Non restare indietro, di Carlo Greppi

Non restare indietro
Quel lunedì di gennaio in cui Francesco, protetto solo dal cappuccio della sua felpa, sale le scale a falcate di tre gradini e si infila appena in tempo nella III C della Scuola Nuova, non è un giorno come un altro. I suoi, senza neanche dirglielo, l’hanno iscritto a un viaggio. E non a uno qualunque, ma a un viaggio “per non dimenticare” in Polonia, ad Auschwitz. Ce la farà, ad affrontarlo? Cosa penseranno di lui i compagni di calcio e quelli della Vecchia Scuola? Cosa dirà Kappa, il suo migliore amico che si fa chiamare così – K. – perché è il tag con cui sta tappezzando i muri del quartiere? Tra grida di rabbia e momenti di spaesamento, tra partite di calcio e sere passate sulle panchine, tra domande sul senso della storia e altre sul senso della vita, Francesco dovrà entrare in contatto con le proprie emozioni e con quelle degli altri, e fare i conti con il suo dolore. Guardando nel buio più profondo del passato, questi ragazzi cercheranno un modo per immaginarsi grandi, insieme proveranno a capire e affrontare la Storia. Quella con la maiuscola, e quella che viviamo tutti i giorni: perché bisogna stare attenti – se si vuole pensare al futuro – a non restare indietro.

Titolo: Non restare indietro
Autore: Carlo Greppi
Anno prima edizione: 2015
Editore: Feltrinelli

LA “FRONTIERA” PERCHÉ:

Alcuni episodi della Storia sembrano ormai separati dal presente da una frontiera invalicabile, pagine talmente forti e crudeli che sembrano non appartenere alla realtà. Distruggere quella frontiera e capire come noi in passato si sia potuti arrivare a commettere certi crimini, capire come persone comuni si siano rese complici di un genocidio… togliere il velo dell’irrealtà e capire di cosa siamo capaci, essere coscienti che la storia “fa le rime” e non si può mai essere certi che le cose non riaccadano, anche questo è superare la frontiera.

LA CITAZIONE:

“Erano quasi tutti d’accordo, sul fatto che una storia del genere potrebbe ricapitare, o che addirittura fosse già successa dopo il 1945, come se un’altra tabellina invisibile continuasse a battere il tempo, e ogni tot anni, in qualche parte del mondo, qualcuno provasse a spazzare via dalla faccia della terra un altro gruppo umano individuato sulla base di caratteristiche più o meno reali. Gianluca aveva ritirato fuori la roba delle rime: ‘La storia non si ripete mai uguale a se stessa: al massimo fa le rime’, aveva detto.”

TEMI TRATTATI:

  • genocidio
  • demitizzazione della Shoah
  • ritrovare sé stessi
  • amicizia
  • lutto

PAROLE CHIAVE:

  • Nuova Scuola
  • Auschwitz
  • Shoah
  • La storia “fa le rime”

L’AUTORE:

Carlo Greppi nasce nel 1982 a Torino, è uno storico, collabora con Rai Storia come conduttore, inviato e ospite, fa parte del Comitato scientifico dell’Istituto piemontese per la storia della Resistenza e della società contemporanea “Giorgio Agosti”, collabora inoltre con il blog Doppiozero e la Scuola Holden, ed è, ovviamente, scrittore. È anche socio fondatore dell’associazione Deina, il cui intento è realizzare percorsi formativi per i giovani legati al tema della memoria. Per Non restare indietro ha vinto il premio premio Adei-Wizo 2017, sezione ragazzi.

APPROFONDIMENTI:

  • Come raccontato a pag. 17, il Giorno della Memoria è un’istituzione recente, degli anni Duemila. Qui trovate la legge n. 211 del 20 luglio 2000 con cui in Italia si istituisce il Giorno della Memoria (Art. 1: La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, “Giorno della Memoria”, al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati.).
  • A pag. 19 si fa riferimento al processo di Adolf Eichmann, ufficiale nazista a capo della sezione che si occupava della deportazione delle persone considerate di “razza ebraica”. In questo articolo trovate un approfondimento sulla persona di Eichmann e sul suo processo a Gerusalemme, qui invece trovate un video del processo (che fu ripreso dalle telecamere americane) sottotitolato in italiano. Nell’articolo si fa riferimento ad Hannah Arendt, citata anche nel libro, i cui pensieri su Eichmann e il suo processo vennero riuniti nel libro La banalità del male (“Arendt non disse che Eichmann era semplicemente un burocrate, nonostante le sia stata attribuita questa versione che apparteneva piuttosto alla linea degli avvocati della difesa: per lei Eichmann rappresentava «l’assenza di pensiero» cioè l’assenza di una dimensione interiore etica della coscienza. Tale assenza di pensiero era anche assenza di responsabilità, ossia incapacità di elaborare il significato del proprio agire e dunque le sue conseguenze.”).
  • Nel libro si fa riferimento diverse volte a foto risalenti al regime nazista e alla persecuzione ebraica, eccone alcune: foto dell’uomo con le braccia conserte, Amburgo 1936 (pag. 28), in questo articolo trovate la storia di quest’uomo, August Landmesser; foto del giovale ufficiale nazista col fucile puntato contro sei uomini (pag. 52); “L’ultimo ebreo di Vinnycja” (pag. 54); il Battaglione 101 (pag. 90); il Battaglione 101 in festa (pag. 104); Sonderkommandos ad Auschwitz (pag. 148).
  • Da pag. 78 vengono citati diverse parti della poesia Messaggio, letta da un’anziana signora che racconta la sua esperienza dopo la promulgazione in Italia delle leggi razziali. Questa signora è Nedelia Lolli, scappata al destino di tanti ebrei come lei grazie all’aiuto di Dalmiro e Verbena Costa, torinesi, che nell’inverno tra il 1943 e il 1944 nascosero l’allora tredicenne Nedelia, spacciandola come educatrice dei loro figli Marcello e Giorgio. Qui trovate riportata per intero questa storia di coraggio e di salvezza.
  • “La signora si mette a raccontare di quando arrivarono le leggi razziali: a nove anni lei scoprì di essere di una razza inferiore. Secondo le logiche deliranti del fascismo, naturalmente, aggiunge con un mezzo sorriso, prima di farsi seria.” (pag. 82). Qui trovate tutti gli articoli de Il manifesto della razza pubblicato in Italia nel 1938, pochi mesi dopo verranno promulgate le leggi razziali. Al punto 9 si può leggere “Gli ebrei non appartengono alla razza italiana”.
  • A pag. 80 si fa riferimento al corto animato Educazione alla morte: è un corto realizzato dalla Disney che denuncia la manipolazione dei bambini tedeschi avviati all’ideologia nazista sin dalla tenera età. Lo trovate qui con i sottotitoli in italiano.
  • A pag. 140 si fa riferimento allo psichiatra Franco Basaglia, che oggi viene ricordato soprattutto per la legge 180/1978, chiamata proprio “Legge Basaglia”, grazie alla quale vennero chiusi i manicomi in Italia.
  • A pag. 165 si fa riferimento a un tentativo di fuga del 7 ottobre 1944: quel giorno a Birkenau alcuni elementi di due Sonderkommandos si ribellano alle SS, uccidono tre soldati nazisti e distruggono un forno crematorio con esplosivo ottenuto grazie alla collaborazione di alcune donne polacche impiegate presso alcune fabbriche di munizioni nei dintorni. La rivolta si conclude in un bagno di sangue, con lo sterminio dei deportati ribelli e l’impiccagione, alcuni mesi dopo, di quattro donne polacche. Qui trovate un approfondimento sugli accadimenti di quel giorno.
  • L’autore del libro ha partecipato ad una puntata del programma Il tempo e la storia (citato anche da lui a pag. 218) prodotto dalla Rai in cui si parla proprio dei Lager nazisti, potete vedere l’episodio qui.
  • Dopo aver letto il libro potrebbe essere interessante associare delle immagini ai luoghi raccontati, in questo breve video potete vedere ciò che i ragazzi della III C hanno visto in quella fredda giornata ad Auschwitz.
  • Qui potete trovare una breve intervista all’autore Carlo Greppi, in cui parla del libro, dei suoi obiettivi e del viaggio ad Auschwitz.
  • Non restare indietro non è il primo libro di Carlo Greppi con a tema la Shoah, ha scritto anche L’ultimo treno. Racconti del viaggio verso il lager, e La nostra Shoah. italiani, sterminio, memoria, di cui potete trovare qui un estratto.

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Se la tua colpa è di essere bella, di Giuliana Facchini

Se la tua colpa è di essere bella
Valerio ha diciassette anni e frequenta la terza liceo. Vive con la madre single, una psicologa di quarantacinque anni con la quale ha un rapporto sereno, ed è invaghito della trentacinquenne Elena che abita nel suo palazzo, a cui dedica poesie d’amore anonime, che infila di nascosto sotto la sua porta. Nell’ex portineria del condomino abita anche Carlos, compagno di liceo e amico più caro di Valerio. A chiudere il cerchio c’è Lavinia, compagna inseparabile dei due. La vita scorre tranquilla per i tre ragazzi, divisa tra studio, svago, riflessioni sulle loro problematiche adolescenziali, finché alcuni avvenimenti irrompono nella loro esistenza e la cambiano. Una loro compagna di classe è aggredita in discoteca, durante una festa di compleanno. Carmen, sorellina di cinque anni di Carlos, viene urtata da un’auto mentre rincorre una pallina trovata al parco e finisce in ospedale. Nello stesso ospedale è ricoverata Elena, la vicina trentacinquenne…

Titolo: Se la tua colpa è di essere bella
Autrice: Giuliana Facchini
Anno prima edizione: 2018
Editore: Feltrinelli

LA “FRONTIERA” PERCHÉ:

Affrontare le proprie difficoltà e il proprio dolore è un qualcosa che riguarda le nostre quattro mura, ma al di là della frontiera ci sono anche le difficoltà e il dolore degli altri, e affrontare quelli può essere una sfida ancora più complessa.

C’è poi una frontiera che non va mai superata: quella del rispetto altrui.

LA CITAZIONE:

“Passo sui social e do uno sguardo alla bacheca Facebook di Laura. L’invito a vestirsi in modo decente è ancora lì. […] La parola ‘puttana’ non viene mai scritta eppure è ovunque tra le righe, la prospettiva di uno stupro è irrisa per finta come l’idea della donna-preda. […]
Sto male. Forse sono davvero un poeta con lo stomaco debole: Lavinia ha letto tutte queste parole e mi sento offeso al suo posto; Laura anche deve averle lette sapendo che parlavano di lei e mi sento ferito al suo posto.”

TEMI TRATTATI:

  • lotte al femminile
  • amicizia
  • primi amori
  • famiglia

PAROLE CHIAVE:

  • “Se la tua colpa è di essere bella”
  • “Leoni da tastiera”
  • Poesia

L’AUTRICE:

Giuliana Facchini, nata a Roma, ha studiato Lettere e seguito corsi di recitazione e doppiaggio, e si è occupata inoltre di teatro per ragazzi. Con Invisibile (2012) si è aggiudicata il premio Arpino Sezione inediti, con Il segreto del manoscritto (2016) il premio Giovanna Righini Ricci e con Perduti fra le montagne (2008) il premio letterario Montessori. È socia dell’Associazione Italiana Scrittori per Ragazzi (ICWA).

Blog personale.

APPROFONDIMENTI:

  • “A scuola si mormora, ma nessuno penserebbe mai di insultare apertamente una compagna del liceo, sul web però altri si sentono liberi di dirle qualsiasi cosa, sono leoni da tastiera.” (pag. 68). Purtroppo non è solo la Laura del libro l’unica vittima di questi “leoni da tastiera”, anzi, è un fenomeno molto reale, e tristemente diffuso. Al riguardo potrebbe interessarvi leggere questo articolo che analizza il fenomeno dei social come strumento di odio contro le donne (“Il mondo del web – e dei social network in particolare – viene solitamente associato a valori positivi quali libertà di espressione e possibilità di conoscenza infinita. Spesso però diventa uno strumento di discriminazione, controllo e minaccia, in particolar modo nei confronti delle donne. […] L’obiettivo da raggiungere è quello di rendere la rete e i social network un luogo di aggrezione e di confronto positivo. In questo scenario, il ruolo dell’informazione (giornali, telegiornali, programmi d’informazione tramite stampa, tv e web) continua a rimanere centrale nell’influenzare la percezione di un problema e nel creare o meno distorsioni nell’immaginario collettivo. È opportuno, ad esempio, evitare di riferirsi alle donne come ‘soggetti deboli’ o vittime predestinate.”).
  • “Diciamo che la televisione, i film, la pubblicità ci propongono un modello femminile che può diventare di riferimento per un’adolescente. Alcune ragazze si ammalano di anoressia, altre arrivano a deprimersi se non riescono ad arrivare alla taglia quaranta. Tutti vogliamo piacere agli altri e per i giovani è vitale accettarsi e sentirsi accettati.”, così si esprime la madre di Valerio a pag. 32, e sembra citare un recente studio sul rapporto tra l’immagine che le donne hanno del proprio corpo e l’uso di diversi tipi di media (social, tv, riviste): “In particolare, lo studio esamina il fenomeno dell’auto-oggettivazione del corpo femminile. […] I risultati hanno mostrato che l’utilizzo di Facebook è legato al fenomeno dell’auto-oggettivazione dato che il social network per eccellenza è focalizzato sull’aspetto fisico. Infatti, Facebook è il luogo in cui condividere foto personali e ricevere commenti di apprezzamento da parte dei propri amici virtuali, rafforzando o indebolendo così la propria fiducia in se stessi.” (fonte).
  • Nel blog dell’autrice trovate anche un post dove presenta Se la tua colpa è di essere bella: parla dell’origine della storia, dei temi che voleva affrontare, come voleva affrontarli, e dei suoi personaggi (“La mia necessità era far parlare Valerio. Pur essendo io lontanissima da Valerio, lo conosco bene. Perché è diverso da me posso raccontarlo onestamente, senza confondermi con lui. Anche Lavinia, se sono riuscita a farla vivere tra le pagine di questo mio romanzo, ha una bella voce, chiara, importante. Ne ho incontrate di Lavinia! E infine Carlos, forse quello più difficile, dall’animo complicato perché sono quasi certa incarni un bisogno segreto e innato e spesso negato di ogni adolescente: quello di avere degli ideali. Molto difficile.”).
  • Le poesie di Valerio sono in realtà scritte da Roberta Lipparini, poetessa italiana che ha collaborato con Giuliana Facchini anche con un altro libro, Come conchiglie sulla sabbia. Per scoprire qualcosa di più su di lei e leggere qualche sua poesia, potete andare qui.
  • A pag. 28 si fa riferimento a una canzone di Fabrizio De André, Bocca di rosa: qui trovate il brano con il testo.
  • A pag. 97 si cita Gianni Rodari… Nella bibliografia di quest’anno è presente un’antologia di suoi racconti brevi e filastrocche: Viaggio in Italia.

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Stanotte guardiamo le stelle, di Alì Ehsani

Stanotte guardiamo le stelle
Afghanistan, anni novanta. Ali è un ragazzino che trascorre le giornate tirando calci a un pallone con il suo amico Ahmed, in una Kabul devastata dalla lotta tra fazioni, ma non ancora in mano ai talebani. La città non è sempre stata così, gli racconta suo padre: un tempo c’erano cinema, teatri e divertimenti, ma ad Ali, che non ha mai visto altro, la guerra fa comunque meno paura delle sgridate del maestro o dei rimproveri della madre. Il giorno in cui, di ritorno da scuola, Ali trova un mucchio di macerie al posto della sua casa, quella fragile bolla di felicità si spezza per sempre. Convinto inizialmente di aver solo sbagliato strada, si siede su un muretto e aspetta il fratello maggiore Mohammed, a cui tocca il compito di spiegargli che la casa è stata colpita da un razzo e che i genitori sono morti. Non c’è più niente per loro in Afghanistan, nessun futuro e nessun affetto, ma “noi siamo come uccelli (…) e voleremo lontano”, gli dice Mohammed, che lo convince a scappare. E in quello stesso istante, l’istante in cui inizia il loro grande viaggio, nascosti in mezzo ai bagagli sul portapacchi di un furgone lanciato verso il Pakistan, Mohammed diventa per Ali un padre, il miglior amico e, infine, un eroe disposto a tutto pur di non venire meno alla promessa fattagli alla partenza: Ali tornerà a essere libero e a guardare le stelle, come faceva da bambino quando il padre gli spiegava le costellazioni sul tetto di casa nelle sere d’estate. Dal Pakistan all’Iran, e poi dall’Iran alla Turchia, alla Grecia e infine all’Italia, quella di Ali e Mohammed è un’epopea tragica, ma anche una storia di coraggio, determinazione e ottimismo.

Titolo: Stanotte guardiamo le stelle
Autore: Alì Ehsani con Francesco Casolo
Anno prima edizione: 2016
Editore: Feltrinelli

LA “FRONTIERA” PERCHÉ:

Le frontiere che attraversa Alì son tante: quella che ci separa dall’esser insieme, con una famiglia, all’esser soli; quella geografica di tutti i Paesi che attraverserà cercando un posto migliore in cui vivere, e quella che separa le persone di origine diversa: c’è chi rafforza questa frontiera e chi riesce ad andare oltre.

LA CITAZIONE:

“Chi parla degli emigrati usa spesso la parola ‘disperati’, ma quello che invece penso oggi, a Roma, nella mia vita italiana, è che non c’è niente di più simile alla speranza nel decidere di emigrare: speranza di arrivare da qualche parte migliore, speranza di farcela, speranza di sopravvivere, di tenere duro, speranza di un lieto fine come al cinema. Penso che sia normale che ogni essere umano cerchi disperatamente di migliorare la propria condizione e in alcuni casi muoversi è l’unico modo per farlo.”

TEMI TRATTATI:

  • emigrazione
  • fuga dalla guerra
  • famiglia
  • sopravvivenza
  • accoglienza

PAROLE CHIAVE:

  • La “speranza nel decidere di emigrare”
  • Guerra in Afghanistan
  • Campi di prigionia
  • Centri di accoglienza

L’AUTORE:

Alì Ehsani nasce a Kabul nel 1989, a 8 anni perde i genitori e la casa, e inizia con il fratello Mohammed il lungo viaggio, raccontato in questo libro, che lo porterà in Italia a 13 anni. Vive a Roma dal 2003, e nel 2015 ha conseguito la laurea triennale in Giurisprudenza.

APPROFONDIMENTI:

  • La storia di Alì inizia quando a 8 anni torna a casa, ma non la trova: le bombe l’hanno spazzata via. Perché c’è la guerra in Afghanistan, cosa stava succedendo? Il territorio, dopo esser stato nelle mani dell’Unione Sovietica dal ’79, dopo diverse lotte riacquista l’indipendenza nell’88, ma la guerra continua e diventa interna: si formano due schieramenti, quello dei mujaheddin che avevano già combattuto contro l’invasione sovietica, e i talebani. Questi ultimi sono un gruppo estremista islamico nato all’interno delle scuole coraniche (“talebano” significa infatti “studente”), ed è durante le loro lotte di conquista di tutto il territorio afghano che inizia il triste viaggio di Alì. Quando saliranno al potere imporranno su tutto il territorio un regime teocratico basato sul rigido rispetto delle leggi coraniche e il loro nome verrà poi associato all’organizzazione terroristica di al Qaeda e al suo capo, Osama Bin Laden. Il regime talebano cade ufficialmente nel 2001, in seguito all’intervento militare degli Stati Uniti post 11 settembre, ma la loro attività terroristica continua ancora ai giorni nostri. Qui potete trovare un approfondimento sulla recente storia dell’Afghanistan, qui un documentario sull’Afghanistan prodotto da Rai Storia, e qui un approfondimento sulla situazione attuale del Paese.
  • “Penso a una frase che ho sentito una volta che dice che secondo i talebani l’Afghanistan è per i Pashtun e basta. I tagiki, dicono i talebani, devono stare in Tagikistan; i turkmeni in Turkmenistan… e così via fino agli ultimi degli ultimi, gli hazara, che invece, sempre secondo i talebani, devono stare al cimitero.” (pag. 33) Chi sono i pashtun e chi gli hazara? In Afghanistan convivono diverse etnie, ognuna con una sua lingua e una sua organizzazione sociale: i pashtun sono quella maggioritaria, di religione islamica sunnita, poi ci sono i tagiki, i turkmeni (l’etnia di Alì), gli uzbeki, i kirghizi, i baluci, i nur, gli aimaq e infine gli hazara. Questi sono quelli che per i talebani (di etnia pashtun) “devono stare al cimitero”. Perché? Gli hazara, islamici sciiti, nei secoli scorsi rappresentavano la maggioranza della popolazione afghana, poi all’inizio del Novecento salì al potere una tribù pashtun, quindi sunnita, e da quel momento iniziarono le persecuzioni nei loro confronti (per capire la differenza fra musulmani sunniti e sciiti, qui). Quello nei confronti degli hazara è stato un vero e proprio genocidio, e nonostante oggi vengano loro riconosciuti gli stessi diritti delle altre etnie, sono ancora oggetto di persecuzioni. (Per approfondire, qui)
  • A pag. 103 si fa riferimento ad una guerra contro Saddam: è la guerra fra Iran e Iraq combattuta fra il 1980 e il 1988. Nell’estate del 1980 Saddam Hussein, il dittatore iracheno, invase l’Iran per conquistare nuovi territori ricchi di petrolio e destabilizzare la teocrazia iraniana, obiettivi che però non riuscì a raggiungere. La guerra finì con l’intervento dell’ONU, e Saddam Hussein successivamente fece accordi con l’Iran per garantirsi la sua neutralità in un altro scontro che stava preparando: l’invasione del Kuwait che tre anni dopo avrebbe portato alla Prima guerra del Golfo. (Qui un approfondimento sul conflitto.)
  • Fuggiti dall’Afghanistan, Alì e suo fratello restano per qualche tempo in Iran, e qui continua la discriminazione nei loro confronti: in Afghanistan venivano discriminati dai pashtun in quanto turkmeni, in Iran vengono discriminati in quanto afghani, non hanno diritti civili e nessuna possibilità di averli. Per capire il difficile rapporto fra Afghanistan e Iran, e lo stato dei rifugiati afghani, potete leggere questo breve articolo.
  • Potete vedere l’intero percorso con le varie tappe del lungo viaggio di Alì verso l’Italia qui.
  • Potete vedere una breve intervista di Alì Ehsani in cui racconta della nascita del libro e la condivisione della sua esperienza qui.
  • Stanotte guardiamo le stelle è scritto in collaborazione con Francesco Casolo, docente di Storia del Cinema presso l’Istituto Europeo di Design, ma anche editor e scrittore. Nel 2012 ha scritto e diretto il documentario I resilienti, reportage dal Cairo sulla Primavera araba, presentato al Beirut Film Festival. Qui potete trovare il video di un incontro con il pubblico da parte di entrambi gli autori.

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La mia Resistenza, di Roberto Denti

La mia Resistenza
Roberto è solo un ragazzo quando compie la prima di tante scelte importanti: a Cremona, in un’Italia divisa in due, nel cuore della guerra si aggrega a una singolare compagnia di finti teatranti, che di notte fanno saltare i ponti sul Po per impedire il passaggio delle truppe tedesche. Il gruppo viene scoperto, molti componenti sono arrestati. Roberto riesce a fuggire. È solo il primo episodio di una lunga, dolorosa, faticosa avventura: la separazione dalla famiglia, la fuga in montagna, l’arresto e la cella d’isolamento, infine la lotta con una brigata partigiana fino all’arrivo degli alleati. Una storia di resistenza, di coraggio inevitabile, raccontata con semplicità a chi vuole sapere oggi com’è stato fare la Storia senza saperlo.

Titolo: La mia Resistenza
Autore: Roberto Denti
Anno prima edizione: 2010
Editore: BUR

LA “FRONTIERA” PERCHÉ:

La frontiera è anche quella linea che separa ciò che è giusto da ciò che è sbagliato, che in certe circostanze si differenzia da ciò che è dettato dalla legge e non. Avere il coraggio di opporsi a ciò che è sbagliato ma ci impongono, lottare in nome di ideali e valori universali, resistere per costruire un paese migliore, anche questo è attraversare la frontiera.

LA CITAZIONE:

“Un attimo, e le nostre armi spararono prima delle loro: un atto istintivo che ci salvò la vita. Se soltanto avessimo voluto pensare a cosa era opportuno fare, i fascisti avrebbero usato le armi per primi. Più tardi, quando il rastrellamento fu terminato, mi ritrovai a riflettere: certamente avevo ucciso un uomo uguale a me, anche se con idee e ideali diversi. Non avrei potuto agire diversamente, ma non per questo mi sentivo in pace con me stesso.”

TEMI TRATTATI:

  • guerra
  • opposizione alla dittatura
  • lotta per la libertà
  • famiglia

PAROLE CHIAVE:

  • Resistenza
  • Fascismo
  • Seconda guerra mondiale

L’AUTORE:

Roberto Denti è stato il fondatore e la guida della Libreria dei Ragazzi di Milano per quarant’anni. Nato a Cremona nel 1924, visse a Milano dal 1946, dove iniziò a lavorare come giornalista del Sole 24 ORE e dove, nel 1948, conobbe Gianni Rodari. Nel 1972, insieme a Gianna Vitali, diede inizio all’avventura della prima libreria italiana dedicata esclusivamente a bambini e ragazzi. Con i suoi collaboratori partecipò per anni alla giuria che assegna il Premio Andersen. Morì a Milano il 21 maggio 2013. Ne La mia Resistenza racconta la sua esperienza, da “sbandato” prima e partigiano dopo, durante la Seconda guerra mondiale.

APPROFONDIMENTI:

  • Il libro inizia con una data storica, quella dell’8 settembre 1943 con la resa dell’Italia agli Alleati, da cui nasceranno i primi “sbandati”, soldati italiani allo sbando in seguito allo sfascio dell’esercito e delle istituzioni, ma da cui avrà origine anche la Resistenza contro la successiva occupazione tedesca. Potete leggere un approfondimento sui giorni successivi all’8 settembre in questo articolo, dove si cita anche il generale Kesserling, oscuro protagonista del XXIII capitolo del libro. Qui potete trovare invece un approfondimento su tutti gli avvenimenti, dal governo del generale Badoglio alla Repubblica Sociale Italiana (RSI) di Mussolini, che portarono alla nascita del movimento partigiano.
  • In questo sito trovate una cronistoria in pillole dei fatti della Seconda guerra mondiale riguardanti l’Italia, utile per avere in mente il quadro generale degli avvenimenti citati nel libro.
  • Denti ci racconta che negli anni ’40, per esigenze economiche, si ritrovò a lavorare per la testata cremonese Il Regime Fascista. Negli archivi storici sono consultabili alcune pagine del giornale, e oggi appaiono al limite del grottesco certi articoli, come questo in cui il fondatore del quotidiano, Roberto Farinacci, risponde ad un elogio di Mussolini: “Ti comunico questo magnifico risultato con l’intima soddisfazione di veder coronata una iniziativa fascistissima del mìo giornale che ha una sola incorreggibile ambizione: servire con devozione ed intelligenza il Regime e il Duce.”. In questo sito è possibile ricercare tutti gli articoli della testata data per data, le annate de Il Regime Fascista vanno dal 1926 al 1945.
  • Dopo l’8 settembre Denti e la madre perdono le tracce del fratello e vanno a Curtatone temendo sia stato deportato in un campo di concentramento. In quel comune, nella località Valletta dell’Aldriga, il 19 settembre si consumò un eccidio: dieci soldati detenuti nei campi di concentramento vicino a Mantova vennero lì attirati con l’inganno dagli ufficiali tedeschi e costretti a scavare le fosse dove sarebbero stati poi gettati dopo la fucilazione. Trovate maggiori approfondimenti sull’eccidio in questo breve documento. Qui invece un approfondimento sui campi di concentramento in Italia.
  • A pag. 21 si fa riferimento all’invasione e successiva conquista dell’Etiopia da parte dell’Italia, e Denti non nasconde gli orrori che son stati perpetrati in quella regione per arrivare ad una rapida vittoria. Qui trovate un approfondimento della storia coloniale italiana in Africa.
  • “Fui portato al comando tedesco, dove un interprete mi fece parlare e si rese conto che non ero francese. Meno semplice l’accusa di ‘giuivo’ (giudeo). […] Per quanto riguarda l’appartenenza alla religione ebraica (accusa pericolosissima!), il soldato disse che lo aveva pensato vedendo il mio naso, piuttosto lungo e con una gobba.” (pag. 29). In questo articolo potete trovare un approfondimento sull’antisemitismo in Italia, e qui il Manifesto sulla Razza pubblicato il 14 luglio 1938 (al punto 9: Gli ebrei non appartengono alla razza italiana), che successivamente diventerà la base ideologica e pseudo-scientifica della politica razzista dell’Italia fascista.
  • A pag. 36 Denti fa riferimento ad un libro proibito dalla censura fascista: All’ovest niente di nuovo (o, come è meglio conosciuto oggi, Niente di nuovo sul fronte occidentale) di Erich Maria Remarque. Il romanzo, ambientato durante la Prima guerra mondiale, racconta le crude vicende di un giovane soldato al fronte. Un romanzo dai toni pacifisti che certamente non si allineava a quella che era l’ideologia fascista.
  • A pag. 50 si fa riferimento alle donne staffette, il cui compito era quello di curare “i collegamenti tra le varie formazioni impegnate nella lotta armata, permettendo la trasmissione di ordini, direttive, informazioni, e il conferimento di beni alimentari, medicine, armi, munizioni, stampa clandestina. […] Le staffette solitamente non sono armate e quindi si trovano nell’impossibilità materiale di difendersi. Molte sono quelle che pagheranno con le torture e la vita il loro impegno, che tuttavia è indispensabile. Senza le staffette, la guerra partigiana sarebbe stata inattuabile.” (fonte).
    In questo articolo potete trovare le testimonianze di Tina Anselmi e Marisa Ombra, partigiane ai tempi della Resistenza.
  • Il “cugino” che Denti incontra nel suo periodo di prigionia è Teresio Olivelli, figura di spicco nella guerra partigiana. All’inizio membro attivo del regime fascista (era segretario dell’Istituto di Cultura fascista), dopo due viaggi ufficiali nella Germania nazista iniziò a nutrire le prime perplessità, fino all’8 settembre 1943, data che cambiò anche la sua vita. Qui trovate un approfondimento su questo personaggio storico.
  • Dopo la scarcerazione e la vita da clandestino, Denti entra a far parte ufficialmente dei partigiani, nella III Brigata Rosselli. Questa deve il suo nome a Carlo Rosselli, leader della formazione politica antifascista “Giustizia e Libertà”, ucciso nel 1937 dai servizi segreti del regime fascista. Trovate in questo articolo un approfondimento sulla sua figura e su quella del fratello, Nello, antifascista militante.
  • In contrapposizione alle Brigate dei partigiani, il 1° luglio del 1944 vengono istituite le Brigate Nere (citate a pag. 109), un corpo paramilitare fascista della Repubblica Sociale Italiana (RSI). Qui potete trovare un breve approfondimento.
  • L’ultimo capitolo del libro è dedicato al ricordo delle canzoni della guerra partigiana, con i vari testi, e se volete ascoltarle, potete cliccare nei seguenti link: Bella Ciao, Fischia il vento, Dalle belle città, Pietà l’è morta, Sul ponte di Perati.
  • Qui trovate un breve intervista a Roberto Denti all’uscita del libro.

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L’ultimo elfo, di Silvana De Mari

L'ultimo elfo
In una landa desolata, annegata da una pioggia torrenziale, l’ultimo Elfo trascina la propria disperazione per la sua gente. Lo salveranno due umani che nulla sanno dei movimenti degli astri e della storia, però conoscono la misericordia, e salvando lui salveranno il mondo. L’Elfo capirà che solo unendosi a esseri diversi da sé – meno magici ma più resistenti alla vita – non soltanto sopravviverà, ma diffonderà sulla Terra la luce della fantasia.

Titolo: L’ultimo elfo
Autrice: Silvana De Mari
Illustratore: Gianni De Conno
Anno prima edizione: 2004
Editore: Salani

LA “FRONTIERA” PERCHÉ:

Spesso le credenze, i pregiudizi ergono nella nostra mente dei muri di sospetto e di odio. Far crollare questi muri e cercar sempre la verità e il dialogo, questo è superare la frontiera.

LA CITAZIONE:

“Pensò che non c’erano più draghi, perché la solitudine li aveva estinti.
Pensò che non si può vivere secolo dopo secolo, a covarsi la propria magnificenza e solitudine.
Pensò che l’importante non sono le cose, ma il senso che noi diamo alle cose.
Prima o poi la morte attende tutti. Più importante del rimandare la morte è darle un senso.”

TEMI TRATTATI:

  • solitudine
  • amicizia
  • dialogo fra mondi diversi
  • pregiudizi e stereotipi

PAROLE CHIAVE:

  • “Muri di estraneità e incomprensioni”
  • Profezia
  • Mondo post apocalittico

L’AUTRICE:

Silvana De Mari, classe 1953, prima di approdare nel mondo della letteratura per ragazzi, era medico chirurgo, e ha esercitato in Italia e in Etiopia. Nel 2000 la Salani pubblica il suo primo libro, L’ultima stella a destra della luna, ma in realtà lei scrive storie sin dalla giovane età: l’ispirazione alla scrittura è giunta a 16 anni, dopo la visione del film Brancaleone alle Crociate.

APPROFONDIMENTI:

  • In un’intervista, alla domanda che chiedeva come fosse nata l’idea per L’ultimo elfo, la De Mari risponde con queste parole: “Tra i quattro e i nove anni ho abitato a Trieste. Il cuore di mio padre non funzionava bene e gli erano state prescritte lunghe passeggiate. […] Fu allora che mio padre cominciò a raccontarmi complicate storie di spiritelli e gnomi, ambientate agli albori del mondo nelle foreste infinite che lo ricoprivano. E io cominciai a chiedermi, visto che le creature magiche erano dapprima esistite, per poi non più esistere, come fossero scomparse, quanto era stato terribile scomparire, se qualcuna delle creature si era accorta di essere l’ultima. Cosa avrei provato io a sapere che, dopo di me, nessuno come me sarebbe mai più esistito?
    Mano a mano che crescevo alle buffe storie dei folletti se ne sovrapposero altre, atroci e terribili, che nascevano dai luoghi stessi che ci circondavano.
    Mio padre cominciò a parlarmi delle trincee della prima guerra mondiale, che avevano traversato quegli stessi prati che noi traversavamo, seguiti dal nostro cane, lieto e felice per tutta quell’aria fresca e quella luce. Mi parlò delle Foibe, poco distati da noi, molto simili alle grotte che andavamo a visitare, e che un decennio prima erano state riempite di corpi gettati dentro vivi. Mi portò a vedere i muri della Risiera di San Saba, unico campo di sterminio sul suolo italiano. La Risiera non aveva contenuto riso ma persone, che poi erano state mandate nel posto dove è scritto che il lavoro rende liberi, e di tutte le cose che mi ha raccontato, questa memoria è la più assurda e la più indicibile. L’idea dell’ultimo elfo nasce dall’orrore del genocidio.
  • Nonostante il mondo de L’ultimo elfo sia senza ombra di dubbio un mondo fantasy, non mancano i riferimenti alla scienza: dall’astronomia alla biologia, passando per diversi altri campi del sapere.
  • Spesso nella storia Yorsh, il nostro ultimo elfo, si trova davanti a testi scritti nella lingua della terza dinastia runica: questa lingua è il latino.
  • Le illustrazioni del libro sono di un grandissimo illustratore italiano: Gianni De Conno. Se siete curiosi di scoprire altri suoi lavori, potete visitare e sfogliare il suo portfolio nel suo sito ufficiale, qui.
  • L’ultimo elfo ha vinto diversi premi, in Italia e all’estero: nel 2005 il 48° Premio Bancarellino e il Premio Andersen, nel 2006 in Francia il Prix Imaginales e nel 2007 negli Stati Uniti d’America la menzione d’onore per il premio Mildred L. Batchelder per i migliori libri per l’infanzia tradotti in lingua inglese.
  • L’ultimo elfo fa parte di una serie di libri: ci sono quattro sequel (L’ultimo orco, Gli ultimi incantesimi, L’ultima profezia del mondo degli uomini e L’ultima profezia del mondo degli uomini: L’epilogo) e due prequel (Io mi chiamo Yorsh e Arduin il Rinnegato).

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ALCUNI LIBRI DELLA STESSA AUTRICE:

Bulle da morire, di Emanuela Da Ros

Bulle da morire
Prima liceo. Stefania e Giada sono migliori amiche e compagne di banco da sempre. Giada è una ragazzina molto introversa, amante della natura, che adora passare il tempo libero nella stalla di suo nonno. Per questo le due compagne di classe Eli e Bea, considerate le più belle della scuola, iniziano a prenderla in giro e a emarginarla dal resto della classe. Stefania si sente in colpa nei confronti dell’amica ma allo stesso tempo non vuole essere tagliata fuori dal gruppo, così decide di ubbidire alle due “cattive” e di ignorare Giada. Grazie al suo comportamento Stefania entra a far parte del trio insieme a Eli e a Bea, inizia a truccarsi, a mettere foto sui social network e si trasforma giorno dopo giorno nel clone delle due bulle. Finché una sera, in discoteca, la situazione precipita: Stefania, sempre più a disagio con le due amiche e i quattro ragazzi più grandi che continuano a offrire loro alcol e pastiglie, reagisce, scappa e si rifugia da Giada. Eli e Bea però non le perdonano il “tradimento” e tramano una terribile vendetta…

Titolo: Bulle da morire
Autrice: Emanuela Da Ros
Anno prima edizione: 2017
Editore: Feltrinelli

LA “FRONTIERA” PERCHÉ:

Stefania (Stefy, Ste) arriva alle soglie delle superiori facendo una scoperta: deve scegliere chi essere, a quale gruppo appartenere. Esiste una frontiera fra chi siamo dentro e chi appariamo all’esterno, e staremo bene con noi stessi solo se queste due parti non saranno troppo distanti fra di loro.

LA CITAZIONE:

“La mia terza vita era quella che scorreva silenziosa dentro il cuore. E nella mente. Si presentava quando, nella mia camera, cercavo di concentrarmi sulla democrazia di Clistene o di Pericle, sulla fotosintesi clorofilliana, o sul visconte dimezzato di Italo Calvino. Dimezzato? Io mi sentivo una, nessuna e centomila e quando mi guardavo allo specchio per togliermi dagli occhi, con lo struccante di mamma, quella coda sempre più marcata di eyeliner, mi chiedevo chi fossi davvero.
[…] La mia terza vita, quella silenziosa, in realtà faceva un baccano del diavolo. Ma nessuno, a parte me, ne sentiva l’eco.”

TEMI TRATTATI:

  • bullismo
  • amicizia
  • rivoluzioni interiori

PAROLE CHIAVE:

  • Bullismo

L’AUTRICE:

Emanuela Da Ros, nata a Vittorio Veneto nel 1959, è una giornalista, docente e scrittrice italiana. Il suo esordio nel mondo della letteratura per ragazzi avviene nel 2000 quando vince il premio Pippi Calzelunghe alla Fiera Internazionale del Libro per Ragazzi di Bologna. È attualmente la direttrice del giornale Quindicinale e del quotidiano online oggitreviso.it.

APPROFONDIMENTI:

  • Qui trovate il racconto dell’incontro di una scuola con l’autrice del libro, Emanuela Da Ros: si parla sì del libro, ma in particolare delle opinioni della Da Ros sul fenomeno del bullismo, della sua evoluzione e di come si può combatterlo (“- Perché ha scelto di parlare di bullismo? – Un giorno ho dato una traccia su questo tema e una ragazzina ha raccontato la sua esperienza che aveva fortunatamente superato, leggere questo tema mi ha scatenato qualcosa dentro.”).
  • A pag. 92 si fa riferimento al Safer Internet Day: si tratta di una giornata di febbraio dedicata alla sensibilizzazione per un uso responsabile di internet. Quest’anno si è tenuta il 5 febbraio, insieme a “la giornata nazionale contro il bullismo e il cyberbullismo denominata ‘Un Nodo Blu – le scuole unite contro il bullismo’, lanciata lo scorso anno. Per l’occasione tutte le scuole di ogni ordine e grado, sono invitate ad organizzare, eventi e/o attività di formazione e informazione destinate agli alunni e alle famiglie, al fine di favorire una maggiore conoscenza delle tematiche per la prevenzione del bullismo e del cyberbullismo a scuola.” (fonte).
  • Nel 2018 la Feltrinelli aveva indetto un concorso per giovani registi, e il corto premiato era proprio su Bulle da morire. Potete vederlo qui.
  • All’interno del libro vengono citate alcune poesie: Tacciono i boschi e i fiumi di Tasso (pag. 58), il sonetto O cameretta che già fosti un porto di Petrarca (pag. 59). Infine E se non puoi la vita che desideri di Constantinos Kavafis (pag. 126), che potete rileggere qui, insieme a una riflessione sull’importanza di coltivare la nostra vita interiore, oltre che quella esteriore, “facendo quello che veramente amiamo – solo così possiamo evitare che la nostra vita si trasformi in un’estranea sotto i nostri occhi.”.

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Nello spazio con Samantha, di Samantha Cristoforetti, Stefano Sandrelli

Nello spazio con Samantha
Samantha Cristoforetti racconta la sua straordinaria esperienza: passare circa duecento giorni nello spazio a bordo della Stazione spaziale internazionale, la più grande navicella spaziale mai costruita dall’uomo. Come si è preparata a una missione così importante, com’è diventata astronauta, com’è fatta la Stazione spaziale e da chi è composto l’equipaggio? Il racconto diventa poi cronaca quotidiana della sua vita nello spazio: quando si è in orbita come si fa a dormire, lavarsi, passeggiare? Perché sembra che si voli? Che effetto fa vedere la Terra da lontano e quali esperimenti scientifici si possono fare in assenza di gravità? Samantha ne parla con Anna, una ragazzina che ha vinto un concorso indetto dall’Agenzia spaziale europea e ha la possibilità di incontrarla prima della partenza, di scriverle delle mail durante la missione e di rivederla al suo ritorno. Tra esperimenti, quinoa e pesci fluttuanti, canzoni e tecnologia iperavanzata, osservazioni della Terra e delicati stati d’animo, Anna e i lettori ascolteranno dalla voce di Samantha la più incredibile delle avventure: andare nello spazio.

Titolo: Nello spazio con Samantha
Autori: Samantha Cristoforetti e Stefano Sandrelli
Illustrazioni: Alessandro Baronciani
Anno prima edizione: 2016
Editore: Feltrinelli

LA “FRONTIERA” PERCHÉ:

Samantha supera la frontiera più grande di tutte, per capire alla fine che, dopotutto, le frontiere non esistono: “E pensavo anche che era strano essere di nuovo sul pianeta, dopo aver visto tutto dall’alto. Che ero ricaduta dentro i confini di una nazione, dopo aver visto che, dallo spazio, confini non ce ne sono proprio.”.

LA CITAZIONE:

“Quando si ammira la Terra dallo spazio, la fragilità del nostro pianeta e la sua immensa bellezza ti colpiscono. Allo stesso modo, appare evidente che non ci sono confini fra le nazioni e che siamo un unico grande equipaggio di oltre 7 miliardi di persone, che vivono su una straordinaria astronave.
[…] Dobbiamo sempre cercare di percepirci in questo modo: gli abitanti di un’unica casa. E occorre imparare a prenderci cura gli uni degli altri.”

TEMI TRATTATI:

  • viaggio nello spazio
  • vita all’interno della ISS

PAROLE CHIAVE:

  • Missione Futura
  • E-mail intergalattiche

GLI AUTORI:

Di Samantha Cristoforetti trovate già un’approfondita biografia all’interno del volume, qui diciamo soltanto che è nata a Milano il 26 aprile del 1977 e che ora è capitano dell’aeronautica militare e astronauta dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA). Uno dei suoi libri preferiti è Guida Galattica per gli autostoppisti e con la missione Futura è rimasta nello spazio per 200 giorni.

Stefano Sandrelli, co-autore del libro, nasce nel 1967 a Piombino, è astrofisico e lavora a Milano per l’INAF (Istituto Nazionale di Astrofisica). Collabora con l’ESA, per cui cura anche il notiziario televisivo settimanale Spacelab trasmesso da Rainews, e si occupa di didattica e divulgazione.

APPROFONDIMENTI:

  • Il libro si basa sullo scambio di e-mail fra Samantha e due bambini: i fratelli Anna e Luca. Questi dialoghi e i due fratelli sono immaginari, un escamotage narrativo, ma oltre a Samantha c’è un altro personaggio “vero”: l’astrofisica zia Camilla, che è un po’ la voce dell’altro autore del libro, Stefano Sandrelli, anche lui appunto astrofisico.
  • Samantha durante il suo “soggiorno” presso la Stazione Spaziale Internazionale (ISS) ha tenuto un diario di bordo: lo potete trovare qui nella sua interezza, su Avamposto42, il blog dedicato a Samantha e alla missione Futura scritto da lei e da altri autori, fra cui lo stesso Stefano Sandrelli.
  • Nel libro Samantha ci racconta in prima persona l’esperienza del lancio, dell’arrivo alla ISS e del ritorno sulla Terra, ma è tutto documentato anche per immagini e video: qui potete vedere i momenti salienti del lancio della Soyuz, qui l’arrivo alla Stazione Spaziale Internazionale e qui i momenti salienti dell’atterraggio in Kazakistan.
  • Per Avamposto42 Samantha ha fatto diversi piccoli vlog (video blog) in cui ci presenta diversi momenti della vita degli astronauti nello spazio: i pasti (molti dello chef Stefano Polato, come racconta a pag. 130), gli spuntini, il taglio dei capelli, gli allenamenti (di cui parla a pag. 58) l’igiene personale (di cui parla a pag. 62), il bagno, e altri momenti della loro quotidianità.
  • Nel libro Samantha parla spesso di esperimenti e macchinari da testare in orbita (come l’ISSpresso, la stampante 3D e il Cytospace), tutti “made in Italy”: ne trovate un elenco completo in questo articolo.
  • Nel libro si parla della Cupola dell’ISS, “l’ambiente in cui si può vedere la Terra da ben sette finestre. Uno spettacolo unico” (pag. 16). In questo video potete vedere gran parte delle foto alla Terra fatte da Samantha proprio in quella cupola. Qui invece potete vedere la cupola dall’esterno.
  • A pag. 36 e a pag. 108 si parla delle diverse tutte spaziali: la prima, la Sokol, viene usata nei viaggi nelle Soyuz, le altre due, la EMU americana e la Orlan russa, per gli EVA (Extra Vehicular Activity), che possiamo definire romanticamente “passeggiate spaziali”. Se cercate un approfondimento sul funzionamento delle tute, sul perché siano necessarie, come funzionino e l’elenco dei loro componenti, trovate tutto in questo articolo che analizza in particolare la EMU. Qui invece potete leggere un articolo sul futuro delle tute spaziali.
  • A pag. 80 si fa riferimento ad aziende private che costruiscono veicoli senza equipaggio che viaggiano per lo spazio, i cargo, e in particolare si fa riferimento a SpaceX. Questa è la società fondata da Elon Musk, già fondatore delle auto Tesla, di cui da poco ha mandato un esemplare nello spazio. Sì, avete letto bene.
  • Se siete interessati a fare un giro turistico all’interno della Stazione Spaziale Internazionale, potete farvi guidare da Luca Parmitano, astronauta citato anche nel libro che è stato sulla ISS in una missione precedente a quella di Samantha (Volare, Expedition 36/37): qui il video.
  • La Stazione Spaziale Internazionale (ISS) è visibile anche ad occhio nudo! Nel sito della NASA sono indicate tutte le occasioni di avvistamento giorno per giorno in ogni parte del mondo, ecco quelle di Carbonia!
  • In questa puntata di Radio3 Scienza la conduttrice Rossella Panarese intervista Samantha Cristoforetti e Stefano Sandrelli: si parla del loro libro, dell’esperienza di Samantha e dei suoi progetti futuri.
  • In questo video si può vedere parte della presentazione del volume al Salone del libro di Torino nel 2016: Samantha parla del suo intento nel scrivere il libro, del messaggio che voleva comunicare e del suo lavoro.
  • Nel 2016 è uscito al cinema un documentario dal titolo Astrosamantha – La donna dei record nello spazio, che racconta i 200 giorni dell’aeronauta sulla ISS, ma anche tutto il periodo precedente di preparazione e addestramento. Qui potete vedere il trailer.
  • Il libro è ricco di citazioni e riferimenti alla Guida Galattica per gli autostoppisti di Douglas Adams… dopotutto si tratta della 42esima missione di lunga durata verso la Stazione Spaziale Internazionale, e, se avete letto questo libro o la Guida galattica, sapete che il numero 42 è molto importante, anzi, fondamentale. Anche la NASA ha riconosciuto questo legame, infatti uno dei poster dedicati alla missione è una vera a propria citazione al libro di Adams.
  • In questo video potete ascoltare Samantha recitare… le rime di una filastrocca di Gianni Rodari! L’autore è anche presente nella bibliografia di quest’anno con la raccolta di racconti Viaggio in Italia.
  • Il volume è illustrato da Alessandro Baronciani, che ritroviamo anche in un altro libro presente nella bibliografia di quest’anno, Il tuo nome è coraggio di Aquilino. Baronciani oltre ad essere un illustratore è anche fumettista e musicista. Qui trovate il suo blog con l’elenco delle sue opere.

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