Khalifa, un immigrato da medaglia, di Daniele Nicastro

Khalifa, un immigrato da medaglia
Sobuj vive come può, a Roma, sulle banchine del Tevere, da invisibile fra gli invisibili. Finché vede il corpo di una donna galleggiare nel fiume. C’è chi urla, chi chiama i soccorsi, chi si gira dall’altra parte. Lui è l’unico con il coraggio di gettarsi in acqua. Ancora non sa che quel tuffo gli cambierà la vita.

Titolo: Khalifa, un immigrato da medaglia
Autore: Daniele Nicastro
Anno prima edizione: 2018
Editore: Einaudi

LA “FRONTIERA” PERCHÉ:

Spesso creiamo una frontiera fra noi e gli altri: non lasciar vincere l’egoismo, esser sempre pronti ad aiutare il prossimo anche quando ciò vada contro i nostri interessi… tutto questo significa infrangere quella frontiera e avere coraggio.

LA CITAZIONE:

“Fu allora che mi ricordai del permesso di soggiorno scaduto.
Non ci avevo pensato mentre vedevo la donna galleggiare.
Né mentre correvo a perdifiato sull’argine.
O mentre le sollevavo la testa dall’acqua.
Avevo pensato solo a salvarle la vita. L’alternativa era stare fermo, fregarmene. Pensare solo a me stesso, perché era chiaro che dopo il salvataggio sarei stato interrogato dalla polizia. Non si può fare una cosa così e poi sparire nel nulla.
No, avevo fatto bene.
Che uomo sarei stato, altrimenti?”

TEMI TRATTATI:

  • coraggio
  • solidarietà
  • sopravvivenza
  • accoglienza
  • famiglia

PAROLE CHIAVE:

  • Eroe

L’AUTORE:

Daniele Nicastro è nato a Carmagnola nel 1978 e attualmente vive a Moretta, un piccolo paese della provincia di Cuneo, dove scrive a tempo pieno libri per ragazzi. Ha cominciato nel 2011 con un racconto fantastico. Da allora si è cimentato nei generi più diversi, dal romanzo d’avventura al racconto comico, ma sempre con una particolare attenzione ai temi della crescita che più interessano i ragazzi. Con le scuole e le biblioteche svolge incontri di promozione alla lettura e laboratori di scrittura creativa.

APPROFONDIMENTI:

  • Il libro racconta la storia vera di Sobuj Khalifa, un immigrato in Italia dal Bangladesh che non essendo riuscito a trovare lavoro, si ritrovò per un certo periodo a vivere nella Cloaca Massima, un antico condotto fognario, fino a che non arrivò quel giorno del 12 maggio 2015, in cui salvò la vita di una donna che stava annegando nel Tevere. Qui trovate le immagini di quel salvataggio.
  • Tutti i fatti narrati nel libro sono realmente accaduti e trovabili in rete: qui potete trovare l’intervista del Messaggero citata a pag. 89, qui quella di Repubblica citata a pag. 90, e qui il servizio de La Vita in diretta citato a pag. 101. Qui trovate un breve articolo sulle 18 onorificenze consegnate dall’allora presidente Mattarella alle personalità che si son distinte in quel 2015 per particolari atti di eroismo, fra le quali c’è anche Sobuj Khalifa.
  • La storia di Khalifa inizia nel suo paese d’origine, il Bangladesh. L’autore attraverso il suo protagonista racconta la situazione di grave povertà che imperversa fra i bengalesi, tra scarse risorse e popolazione sempre più densa. In questo articolo potete leggere alcune informazioni che possono aiutare a capire il Bangladesh, e in questo, molto più recente, delle tensioni che coesistono attualmente all’interno del suo territorio.
  • Una volta arrivati in Italia, Sabuj Khalifa e suo fratello Galala si dirigono verso quel quartiere di Roma dove vivono molti altri bengalesi come loro, lo chiamano Banglatown. Il quartiere è quello di Tor Pignatta, che, insieme ad altri fra la Prenestina e la Tuscolana, sono quartieri nati all’inizio del Novecento da sempre abitati da immigrati, ma che venivano da meno lontano: “Quartieri nati per essere abitati da immigrati, genti arrivate da lontano, con abitudini e tradizioni diverse, che spesso non sapevano parlare l’italiano: erano abruzzesi, pugliesi, veneti, sardi, marchigiani.”. Qui trovate l’intero reportage citato.
  • A pag. 92 il padre di Matteo rimane sbalordito dalla quantità di articoli presenti sul web riguardanti il gesto eroico di Khalifa, trova anche una canzone… esiste per davvero anche questa, è composta da Roberto Biagiotti e la potete ascoltare qui.
  • A pag. 112, riferendosi a Monica Graziana Contrafatto, premiata anche lei per il suo atto di eroismo, Khalifa dice: “Ma è lo stesso diventata un’atleta e sogna di partecipare alle Paralimpiadi di Rio del prossimo anno.”. Nel 2016 Monica è riuscita per davvero a partecipare ai giochi paralimpici di Rio, ottenendo anche un importante risultato: la medaglia di bronzo nei 100 metri piani categoria T42.
  • Qui potete trovare un’intervista a Daniele Nicastro, in cui parla della sua vocazione di scrittore, dei grandi autori che l’hanno ispirato e fa un accenno anche a Khalifa, un immigrato da medaglia (“Scriverlo è stata un’esperienza illuminante sotto molti aspetti.”). Qui trovate un’intervista più estesa.
  • Qui trovate il booktrailer (video di presentazione) del libro creato dalla classe di una scuola di Bolzano per un progetto.

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Sette minuti dopo la mezzanotte, di Patrick Ness e Siobhan Dowd

Sette minuti dopo la mezzanotte
Una notte di luna e brezza leggera, il piccolo Conor si sveglia di colpo sentendo bussare alla finestra della sua cameretta. Terrorizzato, allunga l’orecchio per cogliere qualche rumore sospetto dal piano di sotto. Nulla. Sono passati sette minuti dalla mezzanotte. D’un tratto, sente chiamare il suo nome. Conor è preso dal panico: potrebbe essere l’apparizione spaventosa che da giorni lo tormenta nel sonno, l’incubo che viene a trovarlo da quando sua madre ha iniziato le cure mediche. Invece, quando si fa coraggio e si sporge dalla finestra, trova ad attenderlo un mostro. Un mostro tutto particolare, però, senza artigli o denti aguzzi.È semplicemente un albero. Antico e selvaggio, una creatura che sembra uscita da un altro tempo. Il mostro è pronto a stringere un patto con lui: nelle notti successive racconterà a Conor tre storie, di quelle che aiutano a uccidere i draghi che ognuno di noi nasconde nel fondo del proprio animo, storie che spingono ad affrontare le paure più grandi. Ma in cambio la creatura misteriosa vuole da lui una quarta storia, un racconto che deve contenere e proteggere la cosa più pericolosa di tutte: la verità.

Titolo: Sette minuti dopo la mezzanotte
Autore: Patrick Ness (da un’idea di Siobhan Dowd)
Illustrazioni: Jim Kay
Traduzione: Giuseppe Iacobaci
Anno prima edizione: 2011
Editore: Mondadori

LA “FRONTIERA” PERCHÉ:

La frontiera è anche mentale: quel blocco che ci impedisce di accettare o di sopportare qualcosa e che ci porta a chiuderci dentro noi stessi… oppure anche la frontiera che separa la vita dalla morte. Capire che certe situazioni fanno parte del ciclo della vita, e che tutto si può affrontare, anche questo è superare la frontiera.

LA CITAZIONE:

“Gli esseri umani sono bestie complicate, credono alle bugie consolatrici pur conoscendo la realtà dolorosa che le ha rese necessarie.”

TEMI TRATTATI:

  • paura della morte
  • chiusura in sé stessi
  • bullismo

PAROLE CHIAVE:

  • I mostri nella nostra mente

L’AUTORE:

Patrick Ness ha passato i primi anni di vita girovagando per il mondo: nato nel 1971 a Fort Belvoire, una base militare dove suo padre era sergente per l’esercito degli Stati Uniti d’America, passa poi parte dell’infanzia prima alle Hawaii, poi a Washington e a Los Angeles. Si trasferisce infine nel 1999 a Londra, dove scrive il suo primo romanzo e inizia ufficialmente la sua carriera di scrittore. Tiene inoltre corsi di scrittura creativa presso l’università di Oxford e scrive per alcune testate giornalistiche inglesi.
Ha vinto numerosi premi, fra cui la Carnegie Medal, il Guardian Children’s Fiction Prize e il Booktrust Teenage Prize.

APPROFONDIMENTI:

  • Il libro nasce da un’idea di un’altra scrittrice: Siobhan Dowd (Londra, 4 febbraio 1960 – Oxford, 21 agosto 2007), conosciuta in Italia principalmente per Il mistero del London Eye, romanzo che le è valso il premio Andersen nel 2012. Malata terminale di un tumore al seno, non ha potuto completare la storia, che è passata quindi nelle mani di Patrick Ness.
  • Dal libro è stato tratto un film uscito nel 2016 per la regia di Juan Antonio Bayona, qui è possibile vedere il trailer.
  • Nel libro il mostro/albero racconta a Conor tre storie che lo porteranno a confrontarsi con una grande verità, a una catarsi. La struttura è quella del Canto di Natale di Charles Dickens.
  • Le illustrazioni del volume sono di Jim Kay, che in questi anni si sta occupando anche della versione illustrata di Harry Potter. Nel suo sito potete trovare tavole di alcuni dei suoi lavori, anche di Sette minuti dopo la mezzanotte (in inglese A Monster Calls).

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Ali nere, di Alberto Melis

Ali nere
1937. Il paese basco di Durango, Spagna. Un momento tragico e poco conosciuto della recente storia viene raccontato attraverso gli occhi di Tommaso, un ragazzo italiano dodicenne giunto in Biscaglia con i genitori impegnati, insieme a uomini e donne di cinquantatré diverse nazioni, a combattere contro l’esercito franchista e per la libertà. Nonostante la Guerra Civile, Tommaso vive intensamente le esperienze e i dubbi della sua età. Stringe una forte amicizia con Susa, una ragazza spagnola libera e ribelle che gli fa amare Garcia Lorca, le letture, la natura, gli animali. Un albero diventa il loro rifugio. Il 31 marzo, in un tranquillo giorno di mercato, compaiono nel cielo di Durango sagome nere di aerei. Nessuno può immaginare quello che sta per accadere. Nella storia delle guerre, il primo bombardamento a tappeto rivolto verso inermi civili avvenne a Durango, poco prima di quello di Guernica, immortalato dal celebre quadro di Picasso. Durango subì un bombardamento micidiale, eseguito dall’aviazione fascista italiana in appoggio al dittatore Franco. Un crimine contro l’umanità che anticipò gli orrori della Seconda Guerra Mondiale e che merita di essere ricordato. Anche con questo romanzo che, pur essendo frutto della fantasia dell’autore, si basa su ambienti, fatti e personaggi realmente esistiti.

Titolo: Ali nere
Autore: Alberto Melis
Anno prima edizione: 2018
Editore: Notes Edizioni

LA “FRONTIERA” PERCHÉ:

I genitori di Tommaso son un grande esempio per lui e per tutti noi: ci insegnano che le frontiere nazionali sono relative, non bisogna restar fedeli ad una bandiera, ma alla propria coscienza e seguire non gli ideologismi di passaggio, ma i propri valori. Questa è l’eredità di Tommaso.

LA CITAZIONE:

“Mi girai, alzai gli occhi al cielo e per qualche secondo restai abbagliato dai raggi del sole. Poi vidi grandi ali nere, simili a quelle che avevo sognato: appartenevano a giganteschi aerei che avevano la stessa sagoma dei bombardieri italiani Murciélagos, i Pipistrelli.”

TEMI TRATTATI:

  • famiglia
  • amicizia
  • superstizioni
  • guerra

PAROLE CHIAVE:

  • Guerra Civil
  • Durango
  • Murciélagos

L’AUTORE:

Alberto Melis nasce a Cagliari, dove ancora vive, nel 1957. Dal 1983 è maestro di scuola, ma le sue passioni ed occupazioni variano: ama la fotografia, collabora con alcune testate giornalistiche, fra cui L’Unione Sarda, e scrive romanzi, soprattutto per i più giovani, su temi a lui cari.

Sito ufficiale.

APPROFONDIMENTI:

  • Il contesto storico in cui è ambientato Ali nere è quello della guerra civile spagnola scoppiata nel 1936 e conclusasi il 1° aprile 1939, alle porte della Seconda guerra mondiale. Quali sono gli eventi che portarono a questo sanguinoso conflitto? Nel 1931 il re di Spagna abbandonò il trono e nacque la Repubblica Spagnola, ma subito iniziarono i contrasti fra i nazionalisti e i repubblicani, contrasto che sfociò in guerra nel ’36, quando il Fronte popolare (costituito da repubblicani, comunisti, socialisti e anarchici) riconquistò il governo e il generale Francisco Franco di stanza in Marocco marciò verso Madrid per rovesciare il nuovo governo con la forza. L’idea del generale era quella di costituire in Spagna un regime fascista come quello di Mussolini in Italia o come quello di Hitler di Germania, per questo motivo entrambi i paesi appoggiarono lo sforzo bellico di Franco con parte del proprio esercito. La guerra civile in Spagna divenne un prototipo dello scontro sanguinoso fra fascismo e democrazia che a breve avrebbe portato al secondo conflitto mondiale. Durante lo scontro ci fu una grande mobilitazione di civili, volontari provenienti da tutti gli strati sociali spagnoli ed europei. I soldati italiani fascisti non furono gli unici italiani coinvolti nel fronte spagnolo, molti italiani antifascisti, come i genitori di Tommaso, partirono per la Spagna per dare il loro contributo contro i nazionalisti di Francisco Franco. Nonostante ciò, la lotta era impari, e dopo 3 anni di sanguinosa guerra, Francisco Franco riuscì nel suo colpo di stato e instaurò il suo regime dittatoriale che durò sino alla sua morte, avvenuta nel 1975. In questo documentario prodotto dalla Rai potete trovare un maggior approfondimento sui fatti antecedenti la guerra civile, la guerra civile stessa e le motivazioni dei vari schieramenti.
  • Si è detto alla guerra civile parteciparono anche volontari stranieri in appoggio alla Repubblica contro il fronte nazionalista di Francisco Franco: questi costituivano le cosiddette Brigate Internazionali, citate anche nel libro, che si dividevano in diverse Colonne a seconda dei paesi di origine, e c’era anche la Colonna italiana, con volontari provenienti principalmente dal movimento Giustizia e Libertà (sotto cui combatteranno a breve anche molti partigiani in Italia). Il padre di Tommaso combatteva per la Colonna Rosselli, che prende il nome da Carlo Alberto Rosselli, attivista antifascista italiano. Insieme al padre di Tommaso, nella Colonna Rosselli milita anche un altro personaggio, Umberto Marzocchi, come si scoprirà a pag. 129, e non è un personaggio inventato: antifascista e anarchico italiano, Marzocchi parte subito per la Spagna allo scoppio della guerra per combattere contro i fascisti, andrà poi in Francia dove negli anni ’40 combatterà fra le fila della Resistenza. Riuscì a tornare in Italia solo alla fine del secondo conflitto mondiale.
  • A pag. 14 si fa riferimento alla battaglia di Monte Pelato, battaglia in cui venne ferito il padre di Tommaso: questo fu il primo scontro che vide l’intervento delle milizie italiane antifasciste nella guerra contro i franchisti, partecipò anche Marzocchi di cui si è appena parlato. In questo articolo trovate un maggior approfondimento sulla battaglia.
  • Finora si è parlato dei militanti italiani antifascisti, ma in Spagna la maggior parte degli italiani impegnati nella guerra erano dell’esercito fascista di Mussolini. Quest’ultimo non si limitò a mandare parte del suo esercito in Spagna, ma anche diverse macchine da guerra, e fra queste i Murciélagos ,”pipistrelli” in spagnolo: così venivano definiti i bombardieri italiani Savoia-Marchetti S.M.81, gli artefici dei bombardamenti contro i civili a Durango, e non solo. Questi vennero impiegati anche per la conquista dell’Etiopia e durante la seconda guerra mondiale, qui potete trovare un approfondimento.
  • Quello di Durango è stato il primo bombardamento a tappeto della storia contro inermi civili, successivamente divenne una pratica tristemente comune, a partire dalla Seconda guerra mondiale. In questo video potete vedere brevi filmati d’epoca con immagini di Durango dopo il bombardamento di quel 31 marzo 1937.
  • A pag. 110 viene riportata parzialmente la Ballata della piccola piazza di Federico García Lorca, qui potete leggere la versione integrale. Garcia Lorca fu un poeta e drammaturgo spagnolo della prima metà del Novecento, nel 1936 venne catturato da una milizia franchista a Granada dove era ospite fra amici (lui era sostenitore delle forze repubblicane), e fucilato sul posto. Il suo corpo venne poi gettato in una tomba senza nome a a Fuentegrande de Alfacar. Qui trovate un’infografica con i momenti salienti della sua breve vita.
  • Ali nere è stato “libro del giorno” nella nota trasmissione radiofonica Fahrenheit su Radio3. Potete ascoltare qui l’episodio, in cui Alberto Melis parla del suo libro, dei suoi personaggi (e l’uomo a cui il giovane protagonista deve il suo nome), del contesto storico del libro, inserendosi nel nostro contesto storico attuale.
  • L’illustrazione di copertina è di David Pintor, illustratore di libri per ragazzi nato a Galizia nel 1975. Qui, nel suo sito ufficiale potete trovare altri suoi lavori.
  • A pag. 75 viene citata la macchina Enigma, la macchina attraverso cui gli ufficiali tedeschi comunicavano attraverso messaggi cifrati, che verrà poi decrittata dal matematico inglese Alan Turing durante la Seconda guerra mondiale. In questo video viene spiegato in modo semplice il funzionamento di questa complicata macchina, all’apparenza molto simile ad una classica macchina da scrivere.

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Le avventure di Flamingo, di Gianluca Medas

Le avventure di Flamingo
Un parco, lo stagno di Molentargius, circondato dai palazzoni di due città, un sogno premonitore, un incendio letale, la covata dei fenicotteri a rischio. È qui che si svolge la storia di Flamingo, un pullo di fenicottero e dei suoi amici: Cuau, un randagio ribelle, e Ruth, una raganella di Bellarosa Minore. Nel minor tempo possibile dovranno fermare il complotto degli uomini cattivi che vogliono ridurre lo stagno in un luogo deserto adatto ai loro malvagi interessi, ma le insidie sono molte e le sorprese non sempre saranno piacevoli…

Titolo: Le avventure di Flamingo
Autore: Gianluca Medas
Illustrazioni: Antonino Pirellas
Anno prima edizione: 2006
Editore: Condaghes

LA “FRONTIERA” PERCHÉ:

C’è una frontiera che l’essere umano non dovrebbe mai superare: quella del rispetto per la natura e degli animali che la abitano. Ma ci sono anche frontiere che vanno abbattute: la storia di Flamingo insegna che non importa se si è di razze e di origini diverse, si è tutti uguali davanti al pericolo, e ci si aiuta a vicenda.

LA CITAZIONE:

“Ma la cosa che nessuno disse, forse per pudore, o per paura che una parola potesse svilirne il sapore, anche perché era come scontata, così come l’acqua è bagnata ed il fuoco brucia, era questo senso di appartenenza che era nato dallo stare insieme, nel lottare insieme, decidere insieme. Non parlarono di questo, perché l’avevano nel cuore, come le cose che non si dicono perché fanno emozionare.”

TEMI TRATTATI:

  • separazione dalla famiglia
  • rispetto per la natura
  • amicizia
  • lotta per la propria casa

PAROLE CHIAVE:

  • Stagno di Molentargius
  • Delicato equilibrio di un ecosistema

L’AUTORE:

Gianluca Medas, nato a Cagliari 1962, è un artista eclettico che ha fatto della narrazione il suo percorso artistico principale. È attore, autore, regista di teatro (da solo e con i Medas), conduttore e regista in TV e alla radio. Fin da bambino amava raccontare storie ai suoi fratellini e amici. Ancora oggi continua a raccontare storie a grandi e piccini. Tutto ciò senza mai interrompere la tradizione teatrale della famiglia.

APPROFONDIMENTI:

  • La storia del piccolo Flamingo, di Cuau e della raganella Ruth ruota intorno al salvataggio della loro casa: lo stagno di Molentargius. Si tratta del Parco Naturale Regionale Molentargius Saline situato tra Cagliari e Quartu S. Elena, il quale, “istituito nel 1999, è una zona umida di valore internazionale tra le più importanti in Europa, raro esempio al mondo di ecosistema presente in aree fortemente antropizzate (che hanno subito interventi di trasformazione dell’ambiente naturale da parte del genere umano) ma habitat ideale di molte specie animali, tra cui il fenicottero.”. Nel sito ufficiale si trovano diverse informazioni, anche un breve elenco della fauna che abita il parco: “Per la sua naturale posizione geografica e per le diverse nicchie ecologiche presenti al suo interno, ottimali per la sosta e lo svernamento, l’ecosistema Molentargius permette la massiccia presenza di avifauna stanziale, nidificante e di passo, circa un terzo dell’avifauna europea; tra cui molte specie protette a livello comunitario. Ma questo ecosistema è importante anche per le specie animali appartenenti alle altre Classi, per quanto meno conosciuti e di più difficile individuazione rispetto agli uccelli. Tra gli Anfibi: la Raganella ed il Rospo smeraldino, tra i Rettili: la Tartaruga palustre, la Biscia d’acqua, il Biacco e la Luscengola; tra i Mammiferi: il Riccio, la Donnola e il Coniglio selvatico.”.
    Qui trovate una piccola mappa che evidenzia le aree appartenenti al parco, e qui alcune foto.
  • Flamingo, il protagonista di questa storia, è un piccolo cucciolo (pullo) di fenicottero. In principio i fenicotteri, o “sa genti arrubbia”, “il popolo rosso”, come son stati ribattezzati in sardo, usavano la Sardegna “come una tappa tra l’Africa e la Camargue, la regione francese dove amano da sempre andare in ‘villeggiatura’. Da più di dieci anni però i fenicotteri hanno deciso che in Sardegna, e in particolare negli stagni cagliaritani, si sta bene tutto l’anno e che non ha molto senso spostarsi di continuo. L’area umida che circonda il capoluogo è l’unica in cui è ormai un dato di fatto la nidificazione dell’animale.”. Qui trovate l’intero articolo in cui si parla della storia nella nostra isola di questi splendidi volatili (ormai simbolo della città di Cagliari), e in cui potete ammirare bellissime loro foto.
  • “I parcheggi della Città Mercato, sempre illuminati a giorno, non erano di certo il luogo migliore per nascondersi, nonostante ciò conosceva tanti posti dove sottrarsi alla vista. Veniva chiamato Cuau proprio per questo.” (pag. 23-24), così l’autore racconta l’origine del nome del cane coraggioso che aiuterà Flamingo e gli altri abitanti dello stagno, infatti “cuau” in sardo significa… “nascosto”.
  • Le illustrazioni all’interno del libro sono di Antonino Pirellas, artista di formazione eterogenea: da classica e artistica, a scientifica. Qui trovate il sito sito ufficiale con diverse opere da lui realizzate.

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Un pesce è un pesce, di Leo Lionni

Un pesce è un pesce
La storia di un’amicizia tra un girino e un pesciolino che sott’acqua si “vedono” crescere, ma la rana è anfibia e può, con grande dispiacere del pesce, godere di acqua e di terra e così scoprire di poter appartenere a mondi diversi. Anche gli amici possono provare invidia, ma non possono sfidare le leggi della natura: fuoriuscire dal proprio habitat e rischiare la vita è una mossa maldestra ma istruttiva per accettare e valorizzare la propria condizione. Un pesce è un pesce.

Titolo: Un pesce è un pesce
Autore: Leo Lionni
Traduzione: Maria Marconi
Anno prima edizione: 1970
Editore: Babalibri

LA “FRONTIERA” PERCHÉ:

Noi siamo per un verso tutti uguali… ma anche tutti diversi! E questa diversità è bella perché ci rende unici: non dobbiamo cercare di essere come gli altri, ma essere noi stessi e volerci bene per quel che siamo.

LA CITAZIONE:

“Questo era, senza dubbio, il mondo più bello.
Sorrise alla rana che lo guardava da sopra una foglia.
«Avevi proprio ragione» le disse, «un pesce è un pesce!»”

TEMI TRATTATI:

  • amicizia
  • ricchezza della diversità
  • accettazione di sé stessi
  • soggettività dell’immaginazione

PAROLE CHIAVE:

  • “Un pesce è un pesce”

L’AUTORE:

Leo Lionni, autore di innumerevoli e pluripremiati libri per bambini, è stato anche un celebrato designer, grafico, art director, pittore, scultore, illustratore. È nato in Olanda nel 1910 da un intagliatore di diamanti e una cantante lirica, con zii collezionisti d’arte moderna e architetti. La vita di Lionni trascorrerà fra gli Stati Uniti e l’Italia dove conosce la futura moglie Nora Maffi. Scoperto da Marinetti partecipa al movimento futurista; in seguito deve lasciare l’Italia a causa delle leggi razziali e si trasferisce a Philadelphia dove inizia a lavorare in un’agenzia pubblicitaria. La sua opera ha lasciato un’impronta profonda nella grafica contemporanea e nel mondo dell’editoria. L’unicità dei suoi libri, insieme commerciali e poetici, rendono Leo Lionni un autore unico nel mondo della letteratura infantile. Muore nel 1999 all’età di 89 anni, ma i suoi libri continuano a vivere nelle camerette dei bambini di tutto il mondo.

APPROFONDIMENTI:

  • All’inizio del libro l’amico del pesciolino era un piccolo girino e vivevano insieme nell’acqua, ma dopo qualche tempo… il girino si è trasformato in una rana! Come è successo? In questo breve video potete vedere tutte le fasi della metamorfosi del girino in rana.
  • Nel 1998, un anno prima della sua morte, Leo Lionni, parlando dei suoi libri, dice queste parole in un’intervista: “Certo, ma sono morali tutte le mie storie, o almeno penso sempre di costruire storie morali. Un libro, e sopratutto un libro per bambini, non può ridursi soltanto ad una serie di belle illustrazioni. Deve insegnare qualcosa; si deve porre degli obiettivi, appunto, morali… […] come Un pesce è un pesce che narra la storia di un pesce e di una rana che nascono uguali, come girini, e diventano, crescendo, diversi. Quando la rana torna nello stagno racconta al pesce il mondo esterno, che lui non ha mai visto, e il pesce immagina tutto a sua immagine e somiglianza. Uomini, uccelli, cose che sembrano pesci.
    È un racconto filosofico: Senofane diceva che se una mucca dovesse descrivere Dio lo immaginerebbe certo simile ad una mucca…” (fonte).
  • Racconta Leo Lionni in un’altra intervista: “Di tutte le domande che mi sono state rivolte come autore di libri per bambini, la più frequente senza dubbio è: ‘come vengono le idee?’ Molte persone sembrano credere che il modo in cui si ottiene un’idea sia allo stesso tempo misterioso e semplice. Misterioso, perché l’ispirazione si pensa provocata da un particolare stato di grazia concessa solo alle anime più fortunate. Semplice perché si crede che le idee caschino dentro la testa, già tradotte in parole e immagini, pronte per essere trascritte e copiate sotto forma di libro con tanto di pagine finali e copertina. Niente è più lontano dal vero. Talvolta, dall’infinito flusso della nostra fantasia, all’improvviso emerge qualcosa di inaspettato che, per quanto vago possa essere, sembra contenere una forma, un significato e, più importante, un’irresistibile carica poetica. Il senso di fulmineo riconoscimento grazie al quale trasciniamo questa immagine fino alla piena consapevolezza, rappresenta l’impulso iniziale di tutti gli atti creativi… Altre volte, devo ammetterlo, la creazione di un libro si trova nell’improvvisa e inspiegabile voglia di disegnare un certo tipo di coccodrillo.”
  • In un’intervista, alla domanda “Quali sono i titoli Babalibri a cui è più legata, e perché?”, Francesca Archinto, direttrice della Babalibri, la casa editrice di Un pesce è un pesce, risponde: “Sono tutti i libri di Leo Lionni, perché riescono a parlare di filosofia ed etica con intelligenza” (fonte).

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Rossoblù, che storia!, di Angela Latini e Martina Matteoli

Rossoblù, che storia!
La maglia autografata dai giocatori del Cagliari giace in un cassetto e Alessandro non ha nessuna intenzione di condividerla con sua sorella Anna. Ma quando a scuola gli viene affidata una ricerca sulla sua squadra del cuore, Alessandro non può fare altro che chiedere aiuto proprio a lei! E sapete cosa vuole in cambio l’esperta sorellina? Pensando alla maglia, che vede già fra le sue mani, Anna si addormenta e si ritrova improvvisamente in piazza d’Armi, nel 1902, quando a Cagliari si tirano i primi calci al pallone. Durante un incredibile sogno, la ragazzina ripercorre le tappe fondamentali della storia rossoblù, parla con i protagonisti, raccoglie notizie e curiosità di campionato in campionato, di competizione in competizione. Vive la prima partita dell’8 settembre 1920 del Cagliari Football Club, il mitico scudetto del 1970, la partecipazione alla Coppa dei Campioni, la Coppa UEFA e l’indimenticabile promozione in Serie A nella stagione 2015-2016. Al suo risveglio Anna accetterà la richiesta di Alessandro, ormai rassegnato ad aprire quel cassetto. Ma per la piccola cronista sportiva la maglia non sarà l’unica vittoria…

Titolo: Rossoblù, che storia!
Autrici: Angela Latini e Martina Matteoli
Illustrazioni: Bruno Olivieri
Anno prima edizione: 2017
Editore: Condaghes

LA “FRONTIERA” PERCHÉ:

Ciò che ci appassiona può nascondere diversi lati che non conosciamo: superare la frontiera significa anche non limitarci a conoscere la superficie di ciò che ci piace, ma approfondire e scoprire quante più cose possibili.

LA CITAZIONE:

“Da lontano arriva un rumore, un accenno di pioggia: plin, plin, plin… goccia dopo goccia. Mi ritrovo con in mano un ombrello (chissà perché non lo apro visto che sta piovendo?!) e addosso una strana maglietta, di sicuro è rossa e blu, di sicuro ci sono sopra tante firme.
È così che inizia la storia del calcio a Cagliari, con un acquazzone.”

TEMI TRATTATI:

  • calcio
  • viaggio nel tempo
  • seguire le proprie passioni

PAROLE CHIAVE:

  • Storia del Cagliari

LE AUTRICI:

Angela Latini è nata nelle Marche, ma ha la Sardegna nel cuore, in particolare la squadra del Cagliari. Ha sempre scritto di calcio in diversi quotidiani, poi ha iniziato a parlarne anche in libri per i più giovani.

Martina Matteoli è giornalista pubblicista, e una grande appassionata di calcio sin da bambina. È scontato dire per quale squadra tifi…

APPROFONDIMENTI:

  • Rossoblù, che storia! non è il primo libro che Angela Latini dedica alla squadra del Cagliari: nel 2012 ha scritto Cuori rossoblù, che parla di una mamma delle Marche tifosissima del Cagliari (che ci sia qualche elemento autobiografico, dato che anche l’autrice è delle Marche?), mentre nel 2015 esce L’estate di una Primavera rossoblù, storia che si sviluppa fra gli allenamenti della Primavera rossoblù, la squadra dei più grandi del settore giovanile del Cagliari.
  • Alla storia della squadra del Cagliari è dedicato un percorso museale all’interno della Sardegna Arena, dal titolo Cagliari 1920 History & Gallery, in cui si possono trovare cimeli, foto, testi e reperti storici dei campioni di oggi e di sempre. Qui il sito ufficiale. Cliccando su “History” si apre il racconto dei primi anni del Cagliari, e si possono vedere alcune foto d’epoca, e riconoscerete senz’altro alcune delle maglie presenti nell’illustrazione a pag. 19.
  • “Dagli «Alè!» ad «Aiuto, le bombe!»”, così a pag. 23 s’introduce il racconto di uno dei periodi più bui di Cagliari: i bombardamenti del ’43, in piena Seconda guerra mondiale, che distrussero la città… forse non sapete che Cagliari fu la seconda città più devastata dalle bombe in quel periodo, infatti fu raso al suolo l’80% degli edifici! In questo video, attraverso le testimonianze dei sopravvissuti, vengono raccontati quei giorni del 1943.
  • A pag. 25 si fa riferimento al nuovo stadio dell’Amsicora, e all’eroe a cui deve il proprio nome… Si tratta per l’appunto di Amsicora (o Ampsicora), che ai tempi delle grandi conquiste dell’antica Roma organizzò una rivolta contro le legioni romane (215 a.C.). Purtroppo l’esito della rivolta non fu lieto per il nostro eroe, che dopo la sconfitta e la morte del figlio decise di togliersi la vita, ma il nome dello stadio non è l’unico omaggio a lui dedicato, a Oristano infatti si trova una sua stele celebrativa. Ma la figura di Ampsicora era presente anche nella bibliografia dell’a.s. 2017/2018, con il libro Ampsicora. Eroe sardo di Tonino Oppes. Qui trovate un approfondimento sulla storia di questo personaggio e in particolare sulla sua ribellione ai romani.
  • “… mi distraggo un po’, sino a quando vedo volare un’arancia. Proprio un’arancia, che lanciata dagli spalti finisce in pieno sulla faccia di Cannito, un giocatore del Lecce che sta parlando con l’arbitro.” (pag.48), se la ricorda ancora bene Ruggero Cannito quell’arancia, come racconta all’Unione Sarda nell’aprile del 2011: “Ho ancora la sensazione che l’arancia forse era rivolta all’arbitro: ma me la beccai io, tra occhio e naso, e mi fece male, molto male. Perché ero vicino all’arbitro rientrando negli spogliatoi? Lo Bello mi aveva ammonito e mi ero avvicinato per chiedergli spiegazioni, ma all’improvviso sentii come un cazzotto, cominciò a uscire sangue dal naso, ebbi quasi uno svenimento”.
  • Il libro è illustrato da Bruno Olivieri, illustratore, sceneggiatore, colorista, musicista e chissà cos’altro… Attualmente collabora principalmente con la rivista Il Giornalino in cui disegna le storie a fumetti dell’elefantino Paky (testi di Fabrizio Lo Bianco) e del piccolo investigatore John Watson (testi di Beppe Ramello). Qui trovate il suo sito ufficiale.

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ALCUNI LIBRI DELLE STESSE AUTRICI:

L’ottico di Lampedusa, di Emma-Jane Kirby

L'ottico di Lampedusa
Carmine di mestiere fa l’ottico, ha cinquant’anni e vive sull’isola di Lampedusa. Ha scelto di vivere nella meravigliosa isola incastonata nel Mediterraneo per la sua pace, per il mare bellissimo, blu cobalto, in cui nuotano i delfini. Carmine potrebbe essere ognuno di noi: ha la sua vita, si preoccupa del futuro dei figli ormai grandi, si tiene in forma facendo jogging, ha un’attività ormai avviata, degli amici, insomma una vita tranquilla e solida nella calma di questa terra tra la Sicilia e l’Africa. Sì, certo, anche qui qualcosa è cambiato, i turisti, i resti dei barconi abbandonati, i sacchetti di plastica che svolazzano, quei gruppetti di africani che vede camminare stancamente sulle strade dell’isola, autobus che ormai quasi ogni giorno escono dal porto stipati di migranti appena sbarcati, e poi tv e giornali traboccano di notizie di annegamenti e naufragi. Meglio non pensarci. Ma quel 3 ottobre del 2013 Carmine esce in barca con i suoi amici, a pescare e godersi il mare d’autunno, e all’improvviso si ritrova calato in quella realtà sino ad allora così lontana. In otto, con un solo salvagente recuperano quarantasette naufraghi, e la loro vita e quella dei salvati non sarà mai più la stessa. Tutti gli altri sono morti. Questo romanzo non è solo il racconto intenso e indimenticabile del risveglio di una coscienza, ma anche una testimonianza toccante che riesce a evitare la retorica e l’invettiva riportando il problema dei migranti, senza banalizzarlo, alle sue dimensioni umanitarie, e che chiarisce la situazione di una crisi tuttora in corso, culminata in una del­le più imponenti migrazioni di massa della storia dell’umanità.

Titolo: L’ottico di Lampedusa
Autrice: Emma-Jane Kirby
Traduzione: Guido Calza
Anno prima edizione: 2016
Editore: Salani

LA “FRONTIERA” PERCHÉ:

Spesso le notizie di tragedie e di morti ci scorrono davanti passivamente, lasciando magari un turbamento momentaneo… ma quando cade la frontiera fra quegli avvenimenti e il nostro mondo, quando ci si ritrova presenti nel momento in cui la storia sta accadendo, tutto è diverso. Eppure l’empatia è qualcosa che si dovrebbe nutrire anche a distanza, la frontiera fra “noi e loro” non dovrebbe esistere mai.

LA CITAZIONE:

“Quelle macchie nere che non erano macchie ma uomini, donne e bambini; carne, ossa e sangue. Li aveva guardati negli occhi, in quegli occhi in bilico fra la vita e la morte, e non aveva visto degli estranei. Aveva riconosciuto il loro bisogno e aveva capito. Aveva iniziato a vedere.”

TEMI TRATTATI:

  • migranti
  • solidarietà
  • memoria e responsabilità

PAROLE CHIAVE:

  • Lampedusa
  • Morti in mare

L’AUTRICE:

Emma-Jane Kirby nasce nel 1970, si laurea a Oxford e ora vive fra Londra e Parigi. È una reporter della BBC dove ha lavorato come corrispondente estera da Ginevra per le Nazioni Unite, mentre ora si occupa del programma World at One su Radio 4. L’ottico di Lampedusa è il primo romanzo, che nel 2015 le è valso il premio Bayeux-Calvados per i corrispondenti di guerra.

APPROFONDIMENTI:

  • Quella romanzata dalla reporter Emma-Jane Kirby è la storia vera di Carmine Menna, ottico di Lampedusa, che in quel 3 ottobre 2013 salvò, insieme ai suoi 7 amici, 47 persone dal naufragio in mare: “Non mi sento affatto un eroe – conclude Carmine – se c’è una persona in mare, va salvata sempre, a prescindere dalle leggi e dai pensieri. È una cosa molto spontanea, chiunque, al posto mio, lo avrebbe fatto” (qui trovate l’intero articolo con la sua intervista).
  • Il libro è il racconto dei fatti della tragedia di Lampedusa vista dagli occhi dell’ottico e dei suoi 7 compagni di viaggio del Galata. In questo articolo potete leggere il racconto di quella tragedia a 5 anni di distanza, con uno sguardo a ciò che è cambiato (e non) dopo quella data.
  • A pag. 19 l’ottico ricorda come sia cambiato l’afflusso di migranti a Lampedusa dopo la Primavera Araba. Per Primavera Araba s’intende quel periodo che va dal 2010 in cui molte popolazioni arabe iniziarono a ribellarsi alle dittature, alle ingiustizie e alla situazione di malessere generale che si respirava in quasi tutto il territorio arabo. Tutto ebbe inizio in Tunisia, quando l’ambulante Mohamed Bouazizi si diede fuoco per protestare contro il sequestro da parte della polizia della sua merce. Quel gesto innesca una serie di rivolte popolari e giovanili, che partendo dalla richiesta dei tunisini delle dimissioni del rais Ben Ali, si estendono a Egitto, Libia, Bahrein, Yemen, Marocco, Algeria, Giordania e Siria. In questo articolo trovate un approfondimento sulle rivolte nei singoli Paesi coinvolti, con le relative (spesso tristi) conseguenze.
  • La maggior parte dei naufraghi di quel 3 ottobre provenivano dall’Eritrea. A pag. 107, all’inizio del capitolo 8, l’ottico cerca di capire cosa spinge tutte queste persone a rischiare la vita in mare pur di scappare dal loro Paese: “Era venuto a sapere che il paese era gestito alla stregua di una guarnigione militare; ogni sedicenne era tenuto ad entrare nell’esercito e, a quanto pareva, i poveretti ci rimanevano invischiati a vita. e non solo i ragazzi, ma pure le ragazze!”. Qui potete trovare un approfondimento su questi e sugli altri motivi che spingono gli Eritrei a rischiare la vita pur di scappare, e cosa affrontano durante il viaggio, prima di arrivare a quello in mare.
  • A pag. 176 l’ottico fa riferimento all’operazione Mare Nostrum, operazione militare e umanitaria italiana partita il 18 ottobre 2013, in seguito agli avvenimenti del 3 ottobre, i cui obiettivi principali erano quelli di garantire la salvaguardia della vita dei migranti in mare e assicurare alla giustizia tutti coloro i quali lucrano sul traffico illegale di migranti. L’operazione si concluse nel dicembre dell’anno successivo e in questo articolo si analizza le ripercussioni nel numero di morti in mare (“L’idea di fondo era che l’operazione Mare nostrum fosse un cosiddetto pull factor, un fattore che incoraggiava le partenze. E che per questo doveva essere interrotta. Chiusa l’operazione, nella loro idea gli arrivi sarebbero diminuiti. Ma in realtà sono solo aumentati i morti”).

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