Grogu. Il piccolo sole a nascondino, di Maria Teresa Rosu

Grogu. Il piccolo sole a nascondino
Grogu s’annoia dentro casa mentre fuori Malestru maltratta, sconvolge, distrugge. Come fermarlo? Comincia la sfida a nascondino, un’avventura in cui gli abitanti del cielo, della terra e del mare dimostrano con i fatti tutta la potenza dell’amicizia e della solidarietà. Tutto ha inizio da una domanda comparsa sullo schermo del portatile: «Perché Grogu è sotto il mare?».

Titolo: Grogu. Il piccolo sole a nascondino
Autrice: Maria Teresa Rosu
Illustrazioni: Giuseppe Porcu
Anno prima edizione: 2017
Editore: Condaghes

LA “FRONTIERA” PERCHÉ:

Grogu ha paura di Malestru e per questo non esce di casa… la paura ha creato una frontiera che il piccolo sole riuscirà ad attraversare solo con gran coraggio e con l’aiuto dei suoi amici.

LA CITAZIONE:

“‘Farò capire a quello sbruffone che non è invincibile e che deve vergognarsi delle sue malefatte!’ si esalta, continuando a riflettere. ‘Perché non posso farlo io?’ si domanda, infine.
[…] Mentre cerca di convincersi, mescola alla speranza di vincere un po’ della disperazione di perdere. Così riesce a ingrandire i Monticelli del coraggio che ha sempre avuto e a riempire i cassetti della volontà che gli servono per andare avanti nell’impresa.”

TEMI TRATTATI:

  • affrontare le proprie paure
  • coraggio
  • dolore che si trasforma in rabbia
  • la forza degli amici

PAROLE CHIAVE:

  • Su soleddu
  • Malestru

L’AUTRICE:

Maria Teresa Rosu è nata nel 1970 ad Orosei ma vive a Lula in provincia di Nuoro, dove lavora tra i libri della biblioteca comunale. Ama leggere e scrivere.
Le illustrazioni all’interno di Grogu sono di Giuseppe Porcu, suo figlio, che aveva già illustrato il suo primo libro, Parole in rime.

APPROFONDIMENTI:

  • “Pur essendo un Sole bambino, Grogu sa bene che la Terra ha il compito di fare le piroette intorno a lui.” (pag. 14). Le “piroette” che la Terra compie attorno al sole non sono altro che i giri che compie attorno a sé stessa mentre orbita, appunto, intorno al sole. Per capire meglio come funziona il nostro sistema solare, potete vedere questo simpatico video prodotto dall’ESA, l’Agenzia Spaziale Europea. Nel video il piccolo alieno Paxi vi porterà alla scoperta dei movimenti della Terra e degli altri pianeti che girano intorno al sole.
  • A pag. 60 si fa riferimento al nuraghe di Osalla a Orosei, chiamato anche Nuraghe Golunie, che si trova a metà strada tra i comuni di Orosei e Dorgalli: a picco sul mare, domina quasi tutto il golfo. Vista la sua posizione, probabilmente ai tempi aveva una funzione di avvistamento. Potete vedere qui una foto, mentre in questo video potete ammirarlo a 360°.
  • La ballata di Grogu a fine libro è presentata in due versioni, la seconda è Su Soleddu a mamacua, adattamento alla variante campidanese della lingua sarda a cura di Paola Alcioni… Questo è un nome che ritroviamo anche nella bibliografia di quest’anno, infatti è l’autrice del libro Il segreto della casa abbandonata.

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Viola Giramondo, di Teresa Radice e Stefano Turconi

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Viola Vermeer, della grande famiglia del Cirque de la Lune, è una ragazzina curiosa, allegra ed espansiva, con una spiccata sensibilità per la bellezza in tutte le sue forme. Nel suo cammino in giro per il mondo – da Parigi a New York, dalla laguna veneziana all’India, dal Canada ad Amsterdam, da Damasco alle vette dell’Himalaya – incontrerà personaggi straordinari (come il pittore Toulouse-Lautrec o il compositore Antonín Dvorák) che, contagiati dal suo ottimismo, l’accompagneranno attraverso quell’età in bilico tra la voglia di spiccare il volo e il bisogno di avere un posto cui tornare.

Titolo: Viola Giramondo
Autrice: Teresa Radice
Illustrazioni: Stefano Turconi
Anno prima edizione: 2013
Editore: Tunué

LA “FRONTIERA” PERCHÉ:

Superare tutte le frontiere del mondo: i confini tra i Paesi, la distanza fra persone di diverse etnie e fra culture diverse… Viola Vermeer lo fa, insieme alla sua grande famiglia del Cirque de la Lune.

LA CITAZIONE:

“Ma chi stabilisce cos’è la normalità e cos’è la bellezza? Se un uomo non marcia al passo dei suoi compagni, magari è perché ode un tamburo diverso, dico io! Lasciatelo marciare al suono della musica che sente! Allora si che sarà veramente sé stesso e potrà esprimere la propria bellezza!”

TEMI TRATTATI:

  • scoprire la bellezza che ci circonda
  • multiculturalità
  • famiglia
  • amicizia
  • il ciclo della vita

PAROLE CHIAVE:

  • “Cittadina del mondo”
  • Incontri che arricchiscono

GLI AUTORI:

Teresa Radice e Stefano Turconi s’incontrano per una storia sul Topo più famoso del mondo, e da lì non smetteranno mai di creare storie insieme. Lei le scrive e lui le disegna, iniziano sul settimanale di Topolino, con cui ancora collaborano, e continuano poi creando personaggi straordinari e storie indimenticabili pubblicati da diverse case editrici. In bibliografia trovate anche il curioso Orlando, oltre alla radiosa Viola Vermeer di Viola Giramondo. E, a proposito di “giramondo”, se non sono impegnati a crear storie, potete trovare i due in giro per il mondo alla scoperta di luoghi affascinanti, che i lettori potranno poi ritrovare nelle loro opere (e nel recente carnet di viaggio Fumettìsti a zónzo). Il valore delle loro storie è stato riconosciuto più volte, in Italia e all’estero, con diversi premi.

Blog personale.

APPROFONDIMENTI:

  • Le vicende di Viola Giramondo sono ambientate verso la fine del XIX secolo, e durante i viaggi del Cirque de la Lune Viola incontrerà diverse personalità di spicco di quel periodo.
  • Il nome della protagonista, Viola, non è scelto a caso, esso contiene “un intero universo di cose belle: un fiore (la natura), un colore (l’arte), uno strumento dell’orchestra (la musica)” (fonte), e inoltre è il nome della protagonista della commedia di Shakespeare (La Dodicesima Notte) citata a pag. 106 da Konrad Vermeer, il padre di Viola.
  • Nel primo capitolo della storia, Un tesoro in ogni dove, Viola fa la conoscenza di un bizzarro personaggio: Toulouse-Lautrec, una delle figure che più hanno lasciato il segno nell’arte e nella vita parigina di fine Ottocento. Potete trovare un approfondimento sull’artista qui. A pag. 16 sono visibili anche due suoi quadri: uno è una litografia ispirata a Le Cirque Fernando, l’altro è il dipinto Ballo al Moulin Rouge. Figura importante nella vita dell’artista, nonché sua musa ispiratrice è Jane Avril, ballerina del Moulin Rouge che ritroviamo anche fra le pagine di questo primo capitolo.
  • Nel secondo capitolo, Sinfonia d’autunno, Viola incontra un altro grande nome della Storia: Antonín Leopold Dvořák, uno dei più grandi compositori del XIX secolo. Fra le pagine del capitolo vediamo parti dello spartito della sua “nuova” composizione, è la sinfonia n. 9, Nuovo Mondo. Qui potete ascoltare il quarto e ultimo movimento.
  • Nel terzo capitolo, Ritorno a casa, papà Konrad fa trovare alla figlia diversi libri per tenerle compagnia durante il viaggio del circo vero l’Himalaya, questi sono: Il piccolo Lord, Il giro del mondo in 80 giorni, Le avventure di Tom Sawyer, L’isola del Tesoro, Alice nel Paese delle Meraviglie, Piccole donne e Il Milione.
  • Tra le pagine del libro riecheggiano spesso citazioni provenienti da diversi autori: da Tiziano Terzani a Kahlil Gibran, dal mistico persiano Rumi ai romantici inglesi.
  • Nel loro blog i due autori condividono spesso le fasi di lavorazione delle loro opere: qui potete trovare gli studi dei personaggi, e qui le diverse fasi di creazione di una tavola.
  • Viola Giramondo ha vinto nel 2014 il Premio Boscarato come Miglior fumetto per bambini/ragazzi.
  • Dalla graphic novel, cioè dalla versione a fumetti di Viola, è nata poi una serie di “romanzini”, come li definiscono i due autori, dove troviamo una Viola più giovane alle prese con mille avventure. La serie è pubblicata dalla PIEMME nella collana del Battello a Vapore, il terzo volume è presente in bibliografia.

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L’occhio del lupo, di Daniel Pennac

L'occhio del lupo
In uno zoo, un ragazzo si sofferma affascinato davanti alla gabbia di un lupo e, siccome l’animale ha soltanto un occhio, anche il ragazzo, con estrema sensibilità, tiene chiuso uno dei suoi. Questo colpisce il lupo che, per la prima volta, supera l’atavica diffidenza nei confronti degli esseri umani e decide di raccontare al ragazzo la sua storia, tutta vissuta sullo sfondo di paesaggi nevosi e cacce solitarie. Anche il ragazzo si confida col lupo e gli parla delle tre Afriche per cui è passato, quella Gialla, quella Grigia e quella Verde: l’Africa dei deserti, L’Africa delle savane e l’Africa equatoriale delle foreste. Il paesaggio, con i suoi colori e le sue atmosfere, ha molta importanza sia nella storia del lupo che in quella del ragazzo africano.

Titolo: L’occhio del lupo
Autore: Daniel Pennac
Illustrazioni: Paolo Cardoni
Traduzione: Donatella Ziliotto
Anno prima edizione: 1984
Editore: Salani

LA “FRONTIERA” PERCHÉ:

Superare la frontiera è anche capire l’altro, conoscere la sua storia. L’esperienza di profonda condivisione che vivono Lupo Azzurro e Africa è di quelle che superano tutte le frontiere.

LA CITAZIONE:

“Ma il ragazzo sa benissimo che un nome non significa nulla senza la sua storia. È come un lupo nello zoo: una bestia in mezzo alle altre se non si conosce la storia della sua vita.”

TEMI TRATTATI:

  • solitudine
  • amicizia
  • dialogo fra mondi diversi
  • condivisione

PAROLE CHIAVE:

  • Vedere attraverso gli occhi dell’altro

L’AUTORE:

“Daniel Pennac è nato nel 1944 durante uno scalo a Casablanca. Nel periodo della sua felice infanzia ha viaggiato moltissimo, in Africa, Asia, Europa, Alpi Marittime, ed è rimasto sempre interessato al destino di tutti gli immigrati, animali o uomini che siano, tant’è vero che per vent’anni è vissuto a Belleville, il quartiere di Parigi dove più si trovano mescolate razze e mestieri. Ha anche insegnato per più di vent’anni a ragazzi difficili, a parte un’interruzione di due anni in Brasile, dove si è innamorato delle amache, «letto fra cielo e terra, in cui si possono concepire le idee più geniali», e da dove probabilmente hanno origine le sue migliori fantasticherie!” (Fonte)

APPROFONDIMENTI:

  • Ne L’occhio del lupo viaggiamo attraverso paesaggi completamente diversi fra loro, fra distese di sabbia e distese di neve. Attraverso l’occhio di Lupo Azzurro vediamo le Barren Lands, un territorio del Canada Settentrionale definito anche come “il Grande Nord”, mentre l’occhio di Africa ci porta nelle tre Afriche: quella Gialla del grande deserto del Sahara, quella Grigia della Savana (“Sassi infuocati, cespugli spinosi e, ancor più a sud, grandi distese di erba secca”) e quella Verde della Foresta Tropicale. Qui potete vedere come sono ripartite le tre zone geograficamente. Infine c’è l’Altro Mondo, che è quello nostro, della civiltà.
  • Il rapporto fra Lupo Azzurro e Africa si basa su una profonda comprensione fra l’uno e l’altro: Lupo Azzurro all’inizio deve guardare guardare i due occhi di Africa con il suo solo occhio, e questo lo mette “maledettamente a disagio”, perché è costretto a far saltare lo sguardo da sinistra a destra e viceversa. Il suo “non è dolore, è impotenza, e collera”. Il ragazzo quindi a sua volta chiude un occhio, e questo fa sentire il lupo a suo agio. Da questo semplice, ma profondo gesto, i terapeuti hanno intravisto un metodo di approccio per relazionarsi con chi ha bisogno di aiuto. Trovate un approfondimento al riguardo in questo articolo.
  • Da L’occhio del lupo è stato tratto uno spettacolo teatrale, arrivato anche in Italia nel 2013. In questo video potete vedere parti dello spettacolo e brevi interviste alla regista, agli attori e allo stesso Daniel Pennac.
  • Oltre ad uno spettacolo teatrale, nel 1998 è uscito anche un corto d’animazione prodotto da Les Films de l’Arlequin. Si può trovare qui la versione integrale, ma solo in lingua originale (francese).
  • In questo video potete ascoltare Daniel Pennac leggere un brano tratto dal libro, nella sua lingua madre, il francese, sottotitolato in italiano.
  • L’occhio del lupo è illustrato da Paolo Cardoni, grande illustratore italiano, coinvolto anche nel mondo dell’animazione. Qui trovate il suo sito interattivo, e nascoste per la camera che vedrete son nascosti gli elenchi di tutte le sue opere.

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La strana guerra delle formiche, di Hubert Nyssen e Christine Le Bœuf

La strana guerra delle formiche
In origine le formiche erano verdi e blu e vivevano tranquillamente. Per comunicare tra di loro si toccavano con le antenne. Un giorno Eloisa, una fata curiosa e pettegola, per scoprire i loro segreti dona loro la facoltà di esprimersi col linguaggio umano. Una volta scoperto il linguaggio, formiche blu e formiche verdi giocano con le parole, e si scambiano messaggi e idee. Ed ecco iniziati i problemi… Ben presto le frasi diventano taglienti e le parole diventano armi pericolose. Il finale lascia di che riflettere…

Titolo: La strana guerra delle formiche
Autore: Hubert Nyssen
Illustrazioni: Christine Le Bœuf
Traduzione: Sandra Magnolfi
Anno prima edizione: 1996
Editore: Motta Junior

LA “FRONTIERA” PERCHÉ:

Spesso siamo noi a creare frontiere là dove non esistono, e basta poco per farlo… anche il semplice utilizzo delle parole: le parole infatti possono essere usate per i complimenti, per belle frasi e cose buone, ma possono anche creare differenze, possono creare l’altro.

LA CITAZIONE:

“- Dopotutto non sono come noi, sono straniere!… sono verdi!
E «verdi» suonò immediatamente come villane, voraci, violente, vanitose e addirittura ladre.
Lo disse con un’intensità tale che parecchie blu ebbero la netta sensazione di aver sentito tutto questo nell’unica parola «verdi». E allo stesso tempo si dicevano con orgoglio che loro erano blu, e blu suonava come belle, benevoli, nobili e tutta una serie di cose piacevoli e affascinanti.”

TEMI TRATTATI:

  • potere delle parole
  • interferire con la natura
  • creare frontiere
  • conflitto

PAROLE CHIAVE:

  • Pericoloso uso del linguaggio
  • Ascoltare le parole dei saggi

L’AUTORE:

Hubert Nyssen è uno scrittore belga di lingua francese nato a Bruxelles 1925 e morto in Francia nel 2011. È saggista, romanziere, poeta, autore di opere ci teatro e ha scritto sia per adulti che per ragazzi. Nel 1978, ad Arles, ha fondato Actes Sud che grazie a lui e alla moglie Christine Le Bœuf, l’illustratrice di questo libro, è diventata una delle principali case editrici francesi, apprezzata in tutto il mondo.

APPROFONDIMENTI:

  • “Dapprincipio la fata non aveva prestato molta attenzione alle formiche. Ma, un bel giorno, essendosi fermata in campagna, cominciò a osservare il loro via vai. Dopo un po’ si disse che un attaccamento così grande al lavoro doveva avere un senso che le sfuggiva.” (pag. 14-15). La fata curiosa del libro forse non sa che le formiche sono il simbolo dell’operosità! Ma come funziona il loro mondo? Le formiche si raggruppano in colonie e sono estremamente collaborative fra di loro. Hanno una regina e dei soldati che servono per la loro difesa, e poi ci sono le tante operaie che puliscono il nido, procurano il cibo e si occupano anche delle uova della regina. E, come si dice nel libro, comunicano attraverso il tatto e l’olfatto! Infatti per segnalare un pericolo, per indicare la strada emettono dal proprio corpo dei segnali chimici chiamati “feromoni” che vengono percepiti dalle altre formiche attraverso le loro antenne. Potete trovare una spiegazione completa di come funzioni il mondo delle formiche in questo video animato.
  • Una classe di Borgofranco d’Ivrea ha creato una scheda su questo libro raccogliendo tutti i buoni insegnamenti che ne hanno tratto. Potete vederla qui.
  • Il libro è illustrato da Christine Le Bœuf, illustratrice di molte delle copertine dei libri pubblicati per la casa editrice Actes Sud fondata con il marito, Hubert Nyssen, nel 1978. Ma non si è limitata solo a questo, ha infatti anche tradotto in francese molti romanzi americani e inglesi, fra i quali anche quelli di Arthur Conan Doyle, lo scrittore di Sherlock Holmes (fonte).

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Le avventure di Flamingo, di Gianluca Medas

Le avventure di Flamingo
Un parco, lo stagno di Molentargius, circondato dai palazzoni di due città, un sogno premonitore, un incendio letale, la covata dei fenicotteri a rischio. È qui che si svolge la storia di Flamingo, un pullo di fenicottero e dei suoi amici: Cuau, un randagio ribelle, e Ruth, una raganella di Bellarosa Minore. Nel minor tempo possibile dovranno fermare il complotto degli uomini cattivi che vogliono ridurre lo stagno in un luogo deserto adatto ai loro malvagi interessi, ma le insidie sono molte e le sorprese non sempre saranno piacevoli…

Titolo: Le avventure di Flamingo
Autore: Gianluca Medas
Illustrazioni: Antonino Pirellas
Anno prima edizione: 2006
Editore: Condaghes

LA “FRONTIERA” PERCHÉ:

C’è una frontiera che l’essere umano non dovrebbe mai superare: quella del rispetto per la natura e degli animali che la abitano. Ma ci sono anche frontiere che vanno abbattute: la storia di Flamingo insegna che non importa se si è di razze e di origini diverse, si è tutti uguali davanti al pericolo, e ci si aiuta a vicenda.

LA CITAZIONE:

“Ma la cosa che nessuno disse, forse per pudore, o per paura che una parola potesse svilirne il sapore, anche perché era come scontata, così come l’acqua è bagnata ed il fuoco brucia, era questo senso di appartenenza che era nato dallo stare insieme, nel lottare insieme, decidere insieme. Non parlarono di questo, perché l’avevano nel cuore, come le cose che non si dicono perché fanno emozionare.”

TEMI TRATTATI:

  • separazione dalla famiglia
  • rispetto per la natura
  • amicizia
  • lotta per la propria casa

PAROLE CHIAVE:

  • Stagno di Molentargius
  • Delicato equilibrio di un ecosistema

L’AUTORE:

Gianluca Medas, nato a Cagliari 1962, è un artista eclettico che ha fatto della narrazione il suo percorso artistico principale. È attore, autore, regista di teatro (da solo e con i Medas), conduttore e regista in TV e alla radio. Fin da bambino amava raccontare storie ai suoi fratellini e amici. Ancora oggi continua a raccontare storie a grandi e piccini. Tutto ciò senza mai interrompere la tradizione teatrale della famiglia.

APPROFONDIMENTI:

  • La storia del piccolo Flamingo, di Cuau e della raganella Ruth ruota intorno al salvataggio della loro casa: lo stagno di Molentargius. Si tratta del Parco Naturale Regionale Molentargius Saline situato tra Cagliari e Quartu S. Elena, il quale, “istituito nel 1999, è una zona umida di valore internazionale tra le più importanti in Europa, raro esempio al mondo di ecosistema presente in aree fortemente antropizzate (che hanno subito interventi di trasformazione dell’ambiente naturale da parte del genere umano) ma habitat ideale di molte specie animali, tra cui il fenicottero.”. Nel sito ufficiale si trovano diverse informazioni, anche un breve elenco della fauna che abita il parco: “Per la sua naturale posizione geografica e per le diverse nicchie ecologiche presenti al suo interno, ottimali per la sosta e lo svernamento, l’ecosistema Molentargius permette la massiccia presenza di avifauna stanziale, nidificante e di passo, circa un terzo dell’avifauna europea; tra cui molte specie protette a livello comunitario. Ma questo ecosistema è importante anche per le specie animali appartenenti alle altre Classi, per quanto meno conosciuti e di più difficile individuazione rispetto agli uccelli. Tra gli Anfibi: la Raganella ed il Rospo smeraldino, tra i Rettili: la Tartaruga palustre, la Biscia d’acqua, il Biacco e la Luscengola; tra i Mammiferi: il Riccio, la Donnola e il Coniglio selvatico.”.
    Qui trovate una piccola mappa che evidenzia le aree appartenenti al parco, e qui alcune foto.
  • Flamingo, il protagonista di questa storia, è un piccolo cucciolo (pullo) di fenicottero. In principio i fenicotteri, o “sa genti arrubbia”, “il popolo rosso”, come son stati ribattezzati in sardo, usavano la Sardegna “come una tappa tra l’Africa e la Camargue, la regione francese dove amano da sempre andare in ‘villeggiatura’. Da più di dieci anni però i fenicotteri hanno deciso che in Sardegna, e in particolare negli stagni cagliaritani, si sta bene tutto l’anno e che non ha molto senso spostarsi di continuo. L’area umida che circonda il capoluogo è l’unica in cui è ormai un dato di fatto la nidificazione dell’animale.”. Qui trovate l’intero articolo in cui si parla della storia nella nostra isola di questi splendidi volatili (ormai simbolo della città di Cagliari), e in cui potete ammirare bellissime loro foto.
  • “I parcheggi della Città Mercato, sempre illuminati a giorno, non erano di certo il luogo migliore per nascondersi, nonostante ciò conosceva tanti posti dove sottrarsi alla vista. Veniva chiamato Cuau proprio per questo.” (pag. 23-24), così l’autore racconta l’origine del nome del cane coraggioso che aiuterà Flamingo e gli altri abitanti dello stagno, infatti “cuau” in sardo significa… “nascosto”.
  • Le illustrazioni all’interno del libro sono di Antonino Pirellas, artista di formazione eterogenea: da classica e artistica, a scientifica. Qui trovate il sito sito ufficiale con diverse opere da lui realizzate.

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Wildwitch Vol. 1. La prova del fuoco, di Lene Kaaberbøl

Wildwitch Vol. 1. La prova del fuoco
Clara è una ragazzina di 12 anni che non ha nulla di speciale: un po’ timida, il viso punteggiato di lentiggini, è alle prese con i problemi tipici della sua età. Ma un giorno incontra un gigantesco gatto grazie al quale scopre di avere lo straordinario potere di comunicare con gli animali. Sarà solo l’inizio della sua nuova vita da “strega selvatica” in un mondo in cui la magia non è esattamente roba per bambini.

Titolo: Wildwitch Vol. 1. La prova del fuoco
Autrice: Lene Kaaberbøl
Traduzione: Bruno Berni
Anno prima edizione: 2010
Editore: Gallucci

LA “FRONTIERA” PERCHÉ:

La frontiera è anche il passaggio da un momento all’altro della propria vita, quell’evento che che crea un “prima” e un “dopo”. Adattarsi al cambiamento, accettare una vita diversa rispetto a quella di prima, anche questo è superare la frontiera.

LA CITAZIONE:

“«Tu sei una strega» dissi. Non era una domanda.
«Una strega selvatica, una wildwitch» disse lei, come se fosse la cosa più naturale del mondo. «Mi occupo di tutto ciò che è vivo nel mondo selvatico, e in cambio loro si occupano un po’ di me».”

TEMI TRATTATI:

  • cambiamento
  • natura
  • credere in sé stessi

PAROLE CHIAVE:

  • Strega selvatica
  • Giustizia

L’AUTRICE:

In Danimarca, ma in tutto il Nord Europa, il nome di Lene Kaaberbøl è ben noto, soprattutto nel mondo della letteratura per ragazzi. Nata a Copenhagen nel 1960, ha iniziato a scrivere a 15 anni, e non ha mai smesso. Ad oggi ha pubblicato più di una trentina di libri, sebbene in Italia ne sia arrivato un numero molto ristretto. I suoi romanzi del cuore sono la trilogia de Il Signore degli Anelli di Tolkien e I racconti di Terramare di Ursula K. Le Guin.

APPROFONDIMENTI:

  • La prova del fuoco è solo il primo libro della serie di Wildwitch: si contano infatti sei libri pubblicati fra il 2010 e il 2014. La saga è diventata un bestseller non soltanto in Danimarca, ma anche in Germania e nel Regno Unito. In Italia per il momento la pubblicazione è arrivata sino al terzo volume.
  • In un’intervista l’autrice racconta che l’idea del libro è nata dal fatto che lei percepisse la mancanza di libri in cui gli animali hanno un ruolo importante.
  • Le wildwitch, le streghe selvatiche, attingono il loro potere dalla natura, ma la prima regola di una wildwitch è che non si può prendere senza dare: quei poteri dovranno poi essere impiegati nella salvaguardia di quella stessa natura e delle sue creature. Per questo quella di Wildwitch viene considerata una serie dal forte impatto ambientalista.
  • La “prova del fuoco” che dà il titolo al libro è la prova che Clara dovrà superare per provare di essere una strega (selvatica). Nel mondo creato dalla Kaaberbøl, in cui le streghe esistono, questa prova viene comunque ritenuta di dubbia moralità,  eppure persino nella nostra realtà furono diverse le prove congegnate per provare se una persona praticasse o meno la stregoneria o se fosse o meno una strega. Fra queste si possono citare l’ordalia dell’acqua, in cui le accusate venivano legate su delle sedie e immerse in fiumi o laghi e a seconda se galleggiassero o affondassero le si riteneva colpevoli o innocenti (in periodi storici diversi il giudizio era differente, in alcuni casi affondare era segno di malvagità in altri lo era galleggiare). Altra prova era il pungolamento: si credeva che le streghe avessero nel corpo un marchio che provasse la loro vera natura e che in quel punto non si potesse provare dolore, si pungeva quindi la vittima un po’ ovunque cercando di trovare il marchio che le avrebbe incastrate. Ma la prova certamente più diffusa fu il rogo, probabilmente per la sua semplicità: il fuoco non avrebbe mai bruciato persone pure, quindi se le vittime morivano fra le fiamme erano senz’altro dei peccatori implicati con la stregoneria.
  • A pag. 122 Clara dice di essere nella classe 5^B, ma i conti non tornano considerando che Clara ha 12 anni, e questo perché il sistema scolastico danese si differenzia dal nostro e si articola in: educazione prescolare, scuola dell’obbligo, la Folkeskole (dai 7 ai 16 anni), e scuola secondaria superiore (dai 16 ai 19 anni). Infine come da noi, facoltativa, c’è l’università.
  • Di Wildwitch è stato prodotto un film per la regia di Kaspar Munk, uscito l’11 ottobre nelle sale danesi. Per ora non è prevista una distribuzione in Italia. Qui potete vedere il trailer in lingua originale con i sottotitoli in inglese.

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Il bambino che sognava l’infinito, di Jean Giono

Il bambino che sognava l'infinito
Un bambino e suo padre tutte le domeniche fanno una passeggiata in campagna. Ma le siepi di biancospino e gli alberi ostruiscono la vista del bambino che vorrebbe vedere le stesse cose che vedono gli uccelli che passeggiano nel cielo. Il bambino è bravo ad arrampicarsi e conquista la cima di un albero ma anche questo non gli basta. Vuole più spazio. I colori, i profumi, le geometrie dei campi coltivati, la lentezza del volo degli uccelli, i ritmi placidi della vita contadina nella prosa limpida e splendente di Giono.

Titolo: Il bambino che sognava l’infinito
Autore: Jean Giono
Illustrazioni: Spider
Traduzione: Leopoldo Carra
Anno prima edizione: 1995
Editore: Salani

LA “FRONTIERA” PERCHÉ:

Nella vita bisogna essere curiosi, mai accontentarsi di conoscere ciò che abbiamo vicino: cercare di scoprire cosa c’è oltre il nostro orizzonte, superando tutti i limiti… questo è superare la frontiera!

LA CITAZIONE:

“‘Adesso so come superare tutte le siepi e andarmene molto più in alto di tutti gli alberi’ disse tra sé il bambino. ‘Ormai so fare qualcosa di molto importante.’

TEMI TRATTATI:

  • cercare di superare i nostri limiti
  • curiosità verso ciò che non vediamo
  • natura
  • vita di campagna

PAROLE CHIAVE:

  • Limite del nostro orizzonte
  • Guardare oltre
  • Potere dell’immaginazione

L’AUTORE:

Jean Giono nasce a Monosque, in Provenza, nel 1985, il padre è di origine piemontese e fa il calzolaio, la madre, la stiratrice. Per venire incontro alle difficoltà finanziarie dei genitori, è costretto a lasciare il collegio e a diventare impiegato di banca, fino alla guerra del 1914, esperienza che lo segnerà molto. Solo nel 1930 lascerà il lavoro per dedicarsi alla carriera di scrittore. Giono lascerà Monosque soltanto per dei brevi soggiorni a Parigi e per dei brevi viaggi all’estero, tra cui quello che gli ha permesso di scrivere il suo Viaggio in Italia, nel 1953. Muore nel 1970 nella sua città natale.

APPROFONDIMENTI:

  • In questa storia ha un ruolo importante l’albero, mezzo attraverso cui il bambino cerca di arrivare a vedere oltre le siepi. Non è il primo libro in cui Jean Giono attribuisce grande importanza agli alberi, lo fa infatti con un suo precedente libro, L’uomo che piantava gli alberi, in cui si racconta di un vecchio signore che anno dopo anno continuava a piantare semi in un terreno vuoto e triste, e i suoi sforzi saranno ricompensati negli anni successivi, quando grazie a lui il paesaggio si modificherà radicalmente diventando florido e ricco di vita. De L’uomo che piantava gli alberi esiste anche un cortometraggio animato che ha vinto il premio Oscar nel 1988, lo potete vedere qui.
  • In questo sito potete trovare un interessante articolo sulla figura degli alberi nella letteratura per ragazzi.
  • Il bambino protagonista voleva vedere al di là delle siepi, voleva scorgere cosa ci fosse oltre e sognava l’infinito… c’è un componimento italiano che subito salta in mente parlando di siepi, orizzonti ed infinito: L’Infinito di Giacomo Leopardi, che similmente parla di una siepe che impedisce all’autore la visione dell’orizzonte, ma anche lui, come il bambino protagonista, usa l’immaginazione e con lo sguardo va oltre. Qui potete trovare la poesia con una semplice spiegazione di ciò che voleva comunicare Leopardi.
  • Il libro è illustrato da Spider, nome d’arte di Daniele Melani, di origine slava ma nato a Firenze. Ha esposto i suoi lavori in diverse mostre, e non si limita solo ad illustrare libri, alcuni li ha anche scritti! In questo sito trovate alcuni dei suoi lavori.

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