L’occhio del lupo, di Daniel Pennac

L'occhio del lupo
In uno zoo, un ragazzo si sofferma affascinato davanti alla gabbia di un lupo e, siccome l’animale ha soltanto un occhio, anche il ragazzo, con estrema sensibilità, tiene chiuso uno dei suoi. Questo colpisce il lupo che, per la prima volta, supera l’atavica diffidenza nei confronti degli esseri umani e decide di raccontare al ragazzo la sua storia, tutta vissuta sullo sfondo di paesaggi nevosi e cacce solitarie. Anche il ragazzo si confida col lupo e gli parla delle tre Afriche per cui è passato, quella Gialla, quella Grigia e quella Verde: l’Africa dei deserti, L’Africa delle savane e l’Africa equatoriale delle foreste. Il paesaggio, con i suoi colori e le sue atmosfere, ha molta importanza sia nella storia del lupo che in quella del ragazzo africano.

Titolo: L’occhio del lupo
Autore: Daniel Pennac
Illustrazioni: Paolo Cardoni
Traduzione: Donatella Ziliotto
Anno prima edizione: 1984
Editore: Salani

LA “FRONTIERA” PERCHÉ:

Superare la frontiera è anche capire l’altro, conoscere la sua storia. L’esperienza di profonda condivisione che vivono Lupo Azzurro e Africa è di quelle che superano tutte le frontiere.

LA CITAZIONE:

“Ma il ragazzo sa benissimo che un nome non significa nulla senza la sua storia. È come un lupo nello zoo: una bestia in mezzo alle altre se non si conosce la storia della sua vita.”

TEMI TRATTATI:

  • solitudine
  • amicizia
  • dialogo fra mondi diversi
  • condivisione

PAROLE CHIAVE:

  • Vedere attraverso gli occhi dell’altro

L’AUTORE:

“Daniel Pennac è nato nel 1944 durante uno scalo a Casablanca. Nel periodo della sua felice infanzia ha viaggiato moltissimo, in Africa, Asia, Europa, Alpi Marittime, ed è rimasto sempre interessato al destino di tutti gli immigrati, animali o uomini che siano, tant’è vero che per vent’anni è vissuto a Belleville, il quartiere di Parigi dove più si trovano mescolate razze e mestieri. Ha anche insegnato per più di vent’anni a ragazzi difficili, a parte un’interruzione di due anni in Brasile, dove si è innamorato delle amache, «letto fra cielo e terra, in cui si possono concepire le idee più geniali», e da dove probabilmente hanno origine le sue migliori fantasticherie!” (Fonte)

APPROFONDIMENTI:

  • Ne L’occhio del lupo viaggiamo attraverso paesaggi completamente diversi fra loro, fra distese di sabbia e distese di neve. Attraverso l’occhio di Lupo Azzurro vediamo le Barren Lands, un territorio del Canada Settentrionale definito anche come “il Grande Nord”, mentre l’occhio di Africa ci porta nelle tre Afriche: quella Gialla del grande deserto del Sahara, quella Grigia della Savana (“Sassi infuocati, cespugli spinosi e, ancor più a sud, grandi distese di erba secca”) e quella Verde della Foresta Tropicale. Qui potete vedere come sono ripartite le tre zone geograficamente. Infine c’è l’Altro Mondo, che è quello nostro, della civiltà.
  • Il rapporto fra Lupo Azzurro e Africa si basa su una profonda comprensione fra l’uno e l’altro: Lupo Azzurro all’inizio deve guardare guardare i due occhi di Africa con il suo solo occhio, e questo lo mette “maledettamente a disagio”, perché è costretto a far saltare lo sguardo da sinistra a destra e viceversa. Il suo “non è dolore, è impotenza, e collera”. Il ragazzo quindi a sua volta chiude un occhio, e questo fa sentire il lupo a suo agio. Da questo semplice, ma profondo gesto, i terapeuti hanno intravisto un metodo di approccio per relazionarsi con chi ha bisogno di aiuto. Trovate un approfondimento al riguardo in questo articolo.
  • Da L’occhio del lupo è stato tratto uno spettacolo teatrale, arrivato anche in Italia nel 2013. In questo video potete vedere parti dello spettacolo e brevi interviste alla regista, agli attori e allo stesso Daniel Pennac.
  • Oltre ad uno spettacolo teatrale, nel 1998 è uscito anche un corto d’animazione prodotto da Les Films de l’Arlequin. Si può trovare qui la versione integrale, ma solo in lingua originale (francese).
  • In questo video potete ascoltare Daniel Pennac leggere un brano tratto dal libro, nella sua lingua madre, il francese, sottotitolato in italiano.
  • L’occhio del lupo è illustrato da Paolo Cardoni, grande illustratore italiano, coinvolto anche nel mondo dell’animazione. Qui trovate il suo sito interattivo, e nascoste per la camera che vedrete son nascosti gli elenchi di tutte le sue opere.

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Ali nere, di Alberto Melis

Ali nere
1937. Il paese basco di Durango, Spagna. Un momento tragico e poco conosciuto della recente storia viene raccontato attraverso gli occhi di Tommaso, un ragazzo italiano dodicenne giunto in Biscaglia con i genitori impegnati, insieme a uomini e donne di cinquantatré diverse nazioni, a combattere contro l’esercito franchista e per la libertà. Nonostante la Guerra Civile, Tommaso vive intensamente le esperienze e i dubbi della sua età. Stringe una forte amicizia con Susa, una ragazza spagnola libera e ribelle che gli fa amare Garcia Lorca, le letture, la natura, gli animali. Un albero diventa il loro rifugio. Il 31 marzo, in un tranquillo giorno di mercato, compaiono nel cielo di Durango sagome nere di aerei. Nessuno può immaginare quello che sta per accadere. Nella storia delle guerre, il primo bombardamento a tappeto rivolto verso inermi civili avvenne a Durango, poco prima di quello di Guernica, immortalato dal celebre quadro di Picasso. Durango subì un bombardamento micidiale, eseguito dall’aviazione fascista italiana in appoggio al dittatore Franco. Un crimine contro l’umanità che anticipò gli orrori della Seconda Guerra Mondiale e che merita di essere ricordato. Anche con questo romanzo che, pur essendo frutto della fantasia dell’autore, si basa su ambienti, fatti e personaggi realmente esistiti.

Titolo: Ali nere
Autore: Alberto Melis
Anno prima edizione: 2018
Editore: Notes Edizioni

LA “FRONTIERA” PERCHÉ:

I genitori di Tommaso son un grande esempio per lui e per tutti noi: ci insegnano che le frontiere nazionali sono relative, non bisogna restar fedeli ad una bandiera, ma alla propria coscienza e seguire non gli ideologismi di passaggio, ma i propri valori. Questa è l’eredità di Tommaso.

LA CITAZIONE:

“Mi girai, alzai gli occhi al cielo e per qualche secondo restai abbagliato dai raggi del sole. Poi vidi grandi ali nere, simili a quelle che avevo sognato: appartenevano a giganteschi aerei che avevano la stessa sagoma dei bombardieri italiani Murciélagos, i Pipistrelli.”

TEMI TRATTATI:

  • famiglia
  • amicizia
  • superstizioni
  • guerra

PAROLE CHIAVE:

  • Guerra Civil
  • Durango
  • Murciélagos

L’AUTORE:

Alberto Melis nasce a Cagliari, dove ancora vive, nel 1957. Dal 1983 è maestro di scuola, ma le sue passioni ed occupazioni variano: ama la fotografia, collabora con alcune testate giornalistiche, fra cui L’Unione Sarda, e scrive romanzi, soprattutto per i più giovani, su temi a lui cari.

Sito ufficiale.

APPROFONDIMENTI:

  • Il contesto storico in cui è ambientato Ali nere è quello della guerra civile spagnola scoppiata nel 1936 e conclusasi il 1° aprile 1939, alle porte della Seconda guerra mondiale. Quali sono gli eventi che portarono a questo sanguinoso conflitto? Nel 1931 il re di Spagna abbandonò il trono e nacque la Repubblica Spagnola, ma subito iniziarono i contrasti fra i nazionalisti e i repubblicani, contrasto che sfociò in guerra nel ’36, quando il Fronte popolare (costituito da repubblicani, comunisti, socialisti e anarchici) riconquistò il governo e il generale Francisco Franco di stanza in Marocco marciò verso Madrid per rovesciare il nuovo governo con la forza. L’idea del generale era quella di costituire in Spagna un regime fascista come quello di Mussolini in Italia o come quello di Hitler di Germania, per questo motivo entrambi i paesi appoggiarono lo sforzo bellico di Franco con parte del proprio esercito. La guerra civile in Spagna divenne un prototipo dello scontro sanguinoso fra fascismo e democrazia che a breve avrebbe portato al secondo conflitto mondiale. Durante lo scontro ci fu una grande mobilitazione di civili, volontari provenienti da tutti gli strati sociali spagnoli ed europei. I soldati italiani fascisti non furono gli unici italiani coinvolti nel fronte spagnolo, molti italiani antifascisti, come i genitori di Tommaso, partirono per la Spagna per dare il loro contributo contro i nazionalisti di Francisco Franco. Nonostante ciò, la lotta era impari, e dopo 3 anni di sanguinosa guerra, Francisco Franco riuscì nel suo colpo di stato e instaurò il suo regime dittatoriale che durò sino alla sua morte, avvenuta nel 1975. In questo documentario prodotto dalla Rai potete trovare un maggior approfondimento sui fatti antecedenti la guerra civile, la guerra civile stessa e le motivazioni dei vari schieramenti.
  • Si è detto alla guerra civile parteciparono anche volontari stranieri in appoggio alla Repubblica contro il fronte nazionalista di Francisco Franco: questi costituivano le cosiddette Brigate Internazionali, citate anche nel libro, che si dividevano in diverse Colonne a seconda dei paesi di origine, e c’era anche la Colonna italiana, con volontari provenienti principalmente dal movimento Giustizia e Libertà (sotto cui combatteranno a breve anche molti partigiani in Italia). Il padre di Tommaso combatteva per la Colonna Rosselli, che prende il nome da Carlo Alberto Rosselli, attivista antifascista italiano. Insieme al padre di Tommaso, nella Colonna Rosselli milita anche un altro personaggio, Umberto Marzocchi, come si scoprirà a pag. 129, e non è un personaggio inventato: antifascista e anarchico italiano, Marzocchi parte subito per la Spagna allo scoppio della guerra per combattere contro i fascisti, andrà poi in Francia dove negli anni ’40 combatterà fra le fila della Resistenza. Riuscì a tornare in Italia solo alla fine del secondo conflitto mondiale.
  • A pag. 14 si fa riferimento alla battaglia di Monte Pelato, battaglia in cui venne ferito il padre di Tommaso: questo fu il primo scontro che vide l’intervento delle milizie italiane antifasciste nella guerra contro i franchisti, partecipò anche Marzocchi di cui si è appena parlato. In questo articolo trovate un maggior approfondimento sulla battaglia.
  • Finora si è parlato dei militanti italiani antifascisti, ma in Spagna la maggior parte degli italiani impegnati nella guerra erano dell’esercito fascista di Mussolini. Quest’ultimo non si limitò a mandare parte del suo esercito in Spagna, ma anche diverse macchine da guerra, e fra queste i Murciélagos ,”pipistrelli” in spagnolo: così venivano definiti i bombardieri italiani Savoia-Marchetti S.M.81, gli artefici dei bombardamenti contro i civili a Durango, e non solo. Questi vennero impiegati anche per la conquista dell’Etiopia e durante la seconda guerra mondiale, qui potete trovare un approfondimento.
  • Quello di Durango è stato il primo bombardamento a tappeto della storia contro inermi civili, successivamente divenne una pratica tristemente comune, a partire dalla Seconda guerra mondiale. In questo video potete vedere brevi filmati d’epoca con immagini di Durango dopo il bombardamento di quel 31 marzo 1937.
  • A pag. 110 viene riportata parzialmente la Ballata della piccola piazza di Federico García Lorca, qui potete leggere la versione integrale. Garcia Lorca fu un poeta e drammaturgo spagnolo della prima metà del Novecento, nel 1936 venne catturato da una milizia franchista a Granada dove era ospite fra amici (lui era sostenitore delle forze repubblicane), e fucilato sul posto. Il suo corpo venne poi gettato in una tomba senza nome a a Fuentegrande de Alfacar. Qui trovate un’infografica con i momenti salienti della sua breve vita.
  • Ali nere è stato “libro del giorno” nella nota trasmissione radiofonica Fahrenheit su Radio3. Potete ascoltare qui l’episodio, in cui Alberto Melis parla del suo libro, dei suoi personaggi (e l’uomo a cui il giovane protagonista deve il suo nome), del contesto storico del libro, inserendosi nel nostro contesto storico attuale.
  • L’illustrazione di copertina è di David Pintor, illustratore di libri per ragazzi nato a Galizia nel 1975. Qui, nel suo sito ufficiale potete trovare altri suoi lavori.
  • A pag. 75 viene citata la macchina Enigma, la macchina attraverso cui gli ufficiali tedeschi comunicavano attraverso messaggi cifrati, che verrà poi decrittata dal matematico inglese Alan Turing durante la Seconda guerra mondiale. In questo video viene spiegato in modo semplice il funzionamento di questa complicata macchina, all’apparenza molto simile ad una classica macchina da scrivere.

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Le avventure di Flamingo, di Gianluca Medas

Le avventure di Flamingo
Un parco, lo stagno di Molentargius, circondato dai palazzoni di due città, un sogno premonitore, un incendio letale, la covata dei fenicotteri a rischio. È qui che si svolge la storia di Flamingo, un pullo di fenicottero e dei suoi amici: Cuau, un randagio ribelle, e Ruth, una raganella di Bellarosa Minore. Nel minor tempo possibile dovranno fermare il complotto degli uomini cattivi che vogliono ridurre lo stagno in un luogo deserto adatto ai loro malvagi interessi, ma le insidie sono molte e le sorprese non sempre saranno piacevoli…

Titolo: Le avventure di Flamingo
Autore: Gianluca Medas
Illustrazioni: Antonino Pirellas
Anno prima edizione: 2006
Editore: Condaghes

LA “FRONTIERA” PERCHÉ:

C’è una frontiera che l’essere umano non dovrebbe mai superare: quella del rispetto per la natura e degli animali che la abitano. Ma ci sono anche frontiere che vanno abbattute: la storia di Flamingo insegna che non importa se si è di razze e di origini diverse, si è tutti uguali davanti al pericolo, e ci si aiuta a vicenda.

LA CITAZIONE:

“Ma la cosa che nessuno disse, forse per pudore, o per paura che una parola potesse svilirne il sapore, anche perché era come scontata, così come l’acqua è bagnata ed il fuoco brucia, era questo senso di appartenenza che era nato dallo stare insieme, nel lottare insieme, decidere insieme. Non parlarono di questo, perché l’avevano nel cuore, come le cose che non si dicono perché fanno emozionare.”

TEMI TRATTATI:

  • separazione dalla famiglia
  • rispetto per la natura
  • amicizia
  • lotta per la propria casa

PAROLE CHIAVE:

  • Stagno di Molentargius
  • Delicato equilibrio di un ecosistema

L’AUTORE:

Gianluca Medas, nato a Cagliari 1962, è un artista eclettico che ha fatto della narrazione il suo percorso artistico principale. È attore, autore, regista di teatro (da solo e con i Medas), conduttore e regista in TV e alla radio. Fin da bambino amava raccontare storie ai suoi fratellini e amici. Ancora oggi continua a raccontare storie a grandi e piccini. Tutto ciò senza mai interrompere la tradizione teatrale della famiglia.

APPROFONDIMENTI:

  • La storia del piccolo Flamingo, di Cuau e della raganella Ruth ruota intorno al salvataggio della loro casa: lo stagno di Molentargius. Si tratta del Parco Naturale Regionale Molentargius Saline situato tra Cagliari e Quartu S. Elena, il quale, “istituito nel 1999, è una zona umida di valore internazionale tra le più importanti in Europa, raro esempio al mondo di ecosistema presente in aree fortemente antropizzate (che hanno subito interventi di trasformazione dell’ambiente naturale da parte del genere umano) ma habitat ideale di molte specie animali, tra cui il fenicottero.”. Nel sito ufficiale si trovano diverse informazioni, anche un breve elenco della fauna che abita il parco: “Per la sua naturale posizione geografica e per le diverse nicchie ecologiche presenti al suo interno, ottimali per la sosta e lo svernamento, l’ecosistema Molentargius permette la massiccia presenza di avifauna stanziale, nidificante e di passo, circa un terzo dell’avifauna europea; tra cui molte specie protette a livello comunitario. Ma questo ecosistema è importante anche per le specie animali appartenenti alle altre Classi, per quanto meno conosciuti e di più difficile individuazione rispetto agli uccelli. Tra gli Anfibi: la Raganella ed il Rospo smeraldino, tra i Rettili: la Tartaruga palustre, la Biscia d’acqua, il Biacco e la Luscengola; tra i Mammiferi: il Riccio, la Donnola e il Coniglio selvatico.”.
    Qui trovate una piccola mappa che evidenzia le aree appartenenti al parco, e qui alcune foto.
  • Flamingo, il protagonista di questa storia, è un piccolo cucciolo (pullo) di fenicottero. In principio i fenicotteri, o “sa genti arrubbia”, “il popolo rosso”, come son stati ribattezzati in sardo, usavano la Sardegna “come una tappa tra l’Africa e la Camargue, la regione francese dove amano da sempre andare in ‘villeggiatura’. Da più di dieci anni però i fenicotteri hanno deciso che in Sardegna, e in particolare negli stagni cagliaritani, si sta bene tutto l’anno e che non ha molto senso spostarsi di continuo. L’area umida che circonda il capoluogo è l’unica in cui è ormai un dato di fatto la nidificazione dell’animale.”. Qui trovate l’intero articolo in cui si parla della storia nella nostra isola di questi splendidi volatili (ormai simbolo della città di Cagliari), e in cui potete ammirare bellissime loro foto.
  • “I parcheggi della Città Mercato, sempre illuminati a giorno, non erano di certo il luogo migliore per nascondersi, nonostante ciò conosceva tanti posti dove sottrarsi alla vista. Veniva chiamato Cuau proprio per questo.” (pag. 23-24), così l’autore racconta l’origine del nome del cane coraggioso che aiuterà Flamingo e gli altri abitanti dello stagno, infatti “cuau” in sardo significa… “nascosto”.
  • Le illustrazioni all’interno del libro sono di Antonino Pirellas, artista di formazione eterogenea: da classica e artistica, a scientifica. Qui trovate il sito sito ufficiale con diverse opere da lui realizzate.

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Un pesce è un pesce, di Leo Lionni

Un pesce è un pesce
La storia di un’amicizia tra un girino e un pesciolino che sott’acqua si “vedono” crescere, ma la rana è anfibia e può, con grande dispiacere del pesce, godere di acqua e di terra e così scoprire di poter appartenere a mondi diversi. Anche gli amici possono provare invidia, ma non possono sfidare le leggi della natura: fuoriuscire dal proprio habitat e rischiare la vita è una mossa maldestra ma istruttiva per accettare e valorizzare la propria condizione. Un pesce è un pesce.

Titolo: Un pesce è un pesce
Autore: Leo Lionni
Traduzione: Maria Marconi
Anno prima edizione: 1970
Editore: Babalibri

LA “FRONTIERA” PERCHÉ:

Noi siamo per un verso tutti uguali… ma anche tutti diversi! E questa diversità è bella perché ci rende unici: non dobbiamo cercare di essere come gli altri, ma essere noi stessi e volerci bene per quel che siamo.

LA CITAZIONE:

“Questo era, senza dubbio, il mondo più bello.
Sorrise alla rana che lo guardava da sopra una foglia.
«Avevi proprio ragione» le disse, «un pesce è un pesce!»”

TEMI TRATTATI:

  • amicizia
  • ricchezza della diversità
  • accettazione di sé stessi
  • soggettività dell’immaginazione

PAROLE CHIAVE:

  • “Un pesce è un pesce”

L’AUTORE:

Leo Lionni, autore di innumerevoli e pluripremiati libri per bambini, è stato anche un celebrato designer, grafico, art director, pittore, scultore, illustratore. È nato in Olanda nel 1910 da un intagliatore di diamanti e una cantante lirica, con zii collezionisti d’arte moderna e architetti. La vita di Lionni trascorrerà fra gli Stati Uniti e l’Italia dove conosce la futura moglie Nora Maffi. Scoperto da Marinetti partecipa al movimento futurista; in seguito deve lasciare l’Italia a causa delle leggi razziali e si trasferisce a Philadelphia dove inizia a lavorare in un’agenzia pubblicitaria. La sua opera ha lasciato un’impronta profonda nella grafica contemporanea e nel mondo dell’editoria. L’unicità dei suoi libri, insieme commerciali e poetici, rendono Leo Lionni un autore unico nel mondo della letteratura infantile. Muore nel 1999 all’età di 89 anni, ma i suoi libri continuano a vivere nelle camerette dei bambini di tutto il mondo.

APPROFONDIMENTI:

  • All’inizio del libro l’amico del pesciolino era un piccolo girino e vivevano insieme nell’acqua, ma dopo qualche tempo… il girino si è trasformato in una rana! Come è successo? In questo breve video potete vedere tutte le fasi della metamorfosi del girino in rana.
  • Nel 1998, un anno prima della sua morte, Leo Lionni, parlando dei suoi libri, dice queste parole in un’intervista: “Certo, ma sono morali tutte le mie storie, o almeno penso sempre di costruire storie morali. Un libro, e sopratutto un libro per bambini, non può ridursi soltanto ad una serie di belle illustrazioni. Deve insegnare qualcosa; si deve porre degli obiettivi, appunto, morali… […] come Un pesce è un pesce che narra la storia di un pesce e di una rana che nascono uguali, come girini, e diventano, crescendo, diversi. Quando la rana torna nello stagno racconta al pesce il mondo esterno, che lui non ha mai visto, e il pesce immagina tutto a sua immagine e somiglianza. Uomini, uccelli, cose che sembrano pesci.
    È un racconto filosofico: Senofane diceva che se una mucca dovesse descrivere Dio lo immaginerebbe certo simile ad una mucca…” (fonte).
  • Racconta Leo Lionni in un’altra intervista: “Di tutte le domande che mi sono state rivolte come autore di libri per bambini, la più frequente senza dubbio è: ‘come vengono le idee?’ Molte persone sembrano credere che il modo in cui si ottiene un’idea sia allo stesso tempo misterioso e semplice. Misterioso, perché l’ispirazione si pensa provocata da un particolare stato di grazia concessa solo alle anime più fortunate. Semplice perché si crede che le idee caschino dentro la testa, già tradotte in parole e immagini, pronte per essere trascritte e copiate sotto forma di libro con tanto di pagine finali e copertina. Niente è più lontano dal vero. Talvolta, dall’infinito flusso della nostra fantasia, all’improvviso emerge qualcosa di inaspettato che, per quanto vago possa essere, sembra contenere una forma, un significato e, più importante, un’irresistibile carica poetica. Il senso di fulmineo riconoscimento grazie al quale trasciniamo questa immagine fino alla piena consapevolezza, rappresenta l’impulso iniziale di tutti gli atti creativi… Altre volte, devo ammetterlo, la creazione di un libro si trova nell’improvvisa e inspiegabile voglia di disegnare un certo tipo di coccodrillo.”
  • In un’intervista, alla domanda “Quali sono i titoli Babalibri a cui è più legata, e perché?”, Francesca Archinto, direttrice della Babalibri, la casa editrice di Un pesce è un pesce, risponde: “Sono tutti i libri di Leo Lionni, perché riescono a parlare di filosofia ed etica con intelligenza” (fonte).

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Il pallone è maschio, la palla è femmina, di Loredana Frescura

Il pallone è maschio, la palla è femmina
Carlotta ha dieci anni e gioca a calcio in una squadra mista del suo paese. Durante le partite, guarda le nuvole per cercare il volto del suo papà che, dal cielo, le dà consigli sul modo migliore di battere un rigore e sul modo migliore di sorridere al mondo. La sua mamma ha i capelli rosso – ciliegia e la porta agli allenamenti con un vecchio motorino arancione. Però un’epidemia di varicella colpisce la squadra e allora tutto sembra perduto. Carlotta ha un’idea che meraviglierà molti, ma è l’idea migliore per dare al calcio e allo sport una nota di vera bellezza. Una storia delicata, per comprendere che quello che conta nello sport è la lealtà e il divertimento.

Titolo: Il pallone è maschio, la palla è femmina
Autrice: Loredana Frescura
Illustrazioni: Giovanni Lombardi
Anno prima edizione: 2014
Editore: Gruppo Editoriale Raffaello

LA “FRONTIERA” PERCHÉ:

Qualsiasi gruppo, in particolare nello sport, può creare frontiere: fra maschi e femmine anche se le squadre son miste, fra bravi e meno bravi, fra chi vuole divertirsi e chi punta solo a vincere a discapito di tutto il resto… Sono tutte frontiere e differenze superabili, perché quando si è insieme si deve pensare come una squadra.

LA CITAZIONE:

“Alberto esulta mentre David schiuma di rabbia. È sempre geloso di chi è bravo. È pazzesco. Siamo una squadra e io sono contentissima quando gli altri sono bravi perché così vinco anch’io e anch’io mi sforzo di diventare più brava.”

TEMI TRATTATI:

  • calcio
  • sana competizione
  • superare una perdita
  • prime cotte

PAROLE CHIAVE:

  • Pallone maschio, palla femmina
  • Fair play (gioco corretto) nello sport e nella vita di tutti i giorni
  • Gioco di squadra

L’AUTRICE:

Loredana Frescura è nata in una piccola frazione del comune di Marciano, Papiano, in provincia di Perugia nel 1962. Insegnate elementare, nutre una grande passione per il cinema e la musica.
A metà degli anni ’90 inizia la sua carriera di autrice, da allora ha scritto numerose storie a volte tenere a volte forti con protagonisti ragazzi adolescenti.
Nel 2006 si è aggiudicata il premio Andersen nella categoria Miglior libro oltre i 12 anni con Il mondo nei tuoi occhi. Due storie di un amore pubblicato da Fanucci Editore.

Sito ufficiale.

APPROFONDIMENTI:

  • A pag. 8 si fa riferimento alla superstizione secondo cui porti sfortuna avere una donna a bordo su una nave… È una superstizione la cui origine è lontana nel tempo, e ci sono diverse teorie al riguardo: secondo una le donne porterebbero sfortuna perché la loro presenza distrarrebbe i marinai e il mare, geloso, diventerebbe tempestoso. Secondo un’altra teoria ad esser gelosa sarebbe invece la nave stessa, o meglio, la polena, che vorrebbe essere l’unica donna per i marinai. Ultima teoria è quella che vedrebbe le donne come delle possibili streghe, quindi portarle a bordo sarebbe stato un rischio. Ovviamente si tratta solo di vecchie superstizioni senza alcun fondo di verità.
  • A pag. 56 si trova una versione personalizzata della filastrocca Lucciola Lucciola, di cui trovate altre due versioni qui. Ma Lucciola Lucciola è anche una ninna nanna per bambini, la potete ascoltare qui.
  • A pag. 86 si fa riferimento a un grande numero calcistico compiuto dal giocatore dell’Ascoli Giancarlo Pasinato: un gol “coast to coast”, come venne poi battezzato, ossia un gol segnato dopo essersi fatti quasi tutto il campo palla al piede. Era il 1978, e potete vedere il gol in questo video.
  • Il libro è illustrato da Giovanni Lombardi, illustratore, grafico e web designer di Torino. Nel suo sito ufficiale potete scoprire altri suoi lavori, qui.
  • Alla fine del libro trovate delle schede didattiche a cura di Paola Valenti, già editor del libro, sul sito della casa editrice sono poi disponibili altre attività digitali, trovate tutto qui.

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Bruco Story, di Livy Former

Bruco Story
Cattivi non si nasce, è che a volte non si sa che esistono altre vie possibili. Così la pensa Bobo, il grande cane a cui il bruco Fritz ha chiesto aiuto. Lui e i suoi fratelli sono diventati le gustose prede di un merlo e una vespa. Passeggiando su e giù lungo il naso di Bobo, Fritz spiega che potrebbe non diventare ciò per cui è nato: una splendida farfalla. Per Bobo l’amicizia rende ogni cosa possibile, ma come la pensano Beccogiallo e Pettoastrisce? Il piccolo bruco teme che diventando una farfalla possa dimenticare la sua vita passata, ma presto imparerà che l’amicizia resiste a ogni grande cambiamento.

Titolo: Bruco Story
Autrice: Livy Former
Illustrazioni: Claudia Petrazzi
Anno prima edizione: 2017
Editore: Condaghes

LA “FRONTIERA” PERCHÉ:

In Bruco Story si parla di tante frontiere: quella fra esseri di natura diversa, che viene sempre superata dall’amicizia; quella che si crea in noi quando cresciamo, ma anche questa è relativa, perché anche se cambiamo, siamo sempre noi; infine quella fra i nostri interessi e quelli degli altri… spesso è giusto fare un piccolo sacrificio pur di migliorare la vita di chi ci sta vicino.

LA CITAZIONE:

“- I cani prendono in considerazione l’amicizia con esseri che non sono della loro stessa specie?
– Io ho amici che sono molto diversi da me, e trovo queste differenze assolutamente meravigliose.”

TEMI TRATTATI:

  • amicizia
  • natura
  • cambiamenti

PAROLE CHIAVE:

  • Metamorfosi

L’AUTRICE:

Livy Former, pseudonimo di Dina Usai, scrive libri destinati prevalentemente a bambini e ragazzi, o con i giovani come protagonisti. Nata in Sardegna da genitori immigrati nel nord Italia, ha vissuto a Milano per molti anni. Di recente, però, è riuscita a realizzare il sogno di tornare nella terra d’origine e ora abita a Sant’Antioco. Pur avendo la testa piena di storie fin da bambina, si è decisa a scrivere soltanto negli ultimi anni, causa un viaggio in treno, un libro dimenticato a casa e un blocco notes intonso.

Sito ufficiale.

APPROFONDIMENTI:

  • Livy Former è stata una delle autrici che le classi hanno potuto incontrare l’anno scorso, ed è stata anche protagonista di un’intervista svolta dagli alunni e dalle alunne della classe IB della secondaria di primo grado dell’Istituto Comprensivo Marconi di San Giovanni Suergiu. L’intervista, resa possibile grazie al lavoro di preparazione e di montaggio della Cooperativa MEELA, è stata realizzata interamente dalla classe: regista, segretario di edizione, fotografi, operatrice di camera, intervistatori e intervistatrici… ogni ruolo è stato ricoperto da un alunno/alunna della classe. Potete vedere il risultato finale qui.
  • Il bruco Fritz è spaventato dal cambiamento che presto o tardi lo farà diventare una farfalla… ma come avviene questa trasformazione? Il ciclo della vita delle farfalle è chiamato “metamorfosi” e potete vederlo in questo breve video animato.
  • A pag. 44 Fritz incontra una farfalla, che si presenta come Bella e gli dice di essere una farfalla cedronella, e gli rivela anche che a breve lui diventerà invece una farfalla vanessa. Che aspetto hanno queste due varietà di farfalle? Qui potete vedere l’immagine di una cedronella, e qui di una vanessa.
  • Pettoastrisce è una vespa, e l’aspetto può ricordare quello delle api (ma non troppo), ma in realtà si tratta di due insetti molto diversi fra loro: le vespe sono solitarie (come la nostra Pettoastrisce), mentre le api stanno sempre insieme attorno alla loro regina, e anche il nido è diverso, di cera e strutturato in tante piccole cellette esagonali quello delle api, di “cartone” quello delle vespe, costruito “in piccole cavità all’interno di muri, alberi o nel terreno. La particolarità del nido delle vespe è quella di essere costituito da materiale cartaceo, che le vespe producono ‘masticando’ piccoli pezzetti di legno. Sì, avete letto bene: ‘masticando’. A differenza delle api, le vespe sono provviste di mandibola, che consente loro di nutrirsi di frutta, carne, dolci, altri insetti: di fatto, questo insetto è onnivoro e per questo è tanto comune essere ‘disturbati’ da una vespa – a volte più di una! – consumando un pic-nic o preparando una grigliata all’aperto. Discorso diverso per le api, che invece sono in grado solo di suggere (succhiare) e vanno alla ricerca di sostanze dolci liquide o semiliquide, in primis nettare e polline dei fiori, su cui nella bella stagione è frequente vederle svolazzare.” (fonte).
  • Il libro è illustrato da Claudia Petrazzi, giovane illustratrice che nel suo sito ufficiale si presenta così: “Hi! My name is Claudia. I’m a children books’ illustrator and rock music listener. I came from Tuscany, live in the woods and share the apartment with a grouchy fox. I love rainy days and oddities, sci-fi and horror movies. I often change my hairstyle. Want to be an astronomer or a botanist when I grow up.” (traduzione: “Ciao! Il mio nome è Claudia. Sono un’illustratrice di libri per ragazzi e un’ascoltatrice di musica rock. Vengo dalla Toscana, vivo nei boschi e condivido il mio appartamento con una burbera volpe. Amo i giorni di pioggia e le stranezze, i film di fantascienza e horror. Cambio spesso il mio taglio di capelli. Da grande voglio diventare un’astronoma o una botanica.”). Qui potete vedere altri suoi lavori.

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Cento passi per volare, di Giuseppe Festa

Cento passi per volare
Lucio ha quattordici anni e da piccolo ha perso la vista. Ricorda ancora i colori e le forme delle cose, ma tutto adesso è avvolto dal buio. Ama la montagna, dove va spesso con Bea, la zia che adora, quella della sciarpa di seta, perché lì i suoi sensi acutissimi gli mostrano un mondo sconosciuto agli altri. In montagna tutto è amplificato, e il vento porta profumi, suoni e versi di animali, cui non facciamo quasi più caso. Lucio se ne inebria, li conosce meglio di quanto conosca se stesso, cammina e si arrampica per i sentieri con più sicurezza di molti ragazzi di città. Ed è proprio tra quei monti, sulle Dolomiti, che, durante una passeggiata sul Picco del Diavolo con la sua nuova amica Chiara, la storia di Lucio si intreccia a quella di un aquilotto, Zefiro, rapito da bracconieri senza scrupoli. Tutto sembra perduto, ma la Montagna freme di vita e indizi, e potrebbe rivelare la verità a chi, come Lucio, la sa ascoltare…

Titolo: Cento passi per volare
Autore: Giuseppe Festa
Anno prima edizione: 2018
Editore: Salani

LA “FRONTIERA” PERCHÉ:

In questa storia una frontiera è già stata superata: Lucio ha dovuto imparare un nuovo modo di vivere, un modo di vedere quello che lo circonda senza davvero farlo. Ma imparare a destreggiarsi nel mondo non vuol dire dover sempre farcela da soli, tutti noi prima o poi abbiamo bisogno di aiuto: capire questo è superare una frontiera.

LA CITAZIONE:

“«Non mi piace dipendere dagli altri» si difese Lucio. «È così difficile da capire?»
«Ma tutti dipendiamo dagli altri, per una cosa o per un’altra».”

TEMI TRATTATI:

  • abilità nella disabilità
  • conoscere i propri limiti
  • amicizia
  • protezione degli animali

PAROLE CHIAVE:

  • Fragilità
  • Traffico di rapaci

L’AUTORE:

Giuseppe Festa nasce nel 1972, si laurea in Scienze naturali e da lì in poi non abbandonerà più la sua passione per l’ambiente. Cento passi per volare non è infatti il suo unico libro a tema naturalistico, lo sono tutte le sue storie… e non solo! Nel 2012 è anche protagonista del film documentario Oltre la frontiera, girato in Wyoming e Sud Dakota dalla Filmaker dei fratelli Piccioli. Il film è anche vincitore della 23° Rassegna Internazionale del Cinema di Rovereto, sezione Archeologia e Società. È anche autore di diversi reportage sulla natura trasmessi dalla Rai, nonché fondatore e cantante del gruppo Lingalad, le cui musiche si ispirano al mondo della natura.

Sito ufficiale.

APPROFONDIMENTI:

  • Cento passi per volare è il primo libro della giovane collana della Salani I caprioli, realizzata in collaborazione con il Club Alpino Italiano (CAI): qui trovate la notizia dell’uscita del libro su Lo Scarpone, il notiziario del CAI.
  • Fra i protagonisti del libro c’è anche una realtà vergognosa: quella del traffico di rapaci. Festa mette nelle avide mani di Peccio e Gracco il compito di raccontare il mondo dei bracconieri, che catturano indifesi aquilotti per rivenderli a falconieri o collezionisti. L’autore è molto sensibile a questo tema, infatti già nel 2014 aveva contribuito alla realizzazione di un reportage sul traffico di questi animali, in particolare delle aquile del Bonelli in Sicilia, lo trovate qui. In questo sito invece trovate gli aggiornamenti sulle attività per la protezione di questa specie.
  • L’aquila di Bonelli di recente è ricomparsa anche in Sardegna: si credeva estinta nella nostra zona intorno agli anni ’80, per via del bracconaggio e dei numerosi incendi dolosi, ma recentemente son stati portati dalla Spagna 5 esemplari che erano stati salvati, e lasciati in libertà dopo un breve soggiorno nella voliera del Parco regionale di Tepilora del nord Sardegna. Potete leggere la notizia in questo articolo.
  • La sera dell’arrivo al rifugio in montagna Lucio e la zia Bea scelgono un libro da leggere insieme, alla fine provale la volontà della zia che opta per Rigoni Stern: di chi si tratta? Stern era un alpinista e militante durante la Seconda guerra mondiale, famoso oggi soprattutto per aver scritto Il sergente nella neve, un’autobiografia in cui racconta gli orrori della Campagna di Russia e della ritirata dei soldati italiani (1942-1943).
  • Qui trovate un’intervista all’autore, realizzata in occasione del Salone del libro di Torino dalle ragazze di BookBlog, in cui narra le origini del libro e la sua realizzazione (per immedesimarsi in Lucio, racconta di aver addirittura vagato per i boschi ad occhi bendati!).
  • Qui trovate il booktrailer (video di presentazione) del libro.

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