Wildwitch Vol. 1. La prova del fuoco, di Lene Kaaberbøl

Wildwitch Vol. 1. La prova del fuoco
Clara è una ragazzina di 12 anni che non ha nulla di speciale: un po’ timida, il viso punteggiato di lentiggini, è alle prese con i problemi tipici della sua età. Ma un giorno incontra un gigantesco gatto grazie al quale scopre di avere lo straordinario potere di comunicare con gli animali. Sarà solo l’inizio della sua nuova vita da “strega selvatica” in un mondo in cui la magia non è esattamente roba per bambini.

Titolo: Wildwitch Vol. 1. La prova del fuoco
Autrice: Lene Kaaberbøl
Traduzione: Bruno Berni
Anno prima edizione: 2010
Editore: Gallucci

LA “FRONTIERA” PERCHÉ:

La frontiera è anche il passaggio da un momento all’altro della propria vita, quell’evento che che crea un “prima” e un “dopo”. Adattarsi al cambiamento, accettare una vita diversa rispetto a quella di prima, anche questo è superare la frontiera.

LA CITAZIONE:

“«Tu sei una strega» dissi. Non era una domanda.
«Una strega selvatica, una wildwitch» disse lei, come se fosse la cosa più naturale del mondo. «Mi occupo di tutto ciò che è vivo nel mondo selvatico, e in cambio loro si occupano un po’ di me».”

TEMI TRATTATI:

  • cambiamento
  • natura
  • credere in sé stessi

PAROLE CHIAVE:

  • Strega selvatica
  • Giustizia

L’AUTRICE:

In Danimarca, ma in tutto il Nord Europa, il nome di Lene Kaaberbøl è ben noto, soprattutto nel mondo della letteratura per ragazzi. Nata a Copenhagen nel 1960, ha iniziato a scrivere a 15 anni, e non ha mai smesso. Ad oggi ha pubblicato più di una trentina di libri, sebbene in Italia ne sia arrivato un numero molto ristretto. I suoi romanzi del cuore sono la trilogia de Il Signore degli Anelli di Tolkien e I racconti di Terramare di Ursula K. Le Guin.

APPROFONDIMENTI:

  • La prova del fuoco è solo il primo libro della serie di Wildwitch: si contano infatti sei libri pubblicati fra il 2010 e il 2014. La saga è diventata un bestseller non soltanto in Danimarca, ma anche in Germania e nel Regno Unito. In Italia per il momento la pubblicazione è arrivata sino al terzo volume.
  • In un’intervista l’autrice racconta che l’idea del libro è nata dal fatto che lei percepisse la mancanza di libri in cui gli animali hanno un ruolo importante.
  • Le wildwitch, le streghe selvatiche, attingono il loro potere dalla natura, ma la prima regola di una wildwitch è che non si può prendere senza dare: quei poteri dovranno poi essere impiegati nella salvaguardia di quella stessa natura e delle sue creature. Per questo quella di Wildwitch viene considerata una serie dal forte impatto ambientalista.
  • La “prova del fuoco” che dà il titolo al libro è la prova che Clara dovrà superare per provare di essere una strega (selvatica). Nel mondo creato dalla Kaaberbøl, in cui le streghe esistono, questa prova viene comunque ritenuta di dubbia moralità,  eppure persino nella nostra realtà furono diverse le prove congegnate per provare se una persona praticasse o meno la stregoneria o se fosse o meno una strega. Fra queste si possono citare l’ordalia dell’acqua, in cui le accusate venivano legate su delle sedie e immerse in fiumi o laghi e a seconda se galleggiassero o affondassero le si riteneva colpevoli o innocenti (in periodi storici diversi il giudizio era differente, in alcuni casi affondare era segno di malvagità in altri lo era galleggiare). Altra prova era il pungolamento: si credeva che le streghe avessero nel corpo un marchio che provasse la loro vera natura e che in quel punto non si potesse provare dolore, si pungeva quindi la vittima un po’ ovunque cercando di trovare il marchio che le avrebbe incastrate. Ma la prova certamente più diffusa fu il rogo, probabilmente per la sua semplicità: il fuoco non avrebbe mai bruciato persone pure, quindi se le vittime morivano fra le fiamme erano senz’altro dei peccatori implicati con la stregoneria.
  • A pag. 122 Clara dice di essere nella classe 5^B, ma i conti non tornano considerando che Clara ha 12 anni, e questo perché il sistema scolastico danese si differenzia dal nostro e si articola in: educazione prescolare, scuola dell’obbligo, la Folkeskole (dai 7 ai 16 anni), e scuola secondaria superiore (dai 16 ai 19 anni). Infine come da noi, facoltativa, c’è l’università.
  • Di Wildwitch è stato prodotto un film per la regia di Kaspar Munk, uscito l’11 ottobre nelle sale danesi. Per ora non è prevista una distribuzione in Italia. Qui potete vedere il trailer in lingua originale con i sottotitoli in inglese.

