Janàsa, di Claudia Zedda

Janàsa
Nella Sardegna nuragica si incontrano sette donne. Alcune sono originarie dell’Isola, altre provengono dal mare. Tutte hanno una particolare competenza, tutte sono fedeli al culto della Madre Terra. Convivendo e creando una piccola società di donne, aiuteranno il villaggio che sorge poco distante dalla loro dimora a prosperare. Le doti delle protagoniste suggestioneranno la popolazione che inizierà lentamente a considerarle maghe, sacerdotesse, guaritrici, veggenti, donne a metà strada fra l’umano e il divino, creando nel tempo il mito di quelle che ancora oggi sull’Isola sono chiamate Janas. La vicenda viene narrata da Annita alla nipote Piera. È una storia antica che si tramanda da generazioni. Le due donne vivono a Cagliari negli anni difficili della Seconda guerra mondiale, ma non avranno alcuna difficoltà a immedesimarsi nel racconto.

Titolo: Janàsa
Autrice: Claudia Zedda
Illustrazioni: Laura Vidili
Anno prima edizione: 2018
Editore: Condaghes

LA “FRONTIERA” PERCHÉ:

Il tempo a volte è nemico della memoria e crea frontiere fra il presente e il passato: riscoprire le antiche leggende del passato significa riappropriarci delle nostre origini, e, quindi, attraversare quella frontiera.

LA CITAZIONE:

“Ormai al villaggio molti le amavano, molte chiedevano loro consiglio, tutti parlavano delle sette, delle rosse, figlie di Luna, sorelle di Janàsa. Tutti dovevano qualcosa a quelle donne: la vita, la guarigione, la speranza.
[…] Gli abitanti del villaggio le raggiungevano con rispetto e timore perché le sorelle di Janàsa, che tutti avevano iniziato a chiamare Janàs, non solo si amavano, ma pure si temevano.
[…] La leggenda delle janas prendeva vita.”

TEMI TRATTATI:

  • leggende popolari
  • Seconda guerra mondiale a Cagliari
  • vecchio culto vs. il nuovo
  • riscoperta delle nostre radici

PAROLE CHIAVE:

  • Janas
  • Antico culto
  • Origine di una leggenda

L’AUTRICE:

Claudia Zedda è nata a Cagliari nel 1979 e vive in Sardegna, della quale è appassionata divulgatrice. Si è laureata in Lettere Moderne nel 2008 e oggi lavora come scrittrice, blogger, fotografa, social media manager e digital strategist.
Collabora in qualità di scrittrice freelance con la stampa regionale e nazionale.

Sito ufficiale.

APPROFONDIMENTI:

  • Janàsa racconta un’origine fantasiosa delle janas, fate su cui la Sardegna è ricca di leggende. Qui trovate alcune delle caratteristiche di queste figure, e ne riconoscerete alcune in comune con le protagoniste del libro, come la pelle delicatissima che non dovrebbe essere esposta al sole, le vesti rosse, gli ornamenti che indossano e le loro dimore in grotte, le cosiddette domus de janas (ce n’è una anche a Carbonia, nel sito archeologico di Cannas di Sotto). Le Domus sono in realtà delle caverne funerarie scavate nella roccia dalle antiche civiltà sarde più di 5.000 anni fa, al fine, appunto, di seppellire i morti. Qui potete leggere un breve approfondimento.
    Delle Janas parla anche l’autrice nel suo blog, in cui racconta l’etimologia del loro nome: “Quando si parla delle fantastiche fate sarde, il termine che più spesso ritorna per indicarle è quello di jana. Pur essendo il nome più noto per definirle, sarebbe un errore pensare che si tratti dell’unico, dato che esse sono conosciute con una numerosa varietà di termini, caratteristica questa propria di molti altri personaggi fantastici isolani che rispecchia i particolarismi locali e la fervida immaginazione di chi visse e vive la terra sarda.” (qui l’intero articolo).
  • La storia di Janàsa e le sue sorelle s’intreccia a quella della giovane Piera e della nonna Annita, narratrice della leggenda, che vivono a Cagliari nel periodo dei grandi bombardamenti sulla città negli anni della Seconda guerra mondiale. Nella prima metà del 1943 la città venne devastata dalle bombe dell’esercito anglo-americano: “Pochi sanno che Cagliari, dopo Napoli, è stata la città italiana più bombardata durante la seconda guerra mondiale, quella che ha subito maggiori danni, come Coventry (Inghilterra) o Dresda (Germania): l’80% degli edifici fu distrutto. […] Ma perché proprio Cagliari è stata investita da tanta distruzione? Due sono le ragioni; la prima (motivazione ufficiale data dagli americani) riguarda la strategia militare: deviare l’attenzione dei tedeschi verso la Sardegna, mentre si preparava lo sbarco in Sicilia. Anche se molti pensano che la città abbia avuto il solo torto di trovarsi a poche miglia dalle basi alleate in Marocco, Algeria e Libia. Un comodo poligono di addestramento, insomma.” (fonte), “A causa dei soli bombardamenti del febbraio 1943 morirono, secondo le cifre ufficiali, 416 cagliaritani, mentre feriti e dispersi furono varie migliaia. […] Nel maggio 1943 circa 45 mila cagliaritani abbandonarono la città che rimase praticamente deserta.” (fonte).
    In questo video scorrono le immagini della città bombardata, e in questo vengono raccontati quei giorni del 1943, attraverso anche le testimonianze dei sopravvissuti.
  • Nel libro si parla spesso di unguenti e ricette fatti con erbe “magiche”: la tradizione sarda è ricca di storie e conoscenze sulle erbe, alcune “sono edibili, sono curative, alcune persino magiche”. Così scrive proprio Claudia Zedda in questo articolo in cui racconta come certe varietà di erbe e riti ad esse legati siano strettamente connessi alla nostra cultura.
  • Nel libro si parla spesso anche della sacralità dell’acqua: in Sardegna c’è un vero e proprio culto dell’acqua, con tanto di edifici ad esso dedicati, i pozzi sacri, in cui si svolgevano in antichità riti volti a “ottenere effetti benefici rispetto ai malanni di origine misteriosa o divina”. L’acqua è anche la protagonista dell’ordalia, un rito attraverso cui si giudicava dell’innocenza o colpevolezza di una persona. In questo articolo potete trovare un breve approfondimento, ma se l’argomento suscita la vostra curiosità, potreste leggere Il culto delle acque in Sardegna. Miti, riti e simboli di Fabrizio Manca Nicoletti.
  • Nel suo blog, Claudia Zedda presenta il suo libro, parla delle sue emozioni, del processo di scrittura, fino ad arrivare alle foto in copertina (quella sul retro è sua!), e a raccontare le origini della storia: “Le prime pagine le ho scritte molti anni fa, durante una notte d’estate. Bagnavo le piante in terrazza e il loro profumo, mescolato all’umido molle della luna mi avevano suggestionato. Rincasai e sdraiata nel letto scrissi qualche foglio, tutto in un fiato. Tant’è che ad esordio nel primo capitolo si respirava profumo di gelsomino e non di timo. Doveva essere un racconto ma quel racconto breve non è mai nato.”.
  • In questo video prodotto da Here I Am potete trovare un’intervista all’autrice. Racconta il momento in cui ha capito che sarebbe diventata una scrittrice e tutte le sue altre passioni: la fotografia, l’etnobotanica, la cucina… tutte declinate verso la tradizione e cultura sarda, di cui è grande estimatrice e divulgatrice. Nell’intervista parla di Janàsa, di cui svela piccoli aneddoti (“all’interno c’è anche buona parte della mia storia famigliare”) e accenna anche alla festa di San Giovanni di cui si parla nel libro. Anticipa infine la prossima uscita di un nuovo romanzo e del sequel di un suo libro, Rebecca e le Janas 2.
  • Qui trovate il booktrailer (video di presentazione) del libro, realizzato da Here I Am. Dice a tal proposito l’autrice nel suo blog: “Tutte le volte che guardo questo breve Book Trailer mi emoziono come una bambina. In fondo tutto il senso del libro, tutto il significato di Janàsa, le ragioni di quello che faccio, tutto sta proprio in queste poche parole: sono storie antiche, e noi dobbiamo fare di tutto per non dimenticarle.”.
  • I disegni del tappeto e del villaggio di Janàsa a inizio libro sono di Laura Vidili, illustratrice che aveva già collaborato con Claudia Zedda per Rebecca e le Janas.

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Saltafrontiera, di Lucia Tumiati

Saltafrontiera
Giorgio ha inventato un gioco, che è anche una parola: saltafrontiera. Il suo papà ha un lavoro da “giramondo”, ed è una gran fortuna per tutta la famiglia, che così riesce a conoscere persone di tutti i tipi e di tutti i colori! Dalla Calabria alla Svizzera, da New York alla Cina, salto dopo salto, fino in Groenlandia e in India… i tanto poveri e i tanto ricchi, piccole ladre generose di baci, non-pastori con centinaia di pecore, tappeti e perfino… un gatto!

Titolo: Saltafrontiera
Autrice: Lucia Tumiati
Illustrazioni: Paolo D’Altan
Anno prima edizione: 1962
Editore: Giunti

LA “FRONTIERA” PERCHÉ:

Come dice Giorgio nell’introduzione del libro: “Saltare le frontiere vuol dire vivere meglio, coi popoli vicini e quelli lontani. Vuol dire saltare sui pregiudizi, sulle divisioni e sentirsi amico dei cinesi come dei messicani, dei neri, dei verdi, dei rossi, dei blu…
Il mondo è grande, bellissimo, appunto. E non ti basterà una vita per conoscerlo tutto. Ma saltando le frontiere si fa prima.”

LA CITAZIONE:

“Io, che ho dovuto seguire la mia famiglia (il babbo ha un lavoro per cui deve viaggiare molto), di frontiere ne ho passate tante. Guardie, passaporti, vaccinazioni. Ti senti un intruso, alla frontiera, e sei guardato con sospetto. Ma dall’aereo, se guardi giù, vedi che non ci sono frontiere e il mondo, tutto unito, è bellissimo.

TEMI TRATTATI:

  • amicizia
  • viaggio
  • tradizioni e costumi diversi

PAROLE CHIAVE:

  • Saltafrontiera

L’AUTRICE:

Nata a Venezia nel 1926 da Corrado Tumiati, medico scrittore antifascista, e Maria Luzzatto, ebrea, Lucia Tumiati a causa delle leggi razziali fu costretta, con la madre, a vivere nascosta. Successivamente, entrò a far parte delle staffette partigiane per Giustizia e Libertà, a Padova e Venezia. Laureata in lettere con una tesi su Collodi, ha iniziato a scrivere romanzi, racconti, fiabe e testimonianze per adulti, ma soprattutto per ragazzi e bambini. Nelle sue opere la storia si mescola alla fantasia e la fantasia trova radici nella realtà, senza mai abbandonare l’impegno sociale. La fantasia e l’esperienza di vita, oltre all’amicizia con Gianni Rodari, costituiscono la base di ciò che scrive, e di come lo scrive. Ha ottenuto numerosi e importanti riconoscimenti, fra i quali i premi Orvieto (vinto proprio per Saltafrontiera), Salvemini. Olzai, Bitritto, Giunti.

APPROFONDIMENTI:

  • Dice Lucia Tumiati sul libro: “È stato il mio primo libro per ragazzi, scritto poco dopo la fine della guerra (sta parlando della Seconda guerra mondiale), e voleva essere il contrario di quanto era accaduto a me e ad altri: era l’idea di un mondo di amicizia proprio per rifiutare quanto la guerra aveva significato per milioni di bambini ed adulti: dolore, disprezzo, diffidenza. No, volevo scrivere un invito all’amicizia. Ogni paese ha cose buone, belle, importanti da conoscere. Saltare le frontiere era allora quasi un miraggio. Oggi saltare le frontiere è diventato una gioiosa scoperta per molti giovani, e l’amicizia fra i popoli è un poco più attuabile. Ma non per tutti. Vale ancora la fatica e la speranza di saltare tutti i confini del mondo.” (Fonte).
  • A pag. 21 Hanka parlando a Giorgio del suo paese cita anche una torta natalizia: la Kutia. Questo “è un piatto speciale tradizionalmente preparato come parte della cena Ucraina della Vigilia di Natale e in molti paesi dell’Europa dell’Est. Infatti, è tipico in Ucraina, Bielorussia, Polonia, è molto popolare in Russia e dolci similari si trovano anche in Libano e Grecia.”. Se volete provare a farlo, qui trovate la ricetta.
  • Nel racconto Adlata, Giorgio viene ospitato da Adlata e dalla sua famiglia all’interno del loro igloo: queste sono delle costruzioni realizzate interamente col ghiaccio, che però in realtà sono cadute in disuso già da molto tempo, infatti gli inuit (il vero nome delle popolazioni chiamate impropriamente “eschimesi”) ormai vivono in case di mattoni, e questo già dal periodo successivo alla Seconda guerra mondiale, quindi dalla metà del secolo scorso. Se volete scoprire tutte le curiosità sugli igloo, come funzionano, come si costruiscono e il perché non faccia poi così freddo al loro interno nonostante siano fatti di ghiaccio, leggete questo articolo.
  • A pag. 49 si fa riferimento a Pancho Villa, una sorta di Robin Hood messicano, egli infatti rubava ai ricchi proprietari terrieri e difendeva i peones, i poveri contadini e braccianti. Nel libro si fa riferimento a un film, ma Pancho Villa è un personaggio storico realmente esistito: partecipò e guidò la rivoluzione messicana in difesa dei peones contro il dittatore Porfirio Díaz, e poi andò contro i gringos, ossia gli americani, che appoggiarono Venustiano Carranza, nuovo presidente dopo Diaz e Francisco Madero, il presidente appoggiato da Pancho Villa, ma che venne ucciso dopo breve tempo. In questo articolo trovate un approfondimento sulla sua figura.
  • Nel racconto Daniele, Giorgio fa la conoscenza di un bambino israeliano che gli racconta del conflitto con i loro vicini palestinesi: “Ce l’hanno con noi, perché dicono che gli abbiamo portato via la terra.” (pag. 80). Nei fatti, quello che dicono i palestinesi è vero: dopo le persecuzioni ai tempi del nazismo, le Nazioni Unite decisero di dare alle popolazioni ebraiche un pezzo di terra della Palestina… ovviamente già occupato dalla popolazione locale palestinese. Da questo momento inizierà un conflitto fra i due popoli che purtroppo ancora oggi non vede la sua fine. All’inizio di questo corto animato viene spiegata la storia del conflitto fra i due popoli, dal principio fino a oggi.
  • A pag. 82 si fa riferimento alla Città Proibita, l’immenso Palazzo Imperiale dove un tempo viveva l’Imperatore della Cina con la sua famiglia e tutta la sua corte. Se voleste vedere il palazzo e sentire qualche accenno storico e curiosità, ecco un breve documentario in due parti: parte 1 e parte 2.

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Storia d’agosto, di Agata e d’inchiostro, di Nadia Terranova

Storia d'agosto, di Agata e d'inchiostro
Agosto è il classico mese delle vacanze e del mare: non per Agata, sveglia dodicenne costretta dalla malattia della nonna a restare in città con la sorella Leila. Quando quest’ultima la lascia sola in casa per raggiungere il fidanzato in montagna, Agata si ritrova come unici compagni gli adorati libri, i ricordi della storia della sua famiglia e… la pizza margherita con funghi e wurstel! A consegnargliela ogni volta è Gabo, imprevedibile diciottenne che in agosto gestisce per conto dei genitori MuccaPizza. Insieme, uniranno le proprie forze (e le proprie solitudini) per portare a termine il piano top secret di Gabo: liberare i cani e i cavalli vittime delle scommesse e delle corse clandestine gestite dalla mafia. Non è però l’unico segreto di Gabo, che colpisce Agata dritto al cuore…

Titolo: Storia d’agosto, di Agata e d’inchiostro
Autrice: Nadia Terranova
Anno prima edizione: 2012
Editore: Sonda

LA “FRONTIERA” PERCHÉ:

Le persone si possono sentire lontane in moltissimi modi: per l’incapacità di riuscire a comunicare, per i problemi che occupano le mente di ognuno o anche per l’età. Attraversare la frontiera significa anche avvicinarsi all’altro superando queste distanze.
E poi c’è un’altra frontiera: quella che delimita ciò che è giusto da ciò che è sbagliato, in questo caso è importante fare una scelta e lottare affinché una parte prevalga sempre sull’altra.

LA CITAZIONE:

“I racconti di Gabo si sono fatti strada nelle mie abitudini mandando all’aria passato e presente, ricordi e percezione della realtà. A lungo, mentre lui parlava, non ero più Agata abbandonata, Agata sorella saggia arrabbiata con Leila sorella scema, Agata che non era nata quando sono successe le cose importanti però prova a spiegarle immaginando storie che nessuno le ha raccontato. Ma non ero nemmeno un’Agata nuova. Non ancora. Strana terra di mezzo, col il buio a farmi da scudo di protezione.

TEMI TRATTATI:

  • solitudine
  • amicizia
  • primi amori
  • famiglia
  • lotta alla criminalità

PAROLE CHIAVE:

  • Estate
  • Doppio punto di vista
  • “Pensieri d’inchiostro”
  • Zoomafia

L’AUTRICE:

Nadia Terranova nasce a Messina nel 1978 e sin dalle elementari dichiarava di voler diventare una scrittrice. Si laurea in Filosofia e si trasferisce poi a Roma. Per diverso tempo si è occupata di libri come editor, traduttrice e insegnate (ha tenuto anche un laboratorio di scrittura narrativa per le scuole). Infine è riuscita a dedicarsi completamente alla scrittura, scelta che le è valsa diversi premi letterari nel corso degli anni.

Sito ufficiale.

APPROFONDIMENTI:

  • La storia Agata e Gabo s’intreccia con quella delle corse e dei combattimenti clandestini di animali. In appendice al libro questo tipo di criminalità viene associato a una parola: zoomafia. Il tema verrà approfondito dal commento di Ciro Troiano, responsabile dell’Osservatorio Nazionale Zoomafia LAV, presente in chiusura al libro. Nel sito ufficiale LAV (Lega Anti Vivisezione) troviamo l’ultimo rapporto di Troiano sulla zoomafia: nel 2018 sono aumentate le denunce per maltrattamento di animali (in media una denuncia ogni 90 minuti), e le corse dei cavalli insieme al traffico di cuccioli e ai combattimenti fra animali restano la vera emergenza.
  • Agata durante i caldi giorni d’agosto in cui è ambientata la vicenda è impegnata a leggere un libro: si tratta di Incompreso di Florence Montgomery. Racconta la storia di Humphrey e Miles, due bambini di sette e quattro anni, e del loro rapporto col padre. È una storia di malintesi, difficoltà a dialogare e di conflitto… Agata scorge fra quelle pagine parti della storia della sua famiglia.
  • Nadia Terranova nel suo blog racconta che quando incontra i lettori la domanda che le rivolgono più frequentemente riguarda la sua scelta di chiamare il protagonista “Gabo”. Rivela quindi che il suo nome è un doppio omaggio: a Gabriele “Gabbo” Sandri, disc jockey italiano, e Gabriel García Márquez, detto Gabo, scrittore colombiano premio Nobel per la letteratura.

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Prestami le ali. Storia di Clara la rinoceronte, di Igiaba Scego

Prestami le ali
La storia di Clara, una rinoceronte indiana, è una storia vera. Il suo padrone (un capitano olandese) l’ha mostrata nelle principali città d’Europa come un fenomeno da baraccone. Siamo nel diciottesimo secolo, e certo nessuno aveva mai visto un animale così. Di Clara hanno parlato scrittori e poeti dell’epoca e molti pittori l’hanno ritratta. Alla storia vera di Clara la scrittrice Igiaba Scego ha aggiunto altre storie, più fantastiche, più ottimistiche, di sentimento e di avventura, ambientate a Venezia durante il carnevale del 1751. Conosceremo anche una bambina ebrea del ghetto veneziano e uno schiavo di origine africana, che aiuteranno Clara a trovare la sua libertà.

Titolo: Prestami le ali. Storia di Clara la rinoceronte
Autrice: Igiaba Scego
Illustrazioni: Fabio Visintin
Introduzione: Antonella Agnoni
Anno prima edizione: 2017
Editore: Rrose Sélavy

LA “FRONTIERA” PERCHÉ:

C’è qualcosa che accomuna la rinoceronte Clara con i piccoli Ester e Suleiman: tutti e tre sono in un modo o nell’altro prigionieri, confinati dietro una frontiera da altre persone. Insieme sogneranno la libertà, e cercheranno un modo per ottenerla, infrangendo queste frontiere inesistenti.

LA CITAZIONE:

“«Proprio così, cari bambini, Clara è una schiava» sospirò il gatto. «Ma alla gente sembra non importare nulla. Pagano per vederla e il Capitano diventa ricco. C’è una vera rinocerontemania in Europa, lo sapete?
[…] Clara ora è stanca. Vorrebbe indietro la vita di quando era piccola. Una volta, quando ancora parlava, mi ha detto ‘Voglio volare. Voglio un paio di ali. Con un paio di ali potrò fare quello che voglio. Potrò tornare nella mia foresta, potrò tornare dalla mia mamma’».”

TEMI TRATTATI:

  • prigionia
  • libertà
  • animali come fenomeni da baraccone
  • amicizia
  • diversità culturale

PAROLE CHIAVE:

  • Venezia
  • Ghetto degli ebrei
  • Clara la rinoceronte

L’AUTRICE:

Igiaba Scego è nata a Roma nel 1974, da una famiglia somala. Dopo la carriera universitaria conclusasi con un dottorato di ricerca in Pedagogia presso l’Università di Roma Tre, ha contributo attraverso la propria attività di scrittrice e giornalista a formare una nuova sensibilità riguardo temi d’attualità quali la migrazione e i delicati equilibri delle odierne società multiculturali, arricchendo il dibattito con la propria esperienza personale.

APPROFONDIMENTI:

  • Come spiega Antonella Agnoni nell’introduzione e poi anche la stessa Igiaba Scego nel “dietro le quinte”, la storia della rinoceronte Clara è purtroppo vera. Clara era una rinoceronte indiana originaria di Assam, e venne adottata da Jan Albert Sichterman dopo aver perso la madre, uccisa dai cacciatori. Questi la tenne in casa, come animale dimestico, fino a che non iniziò a crescere troppo… la vendette allora al marinaio olandese Douwemont Van der Meer, che decise di portarla in Europa, che girarono in lungo e in largo dal 1741 al 1758: “da Breslavia a Parigi, da Berlino a Napoli, da Vienna a Lione e a Venezia e perfino con breve tappa a Milano e Bologna.Il tour finì a Londra, dove Clara morì, ben stressata da 17 anni di tournée . Aveva 20 anni. In media avrebbe potuto viverne 50.” (fonte).
  • Nel “dietro le quinte” Igiaba Scego racconta che conobbe Clara per la prima volta con un dipinto di Pietro Longhi dal titolo Clara al carnevale di Venezia: potete vederlo qui. Si pensa che l’uomo a sinistra sia il capitano Van der Meer, che, per simboleggiare il suo possesso sull’animale, tiene il suo corno in mano.
    Questo però non fu l’unico ritratto fatto a Clara, eccone un altro dipinto dal pittore Jean-Baptiste Oudry a Parigi. Questo invece è uno dei disegni fatti a Clara e venduto come souvenir durante la sua esposizione a Mannheim nel 1747.
  • Nel 2013, per annunciare la nuova edizione del carnevale di Venezia, il comune promosse una locandina che era un riadattamento fumettoso del triste quadro di Pietro Longhi. Molti, per buone ragioni, non hanno apprezzato. Ecco cosa ha detto al riguardo Cristina Romieri, dell’associazione Vegetariani: “In questi tempi di accresciuta sensibilità e rispetto verso gli animali, di partecipate mobilitazioni e precise scelte capaci di lasciare importanti tracce nel cammino verso un mondo più giusto e meno violento, ci indigna e ci stupisce che uno dei manifesti ufficiali del Carnevale di Venezia di quest’anno sia questa riproduzione. Oltre ad essere irrispettoso per questo e per gli altri animali e per quanti lottano con grande coraggio e fatica per la sua salvezza, la raffigurazione è alquanto diseducativa anche per i bambini, inglobando in sé violenza, dominazione, indifferenza e scherno”.
  • Ester e Suleiman sono entrambi prigionieri, la prima non può uscire dal Ghetto degli ebrei, il secondo è schiavo. Siamo nel 1751, e la schiavitù verrà abolita solo nel secolo successivo. Invece l’obbligo di residenza degli ebrei nel Ghetto venne abolito verso la fine di quel secolo. In questo breve video potete vedere come appare il Ghetto di Venezia oggi, e ascoltare la sua storia.
  • Il leone alato che compare nel libro e che aiuterà i protagonisti della storia è il leone di San Marco, simbolo di Venezia, e in città lo si può ritrovare rappresentato un po’ ovunque. Qui trovate un approfondimento.
  • “E poi doveva andare al ghetto a comprare, dalla pasticceria ebrea, i biscotti a forma di S che alla padrona piacevano tantissimo.” (pag. 9). I biscotti a cui Suleiman fa riferimento sono le bisse veneziane, trovate qui la ricetta. Ma le bisse non son l’unico dolce che Suleiman nomina, di seguito tutti i nomi, se ci cliccate sopra troverete le ricette: le impade, le azzime, gli zuccherini e le orecchie di Amman.
  • Qui trovate un’intervista all’autrice, in cui parla della nascita del libro e ci racconta qualcosa di lei. Alla domanda sulla scrittura del libro risponde: “Ho scritto prima una versione per adulti (che sarà pubblicata in un’antologia) e poi, grazie ai bambini della Pisacane, questa favola. Volevo dare a Clara una speranza di felicità che nella vita reale non ha avuto. E dando speranza alla Clara della mia storia, la stavo dando anche a me stessa e a tutti noi. Ho cercato di mettere della poesia in una storia che di poetico purtroppo non aveva nulla”.
    In questo articolo trovate anche un’altra intervista, in cui si parla di un altro tema molto importante: il razzismo (“Mi immedesimo in entrambi i bambini. Sono un’afro-discendente nata in Italia e il razzismo è stato una costante della mia infanzia; oggi sono corazzata e come strategia, quando sono arrabbiata, scrivo.”).
    Qui invece potete ascoltare la puntata di Fahrenheit, programma di Radio 3 sulla letteratura, dedicata a Prestami le ali, potrete ascoltare anche la voce dell’autrice.
  • Prestami le ali è illustrato da Fabio Visintin, artista veneziano anche autore di fumetti. Qui potete scoprire tutta la sua carriera.

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Grogu. Il piccolo sole a nascondino, di Maria Teresa Rosu

Grogu. Il piccolo sole a nascondino
Grogu s’annoia dentro casa mentre fuori Malestru maltratta, sconvolge, distrugge. Come fermarlo? Comincia la sfida a nascondino, un’avventura in cui gli abitanti del cielo, della terra e del mare dimostrano con i fatti tutta la potenza dell’amicizia e della solidarietà. Tutto ha inizio da una domanda comparsa sullo schermo del portatile: «Perché Grogu è sotto il mare?».

Titolo: Grogu. Il piccolo sole a nascondino
Autrice: Maria Teresa Rosu
Illustrazioni: Giuseppe Porcu
Anno prima edizione: 2017
Editore: Condaghes

LA “FRONTIERA” PERCHÉ:

Grogu ha paura di Malestru e per questo non esce di casa… la paura ha creato una frontiera che il piccolo sole riuscirà ad attraversare solo con gran coraggio e con l’aiuto dei suoi amici.

LA CITAZIONE:

“‘Farò capire a quello sbruffone che non è invincibile e che deve vergognarsi delle sue malefatte!’ si esalta, continuando a riflettere. ‘Perché non posso farlo io?’ si domanda, infine.
[…] Mentre cerca di convincersi, mescola alla speranza di vincere un po’ della disperazione di perdere. Così riesce a ingrandire i Monticelli del coraggio che ha sempre avuto e a riempire i cassetti della volontà che gli servono per andare avanti nell’impresa.”

TEMI TRATTATI:

  • affrontare le proprie paure
  • coraggio
  • dolore che si trasforma in rabbia
  • la forza degli amici

PAROLE CHIAVE:

  • Su soleddu
  • Malestru

L’AUTRICE:

Maria Teresa Rosu è nata nel 1970 ad Orosei ma vive a Lula in provincia di Nuoro, dove lavora tra i libri della biblioteca comunale. Ama leggere e scrivere.
Le illustrazioni all’interno di Grogu sono di Giuseppe Porcu, suo figlio, che aveva già illustrato il suo primo libro, Parole in rime.

APPROFONDIMENTI:

  • “Pur essendo un Sole bambino, Grogu sa bene che la Terra ha il compito di fare le piroette intorno a lui.” (pag. 14). Le “piroette” che la Terra compie attorno al sole non sono altro che i giri che compie attorno a sé stessa mentre orbita, appunto, intorno al sole. Per capire meglio come funziona il nostro sistema solare, potete vedere questo simpatico video prodotto dall’ESA, l’Agenzia Spaziale Europea. Nel video il piccolo alieno Paxi vi porterà alla scoperta dei movimenti della Terra e degli altri pianeti che girano intorno al sole.
  • A pag. 60 si fa riferimento al nuraghe di Osalla a Orosei, chiamato anche Nuraghe Golunie, che si trova a metà strada tra i comuni di Orosei e Dorgalli: a picco sul mare, domina quasi tutto il golfo. Vista la sua posizione, probabilmente ai tempi aveva una funzione di avvistamento. Potete vedere qui una foto, mentre in questo video potete ammirarlo a 360°.
  • La ballata di Grogu a fine libro è presentata in due versioni, la seconda è Su Soleddu a mamacua, adattamento alla variante campidanese della lingua sarda a cura di Paola Alcioni… Questo è un nome che ritroviamo anche nella bibliografia di quest’anno, infatti è l’autrice del libro Il segreto della casa abbandonata.

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Viaggio in Italia, di Gianni Rodari

Viaggio in Italia
Ore 9: lezione di geografia fantastica. Dove si scopre perché a Milano non si riesce a prendere il volo e a Trieste o in Romagna sì. Dove in quel di Perugia si riescono a imparare 214 lingue e dialetti diversi. Dove si capisce come si possa allungare il corso del Po. Dove si viene a conoscere che a Bologna si costruiscono i palazzi di gelato e in quel di Barletta le strade di cioccolato… Tante storie e tante rime con le quali Gianni Rodari racconta il nostro paese.

Titolo: Viaggio in Italia
Autore: Gianni Rodari
Illustrazioni: Elenia Beretta
A cura di: Arianna e Davide Tolin
Anno prima edizione: 2018
Editore: Einaudi Ragazzi

LA “FRONTIERA” PERCHÉ:

Rodari ci accompagna in un viaggio senza frontiere per l’Italia, riunendo posti lontanissimi fra di loro magari in una stessa strofa, rendendoli vicini. Ma anche la lingua può essere una frontiera superabile, e lui lo fa giocando con le parole, l’ortografia e l’alfabeto.

LA CITAZIONE:

“Siamo tutti sulla stessa Terra,
marinai dello stesso bastimento:
perché farci la guerra
invece di filare
avanti sempre con le vele al vento?”

TEMI TRATTATI:

  • viaggio
  • fratellanza
  • libertà
  • fantasia

PAROLE CHIAVE:

  • Filastrocche e giochi di parole
  • Lezioni di geografia fantastica

L’AUTORE:

Gianni Rodari nasce il 1920 a Omegna, sul lago d’Orta e muore nel 1980 a Roma. Ben noto per il suo contributo alla letteratura per l’infanzia e per ragazzi, oltre che scrittore è stato anche maestro elementare, giornalista e pedagogista. Durante la Seconda guerra mondiale ha fatto parte della Resistenza, e solo dopo la sua conclusione, negli anni ’50 inizia la sua produzione letteraria. Nel 1970 viene insignito del prestigioso premio Hans Christian Andersen, considerato il Nobel della letteratura per ragazzi. A Omegna, città dei suoi natali, gli è stato dedicato un parco, il Parco della Fantasia Gianni Rodari.

Sito ufficiale.

APPROFONDIMENTI:

  • Viaggio in Italia è un’antologia curata da Arianna e Davide Tolin che raccoglie tutte le poesie, le filastrocche e i testi di Gianni Rodari che ci portano in viaggio per il nostro paese. Ecco i volumi da cui i due curatori hanno attinto: Il secondo libro delle filastrocche, Fiabe lunghe un sorriso, Filastrocche in cielo e in terra, Il libro degli errori, Favole al telefono, Filastrocche per tutto l’anno, Filastrocche lunghe e corte e Il Pianeta degli alberi di Natale.
  • Riguardo all’antologia, dice David Tolin, uno dei curatori: “Ci piacerebbe che il libro diventasse un prontuario per le agenzie di viaggio capaci di creare itinerari per turisti curiosi e alla ricerca di nuove modalità per scoprire il nostro paese. Nell’opera Il gioco dei quattro cantoni, c’è un testo, Codice d’avviamento fantastico, che è forse alla base dell’idea di creare una piccola antologia che avesse come filo conduttore la ‘geografia fantastica’ di Rodari. Il testo raccoglie infatti filastrocche e racconti.”.
  • Davide Tolin non parla a caso di “prontuario per le agenzie di viaggio”, infatti nel retro del volume è presente un QR code attraverso il quale si può scaricare un file PDF in cui si troverà un lungo elenco (ben 34 pagine!) di tutti i posti che Rodari visita nei suoi testi. Visita anche un po’ della Sardegna: in Codice di avviamento fantastico son citati Bari Sardo, Samassi, Samatzai e San Sperate.
  • Se volete ascoltare la voce di Gianni Rodari recitare una delle sua filastrocche, in questo video, al minuto 1:19, legge Un tale di Macerata, che trovate nel volume a pag. 82.
  • In occasione del Festival letterario Pordenonelegge 2018, i Gatti Ostinati (un duo, formato da Davide Fischanger e Cataldo Nalli, che si occupa di animazione culturale e di promozione della lettura) ha presentato uno spettacolo proprio sulla base dei viaggi in Italia di Rodari: come la definiscono loro, “una lettura animata per viaggiatori da tre a novantanove anni”. Hanno poi composto una canzone in omaggio allo scrittore e ai suoi fantastici viaggi, s’intitola Un filo e la potete trovare sul loro sito.
  • Il volume è illustrato da Elena Beretta, illustratrice italiana, di stanza a Berlino. Collabora con diverse case editrici e riviste italiane e ha partecipato con le sue opere a diverse mostre. Per scoprire qualcosa di più su di lei e sui suoi lavori potete visitare il suo sito ufficiale.

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ALCUNI LIBRI DELLO STESSO AUTORE:

Viola Giramondo Vol. 3. Il ritratto della felicità, di Teresa Radice e Stefano Turconi

Viola Giramondo Vol. 3. Il ritratto della felicità
Il Cirque de la Lune ha in programma una tournée in Inghilterra e si imbarca su un immenso piroscafo che attraverserà la Manica. Ma una notte di tempesta mette fuori uso la bussola e lascia la nave in balia delle onde.. Per fortuna Viola, Samir e uno strambo nonnetto con il pallino per l’avventura, tale Jules Verne, hanno un piano folle ma geniale per portare tutti in salvo!

Titolo: Viola Giramondo Vol. 3. Il ritratto della felicità
Autrice: Teresa Radice
Illustrazioni: Stefano Turconi
Anno prima edizione: 2017
Editore: Piemme

LA “FRONTIERA” PERCHÉ:

Viola e gli altri membri del Cirque de la Lune sono alle prese con una frontiera fisica: l’attraversamento della Manica, ma la vera frontiera che verrà superata è quella dell’arrendersi alla sorte avversa. La frontiera può essere anche un ostacolo, superarla vuol dire ingegnarsi e affrontare le sfide che la vita ci pone davanti.

LA CITAZIONE:

“- Ma dico: possibile che nessuno di voi capisca che per andare avanti bisogna restare con i piedi per terra?
– Zio, chi tiene entrambi i piedi per terra… sta fermo.”

TEMI TRATTATI:

  • ricerca di sé stessi
  • multiculturalità
  • famiglia
  • amicizia
  • superamento di sfide

PAROLE CHIAVE:

  • Attraversamento del canale della Manica
  • Jules Verne, Nadar e Viola… inventori improvvisati

GLI AUTORI:

Teresa Radice e Stefano Turconi s’incontrano per una storia sul Topo più famoso del mondo, e da lì non smetteranno mai di creare storie insieme. Lei le scrive e lui le disegna, iniziano sul settimanale di Topolino, con cui ancora collaborano, e continuano poi creando personaggi straordinari e storie indimenticabili pubblicati da diverse case editrici. In bibliografia trovate anche il curioso Orlando, oltre alla radiosa Viola Vermeer di Viola Giramondo. E, a proposito di “giramondo”, se non sono impegnati a crear storie, potete trovare i due in giro per il mondo alla scoperta di luoghi affascinanti, che i lettori potranno poi ritrovare nelle loro opere (e nel recente carnet di viaggio Fumettìsti a zónzo). Il valore delle loro storie è stato riconosciuto più volte, in Italia e all’estero, con diversi premi.

Blog personale.

APPROFONDIMENTI:

  • Le vicende di Viola Giramondo sono ambientate verso la fine del XIX secolo, e durante i viaggi del Cirque de la Lune Viola incontrerà diverse personalità di spicco di quel periodo.
  • Il ritratto della felicità è il terzo libro di una serie di “romanzini”, così definiti dagli stessi autori, che vedono protagonista la Viola della graphic novel Viola Giramondo (presente in bibliografia). Il personaggio nasce lì, e in questi romanzini la ritroviamo più giovane e alla ricerca di un suo particolare talento speciale con il quale potrà dare il suo contributo all’interno del Cirque de la Lune, il circo dove è nata e cresciuta.
  • Sul Dauphin, il piroscafo su cui i membri del Cirque stanno viaggiando attraverso la Manica, Viola incontra due simpatici vecchietti: Jules Verne e Gaspard-Félix Tournachon, meglio noto come Nadar. Verne e Nadar sono due personaggi storici straordinari: il primo è stato uno dei più grandi scrittori di avventura di tutti i tempi, considerato, insieme a H.G. Wells, il fondatore della moderna fantascienza; il secondo è stato un grande fotografo ritrattista francese, fra i nomi più celebri che hanno posato dietro la sua macchina fotografica troviamo Victor Hugo, Alexandre Dumas, Manet e gli italianissimi compositori Gioacchino Rossini e Giuseppe Verdi.
  • Il padre di Viola, Konrad Vermeer è un grandissimo appassionato dei libri di Jules Verne, ne cita diversi alla figlia, e inizia a raccontarle la storia di Ventimila leghe sotto i mari. Ma l’elenco di papà Konrad è molto ridotto: ne I viaggi straordinari, il ciclo di libri che raccoglie tutti i romanzi d’avventura di Verne, si contano più di 50 opere! Qui trovate l’elenco completo.
  • Riguardo a Jules Verne, il sito della Mursia, la casa editrice che ha portato in Italia i suoi Viaggi Straordinari, scrive: “La sua vita presenta molte pagine misteriose come quelle delle carte geografiche che ammaliavano i protagonisti delle sue avventure. Venne al mondo con la passione per i viaggi: all’età di quindici anni s’imbarcò di nascosto su una nave diretta verso le Indie, e al padre che lo recuperò al primo scalo spiegò di essere partito alla ricerca di coralli per la cugina Carolina. Scrittore generoso – i numerosi romanzi che compongono il ciclo dei viaggi straordinari sono fra i più tradotti al mondo – Verne è considerato il padre della fantascienza: la passione per l’ignoto e le esplorazioni, l’amore per la tecnologia e l’attrazione per mondi misteriosi sono i mattoni su cui sono costruite a mano le sue avventure, che hanno per protagonisti uomini dal genio visionario, che amano la sfida e che estendendo la conoscenza del mondo approfondiscono la conoscenza di se stessi.”.
  • Come raccontato nella storia, Jules Verne e Nadar era sul serio grandi amici, e non solo il protagonista di Dalla Terra alla Luna, Michel Arden, è ispirato a Nadar, come aveva ben capito papà Konrad, ma anche Cinque settimane in pallone è un romanzo che nasce grazie all’amico: Nadar fu infatti un appassionato amante dell’aerostatica e costruì un enorme pallone ad aria calda battezzato Le Géant (Il gigante).
  • Se Viola e gli altri membri del Cirque avessero attraversato la Manica nei giorni nostri, avrebbero potuto scegliere di non viaggiare sulla superficie dell’acqua, ma… sotto. Il 6 maggio 1994 viene infatti inaugurato il tunnel della Manica, una galleria ferroviaria lunga circa 50 km scavata sotto il fondo del Canale, che unisce il comune britannico di Cheriton al comune francese Conquelles, nei pressi di Calais. Per la maggior parte il tunnel si trova a 40 metri sotto il fondo del mare. È il tunnel con il percorso sottomarino più lungo al mondo.

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