Storia d’agosto, di Agata e d’inchiostro, di Nadia Terranova

Storia d'agosto, di Agata e d'inchiostro
Agosto è il classico mese delle vacanze e del mare: non per Agata, sveglia dodicenne costretta dalla malattia della nonna a restare in città con la sorella Leila. Quando quest’ultima la lascia sola in casa per raggiungere il fidanzato in montagna, Agata si ritrova come unici compagni gli adorati libri, i ricordi della storia della sua famiglia e… la pizza margherita con funghi e wurstel! A consegnargliela ogni volta è Gabo, imprevedibile diciottenne che in agosto gestisce per conto dei genitori MuccaPizza. Insieme, uniranno le proprie forze (e le proprie solitudini) per portare a termine il piano top secret di Gabo: liberare i cani e i cavalli vittime delle scommesse e delle corse clandestine gestite dalla mafia. Non è però l’unico segreto di Gabo, che colpisce Agata dritto al cuore…

Titolo: Storia d’agosto, di Agata e d’inchiostro
Autrice: Nadia Terranova
Anno prima edizione: 2012
Editore: Sonda

LA “FRONTIERA” PERCHÉ:

Le persone si possono sentire lontane in moltissimi modi: per l’incapacità di riuscire a comunicare, per i problemi che occupano le mente di ognuno o anche per l’età. Attraversare la frontiera significa anche avvicinarsi all’altro superando queste distanze.
E poi c’è un’altra frontiera: quella che delimita ciò che è giusto da ciò che è sbagliato, in questo caso è importante fare una scelta e lottare affinché una parte prevalga sempre sull’altra.

LA CITAZIONE:

“I racconti di Gabo si sono fatti strada nelle mie abitudini mandando all’aria passato e presente, ricordi e percezione della realtà. A lungo, mentre lui parlava, non ero più Agata abbandonata, Agata sorella saggia arrabbiata con Leila sorella scema, Agata che non era nata quando sono successe le cose importanti però prova a spiegarle immaginando storie che nessuno le ha raccontato. Ma non ero nemmeno un’Agata nuova. Non ancora. Strana terra di mezzo, col il buio a farmi da scudo di protezione.

TEMI TRATTATI:

  • solitudine
  • amicizia
  • primi amori
  • famiglia
  • lotta alla criminalità

PAROLE CHIAVE:

  • Estate
  • Doppio punto di vista
  • “Pensieri d’inchiostro”
  • Zoomafia

L’AUTRICE:

Nadia Terranova nasce a Messina nel 1978 e sin dalle elementari dichiarava di voler diventare una scrittrice. Si laurea in Filosofia e si trasferisce poi a Roma. Per diverso tempo si è occupata di libri come editor, traduttrice e insegnate (ha tenuto anche un laboratorio di scrittura narrativa per le scuole). Infine è riuscita a dedicarsi completamente alla scrittura, scelta che le è valsa diversi premi letterari nel corso degli anni.

Sito ufficiale.

APPROFONDIMENTI:

  • La storia Agata e Gabo s’intreccia con quella delle corse e dei combattimenti clandestini di animali. In appendice al libro questo tipo di criminalità viene associato a una parola: zoomafia. Il tema verrà approfondito dal commento di Ciro Troiano, responsabile dell’Osservatorio Nazionale Zoomafia LAV, presente in chiusura al libro. Nel sito ufficiale LAV (Lega Anti Vivisezione) troviamo l’ultimo rapporto di Troiano sulla zoomafia: nel 2018 sono aumentate le denunce per maltrattamento di animali (in media una denuncia ogni 90 minuti), e le corse dei cavalli insieme al traffico di cuccioli e ai combattimenti fra animali restano la vera emergenza.
  • Agata durante i caldi giorni d’agosto in cui è ambientata la vicenda è impegnata a leggere un libro: si tratta di Incompreso di Florence Montgomery. Racconta la storia di Humphrey e Miles, due bambini di sette e quattro anni, e del loro rapporto col padre. È una storia di malintesi, difficoltà a dialogare e di conflitto… Agata scorge fra quelle pagine parti della storia della sua famiglia.
  • Nadia Terranova nel suo blog racconta che quando incontra i lettori la domanda che le rivolgono più frequentemente riguarda la sua scelta di chiamare il protagonista “Gabo”. Rivela quindi che il suo nome è un doppio omaggio: a Gabriele “Gabbo” Sandri, disc jockey italiano, e Gabriel García Márquez, detto Gabo, scrittore colombiano premio Nobel per la letteratura.

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ALCUNI LIBRI DELLA STESSA AUTRICE:

Prestami le ali. Storia di Clara la rinoceronte, di Igiaba Scego

Prestami le ali
La storia di Clara, una rinoceronte indiana, è una storia vera. Il suo padrone (un capitano olandese) l’ha mostrata nelle principali città d’Europa come un fenomeno da baraccone. Siamo nel diciottesimo secolo, e certo nessuno aveva mai visto un animale così. Di Clara hanno parlato scrittori e poeti dell’epoca e molti pittori l’hanno ritratta. Alla storia vera di Clara la scrittrice Igiaba Scego ha aggiunto altre storie, più fantastiche, più ottimistiche, di sentimento e di avventura, ambientate a Venezia durante il carnevale del 1751. Conosceremo anche una bambina ebrea del ghetto veneziano e uno schiavo di origine africana, che aiuteranno Clara a trovare la sua libertà.

Titolo: Prestami le ali. Storia di Clara la rinoceronte
Autrice: Igiaba Scego
Illustrazioni: Fabio Visintin
Introduzione: Antonella Agnoni
Anno prima edizione: 2017
Editore: Rrose Sélavy

LA “FRONTIERA” PERCHÉ:

C’è qualcosa che accomuna la rinoceronte Clara con i piccoli Ester e Suleiman: tutti e tre sono in un modo o nell’altro prigionieri, confinati dietro una frontiera da altre persone. Insieme sogneranno la libertà, e cercheranno un modo per ottenerla, infrangendo queste frontiere inesistenti.

LA CITAZIONE:

“«Proprio così, cari bambini, Clara è una schiava» sospirò il gatto. «Ma alla gente sembra non importare nulla. Pagano per vederla e il Capitano diventa ricco. C’è una vera rinocerontemania in Europa, lo sapete?
[…] Clara ora è stanca. Vorrebbe indietro la vita di quando era piccola. Una volta, quando ancora parlava, mi ha detto ‘Voglio volare. Voglio un paio di ali. Con un paio di ali potrò fare quello che voglio. Potrò tornare nella mia foresta, potrò tornare dalla mia mamma’».”

TEMI TRATTATI:

  • prigionia
  • libertà
  • animali come fenomeni da baraccone
  • amicizia
  • diversità culturale

PAROLE CHIAVE:

  • Venezia
  • Ghetto degli ebrei
  • Clara la rinoceronte

L’AUTRICE:

Igiaba Scego è nata a Roma nel 1974, da una famiglia somala. Dopo la carriera universitaria conclusasi con un dottorato di ricerca in Pedagogia presso l’Università di Roma Tre, ha contributo attraverso la propria attività di scrittrice e giornalista a formare una nuova sensibilità riguardo temi d’attualità quali la migrazione e i delicati equilibri delle odierne società multiculturali, arricchendo il dibattito con la propria esperienza personale.

APPROFONDIMENTI:

  • Come spiega Antonella Agnoni nell’introduzione e poi anche la stessa Igiaba Scego nel “dietro le quinte”, la storia della rinoceronte Clara è purtroppo vera. Clara era una rinoceronte indiana originaria di Assam, e venne adottata da Jan Albert Sichterman dopo aver perso la madre, uccisa dai cacciatori. Questi la tenne in casa, come animale dimestico, fino a che non iniziò a crescere troppo… la vendette allora al marinaio olandese Douwemont Van der Meer, che decise di portarla in Europa, che girarono in lungo e in largo dal 1741 al 1758: “da Breslavia a Parigi, da Berlino a Napoli, da Vienna a Lione e a Venezia e perfino con breve tappa a Milano e Bologna.Il tour finì a Londra, dove Clara morì, ben stressata da 17 anni di tournée . Aveva 20 anni. In media avrebbe potuto viverne 50.” (fonte).
  • Nel “dietro le quinte” Igiaba Scego racconta che conobbe Clara per la prima volta con un dipinto di Pietro Longhi dal titolo Clara al carnevale di Venezia: potete vederlo qui. Si pensa che l’uomo a sinistra sia il capitano Van der Meer, che, per simboleggiare il suo possesso sull’animale, tiene il suo corno in mano.
    Questo però non fu l’unico ritratto fatto a Clara, eccone un altro dipinto dal pittore Jean-Baptiste Oudry a Parigi. Questo invece è uno dei disegni fatti a Clara e venduto come souvenir durante la sua esposizione a Mannheim nel 1747.
  • Nel 2013, per annunciare la nuova edizione del carnevale di Venezia, il comune promosse una locandina che era un riadattamento fumettoso del triste quadro di Pietro Longhi. Molti, per buone ragioni, non hanno apprezzato. Ecco cosa ha detto al riguardo Cristina Romieri, dell’associazione Vegetariani: “In questi tempi di accresciuta sensibilità e rispetto verso gli animali, di partecipate mobilitazioni e precise scelte capaci di lasciare importanti tracce nel cammino verso un mondo più giusto e meno violento, ci indigna e ci stupisce che uno dei manifesti ufficiali del Carnevale di Venezia di quest’anno sia questa riproduzione. Oltre ad essere irrispettoso per questo e per gli altri animali e per quanti lottano con grande coraggio e fatica per la sua salvezza, la raffigurazione è alquanto diseducativa anche per i bambini, inglobando in sé violenza, dominazione, indifferenza e scherno”.
  • Ester e Suleiman sono entrambi prigionieri, la prima non può uscire dal Ghetto degli ebrei, il secondo è schiavo. Siamo nel 1751, e la schiavitù verrà abolita solo nel secolo successivo. Invece l’obbligo di residenza degli ebrei nel Ghetto venne abolito verso la fine di quel secolo. In questo breve video potete vedere come appare il Ghetto di Venezia oggi, e ascoltare la sua storia.
  • Il leone alato che compare nel libro e che aiuterà i protagonisti della storia è il leone di San Marco, simbolo di Venezia, e in città lo si può ritrovare rappresentato un po’ ovunque. Qui trovate un approfondimento.
  • “E poi doveva andare al ghetto a comprare, dalla pasticceria ebrea, i biscotti a forma di S che alla padrona piacevano tantissimo.” (pag. 9). I biscotti a cui Suleiman fa riferimento sono le bisse veneziane, trovate qui la ricetta. Ma le bisse non son l’unico dolce che Suleiman nomina, di seguito tutti i nomi, se ci cliccate sopra troverete le ricette: le impade, le azzime, gli zuccherini e le orecchie di Amman.
  • Qui trovate un’intervista all’autrice, in cui parla della nascita del libro e ci racconta qualcosa di lei. Alla domanda sulla scrittura del libro risponde: “Ho scritto prima una versione per adulti (che sarà pubblicata in un’antologia) e poi, grazie ai bambini della Pisacane, questa favola. Volevo dare a Clara una speranza di felicità che nella vita reale non ha avuto. E dando speranza alla Clara della mia storia, la stavo dando anche a me stessa e a tutti noi. Ho cercato di mettere della poesia in una storia che di poetico purtroppo non aveva nulla”.
    In questo articolo trovate anche un’altra intervista, in cui si parla di un altro tema molto importante: il razzismo (“Mi immedesimo in entrambi i bambini. Sono un’afro-discendente nata in Italia e il razzismo è stato una costante della mia infanzia; oggi sono corazzata e come strategia, quando sono arrabbiata, scrivo.”).
    Qui invece potete ascoltare la puntata di Fahrenheit, programma di Radio 3 sulla letteratura, dedicata a Prestami le ali, potrete ascoltare anche la voce dell’autrice.
  • Prestami le ali è illustrato da Fabio Visintin, artista veneziano anche autore di fumetti. Qui potete scoprire tutta la sua carriera.

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L’occhio del lupo, di Daniel Pennac

L'occhio del lupo
In uno zoo, un ragazzo si sofferma affascinato davanti alla gabbia di un lupo e, siccome l’animale ha soltanto un occhio, anche il ragazzo, con estrema sensibilità, tiene chiuso uno dei suoi. Questo colpisce il lupo che, per la prima volta, supera l’atavica diffidenza nei confronti degli esseri umani e decide di raccontare al ragazzo la sua storia, tutta vissuta sullo sfondo di paesaggi nevosi e cacce solitarie. Anche il ragazzo si confida col lupo e gli parla delle tre Afriche per cui è passato, quella Gialla, quella Grigia e quella Verde: l’Africa dei deserti, L’Africa delle savane e l’Africa equatoriale delle foreste. Il paesaggio, con i suoi colori e le sue atmosfere, ha molta importanza sia nella storia del lupo che in quella del ragazzo africano.

Titolo: L’occhio del lupo
Autore: Daniel Pennac
Illustrazioni: Paolo Cardoni
Traduzione: Donatella Ziliotto
Anno prima edizione: 1984
Editore: Salani

LA “FRONTIERA” PERCHÉ:

Superare la frontiera è anche capire l’altro, conoscere la sua storia. L’esperienza di profonda condivisione che vivono Lupo Azzurro e Africa è di quelle che superano tutte le frontiere.

LA CITAZIONE:

“Ma il ragazzo sa benissimo che un nome non significa nulla senza la sua storia. È come un lupo nello zoo: una bestia in mezzo alle altre se non si conosce la storia della sua vita.”

TEMI TRATTATI:

  • solitudine
  • amicizia
  • dialogo fra mondi diversi
  • condivisione

PAROLE CHIAVE:

  • Vedere attraverso gli occhi dell’altro

L’AUTORE:

“Daniel Pennac è nato nel 1944 durante uno scalo a Casablanca. Nel periodo della sua felice infanzia ha viaggiato moltissimo, in Africa, Asia, Europa, Alpi Marittime, ed è rimasto sempre interessato al destino di tutti gli immigrati, animali o uomini che siano, tant’è vero che per vent’anni è vissuto a Belleville, il quartiere di Parigi dove più si trovano mescolate razze e mestieri. Ha anche insegnato per più di vent’anni a ragazzi difficili, a parte un’interruzione di due anni in Brasile, dove si è innamorato delle amache, «letto fra cielo e terra, in cui si possono concepire le idee più geniali», e da dove probabilmente hanno origine le sue migliori fantasticherie!” (Fonte)

APPROFONDIMENTI:

  • Ne L’occhio del lupo viaggiamo attraverso paesaggi completamente diversi fra loro, fra distese di sabbia e distese di neve. Attraverso l’occhio di Lupo Azzurro vediamo le Barren Lands, un territorio del Canada Settentrionale definito anche come “il Grande Nord”, mentre l’occhio di Africa ci porta nelle tre Afriche: quella Gialla del grande deserto del Sahara, quella Grigia della Savana (“Sassi infuocati, cespugli spinosi e, ancor più a sud, grandi distese di erba secca”) e quella Verde della Foresta Tropicale. Qui potete vedere come sono ripartite le tre zone geograficamente. Infine c’è l’Altro Mondo, che è quello nostro, della civiltà.
  • Il rapporto fra Lupo Azzurro e Africa si basa su una profonda comprensione fra l’uno e l’altro: Lupo Azzurro all’inizio deve guardare guardare i due occhi di Africa con il suo solo occhio, e questo lo mette “maledettamente a disagio”, perché è costretto a far saltare lo sguardo da sinistra a destra e viceversa. Il suo “non è dolore, è impotenza, e collera”. Il ragazzo quindi a sua volta chiude un occhio, e questo fa sentire il lupo a suo agio. Da questo semplice, ma profondo gesto, i terapeuti hanno intravisto un metodo di approccio per relazionarsi con chi ha bisogno di aiuto. Trovate un approfondimento al riguardo in questo articolo.
  • Da L’occhio del lupo è stato tratto uno spettacolo teatrale, arrivato anche in Italia nel 2013. In questo video potete vedere parti dello spettacolo e brevi interviste alla regista, agli attori e allo stesso Daniel Pennac.
  • Oltre ad uno spettacolo teatrale, nel 1998 è uscito anche un corto d’animazione prodotto da Les Films de l’Arlequin. Si può trovare qui la versione integrale, ma solo in lingua originale (francese).
  • In questo video potete ascoltare Daniel Pennac leggere un brano tratto dal libro, nella sua lingua madre, il francese, sottotitolato in italiano.
  • L’occhio del lupo è illustrato da Paolo Cardoni, grande illustratore italiano, coinvolto anche nel mondo dell’animazione. Qui trovate il suo sito interattivo, e nascoste per la camera che vedrete son nascosti gli elenchi di tutte le sue opere.

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La strana guerra delle formiche, di Hubert Nyssen e Christine Le Bœuf

La strana guerra delle formiche
In origine le formiche erano verdi e blu e vivevano tranquillamente. Per comunicare tra di loro si toccavano con le antenne. Un giorno Eloisa, una fata curiosa e pettegola, per scoprire i loro segreti dona loro la facoltà di esprimersi col linguaggio umano. Una volta scoperto il linguaggio, formiche blu e formiche verdi giocano con le parole, e si scambiano messaggi e idee. Ed ecco iniziati i problemi… Ben presto le frasi diventano taglienti e le parole diventano armi pericolose. Il finale lascia di che riflettere…

Titolo: La strana guerra delle formiche
Autore: Hubert Nyssen
Illustrazioni: Christine Le Bœuf
Traduzione: Sandra Magnolfi
Anno prima edizione: 1996
Editore: Motta Junior

LA “FRONTIERA” PERCHÉ:

Spesso siamo noi a creare frontiere là dove non esistono, e basta poco per farlo… anche il semplice utilizzo delle parole: le parole infatti possono essere usate per i complimenti, per belle frasi e cose buone, ma possono anche creare differenze, possono creare l’altro.

LA CITAZIONE:

“- Dopotutto non sono come noi, sono straniere!… sono verdi!
E «verdi» suonò immediatamente come villane, voraci, violente, vanitose e addirittura ladre.
Lo disse con un’intensità tale che parecchie blu ebbero la netta sensazione di aver sentito tutto questo nell’unica parola «verdi». E allo stesso tempo si dicevano con orgoglio che loro erano blu, e blu suonava come belle, benevoli, nobili e tutta una serie di cose piacevoli e affascinanti.”

TEMI TRATTATI:

  • potere delle parole
  • interferire con la natura
  • creare frontiere
  • conflitto

PAROLE CHIAVE:

  • Pericoloso uso del linguaggio
  • Ascoltare le parole dei saggi

L’AUTORE:

Hubert Nyssen è uno scrittore belga di lingua francese nato a Bruxelles 1925 e morto in Francia nel 2011. È saggista, romanziere, poeta, autore di opere ci teatro e ha scritto sia per adulti che per ragazzi. Nel 1978, ad Arles, ha fondato Actes Sud che grazie a lui e alla moglie Christine Le Bœuf, l’illustratrice di questo libro, è diventata una delle principali case editrici francesi, apprezzata in tutto il mondo.

APPROFONDIMENTI:

  • “Dapprincipio la fata non aveva prestato molta attenzione alle formiche. Ma, un bel giorno, essendosi fermata in campagna, cominciò a osservare il loro via vai. Dopo un po’ si disse che un attaccamento così grande al lavoro doveva avere un senso che le sfuggiva.” (pag. 14-15). La fata curiosa del libro forse non sa che le formiche sono il simbolo dell’operosità! Ma come funziona il loro mondo? Le formiche si raggruppano in colonie e sono estremamente collaborative fra di loro. Hanno una regina e dei soldati che servono per la loro difesa, e poi ci sono le tante operaie che puliscono il nido, procurano il cibo e si occupano anche delle uova della regina. E, come si dice nel libro, comunicano attraverso il tatto e l’olfatto! Infatti per segnalare un pericolo, per indicare la strada emettono dal proprio corpo dei segnali chimici chiamati “feromoni” che vengono percepiti dalle altre formiche attraverso le loro antenne. Potete trovare una spiegazione completa di come funzioni il mondo delle formiche in questo video animato.
  • Una classe di Borgofranco d’Ivrea ha creato una scheda su questo libro raccogliendo tutti i buoni insegnamenti che ne hanno tratto. Potete vederla qui.
  • Il libro è illustrato da Christine Le Bœuf, illustratrice di molte delle copertine dei libri pubblicati per la casa editrice Actes Sud fondata con il marito, Hubert Nyssen, nel 1978. Ma non si è limitata solo a questo, ha infatti anche tradotto in francese molti romanzi americani e inglesi, fra i quali anche quelli di Arthur Conan Doyle, lo scrittore di Sherlock Holmes (fonte).

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Le avventure di Flamingo, di Gianluca Medas

Le avventure di Flamingo
Un parco, lo stagno di Molentargius, circondato dai palazzoni di due città, un sogno premonitore, un incendio letale, la covata dei fenicotteri a rischio. È qui che si svolge la storia di Flamingo, un pullo di fenicottero e dei suoi amici: Cuau, un randagio ribelle, e Ruth, una raganella di Bellarosa Minore. Nel minor tempo possibile dovranno fermare il complotto degli uomini cattivi che vogliono ridurre lo stagno in un luogo deserto adatto ai loro malvagi interessi, ma le insidie sono molte e le sorprese non sempre saranno piacevoli…

Titolo: Le avventure di Flamingo
Autore: Gianluca Medas
Illustrazioni: Antonino Pirellas
Anno prima edizione: 2006
Editore: Condaghes

LA “FRONTIERA” PERCHÉ:

C’è una frontiera che l’essere umano non dovrebbe mai superare: quella del rispetto per la natura e degli animali che la abitano. Ma ci sono anche frontiere che vanno abbattute: la storia di Flamingo insegna che non importa se si è di razze e di origini diverse, si è tutti uguali davanti al pericolo, e ci si aiuta a vicenda.

LA CITAZIONE:

“Ma la cosa che nessuno disse, forse per pudore, o per paura che una parola potesse svilirne il sapore, anche perché era come scontata, così come l’acqua è bagnata ed il fuoco brucia, era questo senso di appartenenza che era nato dallo stare insieme, nel lottare insieme, decidere insieme. Non parlarono di questo, perché l’avevano nel cuore, come le cose che non si dicono perché fanno emozionare.”

