Il sogno di Anna, di Lucia Tilde Ingrosso

Il sogno di Anna
Anna ha quindici anni, vive a Milano e vorrebbe fare la giornalista. Nel suo diario ha scritto una frase di un articolo della Politkovskaja pubblicato poco prima che fosse assassinata: “Non sono un vero animale politico. Non ho aderito a nessun partito perché lo considero un errore per un giornalista, almeno in Russia. Quale crimine ho commesso per essere bollata come ‘una contro di noi’? Mi sono limitata a riferire i fatti di cui sono stata testimone. Ho scritto e, più raramente, ho parlato”. Queste parole sono la sua guida, il suo punto di riferimento, soprattutto quando i suoi compagni la prendono in giro e quando sua madre non le parla perché vorrebbe vederla avvocato. Anna però è testarda, vuole scrivere, informare. Adora il ticchettio della tastiera e sogna luoghi lontani da visitare e piccole e grandi storie da raccontare. Nel suo piccolo, incontra dei dilemmi (pratici e morali) con cui la giornalista russa si è imbattuta su larga scala. Per esempio, dare visibilità a chi ti è amico o a chi se lo merita? Come reagire alle intimidazioni e alle lusinghe del quotidiano? Come raccontare una storia con sentimento mantenendo contemporaneamente la lucidità di giudizio? La determinazione della nostra eroina basterà a farle realizzare il suo sogno? Di certo l’incontro con Manuel, misterioso ragazzo dalla pelle bruna e dagli occhi d’ebano, non le faciliterà la vita, soprattutto nel rapporto con la madre. Ma servirà ad arricchire il suo bagaglio di consapevolezza e di valori.

Titolo: Il sogno di Anna
Autrice: Lucia Tilde Ingrosso
Anno prima edizione: 2016
Editore: Feltrinelli

LA “FRONTIERA” PERCHÉ:

Anna supera le frontiere del tempo e dello spazio per conoscere un’altra Anna, una donna coraggiosa, determinata e con valori di ferro, che le farà vedere il mondo con occhi diversi. Non siamo in guerra, ma le ingiustizie non mancano anche da noi: ora Anna le sa vedere e affrontare.

LA CITAZIONE:

“A un certo punto, mi sento meglio. Abbastanza per parlare, almeno.
‘È che lei è… morta,’ cerco di spiegare. ‘Vabbè, dirai, lo sapevi. Sì, lo sapevo, ma vederla così… È un po’ come se questa fosse la sua tomba. E… ho pensato a tutte le cose brutte e ingiuste che succedono. E alla vita che non è come tu la vorresti.’”

TEMI TRATTATI:

  • seguire i propri sogni
  • famiglia
  • amore
  • pregiudizi

PAROLE CHIAVE:

  • Anna Politkovskaja
  • Giornalismo

L’AUTRICE:

Lucia Tilde Ingrosso nasce a Milano il 27 gennaio 1968 e a 10 anni scrive il suo primo racconto con una Olivetti Lettera 32. A 15 intervista Gianna Nannini (per finta). Attinge di gusto alla ricca biblioteca di famiglia. Adora Louisa May Alcott (quella di Piccole donne), Cesare Pavese, Curzio Malaparte e Oscar Wilde. Ma soprattutto Agatha Christie, Cornell Woolrich e Renato Olivieri.
Ha due sogni: scrivere un giallo e diventare giornalista. Realizzerà entrambi. Con Il sogno di Anna vince il premio Castello Volante.

Sito ufficiale.

APPROFONDIMENTI:

  • Se avete letto il libro, avete sulla giornalista russa Anna Politkovskaja un quadro pressoché completo, ma ecco la brevissima biografia che propone la rivista Internazionale in cima all’elenco di alcuni articoli scritti proprio da lei (e tradotti in italiano): 1958. Nasce a New York da genitori diplomatici. 1999. Dopo aver lavorato per il giornale Izvestija, comincia a seguire per la Novaja Gazeta il conflitto in Cecenia. 2001. Vince il Global award di Amnesty International per il giornalismo in difesa dei diritti umani. Ottobre 2002. Accetta il ruolo di negoziatrice durante l’assedio del teatro Dubrovka di Mosca. 2003. Vince il premio dell’Osce per il giornalismo e la democrazia. Settembre 2004. Subisce un tentativo di avvelenamento mentre è in volo verso Beslan, durante il sequestro nella scuola. 7 ottobre 2006. Viene uccisa a Mosca.”.
  • Nel libro vengono citate spesso frasi di Anna Politkovskaja, fra queste vi sono “A 47 anni non ho più l’età per scontrarmi con l’ostilità e avere il marchio di reietta stampato sulla fronte.” e “Vivere così è orribile. Vorrei un po’ più di comprensione.”. Qui potete leggere l’intero articolo da lei scritto da cui son tratti questi suoi pensieri: Il mio lavoro a ogni costo, uno degli ultimi prima di quel fatidico 7 ottobre 2006.
  • Qui trovate un documentario realizzato dalla Rai in occasione del quinto anniversario dalla morte di Anna Politkovskaja: parlano il marito, il figlio, il vice-direttore del Novaya Gazeta e altre persone che l’avevano conosciuta. Durante il documentario scorrono immagini del suo funerale e dei suoi interventi in momenti cruciali del suo paese.
  • La voce giornalistica di Anna Politkovskaja si esprime in particolar modo nella questione cecena: la Cecenia negli ultimi anni è stata teatro di due guerre, la prima dal 1994 al 1996, la seconda dal 1999 al 2009, entrambe scaturite dal desiderio d’indipendenza del territorio dalla Russia. Gli articoli di Anna denunciavano i massacri compiuti dall’esercito russo nei confronti di civili innocenti. Per capire meglio la questione cecena, che ha origini ben più lontane del Novecento, potete leggere questo breve articolo.
  • “Pensa che su internet c’è la sua ultima foto. È stata scattata nel supermercato in cui ha fatto la spesa e la didascalia è: Un’ora e 39 minuti prima di essere uccisa.” (pag. 48). Si sta parlando ovviamente dell’omicidio di Anna Politkovskaja, ed ecco la foto a cui l’altra Anna fa riferimento.
  • A pag. 20 Andrea, uno dei compagni di corso di Anna, fa a Markus questa domanda “Secondo lei il futuro del giornalismo è nel web?”. In questo articolo trovate un’interessante intervista del 2016 ad Arianna Ciccone, direttrice del Festival Internazionale del giornalismo, proprio su questo tema (“Il punto non è se il web può sostituire i giornali o meno. Non si tratta di questo. È cambiato il comportamento di chi si informa, di chi ‘consuma’ informazione […] Il lavoro di ‘gatekeeper’ (filtraggio delle notizie) o di ‘fact checking’ (verifica dei fatti) che un tempo svolgevano i giornali, oggi è diventata anche una ‘responsabilità’ dei cittadini, che si informano in rete e attraverso i loro spazi social diffondono informazione a loro volta.”). C’è anche un accenno alla libertà di stampa, argomento senz’altro legato al percorso giornalistico di Anna Politkovskaja.
  • A pag. 80 Anna, attraverso i ricordi del padre, parla dell’attentato terroristico avvenuto l’11 marzo 2004 alla stazione di Atocha a Madrid: in questo articolo potete leggere la ricostruzione dei fatti di quel giorno, con un approfondimento sullo stato dei sopravvissuti anni dopo quei terribili fatti.
  • “Lo sapevi che questo parco è pieno di fantasmi?” (pag. 109), così dice Stefano ad Anna durante la loro passeggiata al parco Sempione di Milano. Pe chi fosse curioso di scoprire la leggenda del più famoso fantasma del Sempione, la Dama Nera, e degli altri citati nel libro, qui trovate qualche informazione in più.
  • A pag. 145 Anna e Stefano giungono al Giardino dei Giusti, parte del parco di Monte Stella dedicato a “gli uomini e le donne che hanno aiutato le vittime delle persecuzioni, difeso i diritti umani ovunque fossero calpestati, salvaguardato la dignità dell’Uomo contro ogni forma di annientamento della sua identità libera e consapevole, testimoniato a favore della verità contro i reiterati tentativi di negare i crimini perpetrati. A ciascuno di loro è dedicato un pruno, messo a dimora durante una cerimonia in sua presenza o con la partecipazione dei suoi familiari, con un cippo in granito deposto nel prato sottostante.”. In questo video potete vedere alcuni scorci del Giardino, si vede anche il cippo dedicato ad Anna Politkovskaja.
  • A pag. 166 si fa riferimento all’associazione Annaviva, associazione “nata nel 2007 per ricordare Anna Politkovskaja e raccontare cosa accade tuttora nell’Est europeo.”. Trovate qui la pagina Facebook dell’associazione. Fra gli articoli condivisi dalla pagina, spicca uno de La Stampa riguardante la condanna alla Russia da parte della Corte europea dei diritti dell’uomo per l’omicidio di Anna (“La Corte rileva in particolare che «se le autorità hanno trovato e condannato un gruppo di uomini direttamente coinvolti nell’assassinio della signora Politkovskaja, non hanno attuato adeguate misure investigative per identificare i mandanti dell’omicidio».”).

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Il pallone è maschio, la palla è femmina, di Loredana Frescura

Il pallone è maschio, la palla è femmina
Carlotta ha dieci anni e gioca a calcio in una squadra mista del suo paese. Durante le partite, guarda le nuvole per cercare il volto del suo papà che, dal cielo, le dà consigli sul modo migliore di battere un rigore e sul modo migliore di sorridere al mondo. La sua mamma ha i capelli rosso – ciliegia e la porta agli allenamenti con un vecchio motorino arancione. Però un’epidemia di varicella colpisce la squadra e allora tutto sembra perduto. Carlotta ha un’idea che meraviglierà molti, ma è l’idea migliore per dare al calcio e allo sport una nota di vera bellezza. Una storia delicata, per comprendere che quello che conta nello sport è la lealtà e il divertimento.

Titolo: Il pallone è maschio, la palla è femmina
Autrice: Loredana Frescura
Illustrazioni: Giovanni Lombardi
Anno prima edizione: 2014
Editore: Gruppo Editoriale Raffaello

LA “FRONTIERA” PERCHÉ:

Qualsiasi gruppo, in particolare nello sport, può creare frontiere: fra maschi e femmine anche se le squadre son miste, fra bravi e meno bravi, fra chi vuole divertirsi e chi punta solo a vincere a discapito di tutto il resto… Sono tutte frontiere e differenze superabili, perché quando si è insieme si deve pensare come una squadra.

LA CITAZIONE:

“Alberto esulta mentre David schiuma di rabbia. È sempre geloso di chi è bravo. È pazzesco. Siamo una squadra e io sono contentissima quando gli altri sono bravi perché così vinco anch’io e anch’io mi sforzo di diventare più brava.”

TEMI TRATTATI:

  • calcio
  • sana competizione
  • superare una perdita
  • prime cotte

PAROLE CHIAVE:

  • Pallone maschio, palla femmina
  • Fair play (gioco corretto) nello sport e nella vita di tutti i giorni
  • Gioco di squadra

L’AUTRICE:

Loredana Frescura è nata in una piccola frazione del comune di Marciano, Papiano, in provincia di Perugia nel 1962. Insegnate elementare, nutre una grande passione per il cinema e la musica.
A metà degli anni ’90 inizia la sua carriera di autrice, da allora ha scritto numerose storie a volte tenere a volte forti con protagonisti ragazzi adolescenti.
Nel 2006 si è aggiudicata il premio Andersen nella categoria Miglior libro oltre i 12 anni con Il mondo nei tuoi occhi. Due storie di un amore pubblicato da Fanucci Editore.

Sito ufficiale.

APPROFONDIMENTI:

  • A pag. 8 si fa riferimento alla superstizione secondo cui porti sfortuna avere una donna a bordo su una nave… È una superstizione la cui origine è lontana nel tempo, e ci sono diverse teorie al riguardo: secondo una le donne porterebbero sfortuna perché la loro presenza distrarrebbe i marinai e il mare, geloso, diventerebbe tempestoso. Secondo un’altra teoria ad esser gelosa sarebbe invece la nave stessa, o meglio, la polena, che vorrebbe essere l’unica donna per i marinai. Ultima teoria è quella che vedrebbe le donne come delle possibili streghe, quindi portarle a bordo sarebbe stato un rischio. Ovviamente si tratta solo di vecchie superstizioni senza alcun fondo di verità.
  • A pag. 56 si trova una versione personalizzata della filastrocca Lucciola Lucciola, di cui trovate altre due versioni qui. Ma Lucciola Lucciola è anche una ninna nanna per bambini, la potete ascoltare qui.
  • A pag. 86 si fa riferimento a un grande numero calcistico compiuto dal giocatore dell’Ascoli Giancarlo Pasinato: un gol “coast to coast”, come venne poi battezzato, ossia un gol segnato dopo essersi fatti quasi tutto il campo palla al piede. Era il 1978, e potete vedere il gol in questo video.
  • Il libro è illustrato da Giovanni Lombardi, illustratore, grafico e web designer di Torino. Nel suo sito ufficiale potete scoprire altri suoi lavori, qui.
  • Alla fine del libro trovate delle schede didattiche a cura di Paola Valenti, già editor del libro, sul sito della casa editrice sono poi disponibili altre attività digitali, trovate tutto qui.

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Se la tua colpa è di essere bella, di Giuliana Facchini

Se la tua colpa è di essere bella
Valerio ha diciassette anni e frequenta la terza liceo. Vive con la madre single, una psicologa di quarantacinque anni con la quale ha un rapporto sereno, ed è invaghito della trentacinquenne Elena che abita nel suo palazzo, a cui dedica poesie d’amore anonime, che infila di nascosto sotto la sua porta. Nell’ex portineria del condomino abita anche Carlos, compagno di liceo e amico più caro di Valerio. A chiudere il cerchio c’è Lavinia, compagna inseparabile dei due. La vita scorre tranquilla per i tre ragazzi, divisa tra studio, svago, riflessioni sulle loro problematiche adolescenziali, finché alcuni avvenimenti irrompono nella loro esistenza e la cambiano. Una loro compagna di classe è aggredita in discoteca, durante una festa di compleanno. Carmen, sorellina di cinque anni di Carlos, viene urtata da un’auto mentre rincorre una pallina trovata al parco e finisce in ospedale. Nello stesso ospedale è ricoverata Elena, la vicina trentacinquenne…

Titolo: Se la tua colpa è di essere bella
Autrice: Giuliana Facchini
Anno prima edizione: 2018
Editore: Feltrinelli

LA “FRONTIERA” PERCHÉ:

Affrontare le proprie difficoltà e il proprio dolore è un qualcosa che riguarda le nostre quattro mura, ma al di là della frontiera ci sono anche le difficoltà e il dolore degli altri, e affrontare quelli può essere una sfida ancora più complessa.

C’è poi una frontiera che non va mai superata: quella del rispetto altrui.

LA CITAZIONE:

“Passo sui social e do uno sguardo alla bacheca Facebook di Laura. L’invito a vestirsi in modo decente è ancora lì. […] La parola ‘puttana’ non viene mai scritta eppure è ovunque tra le righe, la prospettiva di uno stupro è irrisa per finta come l’idea della donna-preda. […]
Sto male. Forse sono davvero un poeta con lo stomaco debole: Lavinia ha letto tutte queste parole e mi sento offeso al suo posto; Laura anche deve averle lette sapendo che parlavano di lei e mi sento ferito al suo posto.”

TEMI TRATTATI:

  • lotte al femminile
  • amicizia
  • primi amori
  • famiglia

PAROLE CHIAVE:

  • “Se la tua colpa è di essere bella”
  • “Leoni da tastiera”
  • Poesia

L’AUTRICE:

Giuliana Facchini, nata a Roma, ha studiato Lettere e seguito corsi di recitazione e doppiaggio, e si è occupata inoltre di teatro per ragazzi. Con Invisibile (2012) si è aggiudicata il premio Arpino Sezione inediti, con Il segreto del manoscritto (2016) il premio Giovanna Righini Ricci e con Perduti fra le montagne (2008) il premio letterario Montessori. È socia dell’Associazione Italiana Scrittori per Ragazzi (ICWA).

Blog personale.

APPROFONDIMENTI:

  • “A scuola si mormora, ma nessuno penserebbe mai di insultare apertamente una compagna del liceo, sul web però altri si sentono liberi di dirle qualsiasi cosa, sono leoni da tastiera.” (pag. 68). Purtroppo non è solo la Laura del libro l’unica vittima di questi “leoni da tastiera”, anzi, è un fenomeno molto reale, e tristemente diffuso. Al riguardo potrebbe interessarvi leggere questo articolo che analizza il fenomeno dei social come strumento di odio contro le donne (“Il mondo del web – e dei social network in particolare – viene solitamente associato a valori positivi quali libertà di espressione e possibilità di conoscenza infinita. Spesso però diventa uno strumento di discriminazione, controllo e minaccia, in particolar modo nei confronti delle donne. […] L’obiettivo da raggiungere è quello di rendere la rete e i social network un luogo di aggrezione e di confronto positivo. In questo scenario, il ruolo dell’informazione (giornali, telegiornali, programmi d’informazione tramite stampa, tv e web) continua a rimanere centrale nell’influenzare la percezione di un problema e nel creare o meno distorsioni nell’immaginario collettivo. È opportuno, ad esempio, evitare di riferirsi alle donne come ‘soggetti deboli’ o vittime predestinate.”).
  • “Diciamo che la televisione, i film, la pubblicità ci propongono un modello femminile che può diventare di riferimento per un’adolescente. Alcune ragazze si ammalano di anoressia, altre arrivano a deprimersi se non riescono ad arrivare alla taglia quaranta. Tutti vogliamo piacere agli altri e per i giovani è vitale accettarsi e sentirsi accettati.”, così si esprime la madre di Valerio a pag. 32, e sembra citare un recente studio sul rapporto tra l’immagine che le donne hanno del proprio corpo e l’uso di diversi tipi di media (social, tv, riviste): “In particolare, lo studio esamina il fenomeno dell’auto-oggettivazione del corpo femminile. […] I risultati hanno mostrato che l’utilizzo di Facebook è legato al fenomeno dell’auto-oggettivazione dato che il social network per eccellenza è focalizzato sull’aspetto fisico. Infatti, Facebook è il luogo in cui condividere foto personali e ricevere commenti di apprezzamento da parte dei propri amici virtuali, rafforzando o indebolendo così la propria fiducia in se stessi.” (fonte).
  • Nel blog dell’autrice trovate anche un post dove presenta Se la tua colpa è di essere bella: parla dell’origine della storia, dei temi che voleva affrontare, come voleva affrontarli, e dei suoi personaggi (“La mia necessità era far parlare Valerio. Pur essendo io lontanissima da Valerio, lo conosco bene. Perché è diverso da me posso raccontarlo onestamente, senza confondermi con lui. Anche Lavinia, se sono riuscita a farla vivere tra le pagine di questo mio romanzo, ha una bella voce, chiara, importante. Ne ho incontrate di Lavinia! E infine Carlos, forse quello più difficile, dall’animo complicato perché sono quasi certa incarni un bisogno segreto e innato e spesso negato di ogni adolescente: quello di avere degli ideali. Molto difficile.”).
  • Le poesie di Valerio sono in realtà scritte da Roberta Lipparini, poetessa italiana che ha collaborato con Giuliana Facchini anche con un altro libro, Come conchiglie sulla sabbia. Per scoprire qualcosa di più su di lei e leggere qualche sua poesia, potete andare qui.
  • A pag. 28 si fa riferimento a una canzone di Fabrizio De André, Bocca di rosa: qui trovate il brano con il testo.
  • A pag. 97 si cita Gianni Rodari… Nella bibliografia di quest’anno è presente un’antologia di suoi racconti brevi e filastrocche: Viaggio in Italia.

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Lo specchio dei desideri, di Jonathan Coe

Lo specchio dei desideri
Un giorno la piccola Claire, sottraendosi ai genitori litigiosi, si rifugia nella discarica dietro casa, dove trova uno specchietto rotto dal quale si sente stranamente attratta. È un brutto pezzo di vetro tagliente, ma ha il magico potere di trasformare anche la più squallida realtà in un mondo fiabesco: il cielo bigio nel riflesso diventa azzurro paradiso e la casa di Claire, una modesta villetta di periferia, si trasforma in un castello turrito sormontato da fantastiche conchiglie. Intanto il tempo passa e Claire cresce, sempre accompagnata dal suo specchio magico, in cui può vedere il proprio viso senza l’acne dell’adolescenza, e il padre che abbraccia teneramente la madre al pub. Ma nella realtà il padre sta flirtando con la sua nuova fidanzata, per la quale abbandonerà la famiglia, e il ragazzo di cui Claire è innamorata sta con la sua peggiore nemica. Quello specchio crea solo illusioni e Claire, arrabbiata, sta quasi per buttarlo, quando interviene Peter, un ex compagno delle medie. Ma quando lui la invita a uscire una sera e le dà appuntamento alla discarica, Claire rimane sbigottita: anche Peter ha trovato un pezzo di specchio rotto, che in realtà è il tassello di un puzzle più ampio.

Titolo: Lo specchio dei desideri
Autore: Jonathan Coe
Illustrazioni: Chiara Coccorese
Traduzione: Delfina Vezzoli
Anno prima edizione: 2012
Editore: Feltrinelli

LA “FRONTIERA” PERCHÉ:

Con il potere dell’immaginazione possiamo vedere una realtà diversa, migliore. Claire ci riesce con il potere di uno specchio, ma tutti possiamo riuscirci con il potere della mente. Ma questo mondo migliore non deve per forza rimanere solo nella fantasia, oltre la frontiera del reale… quel che dobbiamo fare è sforzarci di rendere migliore giorno dopo giorno il mondo in cui viviamo, per cercare di far combaciare le due immagini.

LA CITAZIONE:

“Com’era possibile che qualcosa che riusciva a vedere così chiaramente non fosse reale? Come poteva lo specchio mostrare cose che erano due volte più eccitanti, cento volte più magiche del grigio mondo quotidiano che la circondava? Claire non riusciva a capirlo. Sapeva solo che quel giorno, per puro caso, aveva trovato un dono raro e meraviglioso, che di sicuro le avrebbe cambiato la vita.”

TEMI TRATTATI:

  • trovare rifugio nell’immaginazione
  • superare le crisi
  • crescita
  • analizzare il mondo intorno a noi

PAROLE CHIAVE:

  • Specchio dei desideri
  • Realtà alternativa
  • Coscienza politica

L’AUTORE:

Jonathan Coe è nato a Birmingham nel 1961, si è laureato a Cambridge e a Warwick, vive a Londra. Ha scritto tre biografie e numerosi romanzi. Spesso nei suoi libri affronta i problemi della società, in particolare quella inglese, di ieri e di oggi, ma ogni critica è espressa attraverso un grande umorismo.

APPROFONDIMENTI:

  • In questa intervista Jonathan Coe parla de Lo specchio dei desideri e racconta che l’idea dello specchio che riflette cose inaspettate gli era già venuta all’età di 22 anni, e ne aveva tratto un romanzo, che però non fu mai pubblicato… ammette infatti di esser stato molto influenzato a quei tempi da C.S. Lewis e dal suo armadio che portava a Narnia, e sentiva che la sua storia fosse poco originale. Anni più tardi è ripartito dallo stesso espediente (uno specchio che non riflette il mondo così com’è), ma per costruire una storia completamente diversa.
  • “La città in cui viveva Claire era molto antica, ma in gran parte era stata distrutta durante la Seconda guerra mondiale.” (pag. 41). Non sappiamo in che città viva Claire, non viene mai specificato, così, da questa breve frase, potremmo immaginare che Claire viva a Cagliari, perché… anche Cagliari fu distrutta dalle bombe durante la Seconda guerra mondiale, anzi, fu la seconda città più devastata in Italia, ben l’80% degli edifici fu raso al suolo.
    In questo video potete vedere le immagini della città bombardata, e in questo ascoltare i racconti dei sopravvissuti a quei giorni del maggio 1943.
  • Le illustrazioni del libro sono di Chiara Coccorese, artista napoletana con uno stile molto particolare, che nel suo sito ufficiale viene così descritto: “La sua ricerca artistica si orienta verso la creazione di immagini surreali ed oniriche, attraverso un uso combinato di fotografia, scenografia in miniatura, pittura ed elaborazione digitale. Il risultato è un lavoro dove verità e virtualità si confondono e si compenetrano attraverso i confini resi sfumati e pittorici.”. Qui trovate il suo portfolio.

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Celestiale, di Francesca Bonafini

Celestiale
Per Maddalena ci sono un sacco di cose celestiali: il Portogallo, la musica dei Madredeus, uscire con la Dani e la Vale. Ma la cosa più celestiale di tutte, per lei, è Fabrizio Fiorini. Fabrizio Fiorini è gentile, educato, timido. Quella ragazza che lo guarda, lo guarda e gli parla, è celestiale per lui. Il problema è che lui non si sente tanto celestiale… Ivano detto Lama è il fratello di Maddalena ed è sempre scocciato, scontroso, cinico. Eppure, anche lui ha una vena insospettabile di rosa celestiale.

Titolo: Celestiale
Autrice: Francesca Bonafini
Anno prima edizione: 2018
Editore: Sinnos

LA “FRONTIERA” PERCHÉ:

A volte la frontiera è fra noi e l’altro, altre volte è in noi stessi. Attraversare la frontiera in entrambi i casi significa capire, comprendere e avere il coraggio di far quel passo verso l’altro o verso la nostra verità. E le parole, le vere protagoniste di Celestiale, in questo sono fondamentali.

LA CITAZIONE:

“Certe volte mi sembra che le parole siano potenti, e che mi portino altrove anche se la macchina non ce l’ho.”

– Maddalena

“Poi, come se non bastasse, ci sono pure le parole che rumoreggiano dentro al cuore, e tirar fuori quelle è una fatica bestia assai di più.”

– Fabrizio

“Le parole, quando diventano canto, hanno un sapore buono, più buono della birra, più buono delle sigarette, e più buono, forse, anche dell’amore.”

– Ivano

TEMI TRATTATI:

  • amore
  • crescita
  • timidezza
  • trovare sé stessi
  • famiglia

PAROLE CHIAVE:

  • Celestialità
  • “Pensiero dominante”
  • La potenza delle parole

L’AUTRICE:

Nata a Verona nel 1974, Francesca Bonafini ora vive e scrive a Bologna. Ha scritto diversi romanzi, ma Celestiale è il suo esordio nella letteratura per ragazzi. È presente inoltre nel Dizionario affettivo della lingua italiana, progetto di Matteo B. Bianchi, che aveva chiesto a circa trecento tra narratori e poeti italiani di individuare la loro parola “affettivamente” più significativa e di renderle omaggio nella forma di una classica definizione da dizionario.

APPROFONDIMENTI:

  • Celestiale nasce come racconto breve per un’antologia per ragazzi edita dall’editore Sinnos nel 2016: quello che era un racconto breve è poi diventato il primo capitolo della storia.
  • In un momento di lontananza, Maddalena e Fabrizio cercano conforto entrambi nella musica. Lei ascolta il fado (dal latino fatum, destino), un genere musicale tipicamente portoghese che s’ispira al sentimento della saudade, un qualcosa che sta fra la malinconia e la nostalgia, e racconta temi quali la lontananza, l’emigrazione, la separazione, la sofferenza. Dal 2011 è stato riconosciuto dall’UNESCO come patrimonio intangibile dell’umanità. Qui potete ascoltarne un esempio.
    Fabrizio invece si stende sul letto con in cuffia la Ballata n. 1 di Chopin, che potete ascoltare qui.
  • Fra le pagine del libro vengono spesso citati dei canti di Leopardi, ecco l’elenco: a pag. 43 viene riportato parzialmente il canto XXVI, Il pensiero dominante (versione integrale), a pag. 60 il canto XXIII, Canto notturno di un pastore errante dell’Asia (versione integrale) e a pag. 83 il canto XII, L’infinito.
  • A pag. 101 Ivano sfogliando l’antologia di Italiano viene attratto da un verso: è l’inizio di Rosa fresca aulentissima, un componimento poetico di Cielo d’Alcamo, un esponente della poesia popolare giullaresca della scuola siciliana, risalente al XIII secolo. Si tratta di un vivace dialogo fra uno spasimante e una giovane donna, lo trovate completo qui, con parafrasi accanto.
  • Celestiale è stato “libro del giorno” nella nota trasmissione radiofonica Fahrenheit su Radio3. Potete ascoltare l’episodio, in cui si è parlato del libro e si è intervistata l’autrice, qui.

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