Janàsa, di Claudia Zedda

Janàsa
Nella Sardegna nuragica si incontrano sette donne. Alcune sono originarie dell’Isola, altre provengono dal mare. Tutte hanno una particolare competenza, tutte sono fedeli al culto della Madre Terra. Convivendo e creando una piccola società di donne, aiuteranno il villaggio che sorge poco distante dalla loro dimora a prosperare. Le doti delle protagoniste suggestioneranno la popolazione che inizierà lentamente a considerarle maghe, sacerdotesse, guaritrici, veggenti, donne a metà strada fra l’umano e il divino, creando nel tempo il mito di quelle che ancora oggi sull’Isola sono chiamate Janas. La vicenda viene narrata da Annita alla nipote Piera. È una storia antica che si tramanda da generazioni. Le due donne vivono a Cagliari negli anni difficili della Seconda guerra mondiale, ma non avranno alcuna difficoltà a immedesimarsi nel racconto.

Titolo: Janàsa
Autrice: Claudia Zedda
Illustrazioni: Laura Vidili
Anno prima edizione: 2018
Editore: Condaghes

LA “FRONTIERA” PERCHÉ:

Il tempo a volte è nemico della memoria e crea frontiere fra il presente e il passato: riscoprire le antiche leggende del passato significa riappropriarci delle nostre origini, e, quindi, attraversare quella frontiera.

LA CITAZIONE:

“Ormai al villaggio molti le amavano, molte chiedevano loro consiglio, tutti parlavano delle sette, delle rosse, figlie di Luna, sorelle di Janàsa. Tutti dovevano qualcosa a quelle donne: la vita, la guarigione, la speranza.
[…] Gli abitanti del villaggio le raggiungevano con rispetto e timore perché le sorelle di Janàsa, che tutti avevano iniziato a chiamare Janàs, non solo si amavano, ma pure si temevano.
[…] La leggenda delle janas prendeva vita.”

TEMI TRATTATI:

  • leggende popolari
  • Seconda guerra mondiale a Cagliari
  • vecchio culto vs. il nuovo
  • riscoperta delle nostre radici

PAROLE CHIAVE:

  • Janas
  • Antico culto
  • Origine di una leggenda

L’AUTRICE:

Claudia Zedda è nata a Cagliari nel 1979 e vive in Sardegna, della quale è appassionata divulgatrice. Si è laureata in Lettere Moderne nel 2008 e oggi lavora come scrittrice, blogger, fotografa, social media manager e digital strategist.
Collabora in qualità di scrittrice freelance con la stampa regionale e nazionale.

Sito ufficiale.

APPROFONDIMENTI:

  • Janàsa racconta un’origine fantasiosa delle janas, fate su cui la Sardegna è ricca di leggende. Qui trovate alcune delle caratteristiche di queste figure, e ne riconoscerete alcune in comune con le protagoniste del libro, come la pelle delicatissima che non dovrebbe essere esposta al sole, le vesti rosse, gli ornamenti che indossano e le loro dimore in grotte, le cosiddette domus de janas (ce n’è una anche a Carbonia, nel sito archeologico di Cannas di Sotto). Le Domus sono in realtà delle caverne funerarie scavate nella roccia dalle antiche civiltà sarde più di 5.000 anni fa, al fine, appunto, di seppellire i morti. Qui potete leggere un breve approfondimento.
    Delle Janas parla anche l’autrice nel suo blog, in cui racconta l’etimologia del loro nome: “Quando si parla delle fantastiche fate sarde, il termine che più spesso ritorna per indicarle è quello di jana. Pur essendo il nome più noto per definirle, sarebbe un errore pensare che si tratti dell’unico, dato che esse sono conosciute con una numerosa varietà di termini, caratteristica questa propria di molti altri personaggi fantastici isolani che rispecchia i particolarismi locali e la fervida immaginazione di chi visse e vive la terra sarda.” (qui l’intero articolo).
  • La storia di Janàsa e le sue sorelle s’intreccia a quella della giovane Piera e della nonna Annita, narratrice della leggenda, che vivono a Cagliari nel periodo dei grandi bombardamenti sulla città negli anni della Seconda guerra mondiale. Nella prima metà del 1943 la città venne devastata dalle bombe dell’esercito anglo-americano: “Pochi sanno che Cagliari, dopo Napoli, è stata la città italiana più bombardata durante la seconda guerra mondiale, quella che ha subito maggiori danni, come Coventry (Inghilterra) o Dresda (Germania): l’80% degli edifici fu distrutto. […] Ma perché proprio Cagliari è stata investita da tanta distruzione? Due sono le ragioni; la prima (motivazione ufficiale data dagli americani) riguarda la strategia militare: deviare l’attenzione dei tedeschi verso la Sardegna, mentre si preparava lo sbarco in Sicilia. Anche se molti pensano che la città abbia avuto il solo torto di trovarsi a poche miglia dalle basi alleate in Marocco, Algeria e Libia. Un comodo poligono di addestramento, insomma.” (fonte), “A causa dei soli bombardamenti del febbraio 1943 morirono, secondo le cifre ufficiali, 416 cagliaritani, mentre feriti e dispersi furono varie migliaia. […] Nel maggio 1943 circa 45 mila cagliaritani abbandonarono la città che rimase praticamente deserta.” (fonte).
    In questo video scorrono le immagini della città bombardata, e in questo vengono raccontati quei giorni del 1943, attraverso anche le testimonianze dei sopravvissuti.
  • Nel libro si parla spesso di unguenti e ricette fatti con erbe “magiche”: la tradizione sarda è ricca di storie e conoscenze sulle erbe, alcune “sono edibili, sono curative, alcune persino magiche”. Così scrive proprio Claudia Zedda in questo articolo in cui racconta come certe varietà di erbe e riti ad esse legati siano strettamente connessi alla nostra cultura.
  • Nel libro si parla spesso anche della sacralità dell’acqua: in Sardegna c’è un vero e proprio culto dell’acqua, con tanto di edifici ad esso dedicati, i pozzi sacri, in cui si svolgevano in antichità riti volti a “ottenere effetti benefici rispetto ai malanni di origine misteriosa o divina”. L’acqua è anche la protagonista dell’ordalia, un rito attraverso cui si giudicava dell’innocenza o colpevolezza di una persona. In questo articolo potete trovare un breve approfondimento, ma se l’argomento suscita la vostra curiosità, potreste leggere Il culto delle acque in Sardegna. Miti, riti e simboli di Fabrizio Manca Nicoletti.
  • Nel suo blog, Claudia Zedda presenta il suo libro, parla delle sue emozioni, del processo di scrittura, fino ad arrivare alle foto in copertina (quella sul retro è sua!), e a raccontare le origini della storia: “Le prime pagine le ho scritte molti anni fa, durante una notte d’estate. Bagnavo le piante in terrazza e il loro profumo, mescolato all’umido molle della luna mi avevano suggestionato. Rincasai e sdraiata nel letto scrissi qualche foglio, tutto in un fiato. Tant’è che ad esordio nel primo capitolo si respirava profumo di gelsomino e non di timo. Doveva essere un racconto ma quel racconto breve non è mai nato.”.
  • In questo video prodotto da Here I Am potete trovare un’intervista all’autrice. Racconta il momento in cui ha capito che sarebbe diventata una scrittrice e tutte le sue altre passioni: la fotografia, l’etnobotanica, la cucina… tutte declinate verso la tradizione e cultura sarda, di cui è grande estimatrice e divulgatrice. Nell’intervista parla di Janàsa, di cui svela piccoli aneddoti (“all’interno c’è anche buona parte della mia storia famigliare”) e accenna anche alla festa di San Giovanni di cui si parla nel libro. Anticipa infine la prossima uscita di un nuovo romanzo e del sequel di un suo libro, Rebecca e le Janas 2.
  • Qui trovate il booktrailer (video di presentazione) del libro, realizzato da Here I Am. Dice a tal proposito l’autrice nel suo blog: “Tutte le volte che guardo questo breve Book Trailer mi emoziono come una bambina. In fondo tutto il senso del libro, tutto il significato di Janàsa, le ragioni di quello che faccio, tutto sta proprio in queste poche parole: sono storie antiche, e noi dobbiamo fare di tutto per non dimenticarle.”.
  • I disegni del tappeto e del villaggio di Janàsa a inizio libro sono di Laura Vidili, illustratrice che aveva già collaborato con Claudia Zedda per Rebecca e le Janas.

POTREBBE INTERESSARTI LEGGERE ANCHE:

ALCUNI LIBRI DELLA STESSA AUTRICE:

Prestami le ali. Storia di Clara la rinoceronte, di Igiaba Scego

Prestami le ali
La storia di Clara, una rinoceronte indiana, è una storia vera. Il suo padrone (un capitano olandese) l’ha mostrata nelle principali città d’Europa come un fenomeno da baraccone. Siamo nel diciottesimo secolo, e certo nessuno aveva mai visto un animale così. Di Clara hanno parlato scrittori e poeti dell’epoca e molti pittori l’hanno ritratta. Alla storia vera di Clara la scrittrice Igiaba Scego ha aggiunto altre storie, più fantastiche, più ottimistiche, di sentimento e di avventura, ambientate a Venezia durante il carnevale del 1751. Conosceremo anche una bambina ebrea del ghetto veneziano e uno schiavo di origine africana, che aiuteranno Clara a trovare la sua libertà.

Titolo: Prestami le ali. Storia di Clara la rinoceronte
Autrice: Igiaba Scego
Illustrazioni: Fabio Visintin
Introduzione: Antonella Agnoni
Anno prima edizione: 2017
Editore: Rrose Sélavy

LA “FRONTIERA” PERCHÉ:

C’è qualcosa che accomuna la rinoceronte Clara con i piccoli Ester e Suleiman: tutti e tre sono in un modo o nell’altro prigionieri, confinati dietro una frontiera da altre persone. Insieme sogneranno la libertà, e cercheranno un modo per ottenerla, infrangendo queste frontiere inesistenti.

LA CITAZIONE:

“«Proprio così, cari bambini, Clara è una schiava» sospirò il gatto. «Ma alla gente sembra non importare nulla. Pagano per vederla e il Capitano diventa ricco. C’è una vera rinocerontemania in Europa, lo sapete?
[…] Clara ora è stanca. Vorrebbe indietro la vita di quando era piccola. Una volta, quando ancora parlava, mi ha detto ‘Voglio volare. Voglio un paio di ali. Con un paio di ali potrò fare quello che voglio. Potrò tornare nella mia foresta, potrò tornare dalla mia mamma’».”

TEMI TRATTATI:

  • prigionia
  • libertà
  • animali come fenomeni da baraccone
  • amicizia
  • diversità culturale

PAROLE CHIAVE:

  • Venezia
  • Ghetto degli ebrei
  • Clara la rinoceronte

L’AUTRICE:

Igiaba Scego è nata a Roma nel 1974, da una famiglia somala. Dopo la carriera universitaria conclusasi con un dottorato di ricerca in Pedagogia presso l’Università di Roma Tre, ha contributo attraverso la propria attività di scrittrice e giornalista a formare una nuova sensibilità riguardo temi d’attualità quali la migrazione e i delicati equilibri delle odierne società multiculturali, arricchendo il dibattito con la propria esperienza personale.

APPROFONDIMENTI:

  • Come spiega Antonella Agnoni nell’introduzione e poi anche la stessa Igiaba Scego nel “dietro le quinte”, la storia della rinoceronte Clara è purtroppo vera. Clara era una rinoceronte indiana originaria di Assam, e venne adottata da Jan Albert Sichterman dopo aver perso la madre, uccisa dai cacciatori. Questi la tenne in casa, come animale dimestico, fino a che non iniziò a crescere troppo… la vendette allora al marinaio olandese Douwemont Van der Meer, che decise di portarla in Europa, che girarono in lungo e in largo dal 1741 al 1758: “da Breslavia a Parigi, da Berlino a Napoli, da Vienna a Lione e a Venezia e perfino con breve tappa a Milano e Bologna.Il tour finì a Londra, dove Clara morì, ben stressata da 17 anni di tournée . Aveva 20 anni. In media avrebbe potuto viverne 50.” (fonte).
  • Nel “dietro le quinte” Igiaba Scego racconta che conobbe Clara per la prima volta con un dipinto di Pietro Longhi dal titolo Clara al carnevale di Venezia: potete vederlo qui. Si pensa che l’uomo a sinistra sia il capitano Van der Meer, che, per simboleggiare il suo possesso sull’animale, tiene il suo corno in mano.
    Questo però non fu l’unico ritratto fatto a Clara, eccone un altro dipinto dal pittore Jean-Baptiste Oudry a Parigi. Questo invece è uno dei disegni fatti a Clara e venduto come souvenir durante la sua esposizione a Mannheim nel 1747.
  • Nel 2013, per annunciare la nuova edizione del carnevale di Venezia, il comune promosse una locandina che era un riadattamento fumettoso del triste quadro di Pietro Longhi. Molti, per buone ragioni, non hanno apprezzato. Ecco cosa ha detto al riguardo Cristina Romieri, dell’associazione Vegetariani: “In questi tempi di accresciuta sensibilità e rispetto verso gli animali, di partecipate mobilitazioni e precise scelte capaci di lasciare importanti tracce nel cammino verso un mondo più giusto e meno violento, ci indigna e ci stupisce che uno dei manifesti ufficiali del Carnevale di Venezia di quest’anno sia questa riproduzione. Oltre ad essere irrispettoso per questo e per gli altri animali e per quanti lottano con grande coraggio e fatica per la sua salvezza, la raffigurazione è alquanto diseducativa anche per i bambini, inglobando in sé violenza, dominazione, indifferenza e scherno”.
  • Ester e Suleiman sono entrambi prigionieri, la prima non può uscire dal Ghetto degli ebrei, il secondo è schiavo. Siamo nel 1751, e la schiavitù verrà abolita solo nel secolo successivo. Invece l’obbligo di residenza degli ebrei nel Ghetto venne abolito verso la fine di quel secolo. In questo breve video potete vedere come appare il Ghetto di Venezia oggi, e ascoltare la sua storia.
  • Il leone alato che compare nel libro e che aiuterà i protagonisti della storia è il leone di San Marco, simbolo di Venezia, e in città lo si può ritrovare rappresentato un po’ ovunque. Qui trovate un approfondimento.
  • “E poi doveva andare al ghetto a comprare, dalla pasticceria ebrea, i biscotti a forma di S che alla padrona piacevano tantissimo.” (pag. 9). I biscotti a cui Suleiman fa riferimento sono le bisse veneziane, trovate qui la ricetta. Ma le bisse non son l’unico dolce che Suleiman nomina, di seguito tutti i nomi, se ci cliccate sopra troverete le ricette: le impade, le azzime, gli zuccherini e le orecchie di Amman.
  • Qui trovate un’intervista all’autrice, in cui parla della nascita del libro e ci racconta qualcosa di lei. Alla domanda sulla scrittura del libro risponde: “Ho scritto prima una versione per adulti (che sarà pubblicata in un’antologia) e poi, grazie ai bambini della Pisacane, questa favola. Volevo dare a Clara una speranza di felicità che nella vita reale non ha avuto. E dando speranza alla Clara della mia storia, la stavo dando anche a me stessa e a tutti noi. Ho cercato di mettere della poesia in una storia che di poetico purtroppo non aveva nulla”.
    In questo articolo trovate anche un’altra intervista, in cui si parla di un altro tema molto importante: il razzismo (“Mi immedesimo in entrambi i bambini. Sono un’afro-discendente nata in Italia e il razzismo è stato una costante della mia infanzia; oggi sono corazzata e come strategia, quando sono arrabbiata, scrivo.”).
    Qui invece potete ascoltare la puntata di Fahrenheit, programma di Radio 3 sulla letteratura, dedicata a Prestami le ali, potrete ascoltare anche la voce dell’autrice.
  • Prestami le ali è illustrato da Fabio Visintin, artista veneziano anche autore di fumetti. Qui potete scoprire tutta la sua carriera.

POTREBBE INTERESSARTI LEGGERE ANCHE:

ALCUNI LIBRI DELLA STESSA AUTRICE:

Grogu. Il piccolo sole a nascondino, di Maria Teresa Rosu

Grogu. Il piccolo sole a nascondino
Grogu s’annoia dentro casa mentre fuori Malestru maltratta, sconvolge, distrugge. Come fermarlo? Comincia la sfida a nascondino, un’avventura in cui gli abitanti del cielo, della terra e del mare dimostrano con i fatti tutta la potenza dell’amicizia e della solidarietà. Tutto ha inizio da una domanda comparsa sullo schermo del portatile: «Perché Grogu è sotto il mare?».

Titolo: Grogu. Il piccolo sole a nascondino
Autrice: Maria Teresa Rosu
Illustrazioni: Giuseppe Porcu
Anno prima edizione: 2017
Editore: Condaghes

LA “FRONTIERA” PERCHÉ:

Grogu ha paura di Malestru e per questo non esce di casa… la paura ha creato una frontiera che il piccolo sole riuscirà ad attraversare solo con gran coraggio e con l’aiuto dei suoi amici.

LA CITAZIONE:

“‘Farò capire a quello sbruffone che non è invincibile e che deve vergognarsi delle sue malefatte!’ si esalta, continuando a riflettere. ‘Perché non posso farlo io?’ si domanda, infine.
[…] Mentre cerca di convincersi, mescola alla speranza di vincere un po’ della disperazione di perdere. Così riesce a ingrandire i Monticelli del coraggio che ha sempre avuto e a riempire i cassetti della volontà che gli servono per andare avanti nell’impresa.”

TEMI TRATTATI:

  • affrontare le proprie paure
  • coraggio
  • dolore che si trasforma in rabbia
  • la forza degli amici

PAROLE CHIAVE:

  • Su soleddu
  • Malestru

L’AUTRICE:

Maria Teresa Rosu è nata nel 1970 ad Orosei ma vive a Lula in provincia di Nuoro, dove lavora tra i libri della biblioteca comunale. Ama leggere e scrivere.
Le illustrazioni all’interno di Grogu sono di Giuseppe Porcu, suo figlio, che aveva già illustrato il suo primo libro, Parole in rime.

APPROFONDIMENTI:

  • “Pur essendo un Sole bambino, Grogu sa bene che la Terra ha il compito di fare le piroette intorno a lui.” (pag. 14). Le “piroette” che la Terra compie attorno al sole non sono altro che i giri che compie attorno a sé stessa mentre orbita, appunto, intorno al sole. Per capire meglio come funziona il nostro sistema solare, potete vedere questo simpatico video prodotto dall’ESA, l’Agenzia Spaziale Europea. Nel video il piccolo alieno Paxi vi porterà alla scoperta dei movimenti della Terra e degli altri pianeti che girano intorno al sole.
  • A pag. 60 si fa riferimento al nuraghe di Osalla a Orosei, chiamato anche Nuraghe Golunie, che si trova a metà strada tra i comuni di Orosei e Dorgalli: a picco sul mare, domina quasi tutto il golfo. Vista la sua posizione, probabilmente ai tempi aveva una funzione di avvistamento. Potete vedere qui una foto, mentre in questo video potete ammirarlo a 360°.
  • La ballata di Grogu a fine libro è presentata in due versioni, la seconda è Su Soleddu a mamacua, adattamento alla variante campidanese della lingua sarda a cura di Paola Alcioni… Questo è un nome che ritroviamo anche nella bibliografia di quest’anno, infatti è l’autrice del libro Il segreto della casa abbandonata.

POTREBBE INTERESSARTI LEGGERE ANCHE:

ALCUNI LIBRI DELLA STESSA AUTRICE:

Orlando Curioso e il mistero dei calzini spaiati, di Teresa Radice e Stefano Turconi

Orlando Curioso e il mistero dei calzini spaiati
Nell’isola di Orlando qualcuno si diverte a far sparire un calzino su due, costringendo gli abitanti ad indossare calzini di colori diversi, e non solo: questo dà origine ad una serie di sospetti e malumori… Per far tornare la pace sull’isola, Orlando decide di risolvere il mistero dei calzini spaiati, e l’indagine lo porterà ad una vera sorpresa.

Titolo: Orlando Curioso e il mistero dei calzini spaiati
Autrice: Teresa Radice
Illustrazioni: Stefano Turconi
Anno prima edizione: 2018
Editore: Bao Publishing

LA “FRONTIERA” PERCHÉ:

Spesso ciò che non si capisce porta alla nascita di sospetto e conflitto: è importante non innalzare frontiere, ma cercare sempre di conquistare la verità.

LA CITAZIONE:

“A pensarci bene, siamo tutti calzini spaiati…
Ognuno in cerca di qualcosa che completi la sua vita…”

TEMI TRATTATI:

  • puntarsi il dito a vicenda
  • nostalgia di casa
  • amicizia

PAROLE CHIAVE:

  • Pasticci fatti a fin di bene

GLI AUTORI:

Teresa Radice e Stefano Turconi s’incontrano per una storia sul Topo più famoso del mondo, e da lì non smetteranno mai di creare storie insieme. Lei le scrive e lui le disegna, iniziano sul settimanale di Topolino, con cui ancora collaborano, e continuano poi creando personaggi straordinari e storie indimenticabili pubblicati da diverse case editrici. In bibliografia trovate non solo il curioso Orlando, ma anche la radiosa Viola Vermeer di Viola Giramondo. E, a proposito di “giramondo”, se non sono impegnati a crear storie, potete trovare i due in giro per il mondo alla scoperta di luoghi affascinanti, che i lettori potranno poi ritrovare nelle loro opere (e nel recente carnet di viaggio Fumettìsti a zónzo). Il valore delle loro storie è stato riconosciuto più volte, in Italia e all’estero, con diversi premi.

Blog personale.

APPROFONDIMENTI:

  • Orlando Curioso e il mistero dei calzini spaiati è il secondo libro che racconta le avventure del piccolo Orlando, nel primo (Orlando Curioso e il segreto di Monte Sbuffone, presente in bibliografia), il nostro protagonista ha a che fare con un’altra indagine: Monte Sbuffone sbuffa così tanto che fa scappare tutti gli abitanti dell’isola, Orlando si sente così solo che decide di scoprire il perché di quelle grosse “sbuffate”.
  • La cameretta di Orlando contiene sempre diverse chicche: nel primo libro vediamo le sue letture preferite, qua scopriamo altre passioni: cowboy e indiani, lo spazio, il disegno di una nave vichinga e un disegno legato alla sua prima avventura.
  • Il mistero che si cela dietro alla scomparsa dei calzini è collegato in qualche modo ai miti e alle leggende irlandesi. Se avete già letto la storia, forse potrebbe interessarvi scoprire qualcosa in più su una certa figura che incontra Orlando, qui.
  • Nei miti sardi ci sono delle creature molto simili a quella che incontrerà Orlando durante la storia: sono gli Ammutandori (o Ammutantori, Ammuttatori), “gracili Folletti sardi che vivono nel Logudoro, in provincia di Sassari. Abituati a combinare scherzi e burle agli uomini, ma soprattutto alle belle ragazze in età da marito, sono considerati dei veri e propri Incubi. Sono alti un paio di spanne e sulla fronte riccioluta portano un cappello rosso che non abbandonano mai. Secondo la tradizione popolare, chi riesce ad impossessarsi di uno di questi berretti potrà barattarlo con una piccola pignatta piena d’oro. Simili agli Ammutandori sardi sono gli Ammutandori che vivono in Sicilia, che però portano in testa ben sette berretti, uno dei quali è zeppo di monete d’oro.” (fonte).
  • Alla fine del volume ci sono dei simpaticissimi contenuti speciali, potete vederne la realizzazione dietro le quinte nel blog dei due autori, qui.

POTREBBE INTERESSARTI LEGGERE ANCHE:

ALCUNI LIBRI DEGLI STESSI AUTORI:

Orlando Curioso e il segreto di Monte Sbuffone, di Teresa Radice e Stefano Turconi

Orlando Curioso
Orlando vive con la famiglia su un’isoletta gli abitanti della quale guardano con infinito sospetto il vulcano, perché… non si sa mai. Orlando però è un bambino troppo curioso per non andare a esplorare nei dintorni del fumaiolo di Monte Sbuffone, e lì troverà una straordinaria sorpresa!

Titolo: Orlando Curioso e il segreto di Monte Sbuffone
Autrice: Teresa Radice
Illustrazioni: Stefano Turconi
Anno prima edizione: 2017
Editore: Bao Publishing

LA “FRONTIERA” PERCHÉ:

A volte ciò che è diverso, ciò che non capiamo ci spaventa. Non lasciarci spaventare e cercare di conoscere quel che sta dall’altra parte, essere curiosi, anche questo è superare la frontiera.

LA CITAZIONE:

“Che noia, fino a poco tempo fa! Enorme, come il mare. Finalmente qualcosa di nuovo! Finalmente qualcuno! Tu.”

TEMI TRATTATI:

  • paura dell’ignoto
  • l’importanza di essere curiosi
  • amicizia

PAROLE CHIAVE:

  • L’amicizia si trova anche nei luoghi più impensabili

GLI AUTORI:

Teresa Radice e Stefano Turconi s’incontrano per una storia sul Topo più famoso del mondo, e da lì non smetteranno mai di creare storie insieme. Lei le scrive e lui le disegna, iniziano sul settimanale di Topolino, con cui ancora collaborano, e continuano poi creando personaggi straordinari e storie indimenticabili pubblicati da diverse case editrici. In bibliografia trovate non solo il curioso Orlando, ma anche la radiosa Viola Vermeer di Viola Giramondo. E, a proposito di “giramondo”, se non sono impegnati a crear storie, potete trovare i due in giro per il mondo alla scoperta di luoghi affascinanti, che i lettori potranno poi ritrovare nelle loro opere (e nel recente carnet di viaggio Fumettìsti a zónzo). Il valore delle loro storie è stato riconosciuto più volte, in Italia e all’estero, con diversi premi.

Blog personale.

APPROFONDIMENTI:

  • Orlando è talmente curioso che certamente non poteva esser soddisfatto di aver svelato solo il segreto dietro al Monte Sbuffone, quindi ecco che non appena si presenta un nuovo mistero si rimette subito all’opera! Infatti una nuova avventura lo attende con il secondo libro della serie, Orlando Curioso e il mistero dei calzini spaiati (presente in bibliografia), dove il nostro piccolo eroe scoprirà quanto malumore possa provocare nelle persone il dover indossare calzini di colori e fantasie diverse.
  • Orlando è un amante delle avventure, ne vuole vivere lui stesso, ma vuole ritrovarle anche nei libri! Se fate attenzione, nella sua camera si posso intravedere alcuni titoli: L’isola del tesoro di Stevenson, I pirati della Malesia di Salgari, 20.000 leghe sotto i mari di Verne, Robin Hood e un’Enciclopedia dei mostri marini che, chissà, potrebbe esser stata scritta dallo stesso Capitan Nemo.
  • Il libro è illustrato principalmente con la tecnica tradizionale: matita e pastelli. Si possono vedere alcune fasi del processo di creazione delle tavole nel loro blog, qui.

POTREBBE INTERESSARTI LEGGERE ANCHE:

ALCUNI LIBRI DEGLI STESSI AUTORI:

Sette minuti dopo la mezzanotte, di Patrick Ness e Siobhan Dowd

Sette minuti dopo la mezzanotte
Una notte di luna e brezza leggera, il piccolo Conor si sveglia di colpo sentendo bussare alla finestra della sua cameretta. Terrorizzato, allunga l’orecchio per cogliere qualche rumore sospetto dal piano di sotto. Nulla. Sono passati sette minuti dalla mezzanotte. D’un tratto, sente chiamare il suo nome. Conor è preso dal panico: potrebbe essere l’apparizione spaventosa che da giorni lo tormenta nel sonno, l’incubo che viene a trovarlo da quando sua madre ha iniziato le cure mediche. Invece, quando si fa coraggio e si sporge dalla finestra, trova ad attenderlo un mostro. Un mostro tutto particolare, però, senza artigli o denti aguzzi.È semplicemente un albero. Antico e selvaggio, una creatura che sembra uscita da un altro tempo. Il mostro è pronto a stringere un patto con lui: nelle notti successive racconterà a Conor tre storie, di quelle che aiutano a uccidere i draghi che ognuno di noi nasconde nel fondo del proprio animo, storie che spingono ad affrontare le paure più grandi. Ma in cambio la creatura misteriosa vuole da lui una quarta storia, un racconto che deve contenere e proteggere la cosa più pericolosa di tutte: la verità.

Titolo: Sette minuti dopo la mezzanotte
Autore: Patrick Ness (da un’idea di Siobhan Dowd)
Illustrazioni: Jim Kay
Traduzione: Giuseppe Iacobaci
Anno prima edizione: 2011
Editore: Mondadori

LA “FRONTIERA” PERCHÉ:

La frontiera è anche mentale: quel blocco che ci impedisce di accettare o di sopportare qualcosa e che ci porta a chiuderci dentro noi stessi… oppure anche la frontiera che separa la vita dalla morte. Capire che certe situazioni fanno parte del ciclo della vita, e che tutto si può affrontare, anche questo è superare la frontiera.

LA CITAZIONE:

“Gli esseri umani sono bestie complicate, credono alle bugie consolatrici pur conoscendo la realtà dolorosa che le ha rese necessarie.”

TEMI TRATTATI:

  • paura della morte
  • chiusura in sé stessi
  • bullismo

PAROLE CHIAVE:

  • I mostri nella nostra mente

L’AUTORE:

Patrick Ness ha passato i primi anni di vita girovagando per il mondo: nato nel 1971 a Fort Belvoire, una base militare dove suo padre era sergente per l’esercito degli Stati Uniti d’America, passa poi parte dell’infanzia prima alle Hawaii, poi a Washington e a Los Angeles. Si trasferisce infine nel 1999 a Londra, dove scrive il suo primo romanzo e inizia ufficialmente la sua carriera di scrittore. Tiene inoltre corsi di scrittura creativa presso l’università di Oxford e scrive per alcune testate giornalistiche inglesi.
Ha vinto numerosi premi, fra cui la Carnegie Medal, il Guardian Children’s Fiction Prize e il Booktrust Teenage Prize.

APPROFONDIMENTI:

  • Il libro nasce da un’idea di un’altra scrittrice: Siobhan Dowd (Londra, 4 febbraio 1960 – Oxford, 21 agosto 2007), conosciuta in Italia principalmente per Il mistero del London Eye, romanzo che le è valso il premio Andersen nel 2012. Malata terminale di un tumore al seno, non ha potuto completare la storia, che è passata quindi nelle mani di Patrick Ness.
  • Dal libro è stato tratto un film uscito nel 2016 per la regia di Juan Antonio Bayona, qui è possibile vedere il trailer.
  • Nel libro il mostro/albero racconta a Conor tre storie che lo porteranno a confrontarsi con una grande verità, a una catarsi. La struttura è quella del Canto di Natale di Charles Dickens.
  • Le illustrazioni del volume sono di Jim Kay, che in questi anni si sta occupando anche della versione illustrata di Harry Potter. Nel suo sito potete trovare tavole di alcuni dei suoi lavori, anche di Sette minuti dopo la mezzanotte (in inglese A Monster Calls).

POTREBBE INTERESSARTI LEGGERE ANCHE:

ALCUNI LIBRI DELLO STESSO AUTORE:

Rossoblù, che storia!, di Angela Latini e Martina Matteoli

Rossoblù, che storia!
La maglia autografata dai giocatori del Cagliari giace in un cassetto e Alessandro non ha nessuna intenzione di condividerla con sua sorella Anna. Ma quando a scuola gli viene affidata una ricerca sulla sua squadra del cuore, Alessandro non può fare altro che chiedere aiuto proprio a lei! E sapete cosa vuole in cambio l’esperta sorellina? Pensando alla maglia, che vede già fra le sue mani, Anna si addormenta e si ritrova improvvisamente in piazza d’Armi, nel 1902, quando a Cagliari si tirano i primi calci al pallone. Durante un incredibile sogno, la ragazzina ripercorre le tappe fondamentali della storia rossoblù, parla con i protagonisti, raccoglie notizie e curiosità di campionato in campionato, di competizione in competizione. Vive la prima partita dell’8 settembre 1920 del Cagliari Football Club, il mitico scudetto del 1970, la partecipazione alla Coppa dei Campioni, la Coppa UEFA e l’indimenticabile promozione in Serie A nella stagione 2015-2016. Al suo risveglio Anna accetterà la richiesta di Alessandro, ormai rassegnato ad aprire quel cassetto. Ma per la piccola cronista sportiva la maglia non sarà l’unica vittoria…

Titolo: Rossoblù, che storia!
Autrici: Angela Latini e Martina Matteoli
Illustrazioni: Bruno Olivieri
Anno prima edizione: 2017
Editore: Condaghes

LA “FRONTIERA” PERCHÉ:

Ciò che ci appassiona può nascondere diversi lati che non conosciamo: superare la frontiera significa anche non limitarci a conoscere la superficie di ciò che ci piace, ma approfondire e scoprire quante più cose possibili.

LA CITAZIONE:

“Da lontano arriva un rumore, un accenno di pioggia: plin, plin, plin… goccia dopo goccia. Mi ritrovo con in mano un ombrello (chissà perché non lo apro visto che sta piovendo?!) e addosso una strana maglietta, di sicuro è rossa e blu, di sicuro ci sono sopra tante firme.
È così che inizia la storia del calcio a Cagliari, con un acquazzone.”

TEMI TRATTATI:

  • calcio
  • viaggio nel tempo
  • seguire le proprie passioni

PAROLE CHIAVE:

  • Storia del Cagliari

LE AUTRICI:

Angela Latini è nata nelle Marche, ma ha la Sardegna nel cuore, in particolare la squadra del Cagliari. Ha sempre scritto di calcio in diversi quotidiani, poi ha iniziato a parlarne anche in libri per i più giovani.

Martina Matteoli è giornalista pubblicista, e una grande appassionata di calcio sin da bambina. È scontato dire per quale squadra tifi…

APPROFONDIMENTI:

  • Rossoblù, che storia! non è il primo libro che Angela Latini dedica alla squadra del Cagliari: nel 2012 ha scritto Cuori rossoblù, che parla di una mamma delle Marche tifosissima del Cagliari (che ci sia qualche elemento autobiografico, dato che anche l’autrice è delle Marche?), mentre nel 2015 esce L’estate di una Primavera rossoblù, storia che si sviluppa fra gli allenamenti della Primavera rossoblù, la squadra dei più grandi del settore giovanile del Cagliari.
  • Alla storia della squadra del Cagliari è dedicato un percorso museale all’interno della Sardegna Arena, dal titolo Cagliari 1920 History & Gallery, in cui si possono trovare cimeli, foto, testi e reperti storici dei campioni di oggi e di sempre. Qui il sito ufficiale. Cliccando su “History” si apre il racconto dei primi anni del Cagliari, e si possono vedere alcune foto d’epoca, e riconoscerete senz’altro alcune delle maglie presenti nell’illustrazione a pag. 19.
  • “Dagli «Alè!» ad «Aiuto, le bombe!»”, così a pag. 23 s’introduce il racconto di uno dei periodi più bui di Cagliari: i bombardamenti del ’43, in piena Seconda guerra mondiale, che distrussero la città… forse non sapete che Cagliari fu la seconda città più devastata dalle bombe in quel periodo, infatti fu raso al suolo l’80% degli edifici! In questo video, attraverso le testimonianze dei sopravvissuti, vengono raccontati quei giorni del 1943.
  • A pag. 25 si fa riferimento al nuovo stadio dell’Amsicora, e all’eroe a cui deve il proprio nome… Si tratta per l’appunto di Amsicora (o Ampsicora), che ai tempi delle grandi conquiste dell’antica Roma organizzò una rivolta contro le legioni romane (215 a.C.). Purtroppo l’esito della rivolta non fu lieto per il nostro eroe, che dopo la sconfitta e la morte del figlio decise di togliersi la vita, ma il nome dello stadio non è l’unico omaggio a lui dedicato, a Oristano infatti si trova una sua stele celebrativa. Ma la figura di Ampsicora era presente anche nella bibliografia dell’a.s. 2017/2018, con il libro Ampsicora. Eroe sardo di Tonino Oppes. Qui trovate un approfondimento sulla storia di questo personaggio e in particolare sulla sua ribellione ai romani.
  • “… mi distraggo un po’, sino a quando vedo volare un’arancia. Proprio un’arancia, che lanciata dagli spalti finisce in pieno sulla faccia di Cannito, un giocatore del Lecce che sta parlando con l’arbitro.” (pag.48), se la ricorda ancora bene Ruggero Cannito quell’arancia, come racconta all’Unione Sarda nell’aprile del 2011: “Ho ancora la sensazione che l’arancia forse era rivolta all’arbitro: ma me la beccai io, tra occhio e naso, e mi fece male, molto male. Perché ero vicino all’arbitro rientrando negli spogliatoi? Lo Bello mi aveva ammonito e mi ero avvicinato per chiedergli spiegazioni, ma all’improvviso sentii come un cazzotto, cominciò a uscire sangue dal naso, ebbi quasi uno svenimento”.
  • Il libro è illustrato da Bruno Olivieri, illustratore, sceneggiatore, colorista, musicista e chissà cos’altro… Attualmente collabora principalmente con la rivista Il Giornalino in cui disegna le storie a fumetti dell’elefantino Paky (testi di Fabrizio Lo Bianco) e del piccolo investigatore John Watson (testi di Beppe Ramello). Qui trovate il suo sito ufficiale.

POTREBBE INTERESSARTI LEGGERE ANCHE:

ALCUNI LIBRI DELLE STESSE AUTRICI: