Janàsa, di Claudia Zedda

Janàsa
Nella Sardegna nuragica si incontrano sette donne. Alcune sono originarie dell’Isola, altre provengono dal mare. Tutte hanno una particolare competenza, tutte sono fedeli al culto della Madre Terra. Convivendo e creando una piccola società di donne, aiuteranno il villaggio che sorge poco distante dalla loro dimora a prosperare. Le doti delle protagoniste suggestioneranno la popolazione che inizierà lentamente a considerarle maghe, sacerdotesse, guaritrici, veggenti, donne a metà strada fra l’umano e il divino, creando nel tempo il mito di quelle che ancora oggi sull’Isola sono chiamate Janas. La vicenda viene narrata da Annita alla nipote Piera. È una storia antica che si tramanda da generazioni. Le due donne vivono a Cagliari negli anni difficili della Seconda guerra mondiale, ma non avranno alcuna difficoltà a immedesimarsi nel racconto.

Titolo: Janàsa
Autrice: Claudia Zedda
Illustrazioni: Laura Vidili
Anno prima edizione: 2018
Editore: Condaghes

LA “FRONTIERA” PERCHÉ:

Il tempo a volte è nemico della memoria e crea frontiere fra il presente e il passato: riscoprire le antiche leggende del passato significa riappropriarci delle nostre origini, e, quindi, attraversare quella frontiera.

LA CITAZIONE:

“Ormai al villaggio molti le amavano, molte chiedevano loro consiglio, tutti parlavano delle sette, delle rosse, figlie di Luna, sorelle di Janàsa. Tutti dovevano qualcosa a quelle donne: la vita, la guarigione, la speranza.
[…] Gli abitanti del villaggio le raggiungevano con rispetto e timore perché le sorelle di Janàsa, che tutti avevano iniziato a chiamare Janàs, non solo si amavano, ma pure si temevano.
[…] La leggenda delle janas prendeva vita.”

TEMI TRATTATI:

  • leggende popolari
  • Seconda guerra mondiale a Cagliari
  • vecchio culto vs. il nuovo
  • riscoperta delle nostre radici

PAROLE CHIAVE:

  • Janas
  • Antico culto
  • Origine di una leggenda

L’AUTRICE:

Claudia Zedda è nata a Cagliari nel 1979 e vive in Sardegna, della quale è appassionata divulgatrice. Si è laureata in Lettere Moderne nel 2008 e oggi lavora come scrittrice, blogger, fotografa, social media manager e digital strategist.
Collabora in qualità di scrittrice freelance con la stampa regionale e nazionale.

Sito ufficiale.

APPROFONDIMENTI:

  • Janàsa racconta un’origine fantasiosa delle janas, fate su cui la Sardegna è ricca di leggende. Qui trovate alcune delle caratteristiche di queste figure, e ne riconoscerete alcune in comune con le protagoniste del libro, come la pelle delicatissima che non dovrebbe essere esposta al sole, le vesti rosse, gli ornamenti che indossano e le loro dimore in grotte, le cosiddette domus de janas (ce n’è una anche a Carbonia, nel sito archeologico di Cannas di Sotto). Le Domus sono in realtà delle caverne funerarie scavate nella roccia dalle antiche civiltà sarde più di 5.000 anni fa, al fine, appunto, di seppellire i morti. Qui potete leggere un breve approfondimento.
    Delle Janas parla anche l’autrice nel suo blog, in cui racconta l’etimologia del loro nome: “Quando si parla delle fantastiche fate sarde, il termine che più spesso ritorna per indicarle è quello di jana. Pur essendo il nome più noto per definirle, sarebbe un errore pensare che si tratti dell’unico, dato che esse sono conosciute con una numerosa varietà di termini, caratteristica questa propria di molti altri personaggi fantastici isolani che rispecchia i particolarismi locali e la fervida immaginazione di chi visse e vive la terra sarda.” (qui l’intero articolo).
  • La storia di Janàsa e le sue sorelle s’intreccia a quella della giovane Piera e della nonna Annita, narratrice della leggenda, che vivono a Cagliari nel periodo dei grandi bombardamenti sulla città negli anni della Seconda guerra mondiale. Nella prima metà del 1943 la città venne devastata dalle bombe dell’esercito anglo-americano: “Pochi sanno che Cagliari, dopo Napoli, è stata la città italiana più bombardata durante la seconda guerra mondiale, quella che ha subito maggiori danni, come Coventry (Inghilterra) o Dresda (Germania): l’80% degli edifici fu distrutto. […] Ma perché proprio Cagliari è stata investita da tanta distruzione? Due sono le ragioni; la prima (motivazione ufficiale data dagli americani) riguarda la strategia militare: deviare l’attenzione dei tedeschi verso la Sardegna, mentre si preparava lo sbarco in Sicilia. Anche se molti pensano che la città abbia avuto il solo torto di trovarsi a poche miglia dalle basi alleate in Marocco, Algeria e Libia. Un comodo poligono di addestramento, insomma.” (fonte), “A causa dei soli bombardamenti del febbraio 1943 morirono, secondo le cifre ufficiali, 416 cagliaritani, mentre feriti e dispersi furono varie migliaia. […] Nel maggio 1943 circa 45 mila cagliaritani abbandonarono la città che rimase praticamente deserta.” (fonte).
    In questo video scorrono le immagini della città bombardata, e in questo vengono raccontati quei giorni del 1943, attraverso anche le testimonianze dei sopravvissuti.
  • Nel libro si parla spesso di unguenti e ricette fatti con erbe “magiche”: la tradizione sarda è ricca di storie e conoscenze sulle erbe, alcune “sono edibili, sono curative, alcune persino magiche”. Così scrive proprio Claudia Zedda in questo articolo in cui racconta come certe varietà di erbe e riti ad esse legati siano strettamente connessi alla nostra cultura.
  • Nel libro si parla spesso anche della sacralità dell’acqua: in Sardegna c’è un vero e proprio culto dell’acqua, con tanto di edifici ad esso dedicati, i pozzi sacri, in cui si svolgevano in antichità riti volti a “ottenere effetti benefici rispetto ai malanni di origine misteriosa o divina”. L’acqua è anche la protagonista dell’ordalia, un rito attraverso cui si giudicava dell’innocenza o colpevolezza di una persona. In questo articolo potete trovare un breve approfondimento, ma se l’argomento suscita la vostra curiosità, potreste leggere Il culto delle acque in Sardegna. Miti, riti e simboli di Fabrizio Manca Nicoletti.
  • Nel suo blog, Claudia Zedda presenta il suo libro, parla delle sue emozioni, del processo di scrittura, fino ad arrivare alle foto in copertina (quella sul retro è sua!), e a raccontare le origini della storia: “Le prime pagine le ho scritte molti anni fa, durante una notte d’estate. Bagnavo le piante in terrazza e il loro profumo, mescolato all’umido molle della luna mi avevano suggestionato. Rincasai e sdraiata nel letto scrissi qualche foglio, tutto in un fiato. Tant’è che ad esordio nel primo capitolo si respirava profumo di gelsomino e non di timo. Doveva essere un racconto ma quel racconto breve non è mai nato.”.
  • In questo video prodotto da Here I Am potete trovare un’intervista all’autrice. Racconta il momento in cui ha capito che sarebbe diventata una scrittrice e tutte le sue altre passioni: la fotografia, l’etnobotanica, la cucina… tutte declinate verso la tradizione e cultura sarda, di cui è grande estimatrice e divulgatrice. Nell’intervista parla di Janàsa, di cui svela piccoli aneddoti (“all’interno c’è anche buona parte della mia storia famigliare”) e accenna anche alla festa di San Giovanni di cui si parla nel libro. Anticipa infine la prossima uscita di un nuovo romanzo e del sequel di un suo libro, Rebecca e le Janas 2.
  • Qui trovate il booktrailer (video di presentazione) del libro, realizzato da Here I Am. Dice a tal proposito l’autrice nel suo blog: “Tutte le volte che guardo questo breve Book Trailer mi emoziono come una bambina. In fondo tutto il senso del libro, tutto il significato di Janàsa, le ragioni di quello che faccio, tutto sta proprio in queste poche parole: sono storie antiche, e noi dobbiamo fare di tutto per non dimenticarle.”.
  • I disegni del tappeto e del villaggio di Janàsa a inizio libro sono di Laura Vidili, illustratrice che aveva già collaborato con Claudia Zedda per Rebecca e le Janas.

POTREBBE INTERESSARTI LEGGERE ANCHE:

ALCUNI LIBRI DELLA STESSA AUTRICE:

Prestami le ali. Storia di Clara la rinoceronte, di Igiaba Scego

Prestami le ali
La storia di Clara, una rinoceronte indiana, è una storia vera. Il suo padrone (un capitano olandese) l’ha mostrata nelle principali città d’Europa come un fenomeno da baraccone. Siamo nel diciottesimo secolo, e certo nessuno aveva mai visto un animale così. Di Clara hanno parlato scrittori e poeti dell’epoca e molti pittori l’hanno ritratta. Alla storia vera di Clara la scrittrice Igiaba Scego ha aggiunto altre storie, più fantastiche, più ottimistiche, di sentimento e di avventura, ambientate a Venezia durante il carnevale del 1751. Conosceremo anche una bambina ebrea del ghetto veneziano e uno schiavo di origine africana, che aiuteranno Clara a trovare la sua libertà.

Titolo: Prestami le ali. Storia di Clara la rinoceronte
Autrice: Igiaba Scego
Illustrazioni: Fabio Visintin
Introduzione: Antonella Agnoni
Anno prima edizione: 2017
Editore: Rrose Sélavy

LA “FRONTIERA” PERCHÉ:

C’è qualcosa che accomuna la rinoceronte Clara con i piccoli Ester e Suleiman: tutti e tre sono in un modo o nell’altro prigionieri, confinati dietro una frontiera da altre persone. Insieme sogneranno la libertà, e cercheranno un modo per ottenerla, infrangendo queste frontiere inesistenti.

LA CITAZIONE:

“«Proprio così, cari bambini, Clara è una schiava» sospirò il gatto. «Ma alla gente sembra non importare nulla. Pagano per vederla e il Capitano diventa ricco. C’è una vera rinocerontemania in Europa, lo sapete?
[…] Clara ora è stanca. Vorrebbe indietro la vita di quando era piccola. Una volta, quando ancora parlava, mi ha detto ‘Voglio volare. Voglio un paio di ali. Con un paio di ali potrò fare quello che voglio. Potrò tornare nella mia foresta, potrò tornare dalla mia mamma’».”

TEMI TRATTATI:

  • prigionia
  • libertà
  • animali come fenomeni da baraccone
  • amicizia
  • diversità culturale

PAROLE CHIAVE:

  • Venezia
  • Ghetto degli ebrei
  • Clara la rinoceronte

L’AUTRICE:

Igiaba Scego è nata a Roma nel 1974, da una famiglia somala. Dopo la carriera universitaria conclusasi con un dottorato di ricerca in Pedagogia presso l’Università di Roma Tre, ha contributo attraverso la propria attività di scrittrice e giornalista a formare una nuova sensibilità riguardo temi d’attualità quali la migrazione e i delicati equilibri delle odierne società multiculturali, arricchendo il dibattito con la propria esperienza personale.

APPROFONDIMENTI:

  • Come spiega Antonella Agnoni nell’introduzione e poi anche la stessa Igiaba Scego nel “dietro le quinte”, la storia della rinoceronte Clara è purtroppo vera. Clara era una rinoceronte indiana originaria di Assam, e venne adottata da Jan Albert Sichterman dopo aver perso la madre, uccisa dai cacciatori. Questi la tenne in casa, come animale dimestico, fino a che non iniziò a crescere troppo… la vendette allora al marinaio olandese Douwemont Van der Meer, che decise di portarla in Europa, che girarono in lungo e in largo dal 1741 al 1758: “da Breslavia a Parigi, da Berlino a Napoli, da Vienna a Lione e a Venezia e perfino con breve tappa a Milano e Bologna.Il tour finì a Londra, dove Clara morì, ben stressata da 17 anni di tournée . Aveva 20 anni. In media avrebbe potuto viverne 50.” (fonte).
  • Nel “dietro le quinte” Igiaba Scego racconta che conobbe Clara per la prima volta con un dipinto di Pietro Longhi dal titolo Clara al carnevale di Venezia: potete vederlo qui. Si pensa che l’uomo a sinistra sia il capitano Van der Meer, che, per simboleggiare il suo possesso sull’animale, tiene il suo corno in mano.
    Questo però non fu l’unico ritratto fatto a Clara, eccone un altro dipinto dal pittore Jean-Baptiste Oudry a Parigi. Questo invece è uno dei disegni fatti a Clara e venduto come souvenir durante la sua esposizione a Mannheim nel 1747.
  • Nel 2013, per annunciare la nuova edizione del carnevale di Venezia, il comune promosse una locandina che era un riadattamento fumettoso del triste quadro di Pietro Longhi. Molti, per buone ragioni, non hanno apprezzato. Ecco cosa ha detto al riguardo Cristina Romieri, dell’associazione Vegetariani: “In questi tempi di accresciuta sensibilità e rispetto verso gli animali, di partecipate mobilitazioni e precise scelte capaci di lasciare importanti tracce nel cammino verso un mondo più giusto e meno violento, ci indigna e ci stupisce che uno dei manifesti ufficiali del Carnevale di Venezia di quest’anno sia questa riproduzione. Oltre ad essere irrispettoso per questo e per gli altri animali e per quanti lottano con grande coraggio e fatica per la sua salvezza, la raffigurazione è alquanto diseducativa anche per i bambini, inglobando in sé violenza, dominazione, indifferenza e scherno”.
  • Ester e Suleiman sono entrambi prigionieri, la prima non può uscire dal Ghetto degli ebrei, il secondo è schiavo. Siamo nel 1751, e la schiavitù verrà abolita solo nel secolo successivo. Invece l’obbligo di residenza degli ebrei nel Ghetto venne abolito verso la fine di quel secolo. In questo breve video potete vedere come appare il Ghetto di Venezia oggi, e ascoltare la sua storia.
  • Il leone alato che compare nel libro e che aiuterà i protagonisti della storia è il leone di San Marco, simbolo di Venezia, e in città lo si può ritrovare rappresentato un po’ ovunque. Qui trovate un approfondimento.
  • “E poi doveva andare al ghetto a comprare, dalla pasticceria ebrea, i biscotti a forma di S che alla padrona piacevano tantissimo.” (pag. 9). I biscotti a cui Suleiman fa riferimento sono le bisse veneziane, trovate qui la ricetta. Ma le bisse non son l’unico dolce che Suleiman nomina, di seguito tutti i nomi, se ci cliccate sopra troverete le ricette: le impade, le azzime, gli zuccherini e le orecchie di Amman.
  • Qui trovate un’intervista all’autrice, in cui parla della nascita del libro e ci racconta qualcosa di lei. Alla domanda sulla scrittura del libro risponde: “Ho scritto prima una versione per adulti (che sarà pubblicata in un’antologia) e poi, grazie ai bambini della Pisacane, questa favola. Volevo dare a Clara una speranza di felicità che nella vita reale non ha avuto. E dando speranza alla Clara della mia storia, la stavo dando anche a me stessa e a tutti noi. Ho cercato di mettere della poesia in una storia che di poetico purtroppo non aveva nulla”.
    In questo articolo trovate anche un’altra intervista, in cui si parla di un altro tema molto importante: il razzismo (“Mi immedesimo in entrambi i bambini. Sono un’afro-discendente nata in Italia e il razzismo è stato una costante della mia infanzia; oggi sono corazzata e come strategia, quando sono arrabbiata, scrivo.”).
    Qui invece potete ascoltare la puntata di Fahrenheit, programma di Radio 3 sulla letteratura, dedicata a Prestami le ali, potrete ascoltare anche la voce dell’autrice.
  • Prestami le ali è illustrato da Fabio Visintin, artista veneziano anche autore di fumetti. Qui potete scoprire tutta la sua carriera.

POTREBBE INTERESSARTI LEGGERE ANCHE:

ALCUNI LIBRI DELLA STESSA AUTRICE:

Viola Giramondo Vol. 3. Il ritratto della felicità, di Teresa Radice e Stefano Turconi

Viola Giramondo Vol. 3. Il ritratto della felicità
Il Cirque de la Lune ha in programma una tournée in Inghilterra e si imbarca su un immenso piroscafo che attraverserà la Manica. Ma una notte di tempesta mette fuori uso la bussola e lascia la nave in balia delle onde.. Per fortuna Viola, Samir e uno strambo nonnetto con il pallino per l’avventura, tale Jules Verne, hanno un piano folle ma geniale per portare tutti in salvo!

Titolo: Viola Giramondo Vol. 3. Il ritratto della felicità
Autrice: Teresa Radice
Illustrazioni: Stefano Turconi
Anno prima edizione: 2017
Editore: Piemme

LA “FRONTIERA” PERCHÉ:

Viola e gli altri membri del Cirque de la Lune sono alle prese con una frontiera fisica: l’attraversamento della Manica, ma la vera frontiera che verrà superata è quella dell’arrendersi alla sorte avversa. La frontiera può essere anche un ostacolo, superarla vuol dire ingegnarsi e affrontare le sfide che la vita ci pone davanti.

LA CITAZIONE:

“- Ma dico: possibile che nessuno di voi capisca che per andare avanti bisogna restare con i piedi per terra?
– Zio, chi tiene entrambi i piedi per terra… sta fermo.”

TEMI TRATTATI:

  • ricerca di sé stessi
  • multiculturalità
  • famiglia
  • amicizia
  • superamento di sfide

PAROLE CHIAVE:

  • Attraversamento del canale della Manica
  • Jules Verne, Nadar e Viola… inventori improvvisati

GLI AUTORI:

Teresa Radice e Stefano Turconi s’incontrano per una storia sul Topo più famoso del mondo, e da lì non smetteranno mai di creare storie insieme. Lei le scrive e lui le disegna, iniziano sul settimanale di Topolino, con cui ancora collaborano, e continuano poi creando personaggi straordinari e storie indimenticabili pubblicati da diverse case editrici. In bibliografia trovate anche il curioso Orlando, oltre alla radiosa Viola Vermeer di Viola Giramondo. E, a proposito di “giramondo”, se non sono impegnati a crear storie, potete trovare i due in giro per il mondo alla scoperta di luoghi affascinanti, che i lettori potranno poi ritrovare nelle loro opere (e nel recente carnet di viaggio Fumettìsti a zónzo). Il valore delle loro storie è stato riconosciuto più volte, in Italia e all’estero, con diversi premi.

Blog personale.

APPROFONDIMENTI:

  • Le vicende di Viola Giramondo sono ambientate verso la fine del XIX secolo, e durante i viaggi del Cirque de la Lune Viola incontrerà diverse personalità di spicco di quel periodo.
  • Il ritratto della felicità è il terzo libro di una serie di “romanzini”, così definiti dagli stessi autori, che vedono protagonista la Viola della graphic novel Viola Giramondo (presente in bibliografia). Il personaggio nasce lì, e in questi romanzini la ritroviamo più giovane e alla ricerca di un suo particolare talento speciale con il quale potrà dare il suo contributo all’interno del Cirque de la Lune, il circo dove è nata e cresciuta.
  • Sul Dauphin, il piroscafo su cui i membri del Cirque stanno viaggiando attraverso la Manica, Viola incontra due simpatici vecchietti: Jules Verne e Gaspard-Félix Tournachon, meglio noto come Nadar. Verne e Nadar sono due personaggi storici straordinari: il primo è stato uno dei più grandi scrittori di avventura di tutti i tempi, considerato, insieme a H.G. Wells, il fondatore della moderna fantascienza; il secondo è stato un grande fotografo ritrattista francese, fra i nomi più celebri che hanno posato dietro la sua macchina fotografica troviamo Victor Hugo, Alexandre Dumas, Manet e gli italianissimi compositori Gioacchino Rossini e Giuseppe Verdi.
  • Il padre di Viola, Konrad Vermeer è un grandissimo appassionato dei libri di Jules Verne, ne cita diversi alla figlia, e inizia a raccontarle la storia di Ventimila leghe sotto i mari. Ma l’elenco di papà Konrad è molto ridotto: ne I viaggi straordinari, il ciclo di libri che raccoglie tutti i romanzi d’avventura di Verne, si contano più di 50 opere! Qui trovate l’elenco completo.
  • Riguardo a Jules Verne, il sito della Mursia, la casa editrice che ha portato in Italia i suoi Viaggi Straordinari, scrive: “La sua vita presenta molte pagine misteriose come quelle delle carte geografiche che ammaliavano i protagonisti delle sue avventure. Venne al mondo con la passione per i viaggi: all’età di quindici anni s’imbarcò di nascosto su una nave diretta verso le Indie, e al padre che lo recuperò al primo scalo spiegò di essere partito alla ricerca di coralli per la cugina Carolina. Scrittore generoso – i numerosi romanzi che compongono il ciclo dei viaggi straordinari sono fra i più tradotti al mondo – Verne è considerato il padre della fantascienza: la passione per l’ignoto e le esplorazioni, l’amore per la tecnologia e l’attrazione per mondi misteriosi sono i mattoni su cui sono costruite a mano le sue avventure, che hanno per protagonisti uomini dal genio visionario, che amano la sfida e che estendendo la conoscenza del mondo approfondiscono la conoscenza di se stessi.”.
  • Come raccontato nella storia, Jules Verne e Nadar era sul serio grandi amici, e non solo il protagonista di Dalla Terra alla Luna, Michel Arden, è ispirato a Nadar, come aveva ben capito papà Konrad, ma anche Cinque settimane in pallone è un romanzo che nasce grazie all’amico: Nadar fu infatti un appassionato amante dell’aerostatica e costruì un enorme pallone ad aria calda battezzato Le Géant (Il gigante).
  • Se Viola e gli altri membri del Cirque avessero attraversato la Manica nei giorni nostri, avrebbero potuto scegliere di non viaggiare sulla superficie dell’acqua, ma… sotto. Il 6 maggio 1994 viene infatti inaugurato il tunnel della Manica, una galleria ferroviaria lunga circa 50 km scavata sotto il fondo del Canale, che unisce il comune britannico di Cheriton al comune francese Conquelles, nei pressi di Calais. Per la maggior parte il tunnel si trova a 40 metri sotto il fondo del mare. È il tunnel con il percorso sottomarino più lungo al mondo.

POTREBBE INTERESSARTI LEGGERE ANCHE:

ALCUNI LIBRI DEGLI STESSI AUTORI:

Viola Giramondo, di Teresa Radice e Stefano Turconi

Schermata 2018-11-30 alle 11.27.43
Viola Vermeer, della grande famiglia del Cirque de la Lune, è una ragazzina curiosa, allegra ed espansiva, con una spiccata sensibilità per la bellezza in tutte le sue forme. Nel suo cammino in giro per il mondo – da Parigi a New York, dalla laguna veneziana all’India, dal Canada ad Amsterdam, da Damasco alle vette dell’Himalaya – incontrerà personaggi straordinari (come il pittore Toulouse-Lautrec o il compositore Antonín Dvorák) che, contagiati dal suo ottimismo, l’accompagneranno attraverso quell’età in bilico tra la voglia di spiccare il volo e il bisogno di avere un posto cui tornare.

Titolo: Viola Giramondo
Autrice: Teresa Radice
Illustrazioni: Stefano Turconi
Anno prima edizione: 2013
Editore: Tunué

LA “FRONTIERA” PERCHÉ:

Superare tutte le frontiere del mondo: i confini tra i Paesi, la distanza fra persone di diverse etnie e fra culture diverse… Viola Vermeer lo fa, insieme alla sua grande famiglia del Cirque de la Lune.

LA CITAZIONE:

“Ma chi stabilisce cos’è la normalità e cos’è la bellezza? Se un uomo non marcia al passo dei suoi compagni, magari è perché ode un tamburo diverso, dico io! Lasciatelo marciare al suono della musica che sente! Allora si che sarà veramente sé stesso e potrà esprimere la propria bellezza!”

TEMI TRATTATI:

  • scoprire la bellezza che ci circonda
  • multiculturalità
  • famiglia
  • amicizia
  • il ciclo della vita

PAROLE CHIAVE:

  • “Cittadina del mondo”
  • Incontri che arricchiscono

GLI AUTORI:

Teresa Radice e Stefano Turconi s’incontrano per una storia sul Topo più famoso del mondo, e da lì non smetteranno mai di creare storie insieme. Lei le scrive e lui le disegna, iniziano sul settimanale di Topolino, con cui ancora collaborano, e continuano poi creando personaggi straordinari e storie indimenticabili pubblicati da diverse case editrici. In bibliografia trovate anche il curioso Orlando, oltre alla radiosa Viola Vermeer di Viola Giramondo. E, a proposito di “giramondo”, se non sono impegnati a crear storie, potete trovare i due in giro per il mondo alla scoperta di luoghi affascinanti, che i lettori potranno poi ritrovare nelle loro opere (e nel recente carnet di viaggio Fumettìsti a zónzo). Il valore delle loro storie è stato riconosciuto più volte, in Italia e all’estero, con diversi premi.

Blog personale.

APPROFONDIMENTI:

  • Le vicende di Viola Giramondo sono ambientate verso la fine del XIX secolo, e durante i viaggi del Cirque de la Lune Viola incontrerà diverse personalità di spicco di quel periodo.
  • Il nome della protagonista, Viola, non è scelto a caso, esso contiene “un intero universo di cose belle: un fiore (la natura), un colore (l’arte), uno strumento dell’orchestra (la musica)” (fonte), e inoltre è il nome della protagonista della commedia di Shakespeare (La Dodicesima Notte) citata a pag. 106 da Konrad Vermeer, il padre di Viola.
  • Nel primo capitolo della storia, Un tesoro in ogni dove, Viola fa la conoscenza di un bizzarro personaggio: Toulouse-Lautrec, una delle figure che più hanno lasciato il segno nell’arte e nella vita parigina di fine Ottocento. Potete trovare un approfondimento sull’artista qui. A pag. 16 sono visibili anche due suoi quadri: uno è una litografia ispirata a Le Cirque Fernando, l’altro è il dipinto Ballo al Moulin Rouge. Figura importante nella vita dell’artista, nonché sua musa ispiratrice è Jane Avril, ballerina del Moulin Rouge che ritroviamo anche fra le pagine di questo primo capitolo.
  • Nel secondo capitolo, Sinfonia d’autunno, Viola incontra un altro grande nome della Storia: Antonín Leopold Dvořák, uno dei più grandi compositori del XIX secolo. Fra le pagine del capitolo vediamo parti dello spartito della sua “nuova” composizione, è la sinfonia n. 9, Nuovo Mondo. Qui potete ascoltare il quarto e ultimo movimento.
  • Nel terzo capitolo, Ritorno a casa, papà Konrad fa trovare alla figlia diversi libri per tenerle compagnia durante il viaggio del circo vero l’Himalaya, questi sono: Il piccolo Lord, Il giro del mondo in 80 giorni, Le avventure di Tom Sawyer, L’isola del Tesoro, Alice nel Paese delle Meraviglie, Piccole donne e Il Milione.
  • Tra le pagine del libro riecheggiano spesso citazioni provenienti da diversi autori: da Tiziano Terzani a Kahlil Gibran, dal mistico persiano Rumi ai romantici inglesi.
  • Nel loro blog i due autori condividono spesso le fasi di lavorazione delle loro opere: qui potete trovare gli studi dei personaggi, e qui le diverse fasi di creazione di una tavola.
  • Viola Giramondo ha vinto nel 2014 il Premio Boscarato come Miglior fumetto per bambini/ragazzi.
  • Dalla graphic novel, cioè dalla versione a fumetti di Viola, è nata poi una serie di “romanzini”, come li definiscono i due autori, dove troviamo una Viola più giovane alle prese con mille avventure. La serie è pubblicata dalla PIEMME nella collana del Battello a Vapore, il terzo volume è presente in bibliografia.

POTREBBE INTERESSARTI LEGGERE ANCHE:

ALCUNI LIBRI DEGLI STESSI AUTORI:

Ali nere, di Alberto Melis

Ali nere
1937. Il paese basco di Durango, Spagna. Un momento tragico e poco conosciuto della recente storia viene raccontato attraverso gli occhi di Tommaso, un ragazzo italiano dodicenne giunto in Biscaglia con i genitori impegnati, insieme a uomini e donne di cinquantatré diverse nazioni, a combattere contro l’esercito franchista e per la libertà. Nonostante la Guerra Civile, Tommaso vive intensamente le esperienze e i dubbi della sua età. Stringe una forte amicizia con Susa, una ragazza spagnola libera e ribelle che gli fa amare Garcia Lorca, le letture, la natura, gli animali. Un albero diventa il loro rifugio. Il 31 marzo, in un tranquillo giorno di mercato, compaiono nel cielo di Durango sagome nere di aerei. Nessuno può immaginare quello che sta per accadere. Nella storia delle guerre, il primo bombardamento a tappeto rivolto verso inermi civili avvenne a Durango, poco prima di quello di Guernica, immortalato dal celebre quadro di Picasso. Durango subì un bombardamento micidiale, eseguito dall’aviazione fascista italiana in appoggio al dittatore Franco. Un crimine contro l’umanità che anticipò gli orrori della Seconda Guerra Mondiale e che merita di essere ricordato. Anche con questo romanzo che, pur essendo frutto della fantasia dell’autore, si basa su ambienti, fatti e personaggi realmente esistiti.

Titolo: Ali nere
Autore: Alberto Melis
Anno prima edizione: 2018
Editore: Notes Edizioni

LA “FRONTIERA” PERCHÉ:

I genitori di Tommaso son un grande esempio per lui e per tutti noi: ci insegnano che le frontiere nazionali sono relative, non bisogna restar fedeli ad una bandiera, ma alla propria coscienza e seguire non gli ideologismi di passaggio, ma i propri valori. Questa è l’eredità di Tommaso.

LA CITAZIONE:

“Mi girai, alzai gli occhi al cielo e per qualche secondo restai abbagliato dai raggi del sole. Poi vidi grandi ali nere, simili a quelle che avevo sognato: appartenevano a giganteschi aerei che avevano la stessa sagoma dei bombardieri italiani Murciélagos, i Pipistrelli.”

TEMI TRATTATI:

  • famiglia
  • amicizia
  • superstizioni
  • guerra

PAROLE CHIAVE:

  • Guerra Civil
  • Durango
  • Murciélagos

L’AUTORE:

Alberto Melis nasce a Cagliari, dove ancora vive, nel 1957. Dal 1983 è maestro di scuola, ma le sue passioni ed occupazioni variano: ama la fotografia, collabora con alcune testate giornalistiche, fra cui L’Unione Sarda, e scrive romanzi, soprattutto per i più giovani, su temi a lui cari.

Sito ufficiale.

APPROFONDIMENTI:

  • Il contesto storico in cui è ambientato Ali nere è quello della guerra civile spagnola scoppiata nel 1936 e conclusasi il 1° aprile 1939, alle porte della Seconda guerra mondiale. Quali sono gli eventi che portarono a questo sanguinoso conflitto? Nel 1931 il re di Spagna abbandonò il trono e nacque la Repubblica Spagnola, ma subito iniziarono i contrasti fra i nazionalisti e i repubblicani, contrasto che sfociò in guerra nel ’36, quando il Fronte popolare (costituito da repubblicani, comunisti, socialisti e anarchici) riconquistò il governo e il generale Francisco Franco di stanza in Marocco marciò verso Madrid per rovesciare il nuovo governo con la forza. L’idea del generale era quella di costituire in Spagna un regime fascista come quello di Mussolini in Italia o come quello di Hitler di Germania, per questo motivo entrambi i paesi appoggiarono lo sforzo bellico di Franco con parte del proprio esercito. La guerra civile in Spagna divenne un prototipo dello scontro sanguinoso fra fascismo e democrazia che a breve avrebbe portato al secondo conflitto mondiale. Durante lo scontro ci fu una grande mobilitazione di civili, volontari provenienti da tutti gli strati sociali spagnoli ed europei. I soldati italiani fascisti non furono gli unici italiani coinvolti nel fronte spagnolo, molti italiani antifascisti, come i genitori di Tommaso, partirono per la Spagna per dare il loro contributo contro i nazionalisti di Francisco Franco. Nonostante ciò, la lotta era impari, e dopo 3 anni di sanguinosa guerra, Francisco Franco riuscì nel suo colpo di stato e instaurò il suo regime dittatoriale che durò sino alla sua morte, avvenuta nel 1975. In questo documentario prodotto dalla Rai potete trovare un maggior approfondimento sui fatti antecedenti la guerra civile, la guerra civile stessa e le motivazioni dei vari schieramenti.
  • Si è detto alla guerra civile parteciparono anche volontari stranieri in appoggio alla Repubblica contro il fronte nazionalista di Francisco Franco: questi costituivano le cosiddette Brigate Internazionali, citate anche nel libro, che si dividevano in diverse Colonne a seconda dei paesi di origine, e c’era anche la Colonna italiana, con volontari provenienti principalmente dal movimento Giustizia e Libertà (sotto cui combatteranno a breve anche molti partigiani in Italia). Il padre di Tommaso combatteva per la Colonna Rosselli, che prende il nome da Carlo Alberto Rosselli, attivista antifascista italiano. Insieme al padre di Tommaso, nella Colonna Rosselli milita anche un altro personaggio, Umberto Marzocchi, come si scoprirà a pag. 129, e non è un personaggio inventato: antifascista e anarchico italiano, Marzocchi parte subito per la Spagna allo scoppio della guerra per combattere contro i fascisti, andrà poi in Francia dove negli anni ’40 combatterà fra le fila della Resistenza. Riuscì a tornare in Italia solo alla fine del secondo conflitto mondiale.
  • A pag. 14 si fa riferimento alla battaglia di Monte Pelato, battaglia in cui venne ferito il padre di Tommaso: questo fu il primo scontro che vide l’intervento delle milizie italiane antifasciste nella guerra contro i franchisti, partecipò anche Marzocchi di cui si è appena parlato. In questo articolo trovate un maggior approfondimento sulla battaglia.
  • Finora si è parlato dei militanti italiani antifascisti, ma in Spagna la maggior parte degli italiani impegnati nella guerra erano dell’esercito fascista di Mussolini. Quest’ultimo non si limitò a mandare parte del suo esercito in Spagna, ma anche diverse macchine da guerra, e fra queste i Murciélagos ,”pipistrelli” in spagnolo: così venivano definiti i bombardieri italiani Savoia-Marchetti S.M.81, gli artefici dei bombardamenti contro i civili a Durango, e non solo. Questi vennero impiegati anche per la conquista dell’Etiopia e durante la seconda guerra mondiale, qui potete trovare un approfondimento.
  • Quello di Durango è stato il primo bombardamento a tappeto della storia contro inermi civili, successivamente divenne una pratica tristemente comune, a partire dalla Seconda guerra mondiale. In questo video potete vedere brevi filmati d’epoca con immagini di Durango dopo il bombardamento di quel 31 marzo 1937.
  • A pag. 110 viene riportata parzialmente la Ballata della piccola piazza di Federico García Lorca, qui potete leggere la versione integrale. Garcia Lorca fu un poeta e drammaturgo spagnolo della prima metà del Novecento, nel 1936 venne catturato da una milizia franchista a Granada dove era ospite fra amici (lui era sostenitore delle forze repubblicane), e fucilato sul posto. Il suo corpo venne poi gettato in una tomba senza nome a a Fuentegrande de Alfacar. Qui trovate un’infografica con i momenti salienti della sua breve vita.
  • Ali nere è stato “libro del giorno” nella nota trasmissione radiofonica Fahrenheit su Radio3. Potete ascoltare qui l’episodio, in cui Alberto Melis parla del suo libro, dei suoi personaggi (e l’uomo a cui il giovane protagonista deve il suo nome), del contesto storico del libro, inserendosi nel nostro contesto storico attuale.
  • L’illustrazione di copertina è di David Pintor, illustratore di libri per ragazzi nato a Galizia nel 1975. Qui, nel suo sito ufficiale potete trovare altri suoi lavori.
  • A pag. 75 viene citata la macchina Enigma, la macchina attraverso cui gli ufficiali tedeschi comunicavano attraverso messaggi cifrati, che verrà poi decrittata dal matematico inglese Alan Turing durante la Seconda guerra mondiale. In questo video viene spiegato in modo semplice il funzionamento di questa complicata macchina, all’apparenza molto simile ad una classica macchina da scrivere.

POTREBBE INTERESSARTI LEGGERE ANCHE:

ALCUNI LIBRI DELLO STESSO AUTORE:

 

Rossoblù, che storia!, di Angela Latini e Martina Matteoli

Rossoblù, che storia!
La maglia autografata dai giocatori del Cagliari giace in un cassetto e Alessandro non ha nessuna intenzione di condividerla con sua sorella Anna. Ma quando a scuola gli viene affidata una ricerca sulla sua squadra del cuore, Alessandro non può fare altro che chiedere aiuto proprio a lei! E sapete cosa vuole in cambio l’esperta sorellina? Pensando alla maglia, che vede già fra le sue mani, Anna si addormenta e si ritrova improvvisamente in piazza d’Armi, nel 1902, quando a Cagliari si tirano i primi calci al pallone. Durante un incredibile sogno, la ragazzina ripercorre le tappe fondamentali della storia rossoblù, parla con i protagonisti, raccoglie notizie e curiosità di campionato in campionato, di competizione in competizione. Vive la prima partita dell’8 settembre 1920 del Cagliari Football Club, il mitico scudetto del 1970, la partecipazione alla Coppa dei Campioni, la Coppa UEFA e l’indimenticabile promozione in Serie A nella stagione 2015-2016. Al suo risveglio Anna accetterà la richiesta di Alessandro, ormai rassegnato ad aprire quel cassetto. Ma per la piccola cronista sportiva la maglia non sarà l’unica vittoria…

Titolo: Rossoblù, che storia!
Autrici: Angela Latini e Martina Matteoli
Illustrazioni: Bruno Olivieri
Anno prima edizione: 2017
Editore: Condaghes

LA “FRONTIERA” PERCHÉ:

Ciò che ci appassiona può nascondere diversi lati che non conosciamo: superare la frontiera significa anche non limitarci a conoscere la superficie di ciò che ci piace, ma approfondire e scoprire quante più cose possibili.

LA CITAZIONE:

“Da lontano arriva un rumore, un accenno di pioggia: plin, plin, plin… goccia dopo goccia. Mi ritrovo con in mano un ombrello (chissà perché non lo apro visto che sta piovendo?!) e addosso una strana maglietta, di sicuro è rossa e blu, di sicuro ci sono sopra tante firme.
È così che inizia la storia del calcio a Cagliari, con un acquazzone.”

TEMI TRATTATI:

  • calcio
  • viaggio nel tempo
  • seguire le proprie passioni

PAROLE CHIAVE:

  • Storia del Cagliari

LE AUTRICI:

Angela Latini è nata nelle Marche, ma ha la Sardegna nel cuore, in particolare la squadra del Cagliari. Ha sempre scritto di calcio in diversi quotidiani, poi ha iniziato a parlarne anche in libri per i più giovani.

Martina Matteoli è giornalista pubblicista, e una grande appassionata di calcio sin da bambina. È scontato dire per quale squadra tifi…

APPROFONDIMENTI:

  • Rossoblù, che storia! non è il primo libro che Angela Latini dedica alla squadra del Cagliari: nel 2012 ha scritto Cuori rossoblù, che parla di una mamma delle Marche tifosissima del Cagliari (che ci sia qualche elemento autobiografico, dato che anche l’autrice è delle Marche?), mentre nel 2015 esce L’estate di una Primavera rossoblù, storia che si sviluppa fra gli allenamenti della Primavera rossoblù, la squadra dei più grandi del settore giovanile del Cagliari.
  • Alla storia della squadra del Cagliari è dedicato un percorso museale all’interno della Sardegna Arena, dal titolo Cagliari 1920 History & Gallery, in cui si possono trovare cimeli, foto, testi e reperti storici dei campioni di oggi e di sempre. Qui il sito ufficiale. Cliccando su “History” si apre il racconto dei primi anni del Cagliari, e si possono vedere alcune foto d’epoca, e riconoscerete senz’altro alcune delle maglie presenti nell’illustrazione a pag. 19.
  • “Dagli «Alè!» ad «Aiuto, le bombe!»”, così a pag. 23 s’introduce il racconto di uno dei periodi più bui di Cagliari: i bombardamenti del ’43, in piena Seconda guerra mondiale, che distrussero la città… forse non sapete che Cagliari fu la seconda città più devastata dalle bombe in quel periodo, infatti fu raso al suolo l’80% degli edifici! In questo video, attraverso le testimonianze dei sopravvissuti, vengono raccontati quei giorni del 1943.
  • A pag. 25 si fa riferimento al nuovo stadio dell’Amsicora, e all’eroe a cui deve il proprio nome… Si tratta per l’appunto di Amsicora (o Ampsicora), che ai tempi delle grandi conquiste dell’antica Roma organizzò una rivolta contro le legioni romane (215 a.C.). Purtroppo l’esito della rivolta non fu lieto per il nostro eroe, che dopo la sconfitta e la morte del figlio decise di togliersi la vita, ma il nome dello stadio non è l’unico omaggio a lui dedicato, a Oristano infatti si trova una sua stele celebrativa. Ma la figura di Ampsicora era presente anche nella bibliografia dell’a.s. 2017/2018, con il libro Ampsicora. Eroe sardo di Tonino Oppes. Qui trovate un approfondimento sulla storia di questo personaggio e in particolare sulla sua ribellione ai romani.
  • “… mi distraggo un po’, sino a quando vedo volare un’arancia. Proprio un’arancia, che lanciata dagli spalti finisce in pieno sulla faccia di Cannito, un giocatore del Lecce che sta parlando con l’arbitro.” (pag.48), se la ricorda ancora bene Ruggero Cannito quell’arancia, come racconta all’Unione Sarda nell’aprile del 2011: “Ho ancora la sensazione che l’arancia forse era rivolta all’arbitro: ma me la beccai io, tra occhio e naso, e mi fece male, molto male. Perché ero vicino all’arbitro rientrando negli spogliatoi? Lo Bello mi aveva ammonito e mi ero avvicinato per chiedergli spiegazioni, ma all’improvviso sentii come un cazzotto, cominciò a uscire sangue dal naso, ebbi quasi uno svenimento”.
  • Il libro è illustrato da Bruno Olivieri, illustratore, sceneggiatore, colorista, musicista e chissà cos’altro… Attualmente collabora principalmente con la rivista Il Giornalino in cui disegna le storie a fumetti dell’elefantino Paky (testi di Fabrizio Lo Bianco) e del piccolo investigatore John Watson (testi di Beppe Ramello). Qui trovate il suo sito ufficiale.

POTREBBE INTERESSARTI LEGGERE ANCHE:

ALCUNI LIBRI DELLE STESSE AUTRICI:

Non restare indietro, di Carlo Greppi

Non restare indietro
Quel lunedì di gennaio in cui Francesco, protetto solo dal cappuccio della sua felpa, sale le scale a falcate di tre gradini e si infila appena in tempo nella III C della Scuola Nuova, non è un giorno come un altro. I suoi, senza neanche dirglielo, l’hanno iscritto a un viaggio. E non a uno qualunque, ma a un viaggio “per non dimenticare” in Polonia, ad Auschwitz. Ce la farà, ad affrontarlo? Cosa penseranno di lui i compagni di calcio e quelli della Vecchia Scuola? Cosa dirà Kappa, il suo migliore amico che si fa chiamare così – K. – perché è il tag con cui sta tappezzando i muri del quartiere? Tra grida di rabbia e momenti di spaesamento, tra partite di calcio e sere passate sulle panchine, tra domande sul senso della storia e altre sul senso della vita, Francesco dovrà entrare in contatto con le proprie emozioni e con quelle degli altri, e fare i conti con il suo dolore. Guardando nel buio più profondo del passato, questi ragazzi cercheranno un modo per immaginarsi grandi, insieme proveranno a capire e affrontare la Storia. Quella con la maiuscola, e quella che viviamo tutti i giorni: perché bisogna stare attenti – se si vuole pensare al futuro – a non restare indietro.

Titolo: Non restare indietro
Autore: Carlo Greppi
Anno prima edizione: 2015
Editore: Feltrinelli

LA “FRONTIERA” PERCHÉ:

Alcuni episodi della Storia sembrano ormai separati dal presente da una frontiera invalicabile, pagine talmente forti e crudeli che sembrano non appartenere alla realtà. Distruggere quella frontiera e capire come noi in passato si sia potuti arrivare a commettere certi crimini, capire come persone comuni si siano rese complici di un genocidio… togliere il velo dell’irrealtà e capire di cosa siamo capaci, essere coscienti che la storia “fa le rime” e non si può mai essere certi che le cose non riaccadano, anche questo è superare la frontiera.

LA CITAZIONE:

“Erano quasi tutti d’accordo, sul fatto che una storia del genere potrebbe ricapitare, o che addirittura fosse già successa dopo il 1945, come se un’altra tabellina invisibile continuasse a battere il tempo, e ogni tot anni, in qualche parte del mondo, qualcuno provasse a spazzare via dalla faccia della terra un altro gruppo umano individuato sulla base di caratteristiche più o meno reali. Gianluca aveva ritirato fuori la roba delle rime: ‘La storia non si ripete mai uguale a se stessa: al massimo fa le rime’, aveva detto.”

TEMI TRATTATI:

  • genocidio
  • demitizzazione della Shoah
  • ritrovare sé stessi
  • amicizia
  • lutto

PAROLE CHIAVE:

  • Nuova Scuola
  • Auschwitz
  • Shoah
  • La storia “fa le rime”

L’AUTORE:

Carlo Greppi nasce nel 1982 a Torino, è uno storico, collabora con Rai Storia come conduttore, inviato e ospite, fa parte del Comitato scientifico dell’Istituto piemontese per la storia della Resistenza e della società contemporanea “Giorgio Agosti”, collabora inoltre con il blog Doppiozero e la Scuola Holden, ed è, ovviamente, scrittore. È anche socio fondatore dell’associazione Deina, il cui intento è realizzare percorsi formativi per i giovani legati al tema della memoria. Per Non restare indietro ha vinto il premio premio Adei-Wizo 2017, sezione ragazzi.

APPROFONDIMENTI:

  • Come raccontato a pag. 17, il Giorno della Memoria è un’istituzione recente, degli anni Duemila. Qui trovate la legge n. 211 del 20 luglio 2000 con cui in Italia si istituisce il Giorno della Memoria (Art. 1: La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, “Giorno della Memoria”, al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati.).
  • A pag. 19 si fa riferimento al processo di Adolf Eichmann, ufficiale nazista a capo della sezione che si occupava della deportazione delle persone considerate di “razza ebraica”. In questo articolo trovate un approfondimento sulla persona di Eichmann e sul suo processo a Gerusalemme, qui invece trovate un video del processo (che fu ripreso dalle telecamere americane) sottotitolato in italiano. Nell’articolo si fa riferimento ad Hannah Arendt, citata anche nel libro, i cui pensieri su Eichmann e il suo processo vennero riuniti nel libro La banalità del male (“Arendt non disse che Eichmann era semplicemente un burocrate, nonostante le sia stata attribuita questa versione che apparteneva piuttosto alla linea degli avvocati della difesa: per lei Eichmann rappresentava «l’assenza di pensiero» cioè l’assenza di una dimensione interiore etica della coscienza. Tale assenza di pensiero era anche assenza di responsabilità, ossia incapacità di elaborare il significato del proprio agire e dunque le sue conseguenze.”).
  • Nel libro si fa riferimento diverse volte a foto risalenti al regime nazista e alla persecuzione ebraica, eccone alcune: foto dell’uomo con le braccia conserte, Amburgo 1936 (pag. 28), in questo articolo trovate la storia di quest’uomo, August Landmesser; foto del giovale ufficiale nazista col fucile puntato contro sei uomini (pag. 52); “L’ultimo ebreo di Vinnycja” (pag. 54); il Battaglione 101 (pag. 90); il Battaglione 101 in festa (pag. 104); Sonderkommandos ad Auschwitz (pag. 148).
  • Da pag. 78 vengono citati diverse parti della poesia Messaggio, letta da un’anziana signora che racconta la sua esperienza dopo la promulgazione in Italia delle leggi razziali. Questa signora è Nedelia Lolli, scappata al destino di tanti ebrei come lei grazie all’aiuto di Dalmiro e Verbena Costa, torinesi, che nell’inverno tra il 1943 e il 1944 nascosero l’allora tredicenne Nedelia, spacciandola come educatrice dei loro figli Marcello e Giorgio. Qui trovate riportata per intero questa storia di coraggio e di salvezza.
  • “La signora si mette a raccontare di quando arrivarono le leggi razziali: a nove anni lei scoprì di essere di una razza inferiore. Secondo le logiche deliranti del fascismo, naturalmente, aggiunge con un mezzo sorriso, prima di farsi seria.” (pag. 82). Qui trovate tutti gli articoli de Il manifesto della razza pubblicato in Italia nel 1938, pochi mesi dopo verranno promulgate le leggi razziali. Al punto 9 si può leggere “Gli ebrei non appartengono alla razza italiana”.
  • A pag. 80 si fa riferimento al corto animato Educazione alla morte: è un corto realizzato dalla Disney che denuncia la manipolazione dei bambini tedeschi avviati all’ideologia nazista sin dalla tenera età. Lo trovate qui con i sottotitoli in italiano.
  • A pag. 140 si fa riferimento allo psichiatra Franco Basaglia, che oggi viene ricordato soprattutto per la legge 180/1978, chiamata proprio “Legge Basaglia”, grazie alla quale vennero chiusi i manicomi in Italia.
  • A pag. 165 si fa riferimento a un tentativo di fuga del 7 ottobre 1944: quel giorno a Birkenau alcuni elementi di due Sonderkommandos si ribellano alle SS, uccidono tre soldati nazisti e distruggono un forno crematorio con esplosivo ottenuto grazie alla collaborazione di alcune donne polacche impiegate presso alcune fabbriche di munizioni nei dintorni. La rivolta si conclude in un bagno di sangue, con lo sterminio dei deportati ribelli e l’impiccagione, alcuni mesi dopo, di quattro donne polacche. Qui trovate un approfondimento sugli accadimenti di quel giorno.
  • L’autore del libro ha partecipato ad una puntata del programma Il tempo e la storia (citato anche da lui a pag. 218) prodotto dalla Rai in cui si parla proprio dei Lager nazisti, potete vedere l’episodio qui.
  • Dopo aver letto il libro potrebbe essere interessante associare delle immagini ai luoghi raccontati, in questo breve video potete vedere ciò che i ragazzi della III C hanno visto in quella fredda giornata ad Auschwitz.
  • Qui potete trovare una breve intervista all’autore Carlo Greppi, in cui parla del libro, dei suoi obiettivi e del viaggio ad Auschwitz.
  • Non restare indietro non è il primo libro di Carlo Greppi con a tema la Shoah, ha scritto anche L’ultimo treno. Racconti del viaggio verso il lager, e La nostra Shoah. italiani, sterminio, memoria, di cui potete trovare qui un estratto.

POTREBBE INTERESSARTI LEGGERE ANCHE:

ALCUNI LIBRI DELLO STESSO AUTORE: