Cecenia negli ultimi anni è stata teatro di due guerre, la prima dal 1994 al 1996, la seconda dal 1999 al 2009, entrambe scaturite dal desiderio d’indipendenza del territorio dalla Russia. Gli articoli di Anna denunciavano i massacri compiuti dall’esercito russo nei confronti di civili innocenti. Per capire meglio la questione cecena, che ha origini ben più lontane del Novecento, potete leggere questo breve articolo.
  • “Pensa che su internet c’è la sua ultima foto. È stata scattata nel supermercato in cui ha fatto la spesa e la didascalia è: Un’ora e 39 minuti prima di essere uccisa.” (pag. 48). Si sta parlando ovviamente dell’omicidio di Anna Politkovskaja, ed ecco la foto a cui l’altra Anna fa riferimento.
  • A pag. 20 Andrea, uno dei compagni di corso di Anna, fa a Markus questa domanda “Secondo lei il futuro del giornalismo è nel web?”. In questo articolo trovate un’interessante intervista del 2016 ad Arianna Ciccone, direttrice del Festival Internazionale del giornalismo, proprio su questo tema (“Il punto non è se il web può sostituire i giornali o meno. Non si tratta di questo. È cambiato il comportamento di chi si informa, di chi ‘consuma’ informazione […] Il lavoro di ‘gatekeeper’ (filtraggio delle notizie) o di ‘fact checking’ (verifica dei fatti) che un tempo svolgevano i giornali, oggi è diventata anche una ‘responsabilità’ dei cittadini, che si informano in rete e attraverso i loro spazi social diffondono informazione a loro volta.”). C’è anche un accenno alla libertà di stampa, argomento senz’altro legato al percorso giornalistico di Anna Politkovskaja.
  • A pag. 80 Anna, attraverso i ricordi del padre, parla dell’attentato terroristico avvenuto l’11 marzo 2004 alla stazione di Atocha a Madrid: in questo articolo potete leggere la ricostruzione dei fatti di quel giorno, con un approfondimento sullo stato dei sopravvissuti anni dopo quei terribili fatti.
  • “Lo sapevi che questo parco è pieno di fantasmi?” (pag. 109), così dice Stefano ad Anna durante la loro passeggiata al parco Sempione di Milano. Pe chi fosse curioso di scoprire la leggenda del più famoso fantasma del Sempione, la Dama Nera, e degli altri citati nel libro, qui trovate qualche informazione in più.
  • A pag. 145 Anna e Stefano giungono al Giardino dei Giusti, parte del parco di Monte Stella dedicato a “gli uomini e le donne che hanno aiutato le vittime delle persecuzioni, difeso i diritti umani ovunque fossero calpestati, salvaguardato la dignità dell’Uomo contro ogni forma di annientamento della sua identità libera e consapevole, testimoniato a favore della verità contro i reiterati tentativi di negare i crimini perpetrati. A ciascuno di loro è dedicato un pruno, messo a dimora durante una cerimonia in sua presenza o con la partecipazione dei suoi familiari, con un cippo in granito deposto nel prato sottostante.”. In questo video potete vedere alcuni scorci del Giardino, si vede anche il cippo dedicato ad Anna Politkovskaja.
  • A pag. 166 si fa riferimento all’associazione Annaviva, associazione “nata nel 2007 per ricordare Anna Politkovskaja e raccontare cosa accade tuttora nell’Est europeo.”. Trovate qui la pagina Facebook dell’associazione. Fra gli articoli condivisi dalla pagina, spicca uno de La Stampa riguardante la condanna alla Russia da parte della Corte europea dei diritti dell’uomo per l’omicidio di Anna (“La Corte rileva in particolare che «se le autorità hanno trovato e condannato un gruppo di uomini direttamente coinvolti nell’assassinio della signora Politkovskaja, non hanno attuato adeguate misure investigative per identificare i mandanti dell’omicidio».”).

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