Storia d’agosto, di Agata e d’inchiostro, di Nadia Terranova

Storia d'agosto, di Agata e d'inchiostro
Agosto è il classico mese delle vacanze e del mare: non per Agata, sveglia dodicenne costretta dalla malattia della nonna a restare in città con la sorella Leila. Quando quest’ultima la lascia sola in casa per raggiungere il fidanzato in montagna, Agata si ritrova come unici compagni gli adorati libri, i ricordi della storia della sua famiglia e… la pizza margherita con funghi e wurstel! A consegnargliela ogni volta è Gabo, imprevedibile diciottenne che in agosto gestisce per conto dei genitori MuccaPizza. Insieme, uniranno le proprie forze (e le proprie solitudini) per portare a termine il piano top secret di Gabo: liberare i cani e i cavalli vittime delle scommesse e delle corse clandestine gestite dalla mafia. Non è però l’unico segreto di Gabo, che colpisce Agata dritto al cuore…

Titolo: Storia d’agosto, di Agata e d’inchiostro
Autrice: Nadia Terranova
Anno prima edizione: 2012
Editore: Sonda

LA “FRONTIERA” PERCHÉ:

Le persone si possono sentire lontane in moltissimi modi: per l’incapacità di riuscire a comunicare, per i problemi che occupano le mente di ognuno o anche per l’età. Attraversare la frontiera significa anche avvicinarsi all’altro superando queste distanze.
E poi c’è un’altra frontiera: quella che delimita ciò che è giusto da ciò che è sbagliato, in questo caso è importante fare una scelta e lottare affinché una parte prevalga sempre sull’altra.

LA CITAZIONE:

“I racconti di Gabo si sono fatti strada nelle mie abitudini mandando all’aria passato e presente, ricordi e percezione della realtà. A lungo, mentre lui parlava, non ero più Agata abbandonata, Agata sorella saggia arrabbiata con Leila sorella scema, Agata che non era nata quando sono successe le cose importanti però prova a spiegarle immaginando storie che nessuno le ha raccontato. Ma non ero nemmeno un’Agata nuova. Non ancora. Strana terra di mezzo, col il buio a farmi da scudo di protezione.

TEMI TRATTATI:

  • solitudine
  • amicizia
  • primi amori
  • famiglia
  • lotta alla criminalità

PAROLE CHIAVE:

  • Estate
  • Doppio punto di vista
  • “Pensieri d’inchiostro”
  • Zoomafia

L’AUTRICE:

Nadia Terranova nasce a Messina nel 1978 e sin dalle elementari dichiarava di voler diventare una scrittrice. Si laurea in Filosofia e si trasferisce poi a Roma. Per diverso tempo si è occupata di libri come editor, traduttrice e insegnate (ha tenuto anche un laboratorio di scrittura narrativa per le scuole). Infine è riuscita a dedicarsi completamente alla scrittura, scelta che le è valsa diversi premi letterari nel corso degli anni.

Sito ufficiale.

APPROFONDIMENTI:

  • La storia Agata e Gabo s’intreccia con quella delle corse e dei combattimenti clandestini di animali. In appendice al libro questo tipo di criminalità viene associato a una parola: zoomafia. Il tema verrà approfondito dal commento di Ciro Troiano, responsabile dell’Osservatorio Nazionale Zoomafia LAV, presente in chiusura al libro. Nel sito ufficiale LAV (Lega Anti Vivisezione) troviamo l’ultimo rapporto di Troiano sulla zoomafia: nel 2018 sono aumentate le denunce per maltrattamento di animali (in media una denuncia ogni 90 minuti), e le corse dei cavalli insieme al traffico di cuccioli e ai combattimenti fra animali restano la vera emergenza.
  • Agata durante i caldi giorni d’agosto in cui è ambientata la vicenda è impegnata a leggere un libro: si tratta di Incompreso di Florence Montgomery. Racconta la storia di Humphrey e Miles, due bambini di sette e quattro anni, e del loro rapporto col padre. È una storia di malintesi, difficoltà a dialogare e di conflitto… Agata scorge fra quelle pagine parti della storia della sua famiglia.
  • Nadia Terranova nel suo blog racconta che quando incontra i lettori la domanda che le rivolgono più frequentemente riguarda la sua scelta di chiamare il protagonista “Gabo”. Rivela quindi che il suo nome è un doppio omaggio: a Gabriele “Gabbo” Sandri, disc jockey italiano, e Gabriel García Márquez, detto Gabo, scrittore colombiano premio Nobel per la letteratura.

