Prestami le ali. Storia di Clara la rinoceronte, di Igiaba Scego

Prestami le ali
La storia di Clara, una rinoceronte indiana, è una storia vera. Il suo padrone (un capitano olandese) l’ha mostrata nelle principali città d’Europa come un fenomeno da baraccone. Siamo nel diciottesimo secolo, e certo nessuno aveva mai visto un animale così. Di Clara hanno parlato scrittori e poeti dell’epoca e molti pittori l’hanno ritratta. Alla storia vera di Clara la scrittrice Igiaba Scego ha aggiunto altre storie, più fantastiche, più ottimistiche, di sentimento e di avventura, ambientate a Venezia durante il carnevale del 1751. Conosceremo anche una bambina ebrea del ghetto veneziano e uno schiavo di origine africana, che aiuteranno Clara a trovare la sua libertà.

Titolo: Prestami le ali. Storia di Clara la rinoceronte
Autrice: Igiaba Scego
Illustrazioni: Fabio Visintin
Introduzione: Antonella Agnoni
Anno prima edizione: 2017
Editore: Rrose Sélavy

LA “FRONTIERA” PERCHÉ:

C’è qualcosa che accomuna la rinoceronte Clara con i piccoli Ester e Suleiman: tutti e tre sono in un modo o nell’altro prigionieri, confinati dietro una frontiera da altre persone. Insieme sogneranno la libertà, e cercheranno un modo per ottenerla, infrangendo queste frontiere inesistenti.

LA CITAZIONE:

“«Proprio così, cari bambini, Clara è una schiava» sospirò il gatto. «Ma alla gente sembra non importare nulla. Pagano per vederla e il Capitano diventa ricco. C’è una vera rinocerontemania in Europa, lo sapete?
[…] Clara ora è stanca. Vorrebbe indietro la vita di quando era piccola. Una volta, quando ancora parlava, mi ha detto ‘Voglio volare. Voglio un paio di ali. Con un paio di ali potrò fare quello che voglio. Potrò tornare nella mia foresta, potrò tornare dalla mia mamma’».”

TEMI TRATTATI:

  • prigionia
  • libertà
  • animali come fenomeni da baraccone
  • amicizia
  • diversità culturale

PAROLE CHIAVE:

  • Venezia
  • Ghetto degli ebrei
  • Clara la rinoceronte

L’AUTRICE:

Igiaba Scego è nata a Roma nel 1974, da una famiglia somala. Dopo la carriera universitaria conclusasi con un dottorato di ricerca in Pedagogia presso l’Università di Roma Tre, ha contributo attraverso la propria attività di scrittrice e giornalista a formare una nuova sensibilità riguardo temi d’attualità quali la migrazione e i delicati equilibri delle odierne società multiculturali, arricchendo il dibattito con la propria esperienza personale.

APPROFONDIMENTI:

  • Come spiega Antonella Agnoni nell’introduzione e poi anche la stessa Igiaba Scego nel “dietro le quinte”, la storia della rinoceronte Clara è purtroppo vera. Clara era una rinoceronte indiana originaria di Assam, e venne adottata da Jan Albert Sichterman dopo aver perso la madre, uccisa dai cacciatori. Questi la tenne in casa, come animale dimestico, fino a che non iniziò a crescere troppo… la vendette allora al marinaio olandese Douwemont Van der Meer, che decise di portarla in Europa, che girarono in lungo e in largo dal 1741 al 1758: “da Breslavia a Parigi, da Berlino a Napoli, da Vienna a Lione e a Venezia e perfino con breve tappa a Milano e Bologna.Il tour finì a Londra, dove Clara morì, ben stressata da 17 anni di tournée . Aveva 20 anni. In media avrebbe potuto viverne 50.” (fonte).
  • Nel “dietro le quinte” Igiaba Scego racconta che conobbe Clara per la prima volta con un dipinto di Pietro Longhi dal titolo Clara al carnevale di Venezia: potete vederlo qui. Si pensa che l’uomo a sinistra sia il capitano Van der Meer, che, per simboleggiare il suo possesso sull’animale, tiene il suo corno in mano.
    Questo però non fu l’unico ritratto fatto a Clara, eccone un altro dipinto dal pittore Jean-Baptiste Oudry a Parigi. Questo invece è uno dei disegni fatti a Clara e venduto come souvenir durante la sua esposizione a Mannheim nel 1747.
  • Nel 2013, per annunciare la nuova edizione del carnevale di Venezia, il comune promosse una locandina che era un riadattamento fumettoso del triste quadro di Pietro Longhi. Molti, per buone ragioni, non hanno apprezzato. Ecco cosa ha detto al riguardo Cristina Romieri, dell’associazione Vegetariani: “In questi tempi di accresciuta sensibilità e rispetto verso gli animali, di partecipate mobilitazioni e precise scelte capaci di lasciare importanti tracce nel cammino verso un mondo più giusto e meno violento, ci indigna e ci stupisce che uno dei manifesti ufficiali del Carnevale di Venezia di quest’anno sia questa riproduzione. Oltre ad essere irrispettoso per questo e per gli altri animali e per quanti lottano con grande coraggio e fatica per la sua salvezza, la raffigurazione è alquanto diseducativa anche per i bambini, inglobando in sé violenza, dominazione, indifferenza e scherno”.
  • Ester e Suleiman sono entrambi prigionieri, la prima non può uscire dal Ghetto degli ebrei, il secondo è schiavo. Siamo nel 1751, e la schiavitù verrà abolita solo nel secolo successivo. Invece l’obbligo di residenza degli ebrei nel Ghetto venne abolito verso la fine di quel secolo. In questo breve video potete vedere come appare il Ghetto di Venezia oggi, e ascoltare la sua storia.
  • Il leone alato che compare nel libro e che aiuterà i protagonisti della storia è il leone di San Marco, simbolo di Venezia, e in città lo si può ritrovare rappresentato un po’ ovunque. Qui trovate un approfondimento.
  • “E poi doveva andare al ghetto a comprare, dalla pasticceria ebrea, i biscotti a forma di S che alla padrona piacevano tantissimo.” (pag. 9). I biscotti a cui Suleiman fa riferimento sono le bisse veneziane, trovate qui la ricetta. Ma le bisse non son l’unico dolce che Suleiman nomina, di seguito tutti i nomi, se ci cliccate sopra troverete le ricette: le impade, le azzime, gli zuccherini e le orecchie di Amman.
  • Qui trovate un’intervista all’autrice, in cui parla della nascita del libro e ci racconta qualcosa di lei. Alla domanda sulla scrittura del libro risponde: “Ho scritto prima una versione per adulti (che sarà pubblicata in un’antologia) e poi, grazie ai bambini della Pisacane, questa favola. Volevo dare a Clara una speranza di felicità che nella vita reale non ha avuto. E dando speranza alla Clara della mia storia, la stavo dando anche a me stessa e a tutti noi. Ho cercato di mettere della poesia in una storia che di poetico purtroppo non aveva nulla”.
    In questo articolo trovate anche un’altra intervista, in cui si parla di un altro tema molto importante: il razzismo (“Mi immedesimo in entrambi i bambini. Sono un’afro-discendente nata in Italia e il razzismo è stato una costante della mia infanzia; oggi sono corazzata e come strategia, quando sono arrabbiata, scrivo.”).
    Qui invece potete ascoltare la puntata di Fahrenheit, programma di Radio 3 sulla letteratura, dedicata a Prestami le ali, potrete ascoltare anche la voce dell’autrice.
  • Prestami le ali è illustrato da Fabio Visintin, artista veneziano anche autore di fumetti. Qui potete scoprire tutta la sua carriera.

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