L’ottico di Lampedusa, di Emma-Jane Kirby

L'ottico di Lampedusa
Carmine di mestiere fa l’ottico, ha cinquant’anni e vive sull’isola di Lampedusa. Ha scelto di vivere nella meravigliosa isola incastonata nel Mediterraneo per la sua pace, per il mare bellissimo, blu cobalto, in cui nuotano i delfini. Carmine potrebbe essere ognuno di noi: ha la sua vita, si preoccupa del futuro dei figli ormai grandi, si tiene in forma facendo jogging, ha un’attività ormai avviata, degli amici, insomma una vita tranquilla e solida nella calma di questa terra tra la Sicilia e l’Africa. Sì, certo, anche qui qualcosa è cambiato, i turisti, i resti dei barconi abbandonati, i sacchetti di plastica che svolazzano, quei gruppetti di africani che vede camminare stancamente sulle strade dell’isola, autobus che ormai quasi ogni giorno escono dal porto stipati di migranti appena sbarcati, e poi tv e giornali traboccano di notizie di annegamenti e naufragi. Meglio non pensarci. Ma quel 3 ottobre del 2013 Carmine esce in barca con i suoi amici, a pescare e godersi il mare d’autunno, e all’improvviso si ritrova calato in quella realtà sino ad allora così lontana. In otto, con un solo salvagente recuperano quarantasette naufraghi, e la loro vita e quella dei salvati non sarà mai più la stessa. Tutti gli altri sono morti. Questo romanzo non è solo il racconto intenso e indimenticabile del risveglio di una coscienza, ma anche una testimonianza toccante che riesce a evitare la retorica e l’invettiva riportando il problema dei migranti, senza banalizzarlo, alle sue dimensioni umanitarie, e che chiarisce la situazione di una crisi tuttora in corso, culminata in una del­le più imponenti migrazioni di massa della storia dell’umanità.

Titolo: L’ottico di Lampedusa
Autrice: Emma-Jane Kirby
Traduzione: Guido Calza
Anno prima edizione: 2016
Editore: Salani

LA “FRONTIERA” PERCHÉ:

Spesso le notizie di tragedie e di morti ci scorrono davanti passivamente, lasciando magari un turbamento momentaneo… ma quando cade la frontiera fra quegli avvenimenti e il nostro mondo, quando ci si ritrova presenti nel momento in cui la storia sta accadendo, tutto è diverso. Eppure l’empatia è qualcosa che si dovrebbe nutrire anche a distanza, la frontiera fra “noi e loro” non dovrebbe esistere mai.

LA CITAZIONE:

“Quelle macchie nere che non erano macchie ma uomini, donne e bambini; carne, ossa e sangue. Li aveva guardati negli occhi, in quegli occhi in bilico fra la vita e la morte, e non aveva visto degli estranei. Aveva riconosciuto il loro bisogno e aveva capito. Aveva iniziato a vedere.”

TEMI TRATTATI:

  • migranti
  • solidarietà
  • memoria e responsabilità

PAROLE CHIAVE:

  • Lampedusa
  • Morti in mare

L’AUTRICE:

Emma-Jane Kirby nasce nel 1970, si laurea a Oxford e ora vive fra Londra e Parigi. È una reporter della BBC dove ha lavorato come corrispondente estera da Ginevra per le Nazioni Unite, mentre ora si occupa del programma World at One su Radio 4. L’ottico di Lampedusa è il primo romanzo, che nel 2015 le è valso il premio Bayeux-Calvados per i corrispondenti di guerra.

APPROFONDIMENTI:

  • Quella romanzata dalla reporter Emma-Jane Kirby è la storia vera di Carmine Menna, ottico di Lampedusa, che in quel 3 ottobre 2013 salvò, insieme ai suoi 7 amici, 47 persone dal naufragio in mare: “Non mi sento affatto un eroe – conclude Carmine – se c’è una persona in mare, va salvata sempre, a prescindere dalle leggi e dai pensieri. È una cosa molto spontanea, chiunque, al posto mio, lo avrebbe fatto” (qui trovate l’intero articolo con la sua intervista).
  • Il libro è il racconto dei fatti della tragedia di Lampedusa vista dagli occhi dell’ottico e dei suoi 7 compagni di viaggio del Galata. In questo articolo potete leggere il racconto di quella tragedia a 5 anni di distanza, con uno sguardo a ciò che è cambiato (e non) dopo quella data.
  • A pag. 19 l’ottico ricorda come sia cambiato l’afflusso di migranti a Lampedusa dopo la Primavera Araba. Per Primavera Araba s’intende quel periodo che va dal 2010 in cui molte popolazioni arabe iniziarono a ribellarsi alle dittature, alle ingiustizie e alla situazione di malessere generale che si respirava in quasi tutto il territorio arabo. Tutto ebbe inizio in Tunisia, quando l’ambulante Mohamed Bouazizi si diede fuoco per protestare contro il sequestro da parte della polizia della sua merce. Quel gesto innesca una serie di rivolte popolari e giovanili, che partendo dalla richiesta dei tunisini delle dimissioni del rais Ben Ali, si estendono a Egitto, Libia, Bahrein, Yemen, Marocco, Algeria, Giordania e Siria. In questo articolo trovate un approfondimento sulle rivolte nei singoli Paesi coinvolti, con le relative (spesso tristi) conseguenze.
  • La maggior parte dei naufraghi di quel 3 ottobre provenivano dall’Eritrea. A pag. 107, all’inizio del capitolo 8, l’ottico cerca di capire cosa spinge tutte queste persone a rischiare la vita in mare pur di scappare dal loro Paese: “Era venuto a sapere che il paese era gestito alla stregua di una guarnigione militare; ogni sedicenne era tenuto ad entrare nell’esercito e, a quanto pareva, i poveretti ci rimanevano invischiati a vita. e non solo i ragazzi, ma pure le ragazze!”. Qui potete trovare un approfondimento su questi e sugli altri motivi che spingono gli Eritrei a rischiare la vita pur di scappare, e cosa affrontano durante il viaggio, prima di arrivare a quello in mare.
  • A pag. 176 l’ottico fa riferimento all’operazione Mare Nostrum, operazione militare e umanitaria italiana partita il 18 ottobre 2013, in seguito agli avvenimenti del 3 ottobre, i cui obiettivi principali erano quelli di garantire la salvaguardia della vita dei migranti in mare e assicurare alla giustizia tutti coloro i quali lucrano sul traffico illegale di migranti. L’operazione si concluse nel dicembre dell’anno successivo e in questo articolo si analizza le ripercussioni nel numero di morti in mare (“L’idea di fondo era che l’operazione Mare nostrum fosse un cosiddetto pull factor, un fattore che incoraggiava le partenze. E che per questo doveva essere interrotta. Chiusa l’operazione, nella loro idea gli arrivi sarebbero diminuiti. Ma in realtà sono solo aumentati i morti”).

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