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L’ultimo elfo, di Silvana De Mari

L'ultimo elfo
In una landa desolata, annegata da una pioggia torrenziale, l’ultimo Elfo trascina la propria disperazione per la sua gente. Lo salveranno due umani che nulla sanno dei movimenti degli astri e della storia, però conoscono la misericordia, e salvando lui salveranno il mondo. L’Elfo capirà che solo unendosi a esseri diversi da sé – meno magici ma più resistenti alla vita – non soltanto sopravviverà, ma diffonderà sulla Terra la luce della fantasia.

Titolo: L’ultimo elfo
Autrice: Silvana De Mari
Illustratore: Gianni De Conno
Anno prima edizione: 2004
Editore: Salani

LA “FRONTIERA” PERCHÉ:

Spesso le credenze, i pregiudizi ergono nella nostra mente dei muri di sospetto e di odio. Far crollare questi muri e cercar sempre la verità e il dialogo, questo è superare la frontiera.

LA CITAZIONE:

“Pensò che non c’erano più draghi, perché la solitudine li aveva estinti.
Pensò che non si può vivere secolo dopo secolo, a covarsi la propria magnificenza e solitudine.
Pensò che l’importante non sono le cose, ma il senso che noi diamo alle cose.
Prima o poi la morte attende tutti. Più importante del rimandare la morte è darle un senso.”

TEMI TRATTATI:

  • solitudine
  • amicizia
  • dialogo fra mondi diversi
  • pregiudizi e stereotipi

PAROLE CHIAVE:

  • “Muri di estraneità e incomprensioni”
  • Profezia
  • Mondo post apocalittico

L’AUTRICE:

Silvana De Mari, classe 1953, prima di approdare nel mondo della letteratura per ragazzi, era medico chirurgo, e ha esercitato in Italia e in Etiopia. Nel 2000 la Salani pubblica il suo primo libro, L’ultima stella a destra della luna, ma in realtà lei scrive storie sin dalla giovane età: l’ispirazione alla scrittura è giunta a 16 anni, dopo la visione del film Brancaleone alle Crociate.

APPROFONDIMENTI:

  • In un’intervista, alla domanda che chiedeva come fosse nata l’idea per L’ultimo elfo, la De Mari risponde con queste parole: “Tra i quattro e i nove anni ho abitato a Trieste. Il cuore di mio padre non funzionava bene e gli erano state prescritte lunghe passeggiate. […] Fu allora che mio padre cominciò a raccontarmi complicate storie di spiritelli e gnomi, ambientate agli albori del mondo nelle foreste infinite che lo ricoprivano. E io cominciai a chiedermi, visto che le creature magiche erano dapprima esistite, per poi non più esistere, come fossero scomparse, quanto era stato terribile scomparire, se qualcuna delle creature si era accorta di essere l’ultima. Cosa avrei provato io a sapere che, dopo di me, nessuno come me sarebbe mai più esistito?
    Mano a mano che crescevo alle buffe storie dei folletti se ne sovrapposero altre, atroci e terribili, che nascevano dai luoghi stessi che ci circondavano.
    Mio padre cominciò a parlarmi delle trincee della prima guerra mondiale, che avevano traversato quegli stessi prati che noi traversavamo, seguiti dal nostro cane, lieto e felice per tutta quell’aria fresca e quella luce. Mi parlò delle Foibe, poco distati da noi, molto simili alle grotte che andavamo a visitare, e che un decennio prima erano state riempite di corpi gettati dentro vivi. Mi portò a vedere i muri della Risiera di San Saba, unico campo di sterminio sul suolo italiano. La Risiera non aveva contenuto riso ma persone, che poi erano state mandate nel posto dove è scritto che il lavoro rende liberi, e di tutte le cose che mi ha raccontato, questa memoria è la più assurda e la più indicibile. L’idea dell’ultimo elfo nasce dall’orrore del genocidio.
  • Nonostante il mondo de L’ultimo elfo sia senza ombra di dubbio un mondo fantasy, non mancano i riferimenti alla scienza: dall’astronomia alla biologia, passando per diversi altri campi del sapere.
  • Spesso nella storia Yorsh, il nostro ultimo elfo, si trova davanti a testi scritti nella lingua della terza dinastia runica: questa lingua è il latino.
  • Le illustrazioni del libro sono di un grandissimo illustratore italiano: Gianni De Conno. Se siete curiosi di scoprire altri suoi lavori, potete visitare e sfogliare il suo portfolio nel suo sito ufficiale, qui.
  • L’ultimo elfo ha vinto diversi premi, in Italia e all’estero: nel 2005 il 48° Premio Bancarellino e il Premio Andersen, nel 2006 in Francia il Prix Imaginales e nel 2007 negli Stati Uniti d’America la menzione d’onore per il premio Mildred L. Batchelder per i migliori libri per l’infanzia tradotti in lingua inglese.
  • L’ultimo elfo fa parte di una serie di libri: ci sono quattro sequel (L’ultimo orco, Gli ultimi incantesimi, L’ultima profezia del mondo degli uomini e L’ultima profezia del mondo degli uomini: L’epilogo) e due prequel (Io mi chiamo Yorsh e Arduin il Rinnegato).

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Lo specchio dei desideri, di Jonathan Coe

Lo specchio dei desideri
Un giorno la piccola Claire, sottraendosi ai genitori litigiosi, si rifugia nella discarica dietro casa, dove trova uno specchietto rotto dal quale si sente stranamente attratta. È un brutto pezzo di vetro tagliente, ma ha il magico potere di trasformare anche la più squallida realtà in un mondo fiabesco: il cielo bigio nel riflesso diventa azzurro paradiso e la casa di Claire, una modesta villetta di periferia, si trasforma in un castello turrito sormontato da fantastiche conchiglie. Intanto il tempo passa e Claire cresce, sempre accompagnata dal suo specchio magico, in cui può vedere il proprio viso senza l’acne dell’adolescenza, e il padre che abbraccia teneramente la madre al pub. Ma nella realtà il padre sta flirtando con la sua nuova fidanzata, per la quale abbandonerà la famiglia, e il ragazzo di cui Claire è innamorata sta con la sua peggiore nemica. Quello specchio crea solo illusioni e Claire, arrabbiata, sta quasi per buttarlo, quando interviene Peter, un ex compagno delle medie. Ma quando lui la invita a uscire una sera e le dà appuntamento alla discarica, Claire rimane sbigottita: anche Peter ha trovato un pezzo di specchio rotto, che in realtà è il tassello di un puzzle più ampio.

Titolo: Lo specchio dei desideri
Autore: Jonathan Coe
Illustrazioni: Chiara Coccorese
Traduzione: Delfina Vezzoli
Anno prima edizione: 2012
Editore: Feltrinelli

LA “FRONTIERA” PERCHÉ:

Con il potere dell’immaginazione possiamo vedere una realtà diversa, migliore. Claire ci riesce con il potere di uno specchio, ma tutti possiamo riuscirci con il potere della mente. Ma questo mondo migliore non deve per forza rimanere solo nella fantasia, oltre la frontiera del reale… quel che dobbiamo fare è sforzarci di rendere migliore giorno dopo giorno il mondo in cui viviamo, per cercare di far combaciare le due immagini.

LA CITAZIONE:

“Com’era possibile che qualcosa che riusciva a vedere così chiaramente non fosse reale? Come poteva lo specchio mostrare cose che erano due volte più eccitanti, cento volte più magiche del grigio mondo quotidiano che la circondava? Claire non riusciva a capirlo. Sapeva solo che quel giorno, per puro caso, aveva trovato un dono raro e meraviglioso, che di sicuro le avrebbe cambiato la vita.”

TEMI TRATTATI:

  • trovare rifugio nell’immaginazione
  • superare le crisi
  • crescita
  • analizzare il mondo intorno a noi

PAROLE CHIAVE:

  • Specchio dei desideri
  • Realtà alternativa
  • Coscienza politica

L’AUTORE:

Jonathan Coe è nato a Birmingham nel 1961, si è laureato a Cambridge e a Warwick, vive a Londra. Ha scritto tre biografie e numerosi romanzi. Spesso nei suoi libri affronta i problemi della società, in particolare quella inglese, di ieri e di oggi, ma ogni critica è espressa attraverso un grande umorismo.

APPROFONDIMENTI:

  • In questa intervista Jonathan Coe parla de Lo specchio dei desideri e racconta che l’idea dello specchio che riflette cose inaspettate gli era già venuta all’età di 22 anni, e ne aveva tratto un romanzo, che però non fu mai pubblicato… ammette infatti di esser stato molto influenzato a quei tempi da C.S. Lewis e dal suo armadio che portava a Narnia, e sentiva che la sua storia fosse poco originale. Anni più tardi è ripartito dallo stesso espediente (uno specchio che non riflette il mondo così com’è), ma per costruire una storia completamente diversa.
  • “La città in cui viveva Claire era molto antica, ma in gran parte era stata distrutta durante la Seconda guerra mondiale.” (pag. 41). Non sappiamo in che città viva Claire, non viene mai specificato, così, da questa breve frase, potremmo immaginare che Claire viva a Cagliari, perché… anche Cagliari fu distrutta dalle bombe durante la Seconda guerra mondiale, anzi, fu la seconda città più devastata in Italia, ben l’80% degli edifici fu raso al suolo.
    In questo video potete vedere le immagini della città bombardata, e in questo ascoltare i racconti dei sopravvissuti a quei giorni del maggio 1943.
  • Le illustrazioni del libro sono di Chiara Coccorese, artista napoletana con uno stile molto particolare, che nel suo sito ufficiale viene così descritto: “La sua ricerca artistica si orienta verso la creazione di immagini surreali ed oniriche, attraverso un uso combinato di fotografia, scenografia in miniatura, pittura ed elaborazione digitale. Il risultato è un lavoro dove verità e virtualità si confondono e si compenetrano attraverso i confini resi sfumati e pittorici.”. Qui trovate il suo portfolio.

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Mortina. Una storia che ti farà morire dal ridere, di Barbara Cantini

Mortina
Mortina è una bambina, ma è diversa dagli altri: è una bambina zombie Vive a Villa Decadente con la zia Dipartita e per amico ha un levriero albino di nome Mesto, da cui non si separa mai. Mortina vorrebbe avere amici della sua età con cui giocare e divertirsi, ma le è proibito farsi vedere dagli altri: potrebbero spaventarsi. Un giorno però arriva l’occasione giusta: la festa di Halloween! Mortina non deve nemmeno travestirsi… Ma cosa succede quando gli altri bambini scoprono che lei non indossa nessuna maschera?

Titolo: Mortina. Una storia che ti farà morire dal ridere
Autrice: Barbara Cantini
Anno prima edizione: 2017
Editore: Mondadori

LA “FRONTIERA” PERCHÉ:

Chi stabilisce chi è normale e chi no? E, dopotutto, cos’è la normalità? Mortina è una bambina zombie, ma non si sente particolarmente diversa dagli altri bambini, eppure la zia le impedisce di farsi vedere e giocare con loro. Quella che le viene imposta è una frontiera inesistente, che vive solo nella mente, ma, nonostante ciò, per molti è la più difficile da superare.

LA CITAZIONE:

“Martina non era una bambina normale. Ma lei non si sentiva nemmeno così diversa. […] Ok, d’accordo, c’era anche quel piccolo particolare che poteva staccarsi parti del corpo come un pupazzo se gliene veniva voglia. Ma lei era una zombie, una bambina zombie. E questo per lei era la normalità.”

TEMI TRATTATI:

  • integrazione
  • relatività della normalità
  • paura del diverso
  • amicizia

PAROLE CHIAVE:

  • Bambina zombie
  • Famiglia protettiva

L’AUTRICE:

Barbara Cantini (Firenze, 1977) nasce come animatrice e illustratrice, solo di recente si è dilettata anche nei testi, proprio con la serie di Mortina con la quale ha raggiunto un gran successo, e non solo in Italia: la serie è già stata tradotta in più di venti lingue!
La sua carriera inizia come animatrice cartoon, lavorando ad alcune serie TV per la RAI, che la porta nel 2011 a vincere il concorso di Città del Sole “L’illustratore dell’anno”. Successivamente si è dedicata principalmente all’illustrazione, collaborando con editori italiani, ma anche inglesi e americani. Vive nella campagna fiorentina con il marito, le due figlie, quattro gatti e un impavido criceto… ormai zombie.

Sito ufficiale.

APPROFONDIMENTI:

  • La storia della vivace Mortina non si conclude con questo libro, ma continua negli altri due volumi della serie: Mortina e l’odioso cugino e Mortina e l’amico fantasma.
  • In un’intervista viene chiesto all’autrice com’è nata l’idea di Mortina, ecco la sua risposta: “Mortina, oltre ad essere un libro sull’amicizia è anche un libro sulla paura. Non tanto sulla paura di zombie e fantasmi, quanto sulla paura di ‘non piacere abbastanza’, di essere accettati per quello che siamo, nonostante le nostre ‘mostruosità’, ovvero quelli che sappiamo (o crediamo) essere i nostri difetti. Mortina sta abbastanza bene con se stessa e con la sua famiglia, ha Mesto, il suo amico cane che sta sempre insieme a lei.
    Ma come tutti i bambini, anche Mortina ha bisogno di stare anche con i suoi coetanei e vorrebbe poter condividere un po’ del suo tempo e dei suoi giochi con altri bambini. Per questo è inquieta e decisa a tentare di tutto pur di riuscire nell’impresa. Andrà prima di tutto contro i divieti della zia, ma soprattutto contro la sua stessa paura di non essere accettata. Il suo coraggio verrà premiato e scoprirà che quelli che credeva fossero i suoi limiti, le cose da nascondere, sono invece la sua forza e il suo tratto distintivo.
    Dall’altro lato i bambini saranno entusiasti di poter avere un’amica così speciale e vivere con lei avventure un po’ diverse dalla loro quotidianità. Il libro parla di amicizia, però non nasce dall’intento premeditato di scrivere una storia sull’amicizia, la diversità e l’accettazione, ma nasce dall’idea del personaggio stesso. L’idea di Mortina, questa simpatica bambina zombie che ‘vedevo’ giocare felice col suo cane, ma sola, in una dimora un po’ isolata, è nata molti anni fa.
    Alla fine mi sono decisa ad ‘ascoltarla’ e a fare in modo che non fosse più sola e trovasse degli amici. Ma come poteva fare una bambina così ‘particolare’ a farsi degli amici senza terrorizzare tutti? Da lì è nata la storia e l’idea del ‘piano di fuga’ per la festa di Halloween. La messa a fuoco dei vari personaggi e la scelta dei loro nomi è dettata dal mio amore per i giochi di parole buffi, per le citazioni e ispirazioni.”.
  • Nella pagina web dedicata ai libri per ragazzi della Mondadori, Barbara Cantini rivela che il primo bozzetto di Mortina risale a 11 anni prima della pubblicazione del libro (“ho ritrovato un primo abbozzo di Mortina addirittura in un vecchissimo blocco da disegno che usavo durante la scuola di animazione e che avevo totalmente dimenticato”). Racconta poi: “La messa a fuoco dei vari personaggi e la scelta dei loro nomi è dettata dal mio amore per i giochi di parole buffi e per le citazioni, nonché dal mio vissuto. Non è difficile per me vedere mia nonna brontolona nella zia
    Dipartita, o il mio vecchio prozio centenario nel prozio Funesto. E chissà, molto probabilmente c’è qualcosa di me in Mortina! Certo è che mostri, zombie e vampiri fin da piccola mi hanno sempre attratto e anche in un certo senso… divertito, sia nei giochi che nei travestimenti.”.
  • Sono tante le fonti a cui l’autrice si è ispirata durante la creazione della storia: si va da La sposa cadavere di Tim Burton alla serie televisiva Zombie Hotel e alle illustrazioni di Edward Gorey (qualche esempio qui), mentre per i personaggi i riferimenti più diretti sono Mercoledì de La famiglia Addams per Mortina, la personalità di Snoopy, con il suo saper fare tutto, per il fedele cane Mesto, ed Henri Toulouse-Lautrec, con la postura elegante che conferiva ai suoi personaggi, per la Zia Dipartita.
  • Qui potete trovare il booktrailer del libro, ossia un video animato di presentazione alla storia, realizzato dalla Studio Cartobaleno.
  • Accanto alla testa del prozio Funesto, nel cassettone di zia Dipartita c’è anche un libro: è Il gatto nero di Edgar Allan Poe, considerato il maestro della letteratura horror americana.

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Il segreto della casa abbandonata, di Paola Alcioni

Il segreto della casa abbandonata
Venerdì: allo squillo della campanella d’uscita, qualcosa di pericoloso si nasconde in uno sgabuzzino della scuola. Fuori dal cancello si aggira un misterioso individuo, che da qualche tempo spia i bambini. Nel pomeriggio tre di loro – Ciriaco, Vera e Gianni – che hanno buoni motivi per non voler tornare a casa, decidono di nascondersi in una villa, abbandonata da decenni. Non si accorgono, però, che dal comignolo sale un filo di fumo. Quando, più tardi, scoprono che maestra Erme non è quella che sembra e che la Casa Abbandonata nasconde un segreto, si rendono conto di avere ormai un mucchio di gente strana alle calcagna, e di essersi cacciati in grossi guai…

Titolo: Il segreto della casa abbandonata
Autrice: Paola Alcioni
Illustrazioni: Carlo Lai
Anno prima edizione: 2004
Editore: Condaghes

LA “FRONTIERA” PERCHÉ:

I protagonisti di questa storia attraversano una “magica” frontiera, ma quelle più importanti da superare sono altre: quella fra genitori e figli, e quella fra il prima e il dopo, quando si inizia a crescere…

LA CITAZIONE:

“È microscopica, e con ciò? Forse che quando si è piccoli è piccola e insignificante anche la sofferenza? Lo credi? Allora è proprio vero, Bordo: stai crescendo e non ti ricordi più cosa significa essere bambini.

TEMI TRATTATI:

  • leggende antiche
  • amicizia
  • famiglia
  • mistero
  • coraggio

PAROLE CHIAVE:

  • Surbile
  • Mommotti

L’AUTRICE:

Paola Alcioni è nata a Cagliari il 12 marzo 1955, ed è laureata in Giurisprudenza. Ha vinto numerosi premi di poesia in lingua sarda e tra questi si ricordano i primi premi più importanti: Ozieri, Romangia, Posada; alcune sue poesie sono state pubblicate e tradotte in inglese, in tedesco e in galiziano.

APPROFONDIMENTI:

  • All’interno della storia diventano molto importanti due figure della tradizione sarda: le Sùrbile e Mommotti. Le prime, chiamate anche Coga, sono delle streghe-vampiro, e “nell’immaginario collettivo sardo, donne che di giorno conducono una vita normale, ma di notte, spesso inconsapevolmente, si trasformano in un essere indefinito, quasi sempre in forma di insetto o di gatto, che vola da un paese all’altro, insinuandosi nelle abitazioni, per molestare le persone che dormono, succhiare il sangue dei bambini o semplicemente morsicare, lasciando lividi sul corpo chiamati “mossigu de Coga”, morso di Coga.” (fonte). Si pensava che un modo per salvare i bambini dal loro appetito fosse quello di mettere un pettine dentato vicino alla culla “così che il maligno – con una particolare inclinazione per il far di conto – perdesse l’intera nottata a contarne e ricontarne i denti, fino a quando il sorgere del sole non lo costringeva a fare ritorno al corpo poche ore prima abbandonato. Secondo la tradizione, la donna che nascondeva dentro di sé una presenza tanto oscura non ricordava nulla – al mattino – di quanto fatto durante la notte trascorsa (fonte). Si possono trovare molti punti in comune con le figure descritte nel libro.
  • L’altra figura fantasiosa che ritroviamo nel libro e che fa parte delle leggende sarde è Mommotti, o Bobbotti a seconda della zona, il nostro personalissimo Uomo Nero che rapisce i bambini che non si comportano bene. È dubbia l’origine del nome e ci sono diverse teorie, “la più attendibile sembra essere quella che considera il termine Mommotti come una storpiatura Mohammed, un corsaro arabo dalla pelle scura che in epoca giudicale compiva razzie nei villaggi della Sardegna, e le cui principali vittime erano appunto i bambini, rapiti dal feroce pirata. Un’altra versione fa risalire questa inquietante figura alla famiglia Marotta, che in epoca napoleonica si rese responsabile di una serie di efferati reati fra i quali, appunto, rapimenti.” (fonte).
  • A pag. 13 si fa riferimento a un libro, Il fantasma di Canterville, che Cirianco vorrebbe tanto prendere in prestito in biblioteca (“C’era solo una cosa che poteva rendere quella giornata meno squallida e di nuovo degna di essere vissuta: il libro che aveva scelto durante l’ora di ricreazione e che ora lo aspettava sul tavolo della Biblioteca.”)… Si tratta di una simpatica storia di fantasmi (o meglio, di un fantasma) scritta dall’autore inglese Oscar Wilde nel 1887, e racconta delle (dis)avventure del fantasma del povero Sir Simon di Canterville costretto a subire le angherie dei nuovi proprietari americani della sua magione, che, lungi dall’esser spaventati da lui, si divertono a prenderlo un po’ in giro.
  • Il libro è illustrato da Carlo Lai, che recentemente ha collaborato alla realizzazione di un teaser (video anteprima) ufficiale di Iskìda della Terra di Nurak diretto dal premio Oscar Anthony LaMolinara, tratto dalla serie fantasy di Andrea Atzori. Potete vederlo qui.
  • Paola Alcioni oltre ad essere scrittrice è anche poetessa… Se siete curiosi di leggere qualche suo componimento, potete trovarne alcuni in questo blog.

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