Onora il padre. Una storia di coraggio e di mafia, di Annamaria Piccione

Onora il padre
Valentina ha quasi diciott’anni, è bella, ricca, brava a scuola, ha amici fidati, abita in una prestigiosa casa d’epoca nel centro di Palermo. Ha un padre commercialista che la adora, una mamma francese molto elegante che la sostiene in tutto, un fidanzato che frequenta già l’università ed è figlio di carissimi amici di famiglia. In questa vita praticamente perfetta, il fatto di essere stata adottata per lei è un dettaglio irrilevante. Ma il giorno del suo compleanno, nella posta, tra le tante buste di auguri, Valentina trova un biglietto anonimo: qualcuno le vuole rivelare la verità sulle sue origini. La ragazza non confida nulla ai genitori ed esce di nascosto per incontrare l’autore del biglietto…

Titolo: Onora il padre. Una storia di coraggio e di mafia
Autrice: Annamaria Piccione
Anno prima edizione: 2018
Editore: Feltrinelli

LA “FRONTIERA” PERCHÉ:

Le frontiere son spesso difficili da superare, fisiche o mentali che siano, ma è ancor più difficile scegliere fra giusto e sbagliato quando questa scelta coinvolge persone a cui vogliamo bene. In quei casi è fondamentale ricordare che siamo noi a convivere con la nostra coscienza, nessun altro, e che quindi, con grande coraggio, va sempre scelta la strada giusta.

LA CITAZIONE:

“‘Svegliati principessa!’ urlò l’amico. ‘Il problema non sono i delinquenti che conosciamo tutti, loro sono la punta dell’iceberg! Non sono quelli che sparano, chiedono il pizzo e si arricchiscono con la droga. Non solo almeno. I mafiosi finirebbero subito isolati se in tanti non stringessero con loro delle alleanze. E sai chi? Le persone normali, che si vendono in cambio di promesse.’”

TEMI TRATTATI:

  • famiglia
  • mafia
  • identità
  • rivoluzioni interiori

PAROLE CHIAVE:

  • Colletti bianchi e mafia
  • Coraggio

L’AUTRICE:

Annamaria Piccione è nata a Siracusa e si occupa di letteratura per ragazzi. È molto sensibile al tema della mafia, cui ha dedicato questo suo ultimo libro, Onora il padre, ma nelle sue storie sono presenti altri importanti temi sociali, quali l’immigrazione, l’accoglienza, il razzismo e le guerre. Scrive anche per il teatro e vive fra Siracusa e Palermo.

APPROFONDIMENTI:

  • Le citazioni ad inizio libro sono di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, due magistrati noti per la lotta contro la mafia, uccisi a pochi mesi di distanza nel 1992. Furono fra i giudici del pool antimafia che diedero origine al Maxi Processo dello Stato contro la mafia nel 1986: il processo fu reso necessario in seguito agli spargimenti di sangue causati dalla mafia negli anni ’80, periodo in cui imperversava una guerra interna a Cosa Nostra (termine con cui oggi si identifica la mafia siciliana) per il predominio del traffico di stupefacenti, da cui uscì vittorioso il clan corleonese con a capo Totò Riina. Ma le stragi non coinvolsero solo i mafiosi, l’organizzazione iniziò anche a prendere di mira autorità dello stato. In seguito a questi eventi il magistrato Rocco Chinnici creò il pool antimafia, in questo modo venivano unite le singole indagini riguardanti la mafia e i magistrati a capo di queste potevano condividere le informazioni rompendo il loro isolamento. Dopo breve tempo Chinnici venne ucciso in un attentato, ma il pool antimafia sopravvisse e ne venne messo a capo Antonino Caponnetto, e nel febbraio del 1986 si arrivò al Maxi Processo. Il Maxi Processo, conclusosi nel dicembre del 1987, portò a 360 condanne e fu il più grande attacco alle mafie mai realizzato in Italia. Fra i condannati ci fu anche Totò Riina, capo dell’organizzazione mafiosa in quegli anni e mandante degli omicidi di Falcone e Borsellino.
    In questo articolo trovate un approfondimento sui due magistrati, sulla guerra tra mafie, il Maxi Processo e sugli attentati che metteranno fine alle loro vite. Qui invece trovate un documentario prodotto dalla Rai che inserisce il racconto delle vite di Falcone e Borsellino all’interno dei grandi fatti riguardanti la mafia, dalla prima guerra di mafia degli anni ’60, fino allo smantellamento del pool antimafia e gli attentati che misero fine alle loro vite.
  • “Poi arrivò il 23 maggio e la scuola si fermò, l’intera Palermo si fermò, per rievocare il giorno maledetto che bruciava ancora, come una ferita mai rimarginata.” (pag. 42). Ogni anno studenti e non si radunano all’albero situato davanti a quella che era la casa di Giovanni Falcone, a lui ora intitolato, in memoria di questo grande magistrato, morto il 23 maggio 1992 in seguito all’esplosione di 500 kg di tritolo nell’autostrada allo svincolo per Capaci, insieme alla scorta e alla moglie. In questo articolo potete leggere il resoconto della manifestazione di quest’anno.
  • “‘Con me la malasorte arrivò però di mattina e avevo solo cinque anni’, pensò la signorina. E non era l’unica ad averla subita, anzi lei poteva dirsi quasi fortunata: ci aveva rimesso sì una gamba, ma l’intera Palermo era stata distrutta. I segni di quel 9 maggio del 1943 erano ancora evidenti sui muri della città, proprio come la protesi del suo moncherino, invecchiata con lei.” (pag. 13). Cosa accadde in questa data? Siamo in piena Seconda guerra mondiale e il 9 maggio 1943 222 bombardieri angloamericani scaricarono 1.114 ordigni da 227 kg sulla città di Palermo, a causa dell’importanza strategia del suo porto. Poco tempo dopo, il 10 luglio, ci fu lo sbarco degli Alleati in Sicilia, un evento che vide il coinvolgimento della stessa mafia: si ritiene infatti che la relativa rapidità con cui si svolsero le operazioni di sbarco furono dovute alla collaborazione con alcuni boss mafiosi in America, tra cui Charles “Lucky” Luciano, mafioso italo-americano, che avrebbe ottenuto in cambio la liberazione dal carcere. In seguito allo sbarco i mafiosi avrebbero anche approfittato della situazione di confusione per accaparrarsi la maggior parte degli incarichi amministrativi rimasti vacanti. Potete trovare un approfondimento in questo articolo. In questo video potete invece trovare immagini di repertorio della Palermo post 9 maggio 1943.
  • A pag. 141 si fa riferimento a Giuseppe, detto Peppino, Impastato, quale simbolo di ribellione alla mafia, anche a discapito dei suoi stessi parenti. Impastato nacque nel 1948 in provincia di Palermo da una famiglia mafiosa, il cognato era perfino un boss. Ruppe ben presto i rapporti con loro, non accettando il loro coinvolgimento con la criminalità organizzata, e divenne in seguito giornalista e attivista politico, e fondò Radio Aut, in cui denunciava le attività mafiose, parlando in particolar modo del boss mafioso Gaetano Badalamenti, il futuro mandante del suo omicidio. Nella notte fra l’8 e il 9 maggio del 1978 Impastato verrà legato morto ai binari di un treno, dove esplose a causa di una carica di tritolo che servì ad inscenare un attentato. Le forze dell’ordine chiusero in fretta il caso ritenendo Impastato un terrorista suicida, solo diversi anni più tardi venne accertata la natura mafiosa dell’omicidio, e all’inizio degli anni Duemila Badalamenti venne condannato all’ergastolo. Per approfondire, qui.
  • La mafia di Onora il padre non è quella che immaginiamo di solito: non gangster stile Il Padrino, non delinquenti e spacciatori, ma persone comuni che scelgono di favorire con le loro capacità e competenze la proliferazione delle attività mafiose. È la mafia dei cosiddetti “colletti bianchi”, ossia professionisti di un determinato settore: “Le pronunce delle Corti giudicanti di Nord, Centro e Sud Italia raccontano di gruppi criminali che si rivolgono a commercialisti per ripulire i proventi degli affari illeciti, ad avvocati per sottrarre beni patrimoniali ai provvedimenti giudiziari di varia natura, a medici per ottenere diagnosi che alleggeriscano lo stato detentivo di boss o affiliati, ad architetti per assicurare la formale regolarità di lavori condotti in spregio delle normative urbanistiche, sino a coinvolgere quasi tutte le categorie professionali.“. Potete leggere il resto di questo interessante articolo sul legame fra professionisti e mafia qui.

POTREBBE INTERESSARTI LEGGERE ANCHE:

ALCUNI LIBRI DELLA STESSA AUTRICE:

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...