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ALCUNI LIBRI DELLA STESSA AUTRICE:

Onora il padre. Una storia di coraggio e di mafia, di Annamaria Piccione

Onora il padre
Valentina ha quasi diciott’anni, è bella, ricca, brava a scuola, ha amici fidati, abita in una prestigiosa casa d’epoca nel centro di Palermo. Ha un padre commercialista che la adora, una mamma francese molto elegante che la sostiene in tutto, un fidanzato che frequenta già l’università ed è figlio di carissimi amici di famiglia. In questa vita praticamente perfetta, il fatto di essere stata adottata per lei è un dettaglio irrilevante. Ma il giorno del suo compleanno, nella posta, tra le tante buste di auguri, Valentina trova un biglietto anonimo: qualcuno le vuole rivelare la verità sulle sue origini. La ragazza non confida nulla ai genitori ed esce di nascosto per incontrare l’autore del biglietto…

Titolo: Onora il padre. Una storia di coraggio e di mafia
Autrice: Annamaria Piccione
Anno prima edizione: 2018
Editore: Feltrinelli

LA “FRONTIERA” PERCHÉ:

Le frontiere son spesso difficili da superare, fisiche o mentali che siano, ma è ancor più difficile scegliere fra giusto e sbagliato quando questa scelta coinvolge persone a cui vogliamo bene. In quei casi è fondamentale ricordare che siamo noi a convivere con la nostra coscienza, nessun altro, e che quindi, con grande coraggio, va sempre scelta la strada giusta.

LA CITAZIONE:

“‘Svegliati principessa!’ urlò l’amico. ‘Il problema non sono i delinquenti che conosciamo tutti, loro sono la punta dell’iceberg! Non sono quelli che sparano, chiedono il pizzo e si arricchiscono con la droga. Non solo almeno. I mafiosi finirebbero subito isolati se in tanti non stringessero con loro delle alleanze. E sai chi? Le persone normali, che si vendono in cambio di promesse.’”

TEMI TRATTATI:

  • famiglia
  • mafia
  • identità
  • rivoluzioni interiori

PAROLE CHIAVE:

  • Colletti bianchi e mafia
  • Coraggio

L’AUTRICE:

Annamaria Piccione è nata a Siracusa e si occupa di letteratura per ragazzi. È molto sensibile al tema della mafia, cui ha dedicato questo suo ultimo libro, Onora il padre, ma nelle sue storie sono presenti altri importanti temi sociali, quali l’immigrazione, l’accoglienza, il razzismo e le guerre. Scrive anche per il teatro e vive fra Siracusa e Palermo.

APPROFONDIMENTI:

  • Le citazioni ad inizio libro sono di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, due magistrati noti per la lotta contro la mafia, uccisi a pochi mesi di distanza nel 1992. Furono fra i giudici del pool antimafia che diedero origine al Maxi Processo dello Stato contro la mafia nel 1986: il processo fu reso necessario in seguito agli spargimenti di sangue causati dalla mafia negli anni ’80, periodo in cui imperversava una guerra interna a Cosa Nostra (termine con cui oggi si identifica la mafia siciliana) per il predominio del traffico di stupefacenti, da cui uscì vittorioso il clan corleonese con a capo Totò Riina. Ma le stragi non coinvolsero solo i mafiosi, l’organizzazione iniziò anche a prendere di mira autorità dello stato. In seguito a questi eventi il magistrato Rocco Chinnici creò il pool antimafia, in questo modo venivano unite le singole indagini riguardanti la mafia e i magistrati a capo di queste potevano condividere le informazioni rompendo il loro isolamento. Dopo breve tempo Chinnici venne ucciso in un attentato, ma il pool antimafia sopravvisse e ne venne messo a capo Antonino Caponnetto, e nel febbraio del 1986 si arrivò al Maxi Processo. Il Maxi Processo, conclusosi nel dicembre del 1987, portò a 360 condanne e fu il più grande attacco alle mafie mai realizzato in Italia. Fra i condannati ci fu anche Totò Riina, capo dell’organizzazione mafiosa in quegli anni e mandante degli omicidi di Falcone e Borsellino.
    In questo articolo trovate un approfondimento sui due magistrati, sulla guerra tra mafie, il Maxi Processo e sugli attentati che metteranno fine alle loro vite. Qui invece trovate un documentario prodotto dalla Rai che inserisce il racconto delle vite di Falcone e Borsellino all’interno dei grandi fatti riguardanti la mafia, dalla prima guerra di mafia degli anni ’60, fino allo smantellamento del pool antimafia e gli attentati che misero fine alle loro vite.
  • “Poi arrivò il 23 maggio e la scuola si fermò, l’intera Palermo si fermò, per rievocare il giorno maledetto che bruciava ancora, come una ferita mai rimarginata.” (pag. 42). Ogni anno studenti e non si radunano all’albero situato davanti a quella che era la casa di Giovanni Falcone, a lui ora intitolato, in memoria di questo grande magistrato, morto il 23 maggio 1992 in seguito all’esplosione di 500 kg di tritolo nell’autostrada allo svincolo per Capaci, insieme alla scorta e alla moglie. In questo articolo potete leggere il resoconto della manifestazione di quest’anno.
  • “‘Con me la malasorte arrivò però di mattina e avevo solo cinque anni’, pensò la signorina. E non era l’unica ad averla subita, anzi lei poteva dirsi quasi fortunata: ci aveva rimesso sì una gamba, ma l’intera Palermo era stata distrutta. I segni di quel 9 maggio del 1943 erano ancora evidenti sui muri della città, proprio come la protesi del suo moncherino, invecchiata con lei.” (pag. 13). Cosa accadde in questa data? Siamo in piena Seconda guerra mondiale e il 9 maggio 1943 222 bombardieri angloamericani scaricarono 1.114 ordigni da 227 kg sulla città di Palermo, a causa dell’importanza strategia del suo porto. Poco tempo dopo, il 10 luglio, ci fu lo sbarco degli Alleati in Sicilia, un evento che vide il coinvolgimento della stessa mafia: si ritiene infatti che la relativa rapidità con cui si svolsero le operazioni di sbarco furono dovute alla collaborazione con alcuni boss mafiosi in America, tra cui Charles “Lucky” Luciano, mafioso italo-americano, che avrebbe ottenuto in cambio la liberazione dal carcere. In seguito allo sbarco i mafiosi avrebbero anche approfittato della situazione di confusione per accaparrarsi la maggior parte degli incarichi amministrativi rimasti vacanti. Potete trovare un approfondimento in questo articolo. In questo video potete invece trovare immagini di repertorio della Palermo post 9 maggio 1943.
  • A pag. 141 si fa riferimento a Giuseppe, detto Peppino, Impastato, quale simbolo di ribellione alla mafia, anche a discapito dei suoi stessi parenti. Impastato nacque nel 1948 in provincia di Palermo da una famiglia mafiosa, il cognato era perfino un boss. Ruppe ben presto i rapporti con loro, non accettando il loro coinvolgimento con la criminalità organizzata, e divenne in seguito giornalista e attivista politico, e fondò Radio Aut, in cui denunciava le attività mafiose, parlando in particolar modo del boss mafioso Gaetano Badalamenti, il futuro mandante del suo omicidio. Nella notte fra l’8 e il 9 maggio del 1978 Impastato verrà legato morto ai binari di un treno, dove esplose a causa di una carica di tritolo che servì ad inscenare un attentato. Le forze dell’ordine chiusero in fretta il caso ritenendo Impastato un terrorista suicida, solo diversi anni più tardi venne accertata la natura mafiosa dell’omicidio, e all’inizio degli anni Duemila Badalamenti venne condannato all’ergastolo. Per approfondire, qui.
  • La mafia di Onora il padre non è quella che immaginiamo di solito: non gangster stile Il Padrino, non delinquenti e spacciatori, ma persone comuni che scelgono di favorire con le loro capacità e competenze la proliferazione delle attività mafiose. È la mafia dei cosiddetti “colletti bianchi”, ossia professionisti di un determinato settore: “Le pronunce delle Corti giudicanti di Nord, Centro e Sud Italia raccontano di gruppi criminali che si rivolgono a commercialisti per ripulire i proventi degli affari illeciti, ad avvocati per sottrarre beni patrimoniali ai provvedimenti giudiziari di varia natura, a medici per ottenere diagnosi che alleggeriscano lo stato detentivo di boss o affiliati, ad architetti per assicurare la formale regolarità di lavori condotti in spregio delle normative urbanistiche, sino a coinvolgere quasi tutte le categorie professionali.“. Potete leggere il resto di questo interessante articolo sul legame fra professionisti e mafia qui.

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ALCUNI LIBRI DELLA STESSA AUTRICE:

Se la tua colpa è di essere bella, di Giuliana Facchini

Se la tua colpa è di essere bella
Valerio ha diciassette anni e frequenta la terza liceo. Vive con la madre single, una psicologa di quarantacinque anni con la quale ha un rapporto sereno, ed è invaghito della trentacinquenne Elena che abita nel suo palazzo, a cui dedica poesie d’amore anonime, che infila di nascosto sotto la sua porta. Nell’ex portineria del condomino abita anche Carlos, compagno di liceo e amico più caro di Valerio. A chiudere il cerchio c’è Lavinia, compagna inseparabile dei due. La vita scorre tranquilla per i tre ragazzi, divisa tra studio, svago, riflessioni sulle loro problematiche adolescenziali, finché alcuni avvenimenti irrompono nella loro esistenza e la cambiano. Una loro compagna di classe è aggredita in discoteca, durante una festa di compleanno. Carmen, sorellina di cinque anni di Carlos, viene urtata da un’auto mentre rincorre una pallina trovata al parco e finisce in ospedale. Nello stesso ospedale è ricoverata Elena, la vicina trentacinquenne…

Titolo: Se la tua colpa è di essere bella
Autrice: Giuliana Facchini
Anno prima edizione: 2018
Editore: Feltrinelli

LA “FRONTIERA” PERCHÉ:

Affrontare le proprie difficoltà e il proprio dolore è un qualcosa che riguarda le nostre quattro mura, ma al di là della frontiera ci sono anche le difficoltà e il dolore degli altri, e affrontare quelli può essere una sfida ancora più complessa.

C’è poi una frontiera che non va mai superata: quella del rispetto altrui.

LA CITAZIONE:

“Passo sui social e do uno sguardo alla bacheca Facebook di Laura. L’invito a vestirsi in modo decente è ancora lì. […] La parola ‘puttana’ non viene mai scritta eppure è ovunque tra le righe, la prospettiva di uno stupro è irrisa per finta come l’idea della donna-preda. […]
Sto male. Forse sono davvero un poeta con lo stomaco debole: Lavinia ha letto tutte queste parole e mi sento offeso al suo posto; Laura anche deve averle lette sapendo che parlavano di lei e mi sento ferito al suo posto.”

TEMI TRATTATI:

  • lotte al femminile
  • amicizia
  • primi amori
  • famiglia

PAROLE CHIAVE:

  • “Se la tua colpa è di essere bella”
  • “Leoni da tastiera”
  • Poesia

L’AUTRICE:

Giuliana Facchini, nata a Roma, ha studiato Lettere e seguito corsi di recitazione e doppiaggio, e si è occupata inoltre di teatro per ragazzi. Con Invisibile (2012) si è aggiudicata il premio Arpino Sezione inediti, con Il segreto del manoscritto (2016) il premio Giovanna Righini Ricci e con Perduti fra le montagne (2008) il premio letterario Montessori. È socia dell’Associazione Italiana Scrittori per Ragazzi (ICWA).

Blog personale.

APPROFONDIMENTI:

  • “A scuola si mormora, ma nessuno penserebbe mai di insultare apertamente una compagna del liceo, sul web però altri si sentono liberi di dirle qualsiasi cosa, sono leoni da tastiera.” (pag. 68). Purtroppo non è solo la Laura del libro l’unica vittima di questi “leoni da tastiera”, anzi, è un fenomeno molto reale, e tristemente diffuso. Al riguardo potrebbe interessarvi leggere questo articolo che analizza il fenomeno dei social come strumento di odio contro le donne (“Il mondo del web – e dei social network in particolare – viene solitamente associato a valori positivi quali libertà di espressione e possibilità di conoscenza infinita. Spesso però diventa uno strumento di discriminazione, controllo e minaccia, in particolar modo nei confronti delle donne. […] L’obiettivo da raggiungere è quello di rendere la rete e i social network un luogo di aggrezione e di confronto positivo. In questo scenario, il ruolo dell’informazione (giornali, telegiornali, programmi d’informazione tramite stampa, tv e web) continua a rimanere centrale nell’influenzare la percezione di un problema e nel creare o meno distorsioni nell’immaginario collettivo. È opportuno, ad esempio, evitare di riferirsi alle donne come ‘soggetti deboli’ o vittime predestinate.”).
  • “Diciamo che la televisione, i film, la pubblicità ci propongono un modello femminile che può diventare di riferimento per un’adolescente. Alcune ragazze si ammalano di anoressia, altre arrivano a deprimersi se non riescono ad arrivare alla taglia quaranta. Tutti vogliamo piacere agli altri e per i giovani è vitale accettarsi e sentirsi accettati.”, così si esprime la madre di Valerio a pag. 32, e sembra citare un recente studio sul rapporto tra l’immagine che le donne hanno del proprio corpo e l’uso di diversi tipi di media (social, tv, riviste): “In particolare, lo studio esamina il fenomeno dell’auto-oggettivazione del corpo femminile. […] I risultati hanno mostrato che l’utilizzo di Facebook è legato al fenomeno dell’auto-oggettivazione dato che il social network per eccellenza è focalizzato sull’aspetto fisico. Infatti, Facebook è il luogo in cui condividere foto personali e ricevere commenti di apprezzamento da parte dei propri amici virtuali, rafforzando o indebolendo così la propria fiducia in se stessi.” (fonte).
  • Nel blog dell’autrice trovate anche un post dove presenta Se la tua colpa è di essere bella: parla dell’origine della storia, dei temi che voleva affrontare, come voleva affrontarli, e dei suoi personaggi (“La mia necessità era far parlare Valerio. Pur essendo io lontanissima da Valerio, lo conosco bene. Perché è diverso da me posso raccontarlo onestamente, senza confondermi con lui. Anche Lavinia, se sono riuscita a farla vivere tra le pagine di questo mio romanzo, ha una bella voce, chiara, importante. Ne ho incontrate di Lavinia! E infine Carlos, forse quello più difficile, dall’animo complicato perché sono quasi certa incarni un bisogno segreto e innato e spesso negato di ogni adolescente: quello di avere degli ideali. Molto difficile.”).
  • Le poesie di Valerio sono in realtà scritte da Roberta Lipparini, poetessa italiana che ha collaborato con Giuliana Facchini anche con un altro libro, Come conchiglie sulla sabbia. Per scoprire qualcosa di più su di lei e leggere qualche sua poesia, potete andare qui.
  • A pag. 28 si fa riferimento a una canzone di Fabrizio De André, Bocca di rosa: qui trovate il brano con il testo.
  • A pag. 97 si cita Gianni Rodari… Nella bibliografia di quest’anno è presente un’antologia di suoi racconti brevi e filastrocche: Viaggio in Italia.

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ALCUNI LIBRI DELLA STESSA AUTRICE:

E tu splendi, di Giuseppe Catozzella

E tu splendi
Arigliana, “cinquanta case di pietra e duecento abitanti”, è il paesino sulle montagne della Lucania dove Pietro e Nina trascorrono le vacanze con i nonni. Un torrente che non è più un torrente, un’antica torre normanna e un palazzo abbandonato sono i luoghi che accendono la fantasia dei bambini, mentre la vita di ogni giorno scorre apparentemente immutabile tra la piazza, la casa e la bottega dei nonni; intorno, una piccola comunità il cui destino è stato spezzato da zi’ Rocco, proprietario terriero senza scrupoli che ha condannato il paese alla povertà e all’arretratezza. Quell’estate, che per Pietro e Nina è fin dall’inizio diversa dalle altre – sono rimasti senza la mamma –, rischia di spaccare Arigliana, sconvolta dalla scoperta che dentro la torre normanna si nasconde una famiglia di stranieri. Chi sono? Cosa vogliono? Perché non se ne tornano da dove sono venuti? È l’irruzione dell’altro, che scoperchia i meccanismi del rifiuto. Dopo aver catalizzato la rabbia e la paura del paese, però, sono proprio i nuovi arrivati a innescare un cambiamento, che torna a far vibrare la speranza di un Sud in cui si mescolano sogni e tensioni. Un’estate memorabile, che per Pietro si trasforma in un rito di passaggio, doloroso eppure pieno di tenerezza e di allegria: è la sua stessa voce a raccontare come si superano la morte, il tradimento, l’ingiustizia e si diventa grandi conquistando il proprio fragile e ostinato splendore.

Titolo: E tu splendi
Autore: Giuseppe Catozzella
Anno prima edizione: 2018
Editore: Feltrinelli

LA “FRONTIERA” PERCHÉ:

Da una parte la frontiera intesa nel senso di migrazione: gli abitanti del piccolo paese del Sud son stati in passato stranieri loro stessi, ma non accettano quelli nuovi. Dall’altra un altro tipo di frontiera: quella che attraverserà il piccolo Pietro nel passaggio all’età adulta, capendo quale sia il percorso giusto da seguire.

LA CITAZIONE:

“Proprio mentre suonava l’ultimo tocco di campana, neanche l’avessero fatto apposta, gli stranieri sono usciti dal portone della chiesa. […]
– È normal’ -, ha detto Refè. – È tal’ e qual’ a nui’… –
Era un po’ deluso.
– E che ti aspettavi? – ha risposto Domenico da sopra al balcone, ma faceva lo spaccone, perché nemmeno lui sapeva cosa aspettarsi, e aveva avuto paura che fossero chissà che. – Mica so’ marzian’. -“

TEMI TRATTATI:

  • rifiuto dell’estraneo
  • famiglia
  • perdita di persone care
  • giustizia

PAROLE CHIAVE:

  • Straniero
  • Romanzo di formazione
  • Vita di paese
  • Ti insegneranno a non splendere. E tu splendi, invece.

L’AUTORE:

Nato nel 1976 a Milano, ma di origini lucane, Giuseppe Catozzella è scrittore e giornalista. Ha collaborato con L’Espresso, Sette, Il Corriere Nazionale, Max, Lo Straniero, milanomafia.com, e anche con la trasmissione televisiva Le Iene. Scrive il suo primo romanzo, Espianti, nel 2008 e nel 2018 esce E tu splendi, ideale terzo romanzo della sua Trilogia dell’Altro, insieme a Il grande futuro e Non dirmi che hai paura. Proprio in seguito alla pubblicazione di quest’ultimo romanzo viene nominato dalle Nazioni Unite Ambasciatore per l’Agenzia ONU per i Rifugiati (Goodwill Ambassador UNHCR), per “aver fatto conoscere in tutto il mondo la storia di una migrante, e attraverso di lei di tutti i migranti”.

Blog ufficiale.

APPROFONDIMENTI:

  • Il tema della bibliografia di quest’anno è “la frontiera”, ed è importante anche conoscere le opinioni degli autori dei libri scelti al riguardo. In un’intervista, parlando del romanzo Giuseppe Catozzella dice: “Io sono nato a Milano ma ho origini lucane, i miei genitori sono emigrati e mi sono sempre sentito in qualche modo straniero a casa mia, che è una sensazione non sempre bella, anche se può esserti pure utile. Il tema dell’altro, dell’estraneo, del nemico che ti trovi a casa è un tema che sento moltissimo, su cui penso che tornerò ancora in futuro. Se ci pensate, non c’è un momento della storia recente, dal dopoguerra a oggi, in cui questo tema sia stato così attuale: i migranti, i nemici che arrivano da lontano. I miei ultimi tre libri girano tutti attorno a questo tema gigantesco, sia pure da punti di vista diversi. Perché gli stranieri ci fanno così paura? Perché in molti stati europei si è tornati a costruire muri? Per me la questione è semplice e insieme profondissima: lo straniero ti fa ricordare che sei straniero anche tu. Tutti siamo stranieri e migranti, frutto di una catena ininterrotta di migrazioni. Del resto, anche l’anno scorso sono emigrati all’estero più italiani di quanti stranieri siano arrivati da noi: questa cosa però la rimuoviamo, perché ne proviamo vergogna.” E poi: “[…] le migrazioni non si possono fermare: sono persone che scappano da guerre o soffrono la privazione di tutto. Gli uomini si sono sempre mossi e si muoveranno sempre. Siamo vivi perché siamo frutto di incroci e scambi avvenuti nel corso dei secoli, che ci hanno rafforzato. Il nostro DNA è forte proprio perché si è sviluppato attraverso una catena sterminata di persone che sono sopravvissute spostandosi da un luogo all’altro.”.
  • Pietro, il protagonista, ci dice che sia per il padre che per il nonno la vera Bibbia è Cristo si è fermato a Eboli. Scritto da Carlo Levi, il romanzo è il racconto autobiografico del suo esilio al Sud fra il 1935 e il 1936 ordinato dal regime fascista. Levi, come Pietro, compie un lungo viaggio dal Nord (da Torino il primo, da Milano il secondo), ed entrambi giungono fino alla lontana Basilicata (ad Arigliana il primo, ad Aliano il secondo). Nel libro Levi racconta della comunità e delle persone che abitano le strade della cittadina, un mondo molto diverso, fatto di povertà e una morale guidata perlopiù dalle superstizioni, ma un mondo con una sua arcaica dignità.
  • Pietro passa l’estate in compagnia di un libro: si tratta di Centomila gavette di ghiaccio, romanzo di Giulio Bedeschi in cui racconta la ritirata (fra gelo, fame e continui attacchi nemici) dei soldati italiani durante la Campagna di Russia della Seconda guerra mondiale, vissute da lui in prima persona in quanto ufficiale medico.
  • Fra pag. 15 e pag. 16 viene letto un bigliettino scritto dalla madre di Pietro, in questo lei cita una frase di uno dei suoi scrittori preferiti. La frase è “Se davvero volete sognare, svegliatevi.”, ed è tratta da Il paradiso degli orchi di Daniel Pennac.
  • In questo video Giuseppe Catozzella parla del libro e spiega in maniera approfondita il suo titolo, riflettendo su ciò che voleva comunicare con la sua storia.

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ALCUNI LIBRI DELLO STESSO AUTORE:

Il tuo nome è coraggio, di Aquilino

Il tuo nome è coraggio
Asad e Zarah sono due fratelli come tanti, ma il loro papà è un personaggio scomodo: sta facendo di tutto per denunciare i trafficanti di uomini che, in condizioni disumane, trasportano i migranti fuori dall’Africa. Dopo un attacco da parte dei criminali Asad finisce in un istituto, mentre Zarah, convinta di essere ormai sola al mondo, si imbarca con i migranti e raggiunge l’Italia. I due bambini iniziano a costruirsi nuove vite. Ma sono vite sospese. Presto il passato verrà a bussare alla loro porta e i loro destini torneranno a incrociarsi…

Titolo: Il tuo nome è coraggio
Autore: Aquilino
Illustrazioni: Alessandro Baronciani
Anno prima edizione: 2018
Editore: Einaudi

LA “FRONTIERA” PERCHÉ:

Nella vita possiamo trovarci davanti a ingiustizie e soprusi: attraversare la frontiera vuol dire anche avere il coraggio di lottare contro queste situazioni, ed è ciò che decide di fare il padre di Asad e Zarah, il che porterà loro ad attraversare altre frontiere…

LA CITAZIONE:

“La vita ci strazia con le cose brutte. Ma se le affrontiamo sa anche offrirci le gioie più grandi.
Il nostro nome è coraggio.”

TEMI TRATTATI:

  • famiglia
  • sopravvivenza
  • fuga
  • accoglienza

PAROLE CHIAVE:

  • Trafficanti di esseri umani
  • Centri di accoglienza

L’AUTORE:

Aquilino Salvadore (ma pubblica solo col nome Aquilino) è nato a Tradate, in provincia di Varese. Insegnante fino al 2006, dal 1984 al 1994 ha condotto, con Benedetta Bonacina, “La bottega dei ragazzi”, luogo di animazione e di sostegno psicologico, che si è sempre più caratterizzata come compagnia teatrale. Scrive libri per ragazzi e per adulti. Conduce laboratori di teatro, ed è direttore artistico dell’associazione di teatro “Tecneke”.

Sito ufficiale e blog personale.

APPROFONDIMENTI:

  • Il libro si apre con il grande atto di coraggio del padre di Asad e Zarah: quello di denunciare i trafficanti di esseri umani che operano nel Nord Africa (“- Conosciamo la situazione del Paese. Violenza e disordine dilagano, ma a sentir lei sembra che tutto sia nelle mani di organizzazioni militari… – Ecco, ha detto bene, – lo interrompe Osman, esasperato. – Organizzazioni criminali potenti, quasi intoccabili. S’impadroniscono di tutte le imbarcazioni per il traffico dei migranti.”). In questo articolo trovate un approfondimento su questo fenomeno, sulle vittime più comuni (“Il rapporto conferma che i gruppi maggiormente a rischio sono quelli più vulnerabili, in particolare coloro che fuggono dalle guerre o dalle persecuzioni.”), e sulla situazione degli arresti (“E benché le condanne risultino in aumento, ‘esse sono ancora estremamente basse in rapporto al numero di crimini commessi – spiega il documento -. La realtà è che i trafficanti non rischiano quasi mai di trovarsi di fronte alla giustizia’.”).
  • Baba, l’uomo che aiuta Salem prima, e il giovane Asad dopo, è un emissario della Frontex, l’Agenzia europea della Guardia Costiera: “Ho l’incarico di assistere e proteggere tuo padre. Inutile raccontarti i dettagli.”. Ma per chi questi dettagli li volesse, si può dire che la Frontex aiuta i paesi membri dell’Unione Europea nella gestione delle frontiere esterne, contribuisce ad armonizzare i controlli, agevola la collaborazione tra le autorità di frontiera dei singoli paesi e mette a disposizione gruppi di intervento rapido in situazioni eccezionali e urgenti. Qui potete trovare la lista completa delle funzioni dell’agenzia.
  • Il viaggio che affronta la piccola Zarah è lo stesso che compiono molti altri migranti: prima il mare, poi gli hotspot e i vari centri di accoglienza. In questa infografica si possono vedere i vari passaggi, non resta che spiegare i nomi e le sigle.
    Gli hotspot sono centri dove vengono raccolti i migranti al momento del loro arrivo in Italia. Qui ricevono le prime cure mediche, vengono sottoposti a screening sanitario, vengono identificati e fotosegnalati e possono richiedere la protezione internazionale.
    Coloro i quali non fanno domanda di asilo politico, vengono condotti nei CPR (Centri di Permanenza e Rimpatrio), ex CIE (Centri di Identificazione ed Espulsione). I CPR sono centri dove vengono rinchiusi coloro che hanno ricevuto procedimenti di espulsione e devono essere rimpatriati.
    I migranti che fanno domanda di asilo invece vengono trasferiti (in teoria entro 48 ore) nei centri di prima accoglienza, dove vengono trattenuti il tempo necessario per individuare una soluzione nella seconda accoglienza.
    Prima della nuova legge del 2018, una volta transitati dagli hotspot e dai centri di prima accoglienza, i richiedenti asilo venivano assegnati alla seconda accoglienza, entrando a far parte del programma SPRAR (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati) in cui era entrata anche Zarah: questo sistema aveva l’obiettivo di curare un’integrazione a 360° nella comunità locale, da realizzarsi attraverso attività di inclusione sociale, scolastica, lavorativa, culturale. Ora non è più così. I richiedenti asilo rimangono nella prima accoglienza, finendo o nei CAS (Centri di accoglienza straordinaria), o nei centri di prima accoglienza. Il programma SPRAR invece ora è stato ribattezzato Sistema di protezione per titolari di protezione internazionale e per minori stranieri non accompagnati. Come si intuisce dal nuovo nome, i richiedenti asilo sono appunto esclusi dal nuovo sistema di protezione, che si rivolge solo a coloro che hanno già ottenuto una risposta positiva alla domanda di asilo (status di rifugiato o protezione sussidiaria) e ai minori stranieri non accompagnati. (Fonte)
  • A pag. 116 Asad e Baba fanno tappa in un centro di raccolta di pomodori: qua vedono a lavoro diversi immigrati, alcuni probabilmente clandestini. Purtroppo alcune aziende approfittano della situazione per sfruttare al massimo il lavoro di queste persone, lavoro spesso talmente sottopagato che diventa nei fatti schiavitù. In questo articolo del 2015 trovate un approfondimento su questa triste “campagna dello sfruttamento”.
  • Nel suo blog personale, l’autore parla della nascita de Il tuo nome è coraggio, ecco cosa dice: “Data la mia recente esperienza con i migranti (piccolo spettacolo ‘Uomini’), voglio un romanzo in tema che riguardi un bambino. La prima versione s’intitola ‘Il destino di un bambino’. Interessa Raffaello, ma l’editore vuole che lo porti ad almeno centomila caratteri e che cambi molto cose. Rispondo che si tratta di un esperimento: un testo breve e incisivo, con ritmo e montaggio da serie televisiva. Tuttavia, poco dopo m’incuriosisce verificare se posso trarne qualcos’altro. Lo riscrivo con il titolo ‘Il tuo nome è coraggio’. Aggiungo una sorellina al protagonista, approfondisco i caratteri e gli ambienti, do maggiore respiro alla vicenda.” (Fonte).
  • La copertina e le immagini presenti ad ogni inizio capitolo sono di Alessandro Baronciani, che ritroviamo anche in un altro libro presente nella bibliografia di quest’anno: Nello spazio con Samantha di Samantha Cristoforetti e Stefano Sandrelli. Baronciani oltre ad essere un illustratore è anche fumettista e musicista. Qui trovate il suo blog con l’elenco delle sue opere.

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