TEMI TRATTATI:

  • separazione dalla famiglia
  • rispetto per la natura
  • amicizia
  • lotta per la propria casa

PAROLE CHIAVE:

  • Stagno di Molentargius
  • Delicato equilibrio di un ecosistema

L’AUTORE:

Gianluca Medas, nato a Cagliari 1962, è un artista eclettico che ha fatto della narrazione il suo percorso artistico principale. È attore, autore, regista di teatro (da solo e con i Medas), conduttore e regista in TV e alla radio. Fin da bambino amava raccontare storie ai suoi fratellini e amici. Ancora oggi continua a raccontare storie a grandi e piccini. Tutto ciò senza mai interrompere la tradizione teatrale della famiglia.

APPROFONDIMENTI:

  • La storia del piccolo Flamingo, di Cuau e della raganella Ruth ruota intorno al salvataggio della loro casa: lo stagno di Molentargius. Si tratta del Parco Naturale Regionale Molentargius Saline situato tra Cagliari e Quartu S. Elena, il quale, “istituito nel 1999, è una zona umida di valore internazionale tra le più importanti in Europa, raro esempio al mondo di ecosistema presente in aree fortemente antropizzate (che hanno subito interventi di trasformazione dell’ambiente naturale da parte del genere umano) ma habitat ideale di molte specie animali, tra cui il fenicottero.”. Nel sito ufficiale si trovano diverse informazioni, anche un breve elenco della fauna che abita il parco: “Per la sua naturale posizione geografica e per le diverse nicchie ecologiche presenti al suo interno, ottimali per la sosta e lo svernamento, l’ecosistema Molentargius permette la massiccia presenza di avifauna stanziale, nidificante e di passo, circa un terzo dell’avifauna europea; tra cui molte specie protette a livello comunitario. Ma questo ecosistema è importante anche per le specie animali appartenenti alle altre Classi, per quanto meno conosciuti e di più difficile individuazione rispetto agli uccelli. Tra gli Anfibi: la Raganella ed il Rospo smeraldino, tra i Rettili: la Tartaruga palustre, la Biscia d’acqua, il Biacco e la Luscengola; tra i Mammiferi: il Riccio, la Donnola e il Coniglio selvatico.”.
    Qui trovate una piccola mappa che evidenzia le aree appartenenti al parco, e qui alcune foto.
  • Flamingo, il protagonista di questa storia, è un piccolo cucciolo (pullo) di fenicottero. In principio i fenicotteri, o “sa genti arrubbia”, “il popolo rosso”, come son stati ribattezzati in sardo, usavano la Sardegna “come una tappa tra l’Africa e la Camargue, la regione francese dove amano da sempre andare in ‘villeggiatura’. Da più di dieci anni però i fenicotteri hanno deciso che in Sardegna, e in particolare negli stagni cagliaritani, si sta bene tutto l’anno e che non ha molto senso spostarsi di continuo. L’area umida che circonda il capoluogo è l’unica in cui è ormai un dato di fatto la nidificazione dell’animale.”. Qui trovate l’intero articolo in cui si parla della storia nella nostra isola di questi splendidi volatili (ormai simbolo della città di Cagliari), e in cui potete ammirare bellissime loro foto.
  • “I parcheggi della Città Mercato, sempre illuminati a giorno, non erano di certo il luogo migliore per nascondersi, nonostante ciò conosceva tanti posti dove sottrarsi alla vista. Veniva chiamato Cuau proprio per questo.” (pag. 23-24), così l’autore racconta l’origine del nome del cane coraggioso che aiuterà Flamingo e gli altri abitanti dello stagno, infatti “cuau” in sardo significa… “nascosto”.
  • Le illustrazioni all’interno del libro sono di Antonino Pirellas, artista di formazione eterogenea: da classica e artistica, a scientifica. Qui trovate il sito sito ufficiale con diverse opere da lui realizzate.

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Un pesce è un pesce, di Leo Lionni

Un pesce è un pesce
La storia di un’amicizia tra un girino e un pesciolino che sott’acqua si “vedono” crescere, ma la rana è anfibia e può, con grande dispiacere del pesce, godere di acqua e di terra e così scoprire di poter appartenere a mondi diversi. Anche gli amici possono provare invidia, ma non possono sfidare le leggi della natura: fuoriuscire dal proprio habitat e rischiare la vita è una mossa maldestra ma istruttiva per accettare e valorizzare la propria condizione. Un pesce è un pesce.

Titolo: Un pesce è un pesce
Autore: Leo Lionni
Traduzione: Maria Marconi
Anno prima edizione: 1970
Editore: Babalibri

LA “FRONTIERA” PERCHÉ:

Noi siamo per un verso tutti uguali… ma anche tutti diversi! E questa diversità è bella perché ci rende unici: non dobbiamo cercare di essere come gli altri, ma essere noi stessi e volerci bene per quel che siamo.

LA CITAZIONE:

“Questo era, senza dubbio, il mondo più bello.
Sorrise alla rana che lo guardava da sopra una foglia.
«Avevi proprio ragione» le disse, «un pesce è un pesce!»”

TEMI TRATTATI:

  • amicizia
  • ricchezza della diversità
  • accettazione di sé stessi
  • soggettività dell’immaginazione

PAROLE CHIAVE:

  • “Un pesce è un pesce”

L’AUTORE:

Leo Lionni, autore di innumerevoli e pluripremiati libri per bambini, è stato anche un celebrato designer, grafico, art director, pittore, scultore, illustratore. È nato in Olanda nel 1910 da un intagliatore di diamanti e una cantante lirica, con zii collezionisti d’arte moderna e architetti. La vita di Lionni trascorrerà fra gli Stati Uniti e l’Italia dove conosce la futura moglie Nora Maffi. Scoperto da Marinetti partecipa al movimento futurista; in seguito deve lasciare l’Italia a causa delle leggi razziali e si trasferisce a Philadelphia dove inizia a lavorare in un’agenzia pubblicitaria. La sua opera ha lasciato un’impronta profonda nella grafica contemporanea e nel mondo dell’editoria. L’unicità dei suoi libri, insieme commerciali e poetici, rendono Leo Lionni un autore unico nel mondo della letteratura infantile. Muore nel 1999 all’età di 89 anni, ma i suoi libri continuano a vivere nelle camerette dei bambini di tutto il mondo.

APPROFONDIMENTI:

  • All’inizio del libro l’amico del pesciolino era un piccolo girino e vivevano insieme nell’acqua, ma dopo qualche tempo… il girino si è trasformato in una rana! Come è successo? In questo breve video potete vedere tutte le fasi della metamorfosi del girino in rana.
  • Nel 1998, un anno prima della sua morte, Leo Lionni, parlando dei suoi libri, dice queste parole in un’intervista: “Certo, ma sono morali tutte le mie storie, o almeno penso sempre di costruire storie morali. Un libro, e sopratutto un libro per bambini, non può ridursi soltanto ad una serie di belle illustrazioni. Deve insegnare qualcosa; si deve porre degli obiettivi, appunto, morali… […] come Un pesce è un pesce che narra la storia di un pesce e di una rana che nascono uguali, come girini, e diventano, crescendo, diversi. Quando la rana torna nello stagno racconta al pesce il mondo esterno, che lui non ha mai visto, e il pesce immagina tutto a sua immagine e somiglianza. Uomini, uccelli, cose che sembrano pesci.
    È un racconto filosofico: Senofane diceva che se una mucca dovesse descrivere Dio lo immaginerebbe certo simile ad una mucca…” (fonte).
  • Racconta Leo Lionni in un’altra intervista: “Di tutte le domande che mi sono state rivolte come autore di libri per bambini, la più frequente senza dubbio è: ‘come vengono le idee?’ Molte persone sembrano credere che il modo in cui si ottiene un’idea sia allo stesso tempo misterioso e semplice. Misterioso, perché l’ispirazione si pensa provocata da un particolare stato di grazia concessa solo alle anime più fortunate. Semplice perché si crede che le idee caschino dentro la testa, già tradotte in parole e immagini, pronte per essere trascritte e copiate sotto forma di libro con tanto di pagine finali e copertina. Niente è più lontano dal vero. Talvolta, dall’infinito flusso della nostra fantasia, all’improvviso emerge qualcosa di inaspettato che, per quanto vago possa essere, sembra contenere una forma, un significato e, più importante, un’irresistibile carica poetica. Il senso di fulmineo riconoscimento grazie al quale trasciniamo questa immagine fino alla piena consapevolezza, rappresenta l’impulso iniziale di tutti gli atti creativi… Altre volte, devo ammetterlo, la creazione di un libro si trova nell’improvvisa e inspiegabile voglia di disegnare un certo tipo di coccodrillo.”
  • In un’intervista, alla domanda “Quali sono i titoli Babalibri a cui è più legata, e perché?”, Francesca Archinto, direttrice della Babalibri, la casa editrice di Un pesce è un pesce, risponde: “Sono tutti i libri di Leo Lionni, perché riescono a parlare di filosofia ed etica con intelligenza” (fonte).

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Wildwitch Vol. 1. La prova del fuoco, di Lene Kaaberbøl

Wildwitch Vol. 1. La prova del fuoco
Clara è una ragazzina di 12 anni che non ha nulla di speciale: un po’ timida, il viso punteggiato di lentiggini, è alle prese con i problemi tipici della sua età. Ma un giorno incontra un gigantesco gatto grazie al quale scopre di avere lo straordinario potere di comunicare con gli animali. Sarà solo l’inizio della sua nuova vita da “strega selvatica” in un mondo in cui la magia non è esattamente roba per bambini.

Titolo: Wildwitch Vol. 1. La prova del fuoco
Autrice: Lene Kaaberbøl
Traduzione: Bruno Berni
Anno prima edizione: 2010
Editore: Gallucci

LA “FRONTIERA” PERCHÉ:

La frontiera è anche il passaggio da un momento all’altro della propria vita, quell’evento che che crea un “prima” e un “dopo”. Adattarsi al cambiamento, accettare una vita diversa rispetto a quella di prima, anche questo è superare la frontiera.

LA CITAZIONE:

“«Tu sei una strega» dissi. Non era una domanda.
«Una strega selvatica, una wildwitch» disse lei, come se fosse la cosa più naturale del mondo. «Mi occupo di tutto ciò che è vivo nel mondo selvatico, e in cambio loro si occupano un po’ di me».”

TEMI TRATTATI:

  • cambiamento
  • natura
  • credere in sé stessi

PAROLE CHIAVE:

  • Strega selvatica
  • Giustizia

L’AUTRICE:

In Danimarca, ma in tutto il Nord Europa, il nome di Lene Kaaberbøl è ben noto, soprattutto nel mondo della letteratura per ragazzi. Nata a Copenhagen nel 1960, ha iniziato a scrivere a 15 anni, e non ha mai smesso. Ad oggi ha pubblicato più di una trentina di libri, sebbene in Italia ne sia arrivato un numero molto ristretto. I suoi romanzi del cuore sono la trilogia de Il Signore degli Anelli di Tolkien e I racconti di Terramare di Ursula K. Le Guin.

APPROFONDIMENTI:

  • La prova del fuoco è solo il primo libro della serie di Wildwitch: si contano infatti sei libri pubblicati fra il 2010 e il 2014. La saga è diventata un bestseller non soltanto in Danimarca, ma anche in Germania e nel Regno Unito. In Italia per il momento la pubblicazione è arrivata sino al terzo volume.
  • In un’intervista l’autrice racconta che l’idea del libro è nata dal fatto che lei percepisse la mancanza di libri in cui gli animali hanno un ruolo importante.
  • Le wildwitch, le streghe selvatiche, attingono il loro potere dalla natura, ma la prima regola di una wildwitch è che non si può prendere senza dare: quei poteri dovranno poi essere impiegati nella salvaguardia di quella stessa natura e delle sue creature. Per questo quella di Wildwitch viene considerata una serie dal forte impatto ambientalista.
  • La “prova del fuoco” che dà il titolo al libro è la prova che Clara dovrà superare per provare di essere una strega (selvatica). Nel mondo creato dalla Kaaberbøl, in cui le streghe esistono, questa prova viene comunque ritenuta di dubbia moralità,  eppure persino nella nostra realtà furono diverse le prove congegnate per provare se una persona praticasse o meno la stregoneria o se fosse o meno una strega. Fra queste si possono citare l’ordalia dell’acqua, in cui le accusate venivano legate su delle sedie e immerse in fiumi o laghi e a seconda se galleggiassero o affondassero le si riteneva colpevoli o innocenti (in periodi storici diversi il giudizio era differente, in alcuni casi affondare era segno di malvagità in altri lo era galleggiare). Altra prova era il pungolamento: si credeva che le streghe avessero nel corpo un marchio che provasse la loro vera natura e che in quel punto non si potesse provare dolore, si pungeva quindi la vittima un po’ ovunque cercando di trovare il marchio che le avrebbe incastrate. Ma la prova certamente più diffusa fu il rogo, probabilmente per la sua semplicità: il fuoco non avrebbe mai bruciato persone pure, quindi se le vittime morivano fra le fiamme erano senz’altro dei peccatori implicati con la stregoneria.
  • A pag. 122 Clara dice di essere nella classe 5^B, ma i conti non tornano considerando che Clara ha 12 anni, e questo perché il sistema scolastico danese si differenzia dal nostro e si articola in: educazione prescolare, scuola dell’obbligo, la Folkeskole (dai 7 ai 16 anni), e scuola secondaria superiore (dai 16 ai 19 anni). Infine come da noi, facoltativa, c’è l’università.
  • Di Wildwitch è stato prodotto un film per la regia di Kaspar Munk, uscito l’11 ottobre nelle sale danesi. Per ora non è prevista una distribuzione in Italia. Qui potete vedere il trailer in lingua originale con i sottotitoli in inglese.

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