Janàsa, di Claudia Zedda

Janàsa
Nella Sardegna nuragica si incontrano sette donne. Alcune sono originarie dell’Isola, altre provengono dal mare. Tutte hanno una particolare competenza, tutte sono fedeli al culto della Madre Terra. Convivendo e creando una piccola società di donne, aiuteranno il villaggio che sorge poco distante dalla loro dimora a prosperare. Le doti delle protagoniste suggestioneranno la popolazione che inizierà lentamente a considerarle maghe, sacerdotesse, guaritrici, veggenti, donne a metà strada fra l’umano e il divino, creando nel tempo il mito di quelle che ancora oggi sull’Isola sono chiamate Janas. La vicenda viene narrata da Annita alla nipote Piera. È una storia antica che si tramanda da generazioni. Le due donne vivono a Cagliari negli anni difficili della Seconda guerra mondiale, ma non avranno alcuna difficoltà a immedesimarsi nel racconto.

Titolo: Janàsa
Autrice: Claudia Zedda
Illustrazioni: Laura Vidili
Anno prima edizione: 2018
Editore: Condaghes

LA “FRONTIERA” PERCHÉ:

Il tempo a volte è nemico della memoria e crea frontiere fra il presente e il passato: riscoprire le antiche leggende del passato significa riappropriarci delle nostre origini, e, quindi, attraversare quella frontiera.

LA CITAZIONE:

“Ormai al villaggio molti le amavano, molte chiedevano loro consiglio, tutti parlavano delle sette, delle rosse, figlie di Luna, sorelle di Janàsa. Tutti dovevano qualcosa a quelle donne: la vita, la guarigione, la speranza.
[…] Gli abitanti del villaggio le raggiungevano con rispetto e timore perché le sorelle di Janàsa, che tutti avevano iniziato a chiamare Janàs, non solo si amavano, ma pure si temevano.
[…] La leggenda delle janas prendeva vita.”

TEMI TRATTATI:

  • leggende popolari
  • Seconda guerra mondiale a Cagliari
  • vecchio culto vs. il nuovo
  • riscoperta delle nostre radici

PAROLE CHIAVE:

  • Janas
  • Antico culto
  • Origine di una leggenda

L’AUTRICE:

Claudia Zedda è nata a Cagliari nel 1979 e vive in Sardegna, della quale è appassionata divulgatrice. Si è laureata in Lettere Moderne nel 2008 e oggi lavora come scrittrice, blogger, fotografa, social media manager e digital strategist.
Collabora in qualità di scrittrice freelance con la stampa regionale e nazionale.

Sito ufficiale.

APPROFONDIMENTI:

  • Janàsa racconta un’origine fantasiosa delle janas, fate su cui la Sardegna è ricca di leggende. Qui trovate alcune delle caratteristiche di queste figure, e ne riconoscerete alcune in comune con le protagoniste del libro, come la pelle delicatissima che non dovrebbe essere esposta al sole, le vesti rosse, gli ornamenti che indossano e le loro dimore in grotte, le cosiddette domus de janas (ce n’è una anche a Carbonia, nel sito archeologico di Cannas di Sotto). Le Domus sono in realtà delle caverne funerarie scavate nella roccia dalle antiche civiltà sarde più di 5.000 anni fa, al fine, appunto, di seppellire i morti. Qui potete leggere un breve approfondimento.
    Delle Janas parla anche l’autrice nel suo blog, in cui racconta l’etimologia del loro nome: “Quando si parla delle fantastiche fate sarde, il termine che più spesso ritorna per indicarle è quello di jana. Pur essendo il nome più noto per definirle, sarebbe un errore pensare che si tratti dell’unico, dato che esse sono conosciute con una numerosa varietà di termini, caratteristica questa propria di molti altri personaggi fantastici isolani che rispecchia i particolarismi locali e la fervida immaginazione di chi visse e vive la terra sarda.” (qui l’intero articolo).
  • La storia di Janàsa e le sue sorelle s’intreccia a quella della giovane Piera e della nonna Annita, narratrice della leggenda, che vivono a Cagliari nel periodo dei grandi bombardamenti sulla città negli anni della Seconda guerra mondiale. Nella prima metà del 1943 la città venne devastata dalle bombe dell’esercito anglo-americano: “Pochi sanno che Cagliari, dopo Napoli, è stata la città italiana più bombardata durante la seconda guerra mondiale, quella che ha subito maggiori danni, come Coventry (Inghilterra) o Dresda (Germania): l’80% degli edifici fu distrutto. […] Ma perché proprio Cagliari è stata investita da tanta distruzione? Due sono le ragioni; la prima (motivazione ufficiale data dagli americani) riguarda la strategia militare: deviare l’attenzione dei tedeschi verso la Sardegna, mentre si preparava lo sbarco in Sicilia. Anche se molti pensano che la città abbia avuto il solo torto di trovarsi a poche miglia dalle basi alleate in Marocco, Algeria e Libia. Un comodo poligono di addestramento, insomma.” (fonte), “A causa dei soli bombardamenti del febbraio 1943 morirono, secondo le cifre ufficiali, 416 cagliaritani, mentre feriti e dispersi furono varie migliaia. […] Nel maggio 1943 circa 45 mila cagliaritani abbandonarono la città che rimase praticamente deserta.” (fonte).
    In questo video scorrono le immagini della città bombardata, e in questo vengono raccontati quei giorni del 1943, attraverso anche le testimonianze dei sopravvissuti.
  • Nel libro si parla spesso di unguenti e ricette fatti con erbe “magiche”: la tradizione sarda è ricca di storie e conoscenze sulle erbe, alcune “sono edibili, sono curative, alcune persino magiche”. Così scrive proprio Claudia Zedda in questo articolo in cui racconta come certe varietà di erbe e riti ad esse legati siano strettamente connessi alla nostra cultura.
  • Nel libro si parla spesso anche della sacralità dell’acqua: in Sardegna c’è un vero e proprio culto dell’acqua, con tanto di edifici ad esso dedicati, i pozzi sacri, in cui si svolgevano in antichità riti volti a “ottenere effetti benefici rispetto ai malanni di origine misteriosa o divina”. L’acqua è anche la protagonista dell’ordalia, un rito attraverso cui si giudicava dell’innocenza o colpevolezza di una persona. In questo articolo potete trovare un breve approfondimento, ma se l’argomento suscita la vostra curiosità, potreste leggere Il culto delle acque in Sardegna. Miti, riti e simboli di Fabrizio Manca Nicoletti.
  • Nel suo blog, Claudia Zedda presenta il suo libro, parla delle sue emozioni, del processo di scrittura, fino ad arrivare alle foto in copertina (quella sul retro è sua!), e a raccontare le origini della storia: “Le prime pagine le ho scritte molti anni fa, durante una notte d’estate. Bagnavo le piante in terrazza e il loro profumo, mescolato all’umido molle della luna mi avevano suggestionato. Rincasai e sdraiata nel letto scrissi qualche foglio, tutto in un fiato. Tant’è che ad esordio nel primo capitolo si respirava profumo di gelsomino e non di timo. Doveva essere un racconto ma quel racconto breve non è mai nato.”.
  • In questo video prodotto da Here I Am potete trovare un’intervista all’autrice. Racconta il momento in cui ha capito che sarebbe diventata una scrittrice e tutte le sue altre passioni: la fotografia, l’etnobotanica, la cucina… tutte declinate verso la tradizione e cultura sarda, di cui è grande estimatrice e divulgatrice. Nell’intervista parla di Janàsa, di cui svela piccoli aneddoti (“all’interno c’è anche buona parte della mia storia famigliare”) e accenna anche alla festa di San Giovanni di cui si parla nel libro. Anticipa infine la prossima uscita di un nuovo romanzo e del sequel di un suo libro, Rebecca e le Janas 2.
  • Qui trovate il booktrailer (video di presentazione) del libro, realizzato da Here I Am. Dice a tal proposito l’autrice nel suo blog: “Tutte le volte che guardo questo breve Book Trailer mi emoziono come una bambina. In fondo tutto il senso del libro, tutto il significato di Janàsa, le ragioni di quello che faccio, tutto sta proprio in queste poche parole: sono storie antiche, e noi dobbiamo fare di tutto per non dimenticarle.”.
  • I disegni del tappeto e del villaggio di Janàsa a inizio libro sono di Laura Vidili, illustratrice che aveva già collaborato con Claudia Zedda per Rebecca e le Janas.

POTREBBE INTERESSARTI LEGGERE ANCHE:

ALCUNI LIBRI DELLA STESSA AUTRICE:

La strana guerra delle formiche, di Hubert Nyssen e Christine Le Bœuf

La strana guerra delle formiche
In origine le formiche erano verdi e blu e vivevano tranquillamente. Per comunicare tra di loro si toccavano con le antenne. Un giorno Eloisa, una fata curiosa e pettegola, per scoprire i loro segreti dona loro la facoltà di esprimersi col linguaggio umano. Una volta scoperto il linguaggio, formiche blu e formiche verdi giocano con le parole, e si scambiano messaggi e idee. Ed ecco iniziati i problemi… Ben presto le frasi diventano taglienti e le parole diventano armi pericolose. Il finale lascia di che riflettere…

Titolo: La strana guerra delle formiche
Autore: Hubert Nyssen
Illustrazioni: Christine Le Bœuf
Traduzione: Sandra Magnolfi
Anno prima edizione: 1996
Editore: Motta Junior

LA “FRONTIERA” PERCHÉ:

Spesso siamo noi a creare frontiere là dove non esistono, e basta poco per farlo… anche il semplice utilizzo delle parole: le parole infatti possono essere usate per i complimenti, per belle frasi e cose buone, ma possono anche creare differenze, possono creare l’altro.

LA CITAZIONE:

“- Dopotutto non sono come noi, sono straniere!… sono verdi!
E «verdi» suonò immediatamente come villane, voraci, violente, vanitose e addirittura ladre.
Lo disse con un’intensità tale che parecchie blu ebbero la netta sensazione di aver sentito tutto questo nell’unica parola «verdi». E allo stesso tempo si dicevano con orgoglio che loro erano blu, e blu suonava come belle, benevoli, nobili e tutta una serie di cose piacevoli e affascinanti.”

TEMI TRATTATI:

  • potere delle parole
  • interferire con la natura
  • creare frontiere
  • conflitto

PAROLE CHIAVE:

  • Pericoloso uso del linguaggio
  • Ascoltare le parole dei saggi

L’AUTORE:

Hubert Nyssen è uno scrittore belga di lingua francese nato a Bruxelles 1925 e morto in Francia nel 2011. È saggista, romanziere, poeta, autore di opere ci teatro e ha scritto sia per adulti che per ragazzi. Nel 1978, ad Arles, ha fondato Actes Sud che grazie a lui e alla moglie Christine Le Bœuf, l’illustratrice di questo libro, è diventata una delle principali case editrici francesi, apprezzata in tutto il mondo.

APPROFONDIMENTI:

  • “Dapprincipio la fata non aveva prestato molta attenzione alle formiche. Ma, un bel giorno, essendosi fermata in campagna, cominciò a osservare il loro via vai. Dopo un po’ si disse che un attaccamento così grande al lavoro doveva avere un senso che le sfuggiva.” (pag. 14-15). La fata curiosa del libro forse non sa che le formiche sono il simbolo dell’operosità! Ma come funziona il loro mondo? Le formiche si raggruppano in colonie e sono estremamente collaborative fra di loro. Hanno una regina e dei soldati che servono per la loro difesa, e poi ci sono le tante operaie che puliscono il nido, procurano il cibo e si occupano anche delle uova della regina. E, come si dice nel libro, comunicano attraverso il tatto e l’olfatto! Infatti per segnalare un pericolo, per indicare la strada emettono dal proprio corpo dei segnali chimici chiamati “feromoni” che vengono percepiti dalle altre formiche attraverso le loro antenne. Potete trovare una spiegazione completa di come funzioni il mondo delle formiche in questo video animato.
  • Una classe di Borgofranco d’Ivrea ha creato una scheda su questo libro raccogliendo tutti i buoni insegnamenti che ne hanno tratto. Potete vederla qui.
  • Il libro è illustrato da Christine Le Bœuf, illustratrice di molte delle copertine dei libri pubblicati per la casa editrice Actes Sud fondata con il marito, Hubert Nyssen, nel 1978. Ma non si è limitata solo a questo, ha infatti anche tradotto in francese molti romanzi americani e inglesi, fra i quali anche quelli di Arthur Conan Doyle, lo scrittore di Sherlock Holmes (fonte).

POTREBBE INTERESSARTI LEGGERE ANCHE:

ALCUNI LIBRI DELLO STESSO AUTORE:

Ali nere, di Alberto Melis

Ali nere
1937. Il paese basco di Durango, Spagna. Un momento tragico e poco conosciuto della recente storia viene raccontato attraverso gli occhi di Tommaso, un ragazzo italiano dodicenne giunto in Biscaglia con i genitori impegnati, insieme a uomini e donne di cinquantatré diverse nazioni, a combattere contro l’esercito franchista e per la libertà. Nonostante la Guerra Civile, Tommaso vive intensamente le esperienze e i dubbi della sua età. Stringe una forte amicizia con Susa, una ragazza spagnola libera e ribelle che gli fa amare Garcia Lorca, le letture, la natura, gli animali. Un albero diventa il loro rifugio. Il 31 marzo, in un tranquillo giorno di mercato, compaiono nel cielo di Durango sagome nere di aerei. Nessuno può immaginare quello che sta per accadere. Nella storia delle guerre, il primo bombardamento a tappeto rivolto verso inermi civili avvenne a Durango, poco prima di quello di Guernica, immortalato dal celebre quadro di Picasso. Durango subì un bombardamento micidiale, eseguito dall’aviazione fascista italiana in appoggio al dittatore Franco. Un crimine contro l’umanità che anticipò gli orrori della Seconda Guerra Mondiale e che merita di essere ricordato. Anche con questo romanzo che, pur essendo frutto della fantasia dell’autore, si basa su ambienti, fatti e personaggi realmente esistiti.

Titolo: Ali nere
Autore: Alberto Melis
Anno prima edizione: 2018
Editore: Notes Edizioni

LA “FRONTIERA” PERCHÉ:

I genitori di Tommaso son un grande esempio per lui e per tutti noi: ci insegnano che le frontiere nazionali sono relative, non bisogna restar fedeli ad una bandiera, ma alla propria coscienza e seguire non gli ideologismi di passaggio, ma i propri valori. Questa è l’eredità di Tommaso.

LA CITAZIONE:

“Mi girai, alzai gli occhi al cielo e per qualche secondo restai abbagliato dai raggi del sole. Poi vidi grandi ali nere, simili a quelle che avevo sognato: appartenevano a giganteschi aerei che avevano la stessa sagoma dei bombardieri italiani Murciélagos, i Pipistrelli.”

TEMI TRATTATI:

  • famiglia
  • amicizia
  • superstizioni
  • guerra

PAROLE CHIAVE:

  • Guerra Civil
  • Durango
  • Murciélagos

L’AUTORE:

Alberto Melis nasce a Cagliari, dove ancora vive, nel 1957. Dal 1983 è maestro di scuola, ma le sue passioni ed occupazioni variano: ama la fotografia, collabora con alcune testate giornalistiche, fra cui L’Unione Sarda, e scrive romanzi, soprattutto per i più giovani, su temi a lui cari.

Sito ufficiale.

APPROFONDIMENTI:

  • Il contesto storico in cui è ambientato Ali nere è quello della guerra civile spagnola scoppiata nel 1936 e conclusasi il 1° aprile 1939, alle porte della Seconda guerra mondiale. Quali sono gli eventi che portarono a questo sanguinoso conflitto? Nel 1931 il re di Spagna abbandonò il trono e nacque la Repubblica Spagnola, ma subito iniziarono i contrasti fra i nazionalisti e i repubblicani, contrasto che sfociò in guerra nel ’36, quando il Fronte popolare (costituito da repubblicani, comunisti, socialisti e anarchici) riconquistò il governo e il generale Francisco Franco di stanza in Marocco marciò verso Madrid per rovesciare il nuovo governo con la forza. L’idea del generale era quella di costituire in Spagna un regime fascista come quello di Mussolini in Italia o come quello di Hitler di Germania, per questo motivo entrambi i paesi appoggiarono lo sforzo bellico di Franco con parte del proprio esercito. La guerra civile in Spagna divenne un prototipo dello scontro sanguinoso fra fascismo e democrazia che a breve avrebbe portato al secondo conflitto mondiale. Durante lo scontro ci fu una grande mobilitazione di civili, volontari provenienti da tutti gli strati sociali spagnoli ed europei. I soldati italiani fascisti non furono gli unici italiani coinvolti nel fronte spagnolo, molti italiani antifascisti, come i genitori di Tommaso, partirono per la Spagna per dare il loro contributo contro i nazionalisti di Francisco Franco. Nonostante ciò, la lotta era impari, e dopo 3 anni di sanguinosa guerra, Francisco Franco riuscì nel suo colpo di stato e instaurò il suo regime dittatoriale che durò sino alla sua morte, avvenuta nel 1975. In questo documentario prodotto dalla Rai potete trovare un maggior approfondimento sui fatti antecedenti la guerra civile, la guerra civile stessa e le motivazioni dei vari schieramenti.
  • Si è detto alla guerra civile parteciparono anche volontari stranieri in appoggio alla Repubblica contro il fronte nazionalista di Francisco Franco: questi costituivano le cosiddette Brigate Internazionali, citate anche nel libro, che si dividevano in diverse Colonne a seconda dei paesi di origine, e c’era anche la Colonna italiana, con volontari provenienti principalmente dal movimento Giustizia e Libertà (sotto cui combatteranno a breve anche molti partigiani in Italia). Il padre di Tommaso combatteva per la Colonna Rosselli, che prende il nome da Carlo Alberto Rosselli, attivista antifascista italiano. Insieme al padre di Tommaso, nella Colonna Rosselli milita anche un altro personaggio, Umberto Marzocchi, come si scoprirà a pag. 129, e non è un personaggio inventato: antifascista e anarchico italiano, Marzocchi parte subito per la Spagna allo scoppio della guerra per combattere contro i fascisti, andrà poi in Francia dove negli anni ’40 combatterà fra le fila della Resistenza. Riuscì a tornare in Italia solo alla fine del secondo conflitto mondiale.
  • A pag. 14 si fa riferimento alla battaglia di Monte Pelato, battaglia in cui venne ferito il padre di Tommaso: questo fu il primo scontro che vide l’intervento delle milizie italiane antifasciste nella guerra contro i franchisti, partecipò anche Marzocchi di cui si è appena parlato. In questo articolo trovate un maggior approfondimento sulla battaglia.
  • Finora si è parlato dei militanti italiani antifascisti, ma in Spagna la maggior parte degli italiani impegnati nella guerra erano dell’esercito fascista di Mussolini. Quest’ultimo non si limitò a mandare parte del suo esercito in Spagna, ma anche diverse macchine da guerra, e fra queste i Murciélagos ,”pipistrelli” in spagnolo: così venivano definiti i bombardieri italiani Savoia-Marchetti S.M.81, gli artefici dei bombardamenti contro i civili a Durango, e non solo. Questi vennero impiegati anche per la conquista dell’Etiopia e durante la seconda guerra mondiale, qui potete trovare un approfondimento.
  • Quello di Durango è stato il primo bombardamento a tappeto della storia contro inermi civili, successivamente divenne una pratica tristemente comune, a partire dalla Seconda guerra mondiale. In questo video potete vedere brevi filmati d’epoca con immagini di Durango dopo il bombardamento di quel 31 marzo 1937.
  • A pag. 110 viene riportata parzialmente la Ballata della piccola piazza di Federico García Lorca, qui potete leggere la versione integrale. Garcia Lorca fu un poeta e drammaturgo spagnolo della prima metà del Novecento, nel 1936 venne catturato da una milizia franchista a Granada dove era ospite fra amici (lui era sostenitore delle forze repubblicane), e fucilato sul posto. Il suo corpo venne poi gettato in una tomba senza nome a a Fuentegrande de Alfacar. Qui trovate un’infografica con i momenti salienti della sua breve vita.
  • Ali nere è stato “libro del giorno” nella nota trasmissione radiofonica Fahrenheit su Radio3. Potete ascoltare qui l’episodio, in cui Alberto Melis parla del suo libro, dei suoi personaggi (e l’uomo a cui il giovane protagonista deve il suo nome), del contesto storico del libro, inserendosi nel nostro contesto storico attuale.
  • L’illustrazione di copertina è di David Pintor, illustratore di libri per ragazzi nato a Galizia nel 1975. Qui, nel suo sito ufficiale potete trovare altri suoi lavori.
  • A pag. 75 viene citata la macchina Enigma, la macchina attraverso cui gli ufficiali tedeschi comunicavano attraverso messaggi cifrati, che verrà poi decrittata dal matematico inglese Alan Turing durante la Seconda guerra mondiale. In questo video viene spiegato in modo semplice il funzionamento di questa complicata macchina, all’apparenza molto simile ad una classica macchina da scrivere.

POTREBBE INTERESSARTI LEGGERE ANCHE:

ALCUNI LIBRI DELLO STESSO AUTORE:

 

Stanotte guardiamo le stelle, di Alì Ehsani

Stanotte guardiamo le stelle
Afghanistan, anni novanta. Ali è un ragazzino che trascorre le giornate tirando calci a un pallone con il suo amico Ahmed, in una Kabul devastata dalla lotta tra fazioni, ma non ancora in mano ai talebani. La città non è sempre stata così, gli racconta suo padre: un tempo c’erano cinema, teatri e divertimenti, ma ad Ali, che non ha mai visto altro, la guerra fa comunque meno paura delle sgridate del maestro o dei rimproveri della madre. Il giorno in cui, di ritorno da scuola, Ali trova un mucchio di macerie al posto della sua casa, quella fragile bolla di felicità si spezza per sempre. Convinto inizialmente di aver solo sbagliato strada, si siede su un muretto e aspetta il fratello maggiore Mohammed, a cui tocca il compito di spiegargli che la casa è stata colpita da un razzo e che i genitori sono morti. Non c’è più niente per loro in Afghanistan, nessun futuro e nessun affetto, ma “noi siamo come uccelli (…) e voleremo lontano”, gli dice Mohammed, che lo convince a scappare. E in quello stesso istante, l’istante in cui inizia il loro grande viaggio, nascosti in mezzo ai bagagli sul portapacchi di un furgone lanciato verso il Pakistan, Mohammed diventa per Ali un padre, il miglior amico e, infine, un eroe disposto a tutto pur di non venire meno alla promessa fattagli alla partenza: Ali tornerà a essere libero e a guardare le stelle, come faceva da bambino quando il padre gli spiegava le costellazioni sul tetto di casa nelle sere d’estate. Dal Pakistan all’Iran, e poi dall’Iran alla Turchia, alla Grecia e infine all’Italia, quella di Ali e Mohammed è un’epopea tragica, ma anche una storia di coraggio, determinazione e ottimismo.

Titolo: Stanotte guardiamo le stelle
Autore: Alì Ehsani con Francesco Casolo
Anno prima edizione: 2016
Editore: Feltrinelli

LA “FRONTIERA” PERCHÉ:

Le frontiere che attraversa Alì son tante: quella che ci separa dall’esser insieme, con una famiglia, all’esser soli; quella geografica di tutti i Paesi che attraverserà cercando un posto migliore in cui vivere, e quella che separa le persone di origine diversa: c’è chi rafforza questa frontiera e chi riesce ad andare oltre.

LA CITAZIONE:

“Chi parla degli emigrati usa spesso la parola ‘disperati’, ma quello che invece penso oggi, a Roma, nella mia vita italiana, è che non c’è niente di più simile alla speranza nel decidere di emigrare: speranza di arrivare da qualche parte migliore, speranza di farcela, speranza di sopravvivere, di tenere duro, speranza di un lieto fine come al cinema. Penso che sia normale che ogni essere umano cerchi disperatamente di migliorare la propria condizione e in alcuni casi muoversi è l’unico modo per farlo.”

TEMI TRATTATI:

  • emigrazione
  • fuga dalla guerra
  • famiglia
  • sopravvivenza
  • accoglienza

PAROLE CHIAVE:

  • La “speranza nel decidere di emigrare”
  • Guerra in Afghanistan
  • Campi di prigionia
  • Centri di accoglienza

L’AUTORE:

Alì Ehsani nasce a Kabul nel 1989, a 8 anni perde i genitori e la casa, e inizia con il fratello Mohammed il lungo viaggio, raccontato in questo libro, che lo porterà in Italia a 13 anni. Vive a Roma dal 2003, e nel 2015 ha conseguito la laurea triennale in Giurisprudenza.

APPROFONDIMENTI:

  • La storia di Alì inizia quando a 8 anni torna a casa, ma non la trova: le bombe l’hanno spazzata via. Perché c’è la guerra in Afghanistan, cosa stava succedendo? Il territorio, dopo esser stato nelle mani dell’Unione Sovietica dal ’79, dopo diverse lotte riacquista l’indipendenza nell’88, ma la guerra continua e diventa interna: si formano due schieramenti, quello dei mujaheddin che avevano già combattuto contro l’invasione sovietica, e i talebani. Questi ultimi sono un gruppo estremista islamico nato all’interno delle scuole coraniche (“talebano” significa infatti “studente”), ed è durante le loro lotte di conquista di tutto il territorio afghano che inizia il triste viaggio di Alì. Quando saliranno al potere imporranno su tutto il territorio un regime teocratico basato sul rigido rispetto delle leggi coraniche e il loro nome verrà poi associato all’organizzazione terroristica di al Qaeda e al suo capo, Osama Bin Laden. Il regime talebano cade ufficialmente nel 2001, in seguito all’intervento militare degli Stati Uniti post 11 settembre, ma la loro attività terroristica continua ancora ai giorni nostri. Qui potete trovare un approfondimento sulla recente storia dell’Afghanistan, qui un documentario sull’Afghanistan prodotto da Rai Storia, e qui un approfondimento sulla situazione attuale del Paese.
  • “Penso a una frase che ho sentito una volta che dice che secondo i talebani l’Afghanistan è per i Pashtun e basta. I tagiki, dicono i talebani, devono stare in Tagikistan; i turkmeni in Turkmenistan… e così via fino agli ultimi degli ultimi, gli hazara, che invece, sempre secondo i talebani, devono stare al cimitero.” (pag. 33) Chi sono i pashtun e chi gli hazara? In Afghanistan convivono diverse etnie, ognuna con una sua lingua e una sua organizzazione sociale: i pashtun sono quella maggioritaria, di religione islamica sunnita, poi ci sono i tagiki, i turkmeni (l’etnia di Alì), gli uzbeki, i kirghizi, i baluci, i nur, gli aimaq e infine gli hazara. Questi sono quelli che per i talebani (di etnia pashtun) “devono stare al cimitero”. Perché? Gli hazara, islamici sciiti, nei secoli scorsi rappresentavano la maggioranza della popolazione afghana, poi all’inizio del Novecento salì al potere una tribù pashtun, quindi sunnita, e da quel momento iniziarono le persecuzioni nei loro confronti (per capire la differenza fra musulmani sunniti e sciiti, qui). Quello nei confronti degli hazara è stato un vero e proprio genocidio, e nonostante oggi vengano loro riconosciuti gli stessi diritti delle altre etnie, sono ancora oggetto di persecuzioni. (Per approfondire, qui)
  • A pag. 103 si fa riferimento ad una guerra contro Saddam: è la guerra fra Iran e Iraq combattuta fra il 1980 e il 1988. Nell’estate del 1980 Saddam Hussein, il dittatore iracheno, invase l’Iran per conquistare nuovi territori ricchi di petrolio e destabilizzare la teocrazia iraniana, obiettivi che però non riuscì a raggiungere. La guerra finì con l’intervento dell’ONU, e Saddam Hussein successivamente fece accordi con l’Iran per garantirsi la sua neutralità in un altro scontro che stava preparando: l’invasione del Kuwait che tre anni dopo avrebbe portato alla Prima guerra del Golfo. (Qui un approfondimento sul conflitto.)
  • Fuggiti dall’Afghanistan, Alì e suo fratello restano per qualche tempo in Iran, e qui continua la discriminazione nei loro confronti: in Afghanistan venivano discriminati dai pashtun in quanto turkmeni, in Iran vengono discriminati in quanto afghani, non hanno diritti civili e nessuna possibilità di averli. Per capire il difficile rapporto fra Afghanistan e Iran, e lo stato dei rifugiati afghani, potete leggere questo breve articolo.
  • Potete vedere l’intero percorso con le varie tappe del lungo viaggio di Alì verso l’Italia qui.
  • Potete vedere una breve intervista di Alì Ehsani in cui racconta della nascita del libro e la condivisione della sua esperienza qui.
  • Stanotte guardiamo le stelle è scritto in collaborazione con Francesco Casolo, docente di Storia del Cinema presso l’Istituto Europeo di Design, ma anche editor e scrittore. Nel 2012 ha scritto e diretto il documentario I resilienti, reportage dal Cairo sulla Primavera araba, presentato al Beirut Film Festival. Qui potete trovare il video di un incontro con il pubblico da parte di entrambi gli autori.

POTREBBE INTERESSARTI LEGGERE ANCHE:

ALCUNI LIBRI DELLO STESSO AUTORE:

La battaglia del burro, del Dr. Seuss

La battaglia del burro
Gli Zighi e gli Zaghi sono due popolazioni tra loro in lotta per uno strano motivo: gli uni imburrano le fette di pane nella parte superiore, gli altri inferiore. Da questa insignificante (ma per loro importantissima) diversità scaturisce un conflitto destinato a inasprirsi, con l’uso di tante e strampalate armi, fino a quando…

Titolo: La battaglia del burro
Autore: Dr. Seuss
Traduzione: Anna Sarfatti
Anno prima edizione: 1984
Editore: Giunti

LA “FRONTIERA” PERCHÉ:

La maggior parte delle frontiere, dei muri, delle divisioni le creiamo noi, spesso per motivi futili, per niente importanti. Capire il valore dell’armonia rispetto al far valere le proprie idee, questo è superare la frontiera.

LA CITAZIONE:

“Sul finir dell’estate
venerdì, son sicuro…
… fui portato dal nonno
al cospetto del Muro.
[…] ‘Come sai, qua dal Muro
ci viviamo noi Zaghi.
Oltre il Muro, al di là,
vivono tutti gli Zighi.’
[…] Disse il nonno tra i denti:
‘Occhio a quegli elementi!
Ogni Zigo è un nemico
che nel cuore ha un intrico!’”

TEMI TRATTATI:

  • discutibili origini dei conflitti
  • l’odio
  • creare divisione
  • condizionamento delle nuove generazioni

PAROLE CHIAVE:

  • Muro
  • Corsa agli armamenti

L’AUTORE:

Theodor Seuss Geisel (1904-1991) è il più amato autore di libri per bambini nella storia della letteratura infantile americana, e non solo. Nel corso della sua lunga vita ha scritto e illustrato più di quaranta libri firmandosi “Dr. Seuss”, pseudonimo con il quale è passato alla storia. Nel 1984 viene insignito del premio Pulitzer “per il suo contributo di quasi mezzo secolo all’educazione e al divertimento dei bambini americani e dei loro genitori”. Le sue storie, quasi tutte in rima, sono divertenti, tenere e allo stesso tempo profonde. Con l’aiuto dei suoi personaggi fantastici, Seuss affronta temi come l’adozione, la fedeltà alla parola data, la tutela delle minoranze e dei loro diritti, l’inquinamento, la folle corsa agli armamenti. Seuss non si stanca mai di sottolineare il contrasto tra il bisogno di fantasia dei bambini e l’incapacità degli adulti di andare oltre la realtà e, attraverso i suoi disegni e le sue filastrocche solo apparentemente assurde, ci insegna a osservare la vita da ogni angolazione possibile, ma sempre con grande delicatezza e umorismo.

Sito ufficiale.

APPROFONDIMENTI:

  • De La battaglia del burro è stato anche fatto nel 1989 un adattamento animato sceneggiato dallo stesso Dr. Seuss e diretto da Ralph Bakshi. Lo potete vedere, in lingua originale, qui.
  • Il Dr. Seuss non è solo lo scrittore del libro, ma anche l’illustratore. Il suo stile di disegno è talmente particolare, che non faticherete mai a riconoscerlo! Cercando un po’ all’interno di questa pagina, potete trovare alcuni suoi disegni originali, realizzati con penna, pastelli, matite e pennarelli, proprio come fate voi!
  • La storia degli Zighi e gli Zaghi ha volutamente un finale aperto, ma in molti hanno provato a pensare un finale alternativo con lieto fine: una classe ha creato un breve fumetto in cui gli Zighi e gli Zaghi scoprono che unendo i due pezzi di pane con il burro sopra e il burro sotto… si crea un gustoso panino! Un alunno ha invece avuto la brillante idea di far fermare la guerra da Lorax, il protettore degli alberi protagonista di un altro libro del Dr. Seuss, infatti le bombe avrebbero distrutto anche le sue amate piante.
  • Il libro edito dalla Giunti contiene alla fine anche il breve racconto I Rax, scritto nel 1961, inserito in origine nel libro The Sneetches and other stories. Anche di questo breve racconto esiste la versione animata, la trovate qui.

POTREBBE INTERESSARTI LEGGERE ANCHE:

ALCUNI LIBRI DELLO STESSO AUTORE:

La mia Resistenza, di Roberto Denti

La mia Resistenza
Roberto è solo un ragazzo quando compie la prima di tante scelte importanti: a Cremona, in un’Italia divisa in due, nel cuore della guerra si aggrega a una singolare compagnia di finti teatranti, che di notte fanno saltare i ponti sul Po per impedire il passaggio delle truppe tedesche. Il gruppo viene scoperto, molti componenti sono arrestati. Roberto riesce a fuggire. È solo il primo episodio di una lunga, dolorosa, faticosa avventura: la separazione dalla famiglia, la fuga in montagna, l’arresto e la cella d’isolamento, infine la lotta con una brigata partigiana fino all’arrivo degli alleati. Una storia di resistenza, di coraggio inevitabile, raccontata con semplicità a chi vuole sapere oggi com’è stato fare la Storia senza saperlo.

Titolo: La mia Resistenza
Autore: Roberto Denti
Anno prima edizione: 2010
Editore: BUR

LA “FRONTIERA” PERCHÉ:

La frontiera è anche quella linea che separa ciò che è giusto da ciò che è sbagliato, che in certe circostanze si differenzia da ciò che è dettato dalla legge e non. Avere il coraggio di opporsi a ciò che è sbagliato ma ci impongono, lottare in nome di ideali e valori universali, resistere per costruire un paese migliore, anche questo è attraversare la frontiera.

LA CITAZIONE:

“Un attimo, e le nostre armi spararono prima delle loro: un atto istintivo che ci salvò la vita. Se soltanto avessimo voluto pensare a cosa era opportuno fare, i fascisti avrebbero usato le armi per primi. Più tardi, quando il rastrellamento fu terminato, mi ritrovai a riflettere: certamente avevo ucciso un uomo uguale a me, anche se con idee e ideali diversi. Non avrei potuto agire diversamente, ma non per questo mi sentivo in pace con me stesso.”

TEMI TRATTATI:

  • guerra
  • opposizione alla dittatura
  • lotta per la libertà
  • famiglia

PAROLE CHIAVE:

  • Resistenza
  • Fascismo
  • Seconda guerra mondiale

L’AUTORE:

Roberto Denti è stato il fondatore e la guida della Libreria dei Ragazzi di Milano per quarant’anni. Nato a Cremona nel 1924, visse a Milano dal 1946, dove iniziò a lavorare come giornalista del Sole 24 ORE e dove, nel 1948, conobbe Gianni Rodari. Nel 1972, insieme a Gianna Vitali, diede inizio all’avventura della prima libreria italiana dedicata esclusivamente a bambini e ragazzi. Con i suoi collaboratori partecipò per anni alla giuria che assegna il Premio Andersen. Morì a Milano il 21 maggio 2013. Ne La mia Resistenza racconta la sua esperienza, da “sbandato” prima e partigiano dopo, durante la Seconda guerra mondiale.

APPROFONDIMENTI:

  • Il libro inizia con una data storica, quella dell’8 settembre 1943 con la resa dell’Italia agli Alleati, da cui nasceranno i primi “sbandati”, soldati italiani allo sbando in seguito allo sfascio dell’esercito e delle istituzioni, ma da cui avrà origine anche la Resistenza contro la successiva occupazione tedesca. Potete leggere un approfondimento sui giorni successivi all’8 settembre in questo articolo, dove si cita anche il generale Kesserling, oscuro protagonista del XXIII capitolo del libro. Qui potete trovare invece un approfondimento su tutti gli avvenimenti, dal governo del generale Badoglio alla Repubblica Sociale Italiana (RSI) di Mussolini, che portarono alla nascita del movimento partigiano.
  • In questo sito trovate una cronistoria in pillole dei fatti della Seconda guerra mondiale riguardanti l’Italia, utile per avere in mente il quadro generale degli avvenimenti citati nel libro.
  • Denti ci racconta che negli anni ’40, per esigenze economiche, si ritrovò a lavorare per la testata cremonese Il Regime Fascista. Negli archivi storici sono consultabili alcune pagine del giornale, e oggi appaiono al limite del grottesco certi articoli, come questo in cui il fondatore del quotidiano, Roberto Farinacci, risponde ad un elogio di Mussolini: “Ti comunico questo magnifico risultato con l’intima soddisfazione di veder coronata una iniziativa fascistissima del mìo giornale che ha una sola incorreggibile ambizione: servire con devozione ed intelligenza il Regime e il Duce.”. In questo sito è possibile ricercare tutti gli articoli della testata data per data, le annate de Il Regime Fascista vanno dal 1926 al 1945.
  • Dopo l’8 settembre Denti e la madre perdono le tracce del fratello e vanno a Curtatone temendo sia stato deportato in un campo di concentramento. In quel comune, nella località Valletta dell’Aldriga, il 19 settembre si consumò un eccidio: dieci soldati detenuti nei campi di concentramento vicino a Mantova vennero lì attirati con l’inganno dagli ufficiali tedeschi e costretti a scavare le fosse dove sarebbero stati poi gettati dopo la fucilazione. Trovate maggiori approfondimenti sull’eccidio in questo breve documento. Qui invece un approfondimento sui campi di concentramento in Italia.
  • A pag. 21 si fa riferimento all’invasione e successiva conquista dell’Etiopia da parte dell’Italia, e Denti non nasconde gli orrori che son stati perpetrati in quella regione per arrivare ad una rapida vittoria. Qui trovate un approfondimento della storia coloniale italiana in Africa.
  • “Fui portato al comando tedesco, dove un interprete mi fece parlare e si rese conto che non ero francese. Meno semplice l’accusa di ‘giuivo’ (giudeo). […] Per quanto riguarda l’appartenenza alla religione ebraica (accusa pericolosissima!), il soldato disse che lo aveva pensato vedendo il mio naso, piuttosto lungo e con una gobba.” (pag. 29). In questo articolo potete trovare un approfondimento sull’antisemitismo in Italia, e qui il Manifesto sulla Razza pubblicato il 14 luglio 1938 (al punto 9: Gli ebrei non appartengono alla razza italiana), che successivamente diventerà la base ideologica e pseudo-scientifica della politica razzista dell’Italia fascista.
  • A pag. 36 Denti fa riferimento ad un libro proibito dalla censura fascista: All’ovest niente di nuovo (o, come è meglio conosciuto oggi, Niente di nuovo sul fronte occidentale) di Erich Maria Remarque. Il romanzo, ambientato durante la Prima guerra mondiale, racconta le crude vicende di un giovane soldato al fronte. Un romanzo dai toni pacifisti che certamente non si allineava a quella che era l’ideologia fascista.
  • A pag. 50 si fa riferimento alle donne staffette, il cui compito era quello di curare “i collegamenti tra le varie formazioni impegnate nella lotta armata, permettendo la trasmissione di ordini, direttive, informazioni, e il conferimento di beni alimentari, medicine, armi, munizioni, stampa clandestina. […] Le staffette solitamente non sono armate e quindi si trovano nell’impossibilità materiale di difendersi. Molte sono quelle che pagheranno con le torture e la vita il loro impegno, che tuttavia è indispensabile. Senza le staffette, la guerra partigiana sarebbe stata inattuabile.” (fonte).
    In questo articolo potete trovare le testimonianze di Tina Anselmi e Marisa Ombra, partigiane ai tempi della Resistenza.
  • Il “cugino” che Denti incontra nel suo periodo di prigionia è Teresio Olivelli, figura di spicco nella guerra partigiana. All’inizio membro attivo del regime fascista (era segretario dell’Istituto di Cultura fascista), dopo due viaggi ufficiali nella Germania nazista iniziò a nutrire le prime perplessità, fino all’8 settembre 1943, data che cambiò anche la sua vita. Qui trovate un approfondimento su questo personaggio storico.
  • Dopo la scarcerazione e la vita da clandestino, Denti entra a far parte ufficialmente dei partigiani, nella III Brigata Rosselli. Questa deve il suo nome a Carlo Rosselli, leader della formazione politica antifascista “Giustizia e Libertà”, ucciso nel 1937 dai servizi segreti del regime fascista. Trovate in questo articolo un approfondimento sulla sua figura e su quella del fratello, Nello, antifascista militante.
  • In contrapposizione alle Brigate dei partigiani, il 1° luglio del 1944 vengono istituite le Brigate Nere (citate a pag. 109), un corpo paramilitare fascista della Repubblica Sociale Italiana (RSI). Qui potete trovare un breve approfondimento.
  • L’ultimo capitolo del libro è dedicato al ricordo delle canzoni della guerra partigiana, con i vari testi, e se volete ascoltarle, potete cliccare nei seguenti link: Bella Ciao, Fischia il vento, Dalle belle città, Pietà l’è morta, Sul ponte di Perati.
  • Qui trovate un breve intervista a Roberto Denti all’uscita del libro.

POTREBBE INTERESSARTI LEGGERE ANCHE:

ALCUNI LIBRI DELLO STESSO AUTORE:

Il giorno che venne la guerra, di Nicola Davies e Rebecca Cobb

Il giorno che venne la guerra
Questa è la storia vera di una bambina che fugge dalla guerra nel suo paese. Arrivata in Europa il suo sogno è quello di andare a scuola, ma viene respinta da tutti, fino a quando saranno proprio i bambini della scuola, che con un gesto troveranno il modo di farla studiare insieme a loro.

Titolo: Il giorno che venne la guerra
Autrice: Nicola Davies
Illustrazioni: Rebecca Cobb
Traduzione: Marinella Barigazzi
Anno prima edizione: 2018
Editore: Nord-Sud

LA “FRONTIERA” PERCHÉ:

La piccola protagonista del libro sembra lontana da noi, sembra venire da una frontiera diversa, eppure lei è una bambina normale che viveva in un paese normale… finché non è arrivata la guerra. Per colpa della guerra è rimasta sola, ed è dovuta scappare alla ricerca di un posto dove la guerra non c’è. Eppure trova la guerra anche dove in teoria non ci dovrebbe essere, e la trova nelle porte chiuse in faccia, negli sguardi ostili delle persone. Eppure basterebbe poco per infrangere quella frontiera inesistente che alcune persone creano, anche un piccolo gesto, anche prestare una sedia.

LA CITAZIONE:

“Ma la guerra mi aveva seguita.
[…] Camminai e camminai per cercare di scacciarla,
per trovare un posto dove non fosse arrivata.
Ma la ritrovavo per strada, quando mi chiudevano in faccia le porte.
La ritrovavo nella gente che non mi sorrideva e mi voltava le spalle.”

TEMI TRATTATI:

  • scappare dalla guerra
  • rimanere soli
  • affrontare un viaggio pericoloso
  • solidarietà

PAROLE CHIAVE:

  • Prestare una sedia

L’AUTRICE:

Nicola Davies è nata nel 1958 e vive nel Somerset, in Inghilterra. Dopo la laurea in zoologia, ha continuato a studiare gli animali, osservandoli nel loro habitat. Ha lavorato per dieci anni nella sezione di storia naturale (Natural history unit) della BBC, prima come ricercatrice e poi come presentatrice del programma The really wild show. Ha collaborato con quotidiani e riviste e, verso i trent’anni, ha iniziato a scrivere libri per ragazzi: il suo primo volume, Big blue whale (Walker Books), ha vinto numerosi premi.

Sito ufficiale.

APPROFONDIMENTI:

  • Nicola Davies scrisse questo piccolo poema in seguito alla decisione del suo paese (l’Inghilterra) di non accettare di accogliere 3.000 bambini rimasti soli, figli di rifugiati. Prima di questo episodio, la coscienza dell’autrice già ribolliva per un altro motivo: aveva sentito la storia di una bambina che era andata in una scuola vicino al campo dei rifugiati in cui stava, e a cui era stato negato l’accesso perché, dicevano, non c’erano sedie libere. Allora la bambina riprovò ad andare il giorno dopo, portando con sé una sedia, sebbene rotta. Questo è l’articolo in cui l’autrice racconta questi episodi, nella sua lingua, l’inglese.
  • In seguito alla pubblicazione del libro, l’autrice ha lanciato una campagna su twitter, dal nome “3000chairs”, ossia “3.000 sedie”: persone da tutto il mondo, colpite dalla decisione di non concedere il diritto di asilo ai 3.000 bambini siriani, hanno espresso i loro sentimenti disegnando una sedia per quei bambini. Qui potete trovare la raccolta di alcuni di questi disegni… perché non disegnate anche voi una sedia per uno di questi bambini?
  • Nel suo blog, riguardo ai 3.000 bambini siriani a cui era stato vietato l’ingresso nel suo Paese, l’autrice scrive: “In an ideal world there wouldn’t be children without parents. In an ideal world hospitals wouldn’t be bombed because they looked a bit like something else. In an ideal world everything would be sweet and smooth and we could all afford to be as selfish as we liked and it wouldn’t matter.But it isn’t. Its messy and unpredictable, and no matter how much time we spend moaning about how bloody inconvenient that is it won’t change. We can’t change the cards we are dealt, but we can change how we play them. […] The sickening shamefulness of this got to me so much on Thursday that I put aside all the other things I was supposed to be doing and wrote in the genre I can do best, a picture book text – though obviously without the pictures.“.
    Traduzione: “In un mondo ideale non esisterebbero bambini senza genitori. In un mondo ideale gli ospedali non verrebbero bombardati perché assomigliano un po’ a qualcosa di diverso. In un mondo ideale ogni cosa sarebbe bella e facile e noi potremmo permetterci di essere egoisti quanto vogliamo e non ci sarebbero conseguenze. Ma non è così. (Il mondo) è caotico e imprevedibile, e non importa quanto tempo spendiamo a lamentarci di quanto sia incredibilmente problematico, non cambierà. Non possiamo cambiare le carte in tavola, ma possiamo cambiare il modo in cui le giochiamo. […] La nauseante vergogna per tutto ciò mi ha colpito così tanto giovedì che ho messo da parte tutte le altre cose che avrei dovuto fare e ho scritto nel genere in cui riesco meglio, un libro illustrato – anche se ovviamente senza le immagini.”.
  • In questo video potete ascoltare l’autrice, Nicola Davies, leggere Il giorno che venne la guerra (The Day the War Came), nella sua lingua.
  • Le illustrazioni del libro sono di Rebecca Cobb, artista inglese che si è dedicata particolarmente ai libri per bambini. Qui trovate il suo sito ufficiale, e qui altri suoi lavori.

POTREBBE INTERESSARTI LEGGERE ANCHE:

ALCUNI LIBRI DELLA STESSA AUTRICE: