L’occhio del lupo, di Daniel Pennac

L'occhio del lupo
In uno zoo, un ragazzo si sofferma affascinato davanti alla gabbia di un lupo e, siccome l’animale ha soltanto un occhio, anche il ragazzo, con estrema sensibilità, tiene chiuso uno dei suoi. Questo colpisce il lupo che, per la prima volta, supera l’atavica diffidenza nei confronti degli esseri umani e decide di raccontare al ragazzo la sua storia, tutta vissuta sullo sfondo di paesaggi nevosi e cacce solitarie. Anche il ragazzo si confida col lupo e gli parla delle tre Afriche per cui è passato, quella Gialla, quella Grigia e quella Verde: l’Africa dei deserti, L’Africa delle savane e l’Africa equatoriale delle foreste. Il paesaggio, con i suoi colori e le sue atmosfere, ha molta importanza sia nella storia del lupo che in quella del ragazzo africano.

Titolo: L’occhio del lupo
Autore: Daniel Pennac
Illustrazioni: Paolo Cardoni
Traduzione: Donatella Ziliotto
Anno prima edizione: 1984
Editore: Salani

LA “FRONTIERA” PERCHÉ:

Superare la frontiera è anche capire l’altro, conoscere la sua storia. L’esperienza di profonda condivisione che vivono Lupo Azzurro e Africa è di quelle che superano tutte le frontiere.

LA CITAZIONE:

“Ma il ragazzo sa benissimo che un nome non significa nulla senza la sua storia. È come un lupo nello zoo: una bestia in mezzo alle altre se non si conosce la storia della sua vita.”

TEMI TRATTATI:

  • solitudine
  • amicizia
  • dialogo fra mondi diversi
  • condivisione

PAROLE CHIAVE:

  • Vedere attraverso gli occhi dell’altro

L’AUTORE:

“Daniel Pennac è nato nel 1944 durante uno scalo a Casablanca. Nel periodo della sua felice infanzia ha viaggiato moltissimo, in Africa, Asia, Europa, Alpi Marittime, ed è rimasto sempre interessato al destino di tutti gli immigrati, animali o uomini che siano, tant’è vero che per vent’anni è vissuto a Belleville, il quartiere di Parigi dove più si trovano mescolate razze e mestieri. Ha anche insegnato per più di vent’anni a ragazzi difficili, a parte un’interruzione di due anni in Brasile, dove si è innamorato delle amache, «letto fra cielo e terra, in cui si possono concepire le idee più geniali», e da dove probabilmente hanno origine le sue migliori fantasticherie!” (Fonte)

APPROFONDIMENTI:

  • Ne L’occhio del lupo viaggiamo attraverso paesaggi completamente diversi fra loro, fra distese di sabbia e distese di neve. Attraverso l’occhio di Lupo Azzurro vediamo le Barren Lands, un territorio del Canada Settentrionale definito anche come “il Grande Nord”, mentre l’occhio di Africa ci porta nelle tre Afriche: quella Gialla del grande deserto del Sahara, quella Grigia della Savana (“Sassi infuocati, cespugli spinosi e, ancor più a sud, grandi distese di erba secca”) e quella Verde della Foresta Tropicale. Qui potete vedere come sono ripartite le tre zone geograficamente. Infine c’è l’Altro Mondo, che è quello nostro, della civiltà.
  • Il rapporto fra Lupo Azzurro e Africa si basa su una profonda comprensione fra l’uno e l’altro: Lupo Azzurro all’inizio deve guardare guardare i due occhi di Africa con il suo solo occhio, e questo lo mette “maledettamente a disagio”, perché è costretto a far saltare lo sguardo da sinistra a destra e viceversa. Il suo “non è dolore, è impotenza, e collera”. Il ragazzo quindi a sua volta chiude un occhio, e questo fa sentire il lupo a suo agio. Da questo semplice, ma profondo gesto, i terapeuti hanno intravisto un metodo di approccio per relazionarsi con chi ha bisogno di aiuto. Trovate un approfondimento al riguardo in questo articolo.
  • Da L’occhio del lupo è stato tratto uno spettacolo teatrale, arrivato anche in Italia nel 2013. In questo video potete vedere parti dello spettacolo e brevi interviste alla regista, agli attori e allo stesso Daniel Pennac.
  • Oltre ad uno spettacolo teatrale, nel 1998 è uscito anche un corto d’animazione prodotto da Les Films de l’Arlequin. Si può trovare qui la versione integrale, ma solo in lingua originale (francese).
  • In questo video potete ascoltare Daniel Pennac leggere un brano tratto dal libro, nella sua lingua madre, il francese, sottotitolato in italiano.
  • L’occhio del lupo è illustrato da Paolo Cardoni, grande illustratore italiano, coinvolto anche nel mondo dell’animazione. Qui trovate il suo sito interattivo, e nascoste per la camera che vedrete son nascosti gli elenchi di tutte le sue opere.

POTREBBE INTERESSARTI LEGGERE ANCHE:

ALCUNI LIBRI DELLO STESSO AUTORE:

La strana guerra delle formiche, di Hubert Nyssen e Christine Le Bœuf

La strana guerra delle formiche
In origine le formiche erano verdi e blu e vivevano tranquillamente. Per comunicare tra di loro si toccavano con le antenne. Un giorno Eloisa, una fata curiosa e pettegola, per scoprire i loro segreti dona loro la facoltà di esprimersi col linguaggio umano. Una volta scoperto il linguaggio, formiche blu e formiche verdi giocano con le parole, e si scambiano messaggi e idee. Ed ecco iniziati i problemi… Ben presto le frasi diventano taglienti e le parole diventano armi pericolose. Il finale lascia di che riflettere…

Titolo: La strana guerra delle formiche
Autore: Hubert Nyssen
Illustrazioni: Christine Le Bœuf
Traduzione: Sandra Magnolfi
Anno prima edizione: 1996
Editore: Motta Junior

LA “FRONTIERA” PERCHÉ:

Spesso siamo noi a creare frontiere là dove non esistono, e basta poco per farlo… anche il semplice utilizzo delle parole: le parole infatti possono essere usate per i complimenti, per belle frasi e cose buone, ma possono anche creare differenze, possono creare l’altro.

LA CITAZIONE:

“- Dopotutto non sono come noi, sono straniere!… sono verdi!
E «verdi» suonò immediatamente come villane, voraci, violente, vanitose e addirittura ladre.
Lo disse con un’intensità tale che parecchie blu ebbero la netta sensazione di aver sentito tutto questo nell’unica parola «verdi». E allo stesso tempo si dicevano con orgoglio che loro erano blu, e blu suonava come belle, benevoli, nobili e tutta una serie di cose piacevoli e affascinanti.”

TEMI TRATTATI:

  • potere delle parole
  • interferire con la natura
  • creare frontiere
  • conflitto

PAROLE CHIAVE:

  • Pericoloso uso del linguaggio
  • Ascoltare le parole dei saggi

L’AUTORE:

Hubert Nyssen è uno scrittore belga di lingua francese nato a Bruxelles 1925 e morto in Francia nel 2011. È saggista, romanziere, poeta, autore di opere ci teatro e ha scritto sia per adulti che per ragazzi. Nel 1978, ad Arles, ha fondato Actes Sud che grazie a lui e alla moglie Christine Le Bœuf, l’illustratrice di questo libro, è diventata una delle principali case editrici francesi, apprezzata in tutto il mondo.

APPROFONDIMENTI:

  • “Dapprincipio la fata non aveva prestato molta attenzione alle formiche. Ma, un bel giorno, essendosi fermata in campagna, cominciò a osservare il loro via vai. Dopo un po’ si disse che un attaccamento così grande al lavoro doveva avere un senso che le sfuggiva.” (pag. 14-15). La fata curiosa del libro forse non sa che le formiche sono il simbolo dell’operosità! Ma come funziona il loro mondo? Le formiche si raggruppano in colonie e sono estremamente collaborative fra di loro. Hanno una regina e dei soldati che servono per la loro difesa, e poi ci sono le tante operaie che puliscono il nido, procurano il cibo e si occupano anche delle uova della regina. E, come si dice nel libro, comunicano attraverso il tatto e l’olfatto! Infatti per segnalare un pericolo, per indicare la strada emettono dal proprio corpo dei segnali chimici chiamati “feromoni” che vengono percepiti dalle altre formiche attraverso le loro antenne. Potete trovare una spiegazione completa di come funzioni il mondo delle formiche in questo video animato.
  • Una classe di Borgofranco d’Ivrea ha creato una scheda su questo libro raccogliendo tutti i buoni insegnamenti che ne hanno tratto. Potete vederla qui.
  • Il libro è illustrato da Christine Le Bœuf, illustratrice di molte delle copertine dei libri pubblicati per la casa editrice Actes Sud fondata con il marito, Hubert Nyssen, nel 1978. Ma non si è limitata solo a questo, ha infatti anche tradotto in francese molti romanzi americani e inglesi, fra i quali anche quelli di Arthur Conan Doyle, lo scrittore di Sherlock Holmes (fonte).

POTREBBE INTERESSARTI LEGGERE ANCHE:

ALCUNI LIBRI DELLO STESSO AUTORE:

Le avventure di Flamingo, di Gianluca Medas

Le avventure di Flamingo
Un parco, lo stagno di Molentargius, circondato dai palazzoni di due città, un sogno premonitore, un incendio letale, la covata dei fenicotteri a rischio. È qui che si svolge la storia di Flamingo, un pullo di fenicottero e dei suoi amici: Cuau, un randagio ribelle, e Ruth, una raganella di Bellarosa Minore. Nel minor tempo possibile dovranno fermare il complotto degli uomini cattivi che vogliono ridurre lo stagno in un luogo deserto adatto ai loro malvagi interessi, ma le insidie sono molte e le sorprese non sempre saranno piacevoli…

Titolo: Le avventure di Flamingo
Autore: Gianluca Medas
Illustrazioni: Antonino Pirellas
Anno prima edizione: 2006
Editore: Condaghes

LA “FRONTIERA” PERCHÉ:

C’è una frontiera che l’essere umano non dovrebbe mai superare: quella del rispetto per la natura e degli animali che la abitano. Ma ci sono anche frontiere che vanno abbattute: la storia di Flamingo insegna che non importa se si è di razze e di origini diverse, si è tutti uguali davanti al pericolo, e ci si aiuta a vicenda.

LA CITAZIONE:

“Ma la cosa che nessuno disse, forse per pudore, o per paura che una parola potesse svilirne il sapore, anche perché era come scontata, così come l’acqua è bagnata ed il fuoco brucia, era questo senso di appartenenza che era nato dallo stare insieme, nel lottare insieme, decidere insieme. Non parlarono di questo, perché l’avevano nel cuore, come le cose che non si dicono perché fanno emozionare.”

TEMI TRATTATI:

  • separazione dalla famiglia
  • rispetto per la natura
  • amicizia
  • lotta per la propria casa

PAROLE CHIAVE:

  • Stagno di Molentargius
  • Delicato equilibrio di un ecosistema

L’AUTORE:

Gianluca Medas, nato a Cagliari 1962, è un artista eclettico che ha fatto della narrazione il suo percorso artistico principale. È attore, autore, regista di teatro (da solo e con i Medas), conduttore e regista in TV e alla radio. Fin da bambino amava raccontare storie ai suoi fratellini e amici. Ancora oggi continua a raccontare storie a grandi e piccini. Tutto ciò senza mai interrompere la tradizione teatrale della famiglia.

APPROFONDIMENTI:

  • La storia del piccolo Flamingo, di Cuau e della raganella Ruth ruota intorno al salvataggio della loro casa: lo stagno di Molentargius. Si tratta del Parco Naturale Regionale Molentargius Saline situato tra Cagliari e Quartu S. Elena, il quale, “istituito nel 1999, è una zona umida di valore internazionale tra le più importanti in Europa, raro esempio al mondo di ecosistema presente in aree fortemente antropizzate (che hanno subito interventi di trasformazione dell’ambiente naturale da parte del genere umano) ma habitat ideale di molte specie animali, tra cui il fenicottero.”. Nel sito ufficiale si trovano diverse informazioni, anche un breve elenco della fauna che abita il parco: “Per la sua naturale posizione geografica e per le diverse nicchie ecologiche presenti al suo interno, ottimali per la sosta e lo svernamento, l’ecosistema Molentargius permette la massiccia presenza di avifauna stanziale, nidificante e di passo, circa un terzo dell’avifauna europea; tra cui molte specie protette a livello comunitario. Ma questo ecosistema è importante anche per le specie animali appartenenti alle altre Classi, per quanto meno conosciuti e di più difficile individuazione rispetto agli uccelli. Tra gli Anfibi: la Raganella ed il Rospo smeraldino, tra i Rettili: la Tartaruga palustre, la Biscia d’acqua, il Biacco e la Luscengola; tra i Mammiferi: il Riccio, la Donnola e il Coniglio selvatico.”.
    Qui trovate una piccola mappa che evidenzia le aree appartenenti al parco, e qui alcune foto.
  • Flamingo, il protagonista di questa storia, è un piccolo cucciolo (pullo) di fenicottero. In principio i fenicotteri, o “sa genti arrubbia”, “il popolo rosso”, come son stati ribattezzati in sardo, usavano la Sardegna “come una tappa tra l’Africa e la Camargue, la regione francese dove amano da sempre andare in ‘villeggiatura’. Da più di dieci anni però i fenicotteri hanno deciso che in Sardegna, e in particolare negli stagni cagliaritani, si sta bene tutto l’anno e che non ha molto senso spostarsi di continuo. L’area umida che circonda il capoluogo è l’unica in cui è ormai un dato di fatto la nidificazione dell’animale.”. Qui trovate l’intero articolo in cui si parla della storia nella nostra isola di questi splendidi volatili (ormai simbolo della città di Cagliari), e in cui potete ammirare bellissime loro foto.
  • “I parcheggi della Città Mercato, sempre illuminati a giorno, non erano di certo il luogo migliore per nascondersi, nonostante ciò conosceva tanti posti dove sottrarsi alla vista. Veniva chiamato Cuau proprio per questo.” (pag. 23-24), così l’autore racconta l’origine del nome del cane coraggioso che aiuterà Flamingo e gli altri abitanti dello stagno, infatti “cuau” in sardo significa… “nascosto”.
  • Le illustrazioni all’interno del libro sono di Antonino Pirellas, artista di formazione eterogenea: da classica e artistica, a scientifica. Qui trovate il sito sito ufficiale con diverse opere da lui realizzate.

POTREBBE INTERESSARTI LEGGERE ANCHE:

ALCUNI LIBRI DELLO STESSO AUTORE:

Un pesce è un pesce, di Leo Lionni

Un pesce è un pesce
La storia di un’amicizia tra un girino e un pesciolino che sott’acqua si “vedono” crescere, ma la rana è anfibia e può, con grande dispiacere del pesce, godere di acqua e di terra e così scoprire di poter appartenere a mondi diversi. Anche gli amici possono provare invidia, ma non possono sfidare le leggi della natura: fuoriuscire dal proprio habitat e rischiare la vita è una mossa maldestra ma istruttiva per accettare e valorizzare la propria condizione. Un pesce è un pesce.

Titolo: Un pesce è un pesce
Autore: Leo Lionni
Traduzione: Maria Marconi
Anno prima edizione: 1970
Editore: Babalibri

LA “FRONTIERA” PERCHÉ:

Noi siamo per un verso tutti uguali… ma anche tutti diversi! E questa diversità è bella perché ci rende unici: non dobbiamo cercare di essere come gli altri, ma essere noi stessi e volerci bene per quel che siamo.

LA CITAZIONE:

“Questo era, senza dubbio, il mondo più bello.
Sorrise alla rana che lo guardava da sopra una foglia.
«Avevi proprio ragione» le disse, «un pesce è un pesce!»”

TEMI TRATTATI:

  • amicizia
  • ricchezza della diversità
  • accettazione di sé stessi
  • soggettività dell’immaginazione

PAROLE CHIAVE:

  • “Un pesce è un pesce”

L’AUTORE:

Leo Lionni, autore di innumerevoli e pluripremiati libri per bambini, è stato anche un celebrato designer, grafico, art director, pittore, scultore, illustratore. È nato in Olanda nel 1910 da un intagliatore di diamanti e una cantante lirica, con zii collezionisti d’arte moderna e architetti. La vita di Lionni trascorrerà fra gli Stati Uniti e l’Italia dove conosce la futura moglie Nora Maffi. Scoperto da Marinetti partecipa al movimento futurista; in seguito deve lasciare l’Italia a causa delle leggi razziali e si trasferisce a Philadelphia dove inizia a lavorare in un’agenzia pubblicitaria. La sua opera ha lasciato un’impronta profonda nella grafica contemporanea e nel mondo dell’editoria. L’unicità dei suoi libri, insieme commerciali e poetici, rendono Leo Lionni un autore unico nel mondo della letteratura infantile. Muore nel 1999 all’età di 89 anni, ma i suoi libri continuano a vivere nelle camerette dei bambini di tutto il mondo.

APPROFONDIMENTI:

  • All’inizio del libro l’amico del pesciolino era un piccolo girino e vivevano insieme nell’acqua, ma dopo qualche tempo… il girino si è trasformato in una rana! Come è successo? In questo breve video potete vedere tutte le fasi della metamorfosi del girino in rana.
  • Nel 1998, un anno prima della sua morte, Leo Lionni, parlando dei suoi libri, dice queste parole in un’intervista: “Certo, ma sono morali tutte le mie storie, o almeno penso sempre di costruire storie morali. Un libro, e sopratutto un libro per bambini, non può ridursi soltanto ad una serie di belle illustrazioni. Deve insegnare qualcosa; si deve porre degli obiettivi, appunto, morali… […] come Un pesce è un pesce che narra la storia di un pesce e di una rana che nascono uguali, come girini, e diventano, crescendo, diversi. Quando la rana torna nello stagno racconta al pesce il mondo esterno, che lui non ha mai visto, e il pesce immagina tutto a sua immagine e somiglianza. Uomini, uccelli, cose che sembrano pesci.
    È un racconto filosofico: Senofane diceva che se una mucca dovesse descrivere Dio lo immaginerebbe certo simile ad una mucca…” (fonte).
  • Racconta Leo Lionni in un’altra intervista: “Di tutte le domande che mi sono state rivolte come autore di libri per bambini, la più frequente senza dubbio è: ‘come vengono le idee?’ Molte persone sembrano credere che il modo in cui si ottiene un’idea sia allo stesso tempo misterioso e semplice. Misterioso, perché l’ispirazione si pensa provocata da un particolare stato di grazia concessa solo alle anime più fortunate. Semplice perché si crede che le idee caschino dentro la testa, già tradotte in parole e immagini, pronte per essere trascritte e copiate sotto forma di libro con tanto di pagine finali e copertina. Niente è più lontano dal vero. Talvolta, dall’infinito flusso della nostra fantasia, all’improvviso emerge qualcosa di inaspettato che, per quanto vago possa essere, sembra contenere una forma, un significato e, più importante, un’irresistibile carica poetica. Il senso di fulmineo riconoscimento grazie al quale trasciniamo questa immagine fino alla piena consapevolezza, rappresenta l’impulso iniziale di tutti gli atti creativi… Altre volte, devo ammetterlo, la creazione di un libro si trova nell’improvvisa e inspiegabile voglia di disegnare un certo tipo di coccodrillo.”
  • In un’intervista, alla domanda “Quali sono i titoli Babalibri a cui è più legata, e perché?”, Francesca Archinto, direttrice della Babalibri, la casa editrice di Un pesce è un pesce, risponde: “Sono tutti i libri di Leo Lionni, perché riescono a parlare di filosofia ed etica con intelligenza” (fonte).

POTREBBE INTERESSARTI LEGGERE ANCHE:

ALCUNI LIBRI DELLO STESSO AUTORE:

Rossoblù, che storia!, di Angela Latini e Martina Matteoli

Rossoblù, che storia!
La maglia autografata dai giocatori del Cagliari giace in un cassetto e Alessandro non ha nessuna intenzione di condividerla con sua sorella Anna. Ma quando a scuola gli viene affidata una ricerca sulla sua squadra del cuore, Alessandro non può fare altro che chiedere aiuto proprio a lei! E sapete cosa vuole in cambio l’esperta sorellina? Pensando alla maglia, che vede già fra le sue mani, Anna si addormenta e si ritrova improvvisamente in piazza d’Armi, nel 1902, quando a Cagliari si tirano i primi calci al pallone. Durante un incredibile sogno, la ragazzina ripercorre le tappe fondamentali della storia rossoblù, parla con i protagonisti, raccoglie notizie e curiosità di campionato in campionato, di competizione in competizione. Vive la prima partita dell’8 settembre 1920 del Cagliari Football Club, il mitico scudetto del 1970, la partecipazione alla Coppa dei Campioni, la Coppa UEFA e l’indimenticabile promozione in Serie A nella stagione 2015-2016. Al suo risveglio Anna accetterà la richiesta di Alessandro, ormai rassegnato ad aprire quel cassetto. Ma per la piccola cronista sportiva la maglia non sarà l’unica vittoria…

Titolo: Rossoblù, che storia!
Autrici: Angela Latini e Martina Matteoli
Illustrazioni: Bruno Olivieri
Anno prima edizione: 2017
Editore: Condaghes

LA “FRONTIERA” PERCHÉ:

Ciò che ci appassiona può nascondere diversi lati che non conosciamo: superare la frontiera significa anche non limitarci a conoscere la superficie di ciò che ci piace, ma approfondire e scoprire quante più cose possibili.

LA CITAZIONE:

“Da lontano arriva un rumore, un accenno di pioggia: plin, plin, plin… goccia dopo goccia. Mi ritrovo con in mano un ombrello (chissà perché non lo apro visto che sta piovendo?!) e addosso una strana maglietta, di sicuro è rossa e blu, di sicuro ci sono sopra tante firme.
È così che inizia la storia del calcio a Cagliari, con un acquazzone.”

TEMI TRATTATI:

  • calcio
  • viaggio nel tempo
  • seguire le proprie passioni

PAROLE CHIAVE:

  • Storia del Cagliari

LE AUTRICI:

Angela Latini è nata nelle Marche, ma ha la Sardegna nel cuore, in particolare la squadra del Cagliari. Ha sempre scritto di calcio in diversi quotidiani, poi ha iniziato a parlarne anche in libri per i più giovani.

Martina Matteoli è giornalista pubblicista, e una grande appassionata di calcio sin da bambina. È scontato dire per quale squadra tifi…

APPROFONDIMENTI:

  • Rossoblù, che storia! non è il primo libro che Angela Latini dedica alla squadra del Cagliari: nel 2012 ha scritto Cuori rossoblù, che parla di una mamma delle Marche tifosissima del Cagliari (che ci sia qualche elemento autobiografico, dato che anche l’autrice è delle Marche?), mentre nel 2015 esce L’estate di una Primavera rossoblù, storia che si sviluppa fra gli allenamenti della Primavera rossoblù, la squadra dei più grandi del settore giovanile del Cagliari.
  • Alla storia della squadra del Cagliari è dedicato un percorso museale all’interno della Sardegna Arena, dal titolo Cagliari 1920 History & Gallery, in cui si possono trovare cimeli, foto, testi e reperti storici dei campioni di oggi e di sempre. Qui il sito ufficiale. Cliccando su “History” si apre il racconto dei primi anni del Cagliari, e si possono vedere alcune foto d’epoca, e riconoscerete senz’altro alcune delle maglie presenti nell’illustrazione a pag. 19.
  • “Dagli «Alè!» ad «Aiuto, le bombe!»”, così a pag. 23 s’introduce il racconto di uno dei periodi più bui di Cagliari: i bombardamenti del ’43, in piena Seconda guerra mondiale, che distrussero la città… forse non sapete che Cagliari fu la seconda città più devastata dalle bombe in quel periodo, infatti fu raso al suolo l’80% degli edifici! In questo video, attraverso le testimonianze dei sopravvissuti, vengono raccontati quei giorni del 1943.
  • A pag. 25 si fa riferimento al nuovo stadio dell’Amsicora, e all’eroe a cui deve il proprio nome… Si tratta per l’appunto di Amsicora (o Ampsicora), che ai tempi delle grandi conquiste dell’antica Roma organizzò una rivolta contro le legioni romane (215 a.C.). Purtroppo l’esito della rivolta non fu lieto per il nostro eroe, che dopo la sconfitta e la morte del figlio decise di togliersi la vita, ma il nome dello stadio non è l’unico omaggio a lui dedicato, a Oristano infatti si trova una sua stele celebrativa. Ma la figura di Ampsicora era presente anche nella bibliografia dell’a.s. 2017/2018, con il libro Ampsicora. Eroe sardo di Tonino Oppes. Qui trovate un approfondimento sulla storia di questo personaggio e in particolare sulla sua ribellione ai romani.
  • “… mi distraggo un po’, sino a quando vedo volare un’arancia. Proprio un’arancia, che lanciata dagli spalti finisce in pieno sulla faccia di Cannito, un giocatore del Lecce che sta parlando con l’arbitro.” (pag.48), se la ricorda ancora bene Ruggero Cannito quell’arancia, come racconta all’Unione Sarda nell’aprile del 2011: “Ho ancora la sensazione che l’arancia forse era rivolta all’arbitro: ma me la beccai io, tra occhio e naso, e mi fece male, molto male. Perché ero vicino all’arbitro rientrando negli spogliatoi? Lo Bello mi aveva ammonito e mi ero avvicinato per chiedergli spiegazioni, ma all’improvviso sentii come un cazzotto, cominciò a uscire sangue dal naso, ebbi quasi uno svenimento”.
  • Il libro è illustrato da Bruno Olivieri, illustratore, sceneggiatore, colorista, musicista e chissà cos’altro… Attualmente collabora principalmente con la rivista Il Giornalino in cui disegna le storie a fumetti dell’elefantino Paky (testi di Fabrizio Lo Bianco) e del piccolo investigatore John Watson (testi di Beppe Ramello). Qui trovate il suo sito ufficiale.

POTREBBE INTERESSARTI LEGGERE ANCHE:

ALCUNI LIBRI DELLE STESSE AUTRICI:

Il bambino che sognava l’infinito, di Jean Giono

Il bambino che sognava l'infinito
Un bambino e suo padre tutte le domeniche fanno una passeggiata in campagna. Ma le siepi di biancospino e gli alberi ostruiscono la vista del bambino che vorrebbe vedere le stesse cose che vedono gli uccelli che passeggiano nel cielo. Il bambino è bravo ad arrampicarsi e conquista la cima di un albero ma anche questo non gli basta. Vuole più spazio. I colori, i profumi, le geometrie dei campi coltivati, la lentezza del volo degli uccelli, i ritmi placidi della vita contadina nella prosa limpida e splendente di Giono.

Titolo: Il bambino che sognava l’infinito
Autore: Jean Giono
Illustrazioni: Spider
Traduzione: Leopoldo Carra
Anno prima edizione: 1995
Editore: Salani

LA “FRONTIERA” PERCHÉ:

Nella vita bisogna essere curiosi, mai accontentarsi di conoscere ciò che abbiamo vicino: cercare di scoprire cosa c’è oltre il nostro orizzonte, superando tutti i limiti… questo è superare la frontiera!

LA CITAZIONE:

“‘Adesso so come superare tutte le siepi e andarmene molto più in alto di tutti gli alberi’ disse tra sé il bambino. ‘Ormai so fare qualcosa di molto importante.’

TEMI TRATTATI:

  • cercare di superare i nostri limiti
  • curiosità verso ciò che non vediamo
  • natura
  • vita di campagna

PAROLE CHIAVE:

  • Limite del nostro orizzonte
  • Guardare oltre
  • Potere dell’immaginazione

L’AUTORE:

Jean Giono nasce a Monosque, in Provenza, nel 1985, il padre è di origine piemontese e fa il calzolaio, la madre, la stiratrice. Per venire incontro alle difficoltà finanziarie dei genitori, è costretto a lasciare il collegio e a diventare impiegato di banca, fino alla guerra del 1914, esperienza che lo segnerà molto. Solo nel 1930 lascerà il lavoro per dedicarsi alla carriera di scrittore. Giono lascerà Monosque soltanto per dei brevi soggiorni a Parigi e per dei brevi viaggi all’estero, tra cui quello che gli ha permesso di scrivere il suo Viaggio in Italia, nel 1953. Muore nel 1970 nella sua città natale.

APPROFONDIMENTI:

  • In questa storia ha un ruolo importante l’albero, mezzo attraverso cui il bambino cerca di arrivare a vedere oltre le siepi. Non è il primo libro in cui Jean Giono attribuisce grande importanza agli alberi, lo fa infatti con un suo precedente libro, L’uomo che piantava gli alberi, in cui si racconta di un vecchio signore che anno dopo anno continuava a piantare semi in un terreno vuoto e triste, e i suoi sforzi saranno ricompensati negli anni successivi, quando grazie a lui il paesaggio si modificherà radicalmente diventando florido e ricco di vita. De L’uomo che piantava gli alberi esiste anche un cortometraggio animato che ha vinto il premio Oscar nel 1988, lo potete vedere qui.
  • In questo sito potete trovare un interessante articolo sulla figura degli alberi nella letteratura per ragazzi.
  • Il bambino protagonista voleva vedere al di là delle siepi, voleva scorgere cosa ci fosse oltre e sognava l’infinito… c’è un componimento italiano che subito salta in mente parlando di siepi, orizzonti ed infinito: L’Infinito di Giacomo Leopardi, che similmente parla di una siepe che impedisce all’autore la visione dell’orizzonte, ma anche lui, come il bambino protagonista, usa l’immaginazione e con lo sguardo va oltre. Qui potete trovare la poesia con una semplice spiegazione di ciò che voleva comunicare Leopardi.
  • Il libro è illustrato da Spider, nome d’arte di Daniele Melani, di origine slava ma nato a Firenze. Ha esposto i suoi lavori in diverse mostre, e non si limita solo ad illustrare libri, alcuni li ha anche scritti! In questo sito trovate alcuni dei suoi lavori.

POTREBBE INTERESSARTI LEGGERE ANCHE:

ALCUNI LIBRI DELLO STESSO AUTORE:

Il pallone è maschio, la palla è femmina, di Loredana Frescura

Il pallone è maschio, la palla è femmina
Carlotta ha dieci anni e gioca a calcio in una squadra mista del suo paese. Durante le partite, guarda le nuvole per cercare il volto del suo papà che, dal cielo, le dà consigli sul modo migliore di battere un rigore e sul modo migliore di sorridere al mondo. La sua mamma ha i capelli rosso – ciliegia e la porta agli allenamenti con un vecchio motorino arancione. Però un’epidemia di varicella colpisce la squadra e allora tutto sembra perduto. Carlotta ha un’idea che meraviglierà molti, ma è l’idea migliore per dare al calcio e allo sport una nota di vera bellezza. Una storia delicata, per comprendere che quello che conta nello sport è la lealtà e il divertimento.

Titolo: Il pallone è maschio, la palla è femmina
Autrice: Loredana Frescura
Illustrazioni: Giovanni Lombardi
Anno prima edizione: 2014
Editore: Gruppo Editoriale Raffaello

LA “FRONTIERA” PERCHÉ:

Qualsiasi gruppo, in particolare nello sport, può creare frontiere: fra maschi e femmine anche se le squadre son miste, fra bravi e meno bravi, fra chi vuole divertirsi e chi punta solo a vincere a discapito di tutto il resto… Sono tutte frontiere e differenze superabili, perché quando si è insieme si deve pensare come una squadra.

LA CITAZIONE:

“Alberto esulta mentre David schiuma di rabbia. È sempre geloso di chi è bravo. È pazzesco. Siamo una squadra e io sono contentissima quando gli altri sono bravi perché così vinco anch’io e anch’io mi sforzo di diventare più brava.”

TEMI TRATTATI:

  • calcio
  • sana competizione
  • superare una perdita
  • prime cotte

PAROLE CHIAVE:

  • Pallone maschio, palla femmina
  • Fair play (gioco corretto) nello sport e nella vita di tutti i giorni
  • Gioco di squadra

L’AUTRICE:

Loredana Frescura è nata in una piccola frazione del comune di Marciano, Papiano, in provincia di Perugia nel 1962. Insegnate elementare, nutre una grande passione per il cinema e la musica.
A metà degli anni ’90 inizia la sua carriera di autrice, da allora ha scritto numerose storie a volte tenere a volte forti con protagonisti ragazzi adolescenti.
Nel 2006 si è aggiudicata il premio Andersen nella categoria Miglior libro oltre i 12 anni con Il mondo nei tuoi occhi. Due storie di un amore pubblicato da Fanucci Editore.

Sito ufficiale.

APPROFONDIMENTI:

  • A pag. 8 si fa riferimento alla superstizione secondo cui porti sfortuna avere una donna a bordo su una nave… È una superstizione la cui origine è lontana nel tempo, e ci sono diverse teorie al riguardo: secondo una le donne porterebbero sfortuna perché la loro presenza distrarrebbe i marinai e il mare, geloso, diventerebbe tempestoso. Secondo un’altra teoria ad esser gelosa sarebbe invece la nave stessa, o meglio, la polena, che vorrebbe essere l’unica donna per i marinai. Ultima teoria è quella che vedrebbe le donne come delle possibili streghe, quindi portarle a bordo sarebbe stato un rischio. Ovviamente si tratta solo di vecchie superstizioni senza alcun fondo di verità.
  • A pag. 56 si trova una versione personalizzata della filastrocca Lucciola Lucciola, di cui trovate altre due versioni qui. Ma Lucciola Lucciola è anche una ninna nanna per bambini, la potete ascoltare qui.
  • A pag. 86 si fa riferimento a un grande numero calcistico compiuto dal giocatore dell’Ascoli Giancarlo Pasinato: un gol “coast to coast”, come venne poi battezzato, ossia un gol segnato dopo essersi fatti quasi tutto il campo palla al piede. Era il 1978, e potete vedere il gol in questo video.
  • Il libro è illustrato da Giovanni Lombardi, illustratore, grafico e web designer di Torino. Nel suo sito ufficiale potete scoprire altri suoi lavori, qui.
  • Alla fine del libro trovate delle schede didattiche a cura di Paola Valenti, già editor del libro, sul sito della casa editrice sono poi disponibili altre attività digitali, trovate tutto qui.

POTREBBE INTERESSARTI LEGGERE ANCHE:

ALCUNI LIBRI DELLA STESSA AUTRICE: