Stanotte guardiamo le stelle, di Alì Ehsani

Stanotte guardiamo le stelle
Afghanistan, anni novanta. Ali è un ragazzino che trascorre le giornate tirando calci a un pallone con il suo amico Ahmed, in una Kabul devastata dalla lotta tra fazioni, ma non ancora in mano ai talebani. La città non è sempre stata così, gli racconta suo padre: un tempo c’erano cinema, teatri e divertimenti, ma ad Ali, che non ha mai visto altro, la guerra fa comunque meno paura delle sgridate del maestro o dei rimproveri della madre. Il giorno in cui, di ritorno da scuola, Ali trova un mucchio di macerie al posto della sua casa, quella fragile bolla di felicità si spezza per sempre. Convinto inizialmente di aver solo sbagliato strada, si siede su un muretto e aspetta il fratello maggiore Mohammed, a cui tocca il compito di spiegargli che la casa è stata colpita da un razzo e che i genitori sono morti. Non c’è più niente per loro in Afghanistan, nessun futuro e nessun affetto, ma “noi siamo come uccelli (…) e voleremo lontano”, gli dice Mohammed, che lo convince a scappare. E in quello stesso istante, l’istante in cui inizia il loro grande viaggio, nascosti in mezzo ai bagagli sul portapacchi di un furgone lanciato verso il Pakistan, Mohammed diventa per Ali un padre, il miglior amico e, infine, un eroe disposto a tutto pur di non venire meno alla promessa fattagli alla partenza: Ali tornerà a essere libero e a guardare le stelle, come faceva da bambino quando il padre gli spiegava le costellazioni sul tetto di casa nelle sere d’estate. Dal Pakistan all’Iran, e poi dall’Iran alla Turchia, alla Grecia e infine all’Italia, quella di Ali e Mohammed è un’epopea tragica, ma anche una storia di coraggio, determinazione e ottimismo.

Titolo: Stanotte guardiamo le stelle
Autore: Alì Ehsani con Francesco Casolo
Anno prima edizione: 2016
Editore: Feltrinelli

LA “FRONTIERA” PERCHÉ:

Le frontiere che attraversa Alì son tante: quella che ci separa dall’esser insieme, con una famiglia, all’esser soli; quella geografica di tutti i Paesi che attraverserà cercando un posto migliore in cui vivere, e quella che separa le persone di origine diversa: c’è chi rafforza questa frontiera e chi riesce ad andare oltre.

LA CITAZIONE:

“Chi parla degli emigrati usa spesso la parola ‘disperati’, ma quello che invece penso oggi, a Roma, nella mia vita italiana, è che non c’è niente di più simile alla speranza nel decidere di emigrare: speranza di arrivare da qualche parte migliore, speranza di farcela, speranza di sopravvivere, di tenere duro, speranza di un lieto fine come al cinema. Penso che sia normale che ogni essere umano cerchi disperatamente di migliorare la propria condizione e in alcuni casi muoversi è l’unico modo per farlo.”

TEMI TRATTATI:

  • emigrazione
  • fuga dalla guerra
  • famiglia
  • sopravvivenza
  • accoglienza

PAROLE CHIAVE:

  • La “speranza nel decidere di emigrare”
  • Guerra in Afghanistan
  • Campi di prigionia
  • Centri di accoglienza

L’AUTORE:

Alì Ehsani nasce a Kabul nel 1989, a 8 anni perde i genitori e la casa, e inizia con il fratello Mohammed il lungo viaggio, raccontato in questo libro, che lo porterà in Italia a 13 anni. Vive a Roma dal 2003, e nel 2015 ha conseguito la laurea triennale in Giurisprudenza.

APPROFONDIMENTI:

  • La storia di Alì inizia quando a 8 anni torna a casa, ma non la trova: le bombe l’hanno spazzata via. Perché c’è la guerra in Afghanistan, cosa stava succedendo? Il territorio, dopo esser stato nelle mani dell’Unione Sovietica dal ’79, dopo diverse lotte riacquista l’indipendenza nell’88, ma la guerra continua e diventa interna: si formano due schieramenti, quello dei mujaheddin che avevano già combattuto contro l’invasione sovietica, e i talebani. Questi ultimi sono un gruppo estremista islamico nato all’interno delle scuole coraniche (“talebano” significa infatti “studente”), ed è durante le loro lotte di conquista di tutto il territorio afghano che inizia il triste viaggio di Alì. Quando saliranno al potere imporranno su tutto il territorio un regime teocratico basato sul rigido rispetto delle leggi coraniche e il loro nome verrà poi associato all’organizzazione terroristica di al Qaeda e al suo capo, Osama Bin Laden. Il regime talebano cade ufficialmente nel 2001, in seguito all’intervento militare degli Stati Uniti post 11 settembre, ma la loro attività terroristica continua ancora ai giorni nostri. Qui potete trovare un approfondimento sulla recente storia dell’Afghanistan, qui un documentario sull’Afghanistan prodotto da Rai Storia, e qui un approfondimento sulla situazione attuale del Paese.
  • “Penso a una frase che ho sentito una volta che dice che secondo i talebani l’Afghanistan è per i Pashtun e basta. I tagiki, dicono i talebani, devono stare in Tagikistan; i turkmeni in Turkmenistan… e così via fino agli ultimi degli ultimi, gli hazara, che invece, sempre secondo i talebani, devono stare al cimitero.” (pag. 33) Chi sono i pashtun e chi gli hazara? In Afghanistan convivono diverse etnie, ognuna con una sua lingua e una sua organizzazione sociale: i pashtun sono quella maggioritaria, di religione islamica sunnita, poi ci sono i tagiki, i turkmeni (l’etnia di Alì), gli uzbeki, i kirghizi, i baluci, i nur, gli aimaq e infine gli hazara. Questi sono quelli che per i talebani (di etnia pashtun) “devono stare al cimitero”. Perché? Gli hazara, islamici sciiti, nei secoli scorsi rappresentavano la maggioranza della popolazione afghana, poi all’inizio del Novecento salì al potere una tribù pashtun, quindi sunnita, e da quel momento iniziarono le persecuzioni nei loro confronti (per capire la differenza fra musulmani sunniti e sciiti, qui). Quello nei confronti degli hazara è stato un vero e proprio genocidio, e nonostante oggi vengano loro riconosciuti gli stessi diritti delle altre etnie, sono ancora oggetto di persecuzioni. (Per approfondire, qui)
  • A pag. 103 si fa riferimento ad una guerra contro Saddam: è la guerra fra Iran e Iraq combattuta fra il 1980 e il 1988. Nell’estate del 1980 Saddam Hussein, il dittatore iracheno, invase l’Iran per conquistare nuovi territori ricchi di petrolio e destabilizzare la teocrazia iraniana, obiettivi che però non riuscì a raggiungere. La guerra finì con l’intervento dell’ONU, e Saddam Hussein successivamente fece accordi con l’Iran per garantirsi la sua neutralità in un altro scontro che stava preparando: l’invasione del Kuwait che tre anni dopo avrebbe portato alla Prima guerra del Golfo. (Qui un approfondimento sul conflitto.)
  • Fuggiti dall’Afghanistan, Alì e suo fratello restano per qualche tempo in Iran, e qui continua la discriminazione nei loro confronti: in Afghanistan venivano discriminati dai pashtun in quanto turkmeni, in Iran vengono discriminati in quanto afghani, non hanno diritti civili e nessuna possibilità di averli. Per capire il difficile rapporto fra Afghanistan e Iran, e lo stato dei rifugiati afghani, potete leggere questo breve articolo.
  • Potete vedere l’intero percorso con le varie tappe del lungo viaggio di Alì verso l’Italia qui.
  • Potete vedere una breve intervista di Alì Ehsani in cui racconta della nascita del libro e la condivisione della sua esperienza qui.
  • Stanotte guardiamo le stelle è scritto in collaborazione con Francesco Casolo, docente di Storia del Cinema presso l’Istituto Europeo di Design, ma anche editor e scrittore. Nel 2012 ha scritto e diretto il documentario I resilienti, reportage dal Cairo sulla Primavera araba, presentato al Beirut Film Festival. Qui potete trovare il video di un incontro con il pubblico da parte di entrambi gli autori.

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La mia Resistenza, di Roberto Denti

La mia Resistenza
Roberto è solo un ragazzo quando compie la prima di tante scelte importanti: a Cremona, in un’Italia divisa in due, nel cuore della guerra si aggrega a una singolare compagnia di finti teatranti, che di notte fanno saltare i ponti sul Po per impedire il passaggio delle truppe tedesche. Il gruppo viene scoperto, molti componenti sono arrestati. Roberto riesce a fuggire. È solo il primo episodio di una lunga, dolorosa, faticosa avventura: la separazione dalla famiglia, la fuga in montagna, l’arresto e la cella d’isolamento, infine la lotta con una brigata partigiana fino all’arrivo degli alleati. Una storia di resistenza, di coraggio inevitabile, raccontata con semplicità a chi vuole sapere oggi com’è stato fare la Storia senza saperlo.

Titolo: La mia Resistenza
Autore: Roberto Denti
Anno prima edizione: 2010
Editore: BUR

LA “FRONTIERA” PERCHÉ:

La frontiera è anche quella linea che separa ciò che è giusto da ciò che è sbagliato, che in certe circostanze si differenzia da ciò che è dettato dalla legge e non. Avere il coraggio di opporsi a ciò che è sbagliato ma ci impongono, lottare in nome di ideali e valori universali, resistere per costruire un paese migliore, anche questo è attraversare la frontiera.

LA CITAZIONE:

“Un attimo, e le nostre armi spararono prima delle loro: un atto istintivo che ci salvò la vita. Se soltanto avessimo voluto pensare a cosa era opportuno fare, i fascisti avrebbero usato le armi per primi. Più tardi, quando il rastrellamento fu terminato, mi ritrovai a riflettere: certamente avevo ucciso un uomo uguale a me, anche se con idee e ideali diversi. Non avrei potuto agire diversamente, ma non per questo mi sentivo in pace con me stesso.”

TEMI TRATTATI:

  • guerra
  • opposizione alla dittatura
  • lotta per la libertà
  • famiglia

PAROLE CHIAVE:

  • Resistenza
  • Fascismo
  • Seconda guerra mondiale

L’AUTORE:

Roberto Denti è stato il fondatore e la guida della Libreria dei Ragazzi di Milano per quarant’anni. Nato a Cremona nel 1924, visse a Milano dal 1946, dove iniziò a lavorare come giornalista del Sole 24 ORE e dove, nel 1948, conobbe Gianni Rodari. Nel 1972, insieme a Gianna Vitali, diede inizio all’avventura della prima libreria italiana dedicata esclusivamente a bambini e ragazzi. Con i suoi collaboratori partecipò per anni alla giuria che assegna il Premio Andersen. Morì a Milano il 21 maggio 2013. Ne La mia Resistenza racconta la sua esperienza, da “sbandato” prima e partigiano dopo, durante la Seconda guerra mondiale.

APPROFONDIMENTI:

  • Il libro inizia con una data storica, quella dell’8 settembre 1943 con la resa dell’Italia agli Alleati, da cui nasceranno i primi “sbandati”, soldati italiani allo sbando in seguito allo sfascio dell’esercito e delle istituzioni, ma da cui avrà origine anche la Resistenza contro la successiva occupazione tedesca. Potete leggere un approfondimento sui giorni successivi all’8 settembre in questo articolo, dove si cita anche il generale Kesserling, oscuro protagonista del XXIII capitolo del libro. Qui potete trovare invece un approfondimento su tutti gli avvenimenti, dal governo del generale Badoglio alla Repubblica Sociale Italiana (RSI) di Mussolini, che portarono alla nascita del movimento partigiano.
  • In questo sito trovate una cronistoria in pillole dei fatti della Seconda guerra mondiale riguardanti l’Italia, utile per avere in mente il quadro generale degli avvenimenti citati nel libro.
  • Denti ci racconta che negli anni ’40, per esigenze economiche, si ritrovò a lavorare per la testata cremonese Il Regime Fascista. Negli archivi storici sono consultabili alcune pagine del giornale, e oggi appaiono al limite del grottesco certi articoli, come questo in cui il fondatore del quotidiano, Roberto Farinacci, risponde ad un elogio di Mussolini: “Ti comunico questo magnifico risultato con l’intima soddisfazione di veder coronata una iniziativa fascistissima del mìo giornale che ha una sola incorreggibile ambizione: servire con devozione ed intelligenza il Regime e il Duce.”. In questo sito è possibile ricercare tutti gli articoli della testata data per data, le annate de Il Regime Fascista vanno dal 1926 al 1945.
  • Dopo l’8 settembre Denti e la madre perdono le tracce del fratello e vanno a Curtatone temendo sia stato deportato in un campo di concentramento. In quel comune, nella località Valletta dell’Aldriga, il 19 settembre si consumò un eccidio: dieci soldati detenuti nei campi di concentramento vicino a Mantova vennero lì attirati con l’inganno dagli ufficiali tedeschi e costretti a scavare le fosse dove sarebbero stati poi gettati dopo la fucilazione. Trovate maggiori approfondimenti sull’eccidio in questo breve documento. Qui invece un approfondimento sui campi di concentramento in Italia.
  • A pag. 21 si fa riferimento all’invasione e successiva conquista dell’Etiopia da parte dell’Italia, e Denti non nasconde gli orrori che son stati perpetrati in quella regione per arrivare ad una rapida vittoria. Qui trovate un approfondimento della storia coloniale italiana in Africa.
  • “Fui portato al comando tedesco, dove un interprete mi fece parlare e si rese conto che non ero francese. Meno semplice l’accusa di ‘giuivo’ (giudeo). […] Per quanto riguarda l’appartenenza alla religione ebraica (accusa pericolosissima!), il soldato disse che lo aveva pensato vedendo il mio naso, piuttosto lungo e con una gobba.” (pag. 29). In questo articolo potete trovare un approfondimento sull’antisemitismo in Italia, e qui il Manifesto sulla Razza pubblicato il 14 luglio 1938 (al punto 9: Gli ebrei non appartengono alla razza italiana), che successivamente diventerà la base ideologica e pseudo-scientifica della politica razzista dell’Italia fascista.
  • A pag. 36 Denti fa riferimento ad un libro proibito dalla censura fascista: All’ovest niente di nuovo (o, come è meglio conosciuto oggi, Niente di nuovo sul fronte occidentale) di Erich Maria Remarque. Il romanzo, ambientato durante la Prima guerra mondiale, racconta le crude vicende di un giovane soldato al fronte. Un romanzo dai toni pacifisti che certamente non si allineava a quella che era l’ideologia fascista.
  • A pag. 50 si fa riferimento alle donne staffette, il cui compito era quello di curare “i collegamenti tra le varie formazioni impegnate nella lotta armata, permettendo la trasmissione di ordini, direttive, informazioni, e il conferimento di beni alimentari, medicine, armi, munizioni, stampa clandestina. […] Le staffette solitamente non sono armate e quindi si trovano nell’impossibilità materiale di difendersi. Molte sono quelle che pagheranno con le torture e la vita il loro impegno, che tuttavia è indispensabile. Senza le staffette, la guerra partigiana sarebbe stata inattuabile.” (fonte).
    In questo articolo potete trovare le testimonianze di Tina Anselmi e Marisa Ombra, partigiane ai tempi della Resistenza.
  • Il “cugino” che Denti incontra nel suo periodo di prigionia è Teresio Olivelli, figura di spicco nella guerra partigiana. All’inizio membro attivo del regime fascista (era segretario dell’Istituto di Cultura fascista), dopo due viaggi ufficiali nella Germania nazista iniziò a nutrire le prime perplessità, fino all’8 settembre 1943, data che cambiò anche la sua vita. Qui trovate un approfondimento su questo personaggio storico.
  • Dopo la scarcerazione e la vita da clandestino, Denti entra a far parte ufficialmente dei partigiani, nella III Brigata Rosselli. Questa deve il suo nome a Carlo Rosselli, leader della formazione politica antifascista “Giustizia e Libertà”, ucciso nel 1937 dai servizi segreti del regime fascista. Trovate in questo articolo un approfondimento sulla sua figura e su quella del fratello, Nello, antifascista militante.
  • In contrapposizione alle Brigate dei partigiani, il 1° luglio del 1944 vengono istituite le Brigate Nere (citate a pag. 109), un corpo paramilitare fascista della Repubblica Sociale Italiana (RSI). Qui potete trovare un breve approfondimento.
  • L’ultimo capitolo del libro è dedicato al ricordo delle canzoni della guerra partigiana, con i vari testi, e se volete ascoltarle, potete cliccare nei seguenti link: Bella Ciao, Fischia il vento, Dalle belle città, Pietà l’è morta, Sul ponte di Perati.
  • Qui trovate un breve intervista a Roberto Denti all’uscita del libro.

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Piccole storie di un lontano Oriente, di Stefano Bordiglioni

Piccole storie di un lontano Oriente
Quando circa diecimila anni fa le tribù nomadi cominciarono a coltivare la terra, ebbero naturalmente bisogno di acqua abbondante. Per questo motivo nelle pianure bagnate dai grandi fiumi nacquero grandi città e si svilupparono raffinate civiltà. Il Nilo fu la culla della civiltà egizia, il Tigri e l’Eufrate dei sumeri. Allo stesso modo l’Indo, il Fiume Giallo e il Fiume Azzurro videro nascere la civiltà egiziana e quella cinese.

Titolo: Piccole storie di un lontano Oriente
Autore: Stefano Bordiglioni
Illustrazioni: Stefano Turconi
Anno prima edizione: 2016
Editore: Einaudi Ragazzi

LA “FRONTIERA” PERCHÉ:

Torniamo indietro nel tempo e spostiamoci verso quel lontano Oriente, lontano sulle mappe e lontano anche per cultura. Superiamo quindi tre frontiere: quella dello spazio, del tempo e della storia di una civiltà.

LA CITAZIONE:

“Quella gente, che lasciava per sempre le proprie case nella morente città di Mehrgarh, partì con il cuore triste, ma così facendo diffuse nelle regioni circostanti i semi della conoscenza e del progresso.”

TEMI TRATTATI:

  • civiltà antiche
  • storia
  • tradizione e costumi

PAROLE CHIAVE:

  • Valle dell’Indo
  • Cina

L’AUTORE:

Stefano Bordiglioni, nato a Roma nel 1955, oltre che essere scrittore è anche insegnante in una scuola primaria di Forlì e autore di canzoni e programmi televisivi per ragazzi. Ha pubblicato numerosi libri per ragazzi e ricevuto diversi riconoscimenti, fra cui il premio Gianni Rodari – Città di Orvieto e il premio Hans Christian Andersen – Baia delle Favole, dedicato alla letteratura per l’infanzia. Inoltre è un grande viaggiatore, per terra e per mare, o meglio… sotto il mare! Ha infatti un brevetto da istruttore subacqueo.

Sito ufficiale.

APPROFONDIMENTI:

  • Il volume si divide in due parti: la prima riguarda le civiltà antiche della Valle dell’Indo (2.500 a.C.~1.800 a.C.), che, spostatesi da Mehrgarh per via di una grave siccità, fiorirono nelle città di Mohenjo Daro e Harappa, che si trovano lungo il Fiume Indo. Qui potete trovare un piccolo approfondimento con riferimenti geografici.
  • Trovate un approfondimento maggiore sulle antiche civiltà della Valle dell’Indo, in particolare della due grandi città di Mohenjo Daro e Harappa, in questi due video didattici: Parte 1 e Parte 2. Si parla delle loro tecniche e tipi di costruzione, delle principali attività economiche, della società, della religione e si possono vedere i resti ad oggi di queste grandi civiltà.
  • Le antiche civiltà della Valle dell’Indo adoravano Shakti, la Dea Madre (che viene citata anche a pag. 30 del libro). È una divinità della fertilità, ed è una figura famigliare anche in Sardegna: sono diverse le statuine di età prenuragica che la riproducono, e anche in questo caso si tratta di una dea della fertilità. Ecco il confronto fra una statuina di Shakti, databile fra il 3.000 a.C. e il 1.000 a.C., e la statuina di una nostra Dea Madre, databile fra il 3.300 a.C. e il 2.700 a.C.
  • Nella storia Il sudore delle rocce, viene citato lo shilajit, una sostanza che si forma nelle rocce che veniva considerata come un rimedio a tutti i mali. Lo shilajit viene tuttora utilizzato come rimedio naturale: secondo alcuni studi ha proprietà rilassanti e digestive, riduce il colesterolo, ed è un aiuto contro allergie e problemi respiratori.
  • Le grandi civiltà della Valle dell’Indo scomparvero intorno al 1.800 a.C., e Bordiglioni, nella storia Il villaggio vuoto, riconduce questo avvenimento all’invasione degli Arii, una popolazione indoeuropea, che spinse queste popolazioni ad emigrare verso est. In realtà le cause dell’abbandono di quelle terre potrebbero essere diverse: si pensa oggi a un grande cambiamento climatico che rese la regione fredda e secca, e a eventi sismici che portarono alla scomparsa di un fiume e al conseguente inaridimento del terreno.
  • La seconda parte del volume è dedicata all’antica civiltà cinese sviluppatesi intorno al Fiume Azzurro e al Fiume Giallo dal 3.000 a.C., qui trovate un piccolo approfondimento.
  • Nella storia L’inventore delle parole, il piccolo Guo si reca dal maestro Wu per imparare l’arte della scrittura cinese. Si tratta di una vera e propria arte giacché in Cina non si usa il nostro classico alfabeto, ma degli ideogrammi, ossia dei simboli grafici che non rappresentano un suono, ma un’idea (infatti Guo dopo aver visto il carattere per “sole” (日) dice che gli ricorda quello vero). Partendo da questa caratteristica della lingua cinese, è nato il progetto Chineasy, che ha creato una serie di schede dove ogni carattere fa da base all’immagine che rappresenta, qui potete sfogliare alcuni esempi.
  • Nelle store La carta di Ts’ai Lun e Il pesce di metallo si parla di due grandi invenzioni cinesi: la carta e la bussola. La carta veniva ricavata da fibre vegetali ottenute triturando la corteccia di gelso, queste fibre venivano poi amalgamate fra loro e lasciate essiccare all’aria. Qui trovate una breve storia della carta.
    Per quanto riguarda la bussola, per molto tempo si era creduto fosse un’invenzione tutta italiana della repubblica marinara di Amalfi risalente al XIII secolo, ma quella fu solo l’evoluzione della bussola per come la conosciamo oggi: fu in Cina che si scoprirono per la prima volta le proprietà della magnetite, sensibile al campo magnetico terrestre, anche se lo strumento non venne mai applicato da loro nel campo della navigazione.
  • Nella storia che conclude il volume, La tartaruga di Cheng, si fa riferimento a due incredibili opere prodotte dall’antica civiltà cinese: sono la Grande Muraglia e l’esercito di terracotta. Trovate qui un piccolo approfondimento.
  • Trovate un approfondimento abbastanza completo sull’antica civiltà cinese in questo video prodotto da un classe delle medie.
  • Stefano Turconi, l’illustratore del volume, è un nome che ritroviamo in altri libri presenti nella bibliografia di quest’anno, ossia in: Piccole storie dell’antica Grecia, Viola Giramondo, Viola Giramondo Vol. 3. La ricerca della felicità, Orlando Curioso e il segreto di Monte Sbuffone e Orlando Curioso e il mistero dei calzini spaiati.

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Piccole storie dell’antica Grecia, di Stefano Bordiglioni

Piccole storie dell'antica Grecia
Queste piccole storie ambientate nell’antica Grecia hanno tutte un fondo di verità storica: sono fatti, invenzioni, idee e curiosità della Grecia di tremila anni fa. Si racconta ad esempio la battaglia di Salamina, oppure il principio di Archimede, per il quale un corpo solido può galleggiare in un liquido, o ancora la coppa di Pitagora che si svuota per effetto della pressione. Piccole storie di fantasia, ma con un solido aggancio alla realtà storica dei Greci di allora.

Titolo: Piccole storie dell’antica Grecia
Autore: Stefano Bordiglioni
Illustrazioni: Stefano Turconi
Anno prima edizione: 2014
Editore: Einaudi Ragazzi

LA “FRONTIERA” PERCHÉ:

Interrogandoci sul mondo, su noi stessi e sulla vita superiamo la frontiera di un’esistenza passiva, vissuta senza porsi domande… In questo senso, non c’è niente come un viaggio verso la patria della filosofia, l’antica Grecia, per superare le frontiere!

LA CITAZIONE:

“- E che cosa c’è in queste bisacce di fantasia?
– In quella che portiamo davanti ci sono i difetti e gli errori degli altri. In quella sulle spalle, molto più grossa dell’altra, ci sono invece i nostri.
– E questo che vuol dire? – chiese ancora Idra, che non riusciva a capire.
– Vuol dire che noi vediamo bene i difetti degli altri e siamo subito pronti a criticarli. Ma non vediamo per niente i nostri, perché ce li portiamo sulla schiena.
La piccola Idra spalancò gli occhi sorpresa: – Ora ho capito, Esopo!”

TEMI TRATTATI:

  • civiltà antiche
  • storia
  • guerra
  • scienza e filosofia

PAROLE CHIAVE:

  • Grecia
  • Guerre persiane
  • Menti geniali
  • Leggende

L’AUTORE:

Stefano Bordiglioni, nato a Roma nel 1955, oltre che essere scrittore è anche insegnante in una scuola primaria di Forlì e autore di canzoni e programmi televisivi per ragazzi. Ha pubblicato numerosi libri per ragazzi e ricevuto diversi riconoscimenti, fra cui il premio Gianni Rodari – Città di Orvieto e il premio Hans Christian Andersen – Baia delle Favole, dedicato alla letteratura per l’infanzia. Inoltre è un grande viaggiatore, per terra e per mare, o meglio… sotto il mare! Ha infatti un brevetto da istruttore subacqueo.

Sito ufficiale.

APPROFONDIMENTI:

  • Tutto il volume tratta di personaggi storici, battaglie e grandi opere d’arte dell’antica Grecia. Per capire meglio il contesto storico e geografico delle storie presenti fra queste pagine, potrebbe essere utile la visione di questo video didattico realizzato da una maestra di scuola, Selene.
  • Ne La nave sulla collina il giovane Balio vede una nave e dice “ho temuto che fosse quella di Caronte che veniva a prendere la mia anima.”. Caronte infatti nella mitologia greca è il traghettatore che portava le anime dei morti negli inferi, nell’Ade. Lo incontra anche il nostro Dante nella Divina Commedia, infatti è lui che darà un passaggio al nostro poeta con la sua barca per scendere verso l’Inferno.
  • Nelle storie Il secondo sentiero, Le navi in trappola e L’uomo che correva si parla delle tre grandi battaglie che i greci dovettero combattere contro i Persiani, prima guidati da Dario I e poi dal figlio Serse. Queste sono, in ordine cronologico, la battaglia di Maratona del 490 a.C., la battaglia delle Termopili del 480 a.C. e la battaglia di Salamina dello stesso anno. Trovate un approfondimento sulle guerre persiane, con strategie e descrizione delle battaglie in questo video realizzato sempre da maestra Selene.
  • Ne Il secondo sentiero i due caprai Fetonte e Filo avvisano Leonida del pericolo imminente che porterà alla sconfitta degli Spartani alle Termopili, ma la risposta che sentono non è quella che si aspettavano: “- Ma i nemici sono troppi! – protestò Fetonte, quasi piangendo. – È vero, – lo consolò Leonida, – ma siamo Spartani, e Sparta vuole che restiamo.”. Nella storia La scuola a Sparta si capirà meglio il perché delle parole di Leonida: tutta la società spartana ruotava intorno alla guerra e all’educazione militare.
  • Nell’antico mondo ellenico nasce la filosofia, campo di studi che s’interroga su noi stessi e su tutto ciò che ci circonda, e nel libro vengono citati alcuni dei suoi massimi rappresentanti: ne L’uomo nella botte abbiamo Diogene di Sinope, in Apollodoro lo scultore sta creando una statua di Antistene, che fu maestro di Diogene, e in Achille e la tartaruga vengono citati Zenone di Elea, Parmenide e Socrate. Secondo le leggende, Diogene di Sinope visse per davvero dentro una botte, infatti professava l’indifferenza verso i beni materiali e le futili passioni dell’uomo. Questo pensiero fu alla base della scuola cinica che fondò insieme al suo maestro Antistene. Il termine “cinico” deriva dal greco κύων (kyon), che significa “cane”, ed è così che i greci chiamavano i membri della scuola di Antistene e Diogene, come insulto per il loro rifiuto ai costumi e alle tradizioni dell’epoca e per il loro voler vivere per strada. Famoso è poi l’incontro fra Diogene e Alessandro Magno, in cui il filosofo trattò il monarca con impertinenza: qui potete ascoltare dalla voce di Sergio Carlacchiani quanto racconta Plutarco, biografo dell’antica Grecia, sull’avvenimento.
    Veniamo ora ai tre filosofi nominati in Achille e la tartaruga. Parmenide fu il fondatore della scuola di Elea, di cui Zenone fu allievo, e la loro filosofia sosteneva che le cose non sono come i sensi ce le fanno percepire, ma che possiamo conoscere la realtà soltanto attraverso la ragione: questo è il sentiero della verità. Socrate invece intese la ricerca filosofica come un incessante esame di sé stesso e degli altri. Sua è la nota massima “so di non sapere”. Questi tre filosofi verranno poi riuniti insieme da Platone nel Parmenide, dialogo in cui i tre filosofeggiano e si confrontano fra di loro.
  • Protagonista de La corona d’oro è uno stravagante personaggio di nome Archimede: si tratta di uno dei più grandi scienziati e matematici della storia, a lui si devono diverse invenzioni, fra cui il planetario. Trovate un approfondimento sulla sua figura in questo video prodotto da Rai Scuola.
  • Ne L’ultimo giorno del Colosso si fa riferimento ad una delle sette meraviglie del mondo antico: il colosso di Rodi. La sua costruzione terminò nel 293 a.C. e, in seguito ad un terremoto, crollò in mare nel 226 a.C., 67 anni dopo. Nonostante ciò, anche sott’acqua il colosso rimase un grande spettacolo per i viaggiatori, scrive infatti Plinio il vecchio: “Questa statua, caduta a terra dopo sessantasei anni a causa di un terremoto, anche se a terra, costituisce tuttavia ugualmente uno spettacolo meraviglioso. Pochi possono abbracciare il suo pollice, e le dita sono più grandi che molte altre statue tutte intere.”. Dopo la conquista di Rodi da parte degli arabi, questi portarono via la statua tagliandola in blocchi. Trovate una ricostruzione di come doveva apparire la statua in origine qui.
  • In Milone alle Olimpiadi protagonisti sono i famosi giochi che tuttora vengono organizzati a cadenza quadriennale (alternandosi con le Olimpiadi invernali). I giochi olimpici hanno origine proprio in Grecia nel 776 a.C., ad Olimpia, ed erano organizzati in onore di Zeus. Qui trovate un breve approfondimento.
  • Ne L’ombra di Eratostene, lo scienziato, nonché direttore della grande biblioteca di Alessandria, in compagnia della nipote misura la circonferenza della Terra… grazie a un’ombra! Ma come ha fatto? In questo video è spiegato brevemente il suo ragionamento, ma, attenzione!, c’è un piccolo errore: nel calcolo in video si dice che la distanza fra Alessandria e Siena sia di 500 stadi, ma manca uno 0: la distanza in realtà è di 5.000 stadi, quindi la misurazione finale della circonferenza della terra per Eratostene è di 250.000 stadi. Oggi ci sono due teorie sulla misura di 1 stadio: corrispondesse a 185 metri, il calcolo finale sarebbe di una circonferenza di circa 46.000 km, una cifra che supera quella attualmente riconosciuta di circa 6.000 km, ma sarebbe comunque un ottimo risultato. Per altri studiosi però lo stadio usato da Eratostene corrispondeva a 157,5 metri, quindi il calcolo porterebbe ad una circonferenza di 39.690 km, contro i 40.075 km reali, un risultato straordinario!
  • Ne La testa di Atene viene citato Fidia, scultore, architetto e pittore greco, che viene oggi considerato come il più alto rappresentante dell’arte del mondo ellenico. Qui trovate un approfondimento.
  • Nella storia Il bicchiere di Pitagora si parla di una coppa “magica” che se riempita troppo… si svuota. Nessuna magia: Pitagora, filosofo, matematico e scienziato, aveva trovato un sistema per impedire che fra i commensali di un simposio (momento finale di un banchetto) qualcuno si versasse più vino degli altri. In questo video è spiegato il funzionamento della coppa.
  • La volpe e l’uva, La cicala e la formica, La lepre e la tartaruga… sono solo alcune delle favole che sicuramente conoscete di Esopo, il protagonista della storia La gerla di Esopo. Non si sa molto della sua vita, originario della Tracia o della Frigia, nacque come schiavo fra il VII e il VI secolo a.C. Le favole di Esopo sono storie brevi, spesso con animali come protagonisti, che si chiudono con una morale. Qui ne trovate alcune.
  • In Omero si fa riferimento a tre grandi poemi epici: Le Argonautiche di Apollonio Rodio, che racconta l’avventuroso viaggio sulla nave Argo di Giasone e di altri eroi per la conquista del vello d’oro, e l’Iliade e l’Odissea di Omero che raccontano rispettivamente la guerra dei greci contro Troia e l’avventuroso ritorno a casa di Ulisse, l’eroe che ebbe l’idea di costruire il cavallo di Troia per far entrare i greci nella città fortificata (storia questa che verrà narrata in seguito da Virgilio nell’Eneide).
  • Stefano Turconi, l’illustratore del volume, è un nome che ritroviamo in altri libri presenti nella bibliografia di quest’anno, ossia in: Piccole storie di un lontano Oriente, Viola Giramondo, Viola Giramondo Vol. 3. La ricerca della felicità, Orlando Curioso e il segreto di Monte Sbuffone e Orlando Curioso e il mistero dei calzini spaiati.

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ALCUNI LIBRI DELLO STESSO AUTORE:

Conquistatori del mondo, di Stefano Bordiglioni

Conquistatori del mondo
Compaiono talvolta, sul palcoscenico nella storia, personaggi straordinari, uomini fuori del comune che cambiano il destino del loro paese e la storia del mondo intero. Ramsete II, faraone d’Egitto, Alessandro Magno il macedone, Annibale Barca il cartaginese e Giulio Cesare, per Roma, sono quattro di questi giganti della storia. Condussero eserciti in guerra, vinsero battaglie, costruirono e governarono interi imperi. A millenni di distanza il loro ricordo non è andato affatto perduto. Queste piccole storie raccontano chi erano questi quattro grandi condottieri, mostrano il loro carattere, la loro determinazione e il genio che li ha portati a diventare padroni di immense regioni del mondo allora conosciuto.

Titolo: Conquistatori del mondo
Autore: Stefano Bordiglioni
Illustrazioni: Fabiano Fiorin
Anno prima edizione: 2015
Editore: Einaudi Ragazzi

LA “FRONTIERA” PERCHÉ:

Ci sono uomini che hanno visto la frontiera come una sfida: sono i grandi conquistatori del passato, che volevano costruire Imperi talmente vasti da non avere confini!

LA CITAZIONE:

“Il padre volle dargli un’educazione degna di un principe e chiamò alla sua corte, fra gli altri, lo stesso Aristotele, il grande filosofo, che gli insegnò i principi della morale, della politica e perfino della medicina. Di lui Alessandro diceva: – A mio padre devo la vita, al mio maestro una vita che vale la pena di essere vissuta.”

TEMI TRATTATI:

  • civiltà antiche
  • storia
  • guerra
  • grandi personaggi della Storia

PAROLE CHIAVE:

  • Ramses II
  • Annibale Barca
  • Alessandro Magno
  • Giulio Cesare

L’AUTORE:

Stefano Bordiglioni, nato a Roma nel 1955, oltre che essere scrittore è anche insegnante in una scuola primaria di Forlì e autore di canzoni e programmi televisivi per ragazzi. Ha pubblicato numerosi libri per ragazzi e ricevuto diversi riconoscimenti, fra cui il premio Gianni Rodari – Città di Orvieto e il premio Hans Christian Andersen – Baia delle Favole, dedicato alla letteratura per l’infanzia. Inoltre è un grande viaggiatore, per terra e per mare, o meglio… sotto il mare! Ha infatti un brevetto da istruttore subacqueo.

Sito ufficiale.

APPROFONDIMENTI:

  • Le prime quattro storie del volume sono dedicate al Grande Faraone Ramses II: terzo monarca della XIX dinastia egizia, vissuto fra il 1297 a.C. e il 1213 a.C., divenne Faraone a 25 anni, alla morte del padre, Sethi I, ma già a 10 anni ricopriva cariche di comando nell’esercito, e a 14 anni il padre lo conduceva con sé nella battaglie per assicurarsi che diventasse un sovrano coraggioso. Sposò Nefertari a cui dedicò uno dei due templi di Abu Simbel, e si pensa ebbe più di 100 figli!
    Fu uno dei più grandi Faraoni: riuscì bene sia come conquistatore sia come costruttore, tanto che non c’è luogo dell’Egitto che non rechi traccia della sua opera.
  • Ne I Templi e il braccio si parla delle grandi opere architettoniche fatte realizzare da Ramses II, fra queste le più note sono il Ramesseum a Tebe e i due templi di Abu Simbel in Nubia. Riguardo ad Abu Simbel, c’è un fatto curioso: la zona dove oggi possiamo ammirare i due templi non è quella dove si trovavano in origine! Negli anni ’60 infatti si rese necessario l’innalzamento della diga di Assuan lì vicino, ma di conseguenza i templi sarebbero stati sommersi. L’egittologa Christiane Desroches-Noblecourt lanciò quindi un appello internazionale per il loro salvataggio, e fu così che i due templi vennero spostati in una zona protetta dal pericolo delle acque, dove venne costruita una collina artificiale, simile all’originale. Per scoprire come è stato possibile questo salvataggio faraonico, in questo video viene spiegato tutto il procedimento, con foto dell’epoca.
  • La mummia di Ramses II fu scoperta nel 1881 da Gaston Masperò a Deir el-Bahari, e non nella sua tomba: i suoi viaggi dopo la morte iniziarono infatti molto tempo prima, quasi 3200 anni fa, come viene raccontato nella storia I Templi e il braccio. Dopo la sua scoperta la mummia venne esposta in diversi musei, causando però un rapido deterioramento del corpo: si rese quindi necessario portarla a Parigi per salvarla. Ed ecco un aneddoto divertente: per la legge francese chiunque entrasse nel paese, vivo o morto, doveva essere in possesso di passaporto… ne fu quindi fatto uno anche per il Grande Faraone! Eccolo qui, e, giustamente, alla voce “occupazione” si legge “Re (deceduto)”.
  • Il secondo grande personaggio storico a cui Bordiglioni dedica le sue storie in questo libro è Annibale Barca, grande condottiero cartaginese vissuto fra il 247 a.C. e il 183 a.C., che per portar guerra all’Impero Romano fece attraversare le Alpi al suo esercito… su degli elefanti. Le imprese di questo incredibile generale e stratega sono riassunte brevemente in questo video.
  • Nella storia Le statue e i serpenti si fa riferimento a un monumento a Gezbe, nell’attuale Turchia, costruito in onore di Annibale: sei stradine portano a una roccia e in questa è inciso il volto del grande generale cartaginese. All’inizio delle sei stradine ci sono delle lapidi scritte in lingue diverse, c’è anche l’italiano. Questo monumento venne costruito nel 1934 per volere di Mustafa Kemal Atatürk, primo presidente della Turchia. Qui potete sfogliare diverse foto del monumento.
  • Il terzo arco di storie è dedicato alla figura di Alessandro III di Macedonia, denominato Magno per la grandezza dei suoi trionfi e delle sue conquiste: il suo impero, partendo dalla Macedonia e dalla Grecia, giunse ad abbracciare l’Egitto in Africa e a estendersi in Asia fino al fiume Indo. In questa immagine si può vedere la vastità delle sue conquiste, notevoli ancor di più considerando che è morto in giovane età, a soli 33 anni.
  • Alessandro fu allievo di Aristotele (383-322 a.C.), il grande filosofo greco, il quale lo avvicinò alla cultura e ai poeti della Grecia classica, tanto che anche quando iniziò i suoi viaggi di conquista, Alessandro si faceva sempre spedire tragedie e poemi epici da leggere. Maestro e allievo rimasero insieme per tre anni, dopodiché Alessandro iniziò a partecipare attivamente alle battaglie del padre, ma i due continuarono in seguito a scambiarsi lettere, infatti nutrivano una grande stima l’uno per l’altro, nonostante le loro idee fossero divergenti (Aristotele avrebbe voluto che Alessandro diventasse un sovrano con principi di democrazia, alla maniera ellenica, invece divenne un despota).
  • Fra le tante città fondate da Alessandro Magno, la più importante è senza dubbio Alessandria d’Egitto, che negli anni divenne un polo culturale grazie alla sua immensa biblioteca (purtroppo perduta per un incendio) e il confrontarsi di studiosi provenienti da diverse parti del mondo. Di recente un noto videogioco ha ricreato la città di Alessandria così come doveva essere ai tempi di Tolomeo I (amico d’infanzia di Alessandro Magno), e, grazie alla modalità Discovery Tour, è possibile fare una visita guidata alla città: potete vederla in questo video (il tour termina intorno al 19esimo minuto). Con il Discovery Tour è possibile esplorare anche il Faro e la Biblioteca di Alessandria, entrambi ormai scomparsi.
  • Le ultime cinque storie di Conquistatori del mondo sono dedicate a una delle figure più importanti dell’Impero Romano: Giulio Cesare. Figura dal grande carisma, affascinò con la retorica i suoi coetanei ma anche scrittori, pittori e poeti nei secoli successivi: viene menzionato nell’Eneide di Virgilio, lo incontra Dante nel Limbo nella sua Divina Commedia, ispira a Shakespeare l’omonimo dramma storico, il compositore Handel gli dedica un’opera, viene citato in canzoni, opere teatrali e in un’infinità di film. Furono create anche diverse statue e busti con la sua immagine, qui potete vedere l’imponente statua che si trova ancora oggi a Roma nel Palazzo Senatorio in piazza del Campidoglio: è un modello 3D, quindi la si può vedere da ogni angolazione.
  • Nella storia La presa di Alesia si racconta di come Cesare sia riuscito a conquistare la Gallia dopo esser riuscito a piegare anche il principe gallo Vercingetorige. Il racconto di queste sue battaglie e conquiste è presente nel De bello gallico, una sorta di diario scritto da lui stesso. In questo breve video si spiega com’è articolata l’opera e il suo contenuto. Ci sono due francesi che però ritengono che il grande Cesare abbia dimenticato di scrivere un capitolo in questo suo diario… René Goscinny e Albert Uderzo alla fine degli anni ’50 creano Asterix, una serie a fumetti in cui si racconta di un piccolo villaggio gallico che continua a resistere al tentativo d’invasione di Cesare con le sue truppe romane. Altro esempio dell’influenza di Cesare anche nella cultura pop, sebbene in questo caso non si celebri esattamente la sua grandezza…

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Piccola staffetta, di Gianluca Alzati

Piccola staffetta
Come si fa da genitori, da insegnanti e da educatori a trasmettere ai ragazzi del nostro tempo l’amore per la libertà conquistata in Italia dalla Resistenza il 25 Aprile del 1945? È questa la difficile domanda dalla quale prende le mosse e prova a dare delle risposte questo piccolo romanzo. I protagonisti e narratori sono un gruppo di ragazzi, studenti della generazione digitale, che crescono alle prese con la diversità, i pregiudizi, la perdita dei valori, ma che durante l’avventura della loro crescita, guidati da una giovane partigiana novantenne, scoprono la solidarietà, l’integrazione e il fascino di ideali che sentono di dover tramandare con passione alle generazioni future.

Titolo: Piccola staffetta
Autore: Gianluca Alzati
Anno prima edizione: 2015
Editore: Bellavite

LA “FRONTIERA” PERCHÉ:

Il passato e il presente spesso appaiono separati da un muro, da una frontiera… abbattere quel muro e capire come si è raggiunta la nostra liberà e i nostri diritti, anche questo è attraversare la frontiera.

LA CITAZIONE:

“Penso che sia giunto il momento di sapere. Soprattutto dopo le esperienze fatte insieme a Marco e agli altri amici, dopo aver visto i luoghi della memoria dei partigiani qui in città, dopo aver sentito le storie di Lidia, di Milena e di Rossella, dopo aver conosciuto Goran, ho capito quanto siano importanti le radici, conoscere e non dimenticare la propria storia, per essere consapevoli di quello che è stato e vivere meglio il nostro presente.”

TEMI TRATTATI:

  • ritrovare sé stessi
  • lotta per la libertà
  • memoria
  • cambiamenti
  • bullismo e violenza

PAROLE CHIAVE:

  • Resistenza
  • Staffetta

L’AUTORE:

Gianluca Alzati nasce a Milano nel 1970, ed è insegnante, scrittore e cantautore. Si è laureato in Lettere Moderne con una tesi sugli Indiani d’America e ha anche lavorato nel sociale come operatore con ragazzi diversamente abili. Insieme alla Controvento Acoustic Band ha scritto, cantato e suonato Controvento, una canzone dedicata al partigiano Giancarlo Puecher.

APPROFONDIMENTI:

  • A fine libro è presente la cronistoria dei grandi eventi che portarono alla Seconda guerra mondiale, con uno sguardo più attento ovviamente alla situazione italiana e alla nascita del movimento partigiano. Sono utili riferimenti per comprendere meglio la storia raccontata dalla staffetta Lidia e dagli altri testimoni presenti fra queste pagine. Se però cercate un approfondimento su quella fatidica data dell’8 settembre del 1943 da cui partì la scintilla che avrebbe portato alla nascita dei partigiani, potete leggere un approfondimento sui giorni successivi a quel giorno in questo articolo, dove si parla anche del generale Kesserling citato a pag. 136. Qui trovate invece tutti gli avvenimenti, dal governo del generale Badoglio alla Repubblica Sociale Italiana (RSI) di Mussolini, che portarono alla nascita del movimento partigiano.
  • Nel parco dove porta a spasso Zampa e gioca a pallone con gli amici, Marco a un certo punto incontra una signora dai capelli bianchi: è Lidia Menapace, non solo personaggio del libro, ma donna realmente esistente le cui testimonianze nel libro son tutte reali. Se avete già letto il libro, sapete quasi tutto su di lei e sulla sua esperienza da staffetta, ma spesso è importante associare alle parole un viso e una voce, e in questo video potete trovare una breve intervista a questa coraggiosa donna.
  • Lidia Menapace era, come si è detto, una staffetta partigiana, il cui compito era quello di curare “i collegamenti tra le varie formazioni impegnate nella lotta armata, permettendo la trasmissione di ordini, direttive, informazioni, e il conferimento di beni alimentari, medicine, armi, munizioni, stampa clandestina. […] Le staffette solitamente non sono armate e quindi si trovano nell’impossibilità materiale di difendersi. Molte sono quelle che pagheranno con le torture e la vita il loro impegno, che tuttavia è indispensabile. Senza le staffette, la guerra partigiana sarebbe stata inattuabile.” (Fonte).
    In questo articolo potete trovare le testimonianze di altre due staffette, Tina Anselmi e Marisa Ombra.
  • A pag. 106 Lidia fa conoscere a Marco e i suoi amici altre due donne che hanno molto da dire sulla Resistenza, queste sono Milena Bracesco e Rossella Stucchi. In questo video Milena parla della storia del padre, il partigiano Enrico Bracesco, nel Bosco della Memoria (menzionati entrambi anche nel libro), in questo articolo invece potete leggere la testimonianza di Rossella.
    A pag. 111 Rossella mostra a Marco e ai suoi amici una foto di suo padre in una marcia organizzata in seguito alla liberazione di Milano il 25 aprile 1945: probabilmente la foto è questa e Giovanni Battista Stucchi, il padre di Rossella, è il primo da sinistra.
  • Sempre a pag. 111 viene menzionata la Repubblica dell’Ossola, breve oasi democratica creata dai partigiani nel settembre del 1944, ma che fu riconquistata dai nazi-fascisti nel successivo ottobre. In questo articolo si racconta la breve storia di questa Repubblica e degli ideali con cui venne costruita (“La provincia del Verbano-Cusio-Ossola continua a mantenere viva la memoria di coloro che si sono immolati e che hanno creduto che un futuro migliore era possibile. Ciò che noi diamo per scontato, come la libertà e la democrazia, in alcuni Paesi la lotta verso i diritti fondamentali è ancora lunga. E purtroppo ciò che è accaduto potrebbe verificarsi di nuovo. L’impegno della pace non è rivolto soltanto ai capi di governo, ma è rivolto soprattutto a noi.”).
  • A pag. 113 si fa riferimento al “folle progetto Aktion T4” il programma nazista di eutanasia per le vite considerate “indegne di essere vissute”. Nel libro Milena spiega in breve come funzionava il progetto, in questo articolo trovate invece un più lungo approfondimento.
  • A pag. 70 la professoressa Lorella coglie di sorpresa gli alunni della sua classe con una lezione sulle Olimpiadi tenutesi a Berlino nel 1936, parlando in particolare del rapporto di amicizia fra Jesse Owens, atleta americano medaglia d’oro nel salto in lungo, e Luz Long, atleta tedesco arrivato al secondo posto in quella stessa gara. Dice la professoressa: “Questa è la più lampante dimostrazione dell’idiozia del razzismo, dell’infondatezza delle razze superiori e di quelle inferiori: gli esseri umani sono tutti uguali, anche se tutti diversi!”. In questo articolo trovate un lungo approfondimento sul rapporto fra questi due atleti e su quella gara in cui Owens vinse, grazie proprio a un consiglio delle stesso Luz Long. I due resteranno amici anche in seguito a quell’esperienza, scambiandosi spesso lettere, e in una di queste Long scriveva: “Dopo la guerra, va’ in Germania, ritrova mio figlio e parlagli di suo padre. Parlagli dell’epoca in cui la guerra non ci separava e digli che le cose possono essere diverse fra gli uomini su questa terra. Tuo fratello, Luz”.
  • A pag. 77 si fa riferimento al libro La Resistenza in Brianza: 1943-1945 di Pietro Arienti. In questo articolo trovate un’intervista all’autore, insieme a una riflessione sull’importanza della Resistenza ieri e oggi.
  • A pag. 90 Lidia racconta a Marco dell’applicazione in Italia delle leggi razziali nel 1938 (“Quello là – Mussolini –, ne ha fatta un’altra delle sue!”). Qui trovate il Manifesto sulla Razza pubblicato il 14 luglio 1938, i cui articoli verranno raccolti nelle leggi razziali che verranno promulgate di lì a breve (al punto 9: Gli ebrei non appartengono alla razza italiana).
  • A pag. 124 si fa riferimento a una data: il 27 gennaio 1945, giorno in cui le armate russe entrarono per la prima volta ad Aushwitz liberandone i prigionieri. Nel 2000 si decise di istituire in quella data il Giorno della Memoria, e qui trovate la legge n. 211 del 20 luglio 2000 con cui in Italia si sancì l’istituzione (Art. 1: La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, “Giorno della Memoria”, al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati.).
  • A pag. 133 si fa riferimento al Mausoleo dei Visconti di Modrone, in cui, racconta la mamma di Marco, molti partigiani si nascosero durante la Resistenza. Qui trovate una foto e un breve approfondimento sulla storia di questo edificio.
  • Sono tanti i nomi delle persone che hanno fatto la storia d’Italia menzionati in questo libro, è difficile pensare di poter approfondire adeguatamente la storia di ciascuno di loro, però, nel caso, qui potete trovare delle brevi biografie su alcuni di loro: Piero GobettiAntonio GramsciCarlo Levi, Emilio LussuEgeo Mantovani (presente nel libro anche come personaggio), Giacomo MatteottiGiuseppe Mazzini, Giancarlo Puecher, i fratelli Rosselli, Giovanni Battista Stucchi.
  • Qui potete ascoltare un’intervista all’autore, in cui parla del suo libro, dell’importanza della liberazione d’Italia e della democrazia.
  • Gianluca Alzati oltre ad essere scrittore è anche cantante, e con la sua band (la Controvento Acoustic Band citata anche nel libro) ha composto un album dal titolo Normalmente diversi (espressione che dovrebbe risultare famigliare a chi ha già letto il libro), che contiene anche una canzone proprio dal titolo Piccola staffetta. In questo video potete vedere l’autore che la canta davanti al giovane pubblico di una scuola. Qui invece potete ascoltare la canzone citata a pag. 142 (“Se le farfalle danzano in cima alla collina, tu seguile se vuoi e lasciale posare…”).

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Le cicogne nere. Hidma. La mia fuga, di Abdelfetah Mohamed

Le cicogne nere
La cicogna nera è un uccello che vive spostandosi tra l’Europa e l’Africa. Hidma, in lingua tigrina, significa “fuga”. I due termini segnano il parallelismo tra i volatili che migrano verso l’Africa e gli uomini che invece l’abbandonano nella speranza di poter avere nuove opportunità di vita. Abdel ripercorre la sua fuga, iniziata insieme alla famiglia nel campo profughi di Wadsharifi, e i ricordi dei genitori e dei fratelli. Gli anni in Eritrea, il passaggio dal Sudan e infine la Libia. Un percorso di ricerca dell’identità, tra esili, prigionie e il lavoro nei campi di cotone, fino all’arrivo in Italia e il viaggio a ritroso da Nord a Sud. Una narrazione di rara intensità conduce il lettore al fianco di Abdel, per accompagnarlo nel suo cammino ostacolato dalle contraddizioni dell’esistenza.

Titolo: Le cicogne nere. Hidma. La mia fuga
Autore: Abdelfetah Mohamed con Saul Caia
Anno prima edizione: 2017
Editore: Istos Edizioni

LA “FRONTIERA” PERCHÉ:

Per molti la frontiera è quel mare che li porta lontano da guerre e sofferenza… è un mare che porta speranza, la promessa di un futuro che sembrava impossibile.

LA CITAZIONE:

“Chi decide di fuggire dalla guerra o dalla povertà si lascia tutto alle spalle scappando per continuare a vivere, a prescindere da tutto.

TEMI TRATTATI:

  • immigrazione
  • accoglienza
  • traffico umano
  • fuga dalla guerra
  • storia contemporanea dell’Eritrea

PAROLE CHIAVE:

  • “Hidma” (fuga)
  • Centri di accoglienza in Italia
  • Guerra Etiopia-Eritrea

L’AUTORE:

Abdelfetah Mohamed nasce in un campo profugo in Sudan vicino al confine dell’Eritrea, se volete una data di nascita precisa, lui non la sa, ma se per voi è importante, allora il 26 dicembre 1981 (“sono le prime parole che mi escono dalla bocca, ricordando il giorno della mia libertà, quando ero fuggito dal campo militare in Eritrea dove ero tenuto prigioniero; il mese di dicembre è quello in cui è nata mia figlia, mentre il 1981 è l’anno dell’elezione del presidente statunitense Reagan.”). La sua vita è fra le pagine di questo libro, dove ci racconta il suo viaggio verso l’Europa, attraverso l’Eritrea, il Sudan e la Libia. Ora lavora in Italia come mediatore culturale e partecipa alle operazioni di recupero di migranti nel Mediterraneo sulle navi delle Organizzazioni non governative.

APPROFONDIMENTI:

  • Abdelfetah racconta di esser nato negli anni Ottanta in un campo di rifugiati vicino al confine fra il Sudan e l’Eritrea, patria dei genitori, ma da cui son dovuti scappare a causa della guerra che imperversava nel paese: in quegli anni infatti era ancora in corso la lotta dell’Eritrea per l’indipendenza dall’Etiopia di cui era provincia, indipendenza che conquisteranno solo all’inizio degli anni Novanta (come racconta Abdel a pag. 50). Ma la pace non era destinata a durare: nel 1998 l’Etiopia invade la città di Badme reclamandola come propria e da questo momento ha inizio una guerra che porterà alla morte di un numero impressionante di persone. Il conflitto si conclude sulla carta nel 2000, ma le tensioni e gli attacchi andranno avanti ancora per molti anni, fino all’estate del 2018 che vedrà un un accordo di pace fra il primo ministro etiope Abiy Ahmed e il dittatore eritreo Isaias Afewerki. Qui potete trovare maggiori informazioni sulla storia del conflitto fra Eritrea ed Etiopia, con un approfondimento delle conseguenze della guerra.
  • Nel capitolo La notte della libertà (pag. 50-52), Abdel racconta la delusione del padre dopo l’iniziale gioia per la conquista dell’indipendenza da parte dell’Eritrea. L’indipendenza non portò quella pace per cui molti avevano lottato, infatti il nuovo Governo adottò subito una politica di repressione: vennero negati i diritti civili ai cittadini e soppresso ogni partito di opposizione. E venne cambiata la bandiera che tanti combattenti per la libertà facevano sventolare durante la lotta per l’indipendenza: anche solo il possederla era diventato un reato per il nuovo Governo. Ne venne elaborata una nuova con più colori, rappresentanti la giustizia, l’uguaglianza, l’unità, la pace e il progresso… promesse che non vennero mantenute. Qui potete vedere il passaggio delle bandiere negli anni.
  • Ad un certo punto della storia Abdel racconta della sua prigionia in Eritrea: cos’è successo? L’Eritrea post indipendenza era diventata una dittatura, e Abdel, come molti altri, aveva provato a ribellarsi e aveva rifiutato il servizio militare obbligatorio a tempo indefinito (uno dei tanti motivi che spinge ancora oggi gli eritrei alla fuga).
  • A pag. 127 Abdel fa riferimento ad una strage avvenuta a Lampedusa nel 2013: si tratta del naufragio di un barcone che portò alla morte di 368 migranti. Trovate in questo articolo i fatti completi di quella giornata, con le conseguenze politiche della strage.
  • Il viaggio di Abdelfetah verso la sua nuova vita ha una tappa obbligatoria: le mezra in Libia. “Mezra” in arabo significa “magazzino”, ed è di questo che si tratta: di magazzini dove i trafficanti rinchiudono le persone paganti in attesa di compiere il viaggio in mare. Trovate un approfondimento sulla realtà dei mezra in questo articolo.
  • Da piccolo Abdel scappa di casa e va a lavorare nei campi di cotone, nel campo 9. Questo, spiega, “è stato fondato nel 1900; i colonizzatori italiani sentivano una responsabilità morale nei confronti del popolo eritreo, per questo hanno creato il progetto.”. L’Eritrea è infatti la prima colonia italiana, costituita dopo l’acquisto da parte del governo italiano (1882) della baia di Assab, sul mar Rosso, dalla Società Rubattino che, a sua volta, l’aveva acquistata dieci anni prima da sultani locali. Il 1° gennaio 1890, il governo italiano, dopo avere rilevato la proprietà di tutte le zone acquistate, decise di fare ordine con un Regio Decreto in cui, all’articolo 1, era scritto: «I possedimenti italiani del Mar Rosso sono costituiti in una sola colonia col nome di Eritrea» Il nome “Eritrea” viene dal greco ἐρυθρός, “rosso” appunto. Qui trovate un approfondimento della storia coloniale italiana in Africa.
  • Una volta arrivato in Italia, Abdel viene portato in un centro di prima accoglienza, e poi, in seguito ad una sua protesta per il nuovo stato di semi prigionia in cui si trovava per l’attesa del permesso di soggiorno, viene mandato a Caltanissetta in un centro d’identificazione ed espulsione (CIE) o centro di permanenza per i rimpatri (CPR), come verrà poi rinominato. Cosa sono questi centri? Sono strutture dove di fatto vengono detenuti i cittadini stranieri sprovvisti di regolare titolo di soggiorno: “Nonostante i cittadini stranieri si trovino all’interno dei CPR con lo status di trattenuti o ospiti, la loro permanenza nella struttura corrisponde di fatto ad una detenzione, in quanto sono privati della libertà personale e sono sottoposti ad un regime di coercizione che, tra le altre cose, impedisce loro di ricevere visite e di far valere il fondamentale diritto alla difesa legale.”. Trovate una spiegazione più approfondita, con la storia legale di questi centri qui.
  • Potete trovare un’intervista all’autore su questo sito, e una breve intervista video qui.
  • Qui potete vedere il viaggio di Abdel ricreato su mappa.
  • La copertina del libro è una foto di Francesco Malavolta, fotoreporter che dal 2011 documenta ciò che accade sulle frontiere europee per conto dell’Agenzia dell’Unione Europea Frontex, concentrandosi in particolare sui viaggi dei migranti via mare. Qui trovate il suo sito ufficiale, e, fra i suoi lavori, anche la foto originale della copertina de Le cicogne nere.
  • Il titolo del libro, Le cicogne nere, è spiegato in quarta di copertina: la cicogna nera è un uccello che durante l’inverno cerca un clima tropicale umido, migra così verso l’Africa, in contrapposizione a tante vite umane che invece migrano non verso, ma via dall’Africa. Questi volatili non dovrebbero esserci troppo sconosciuti, infatti negli ultimi anni hanno iniziato a svernare anche in Sardegna (fonte).

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