Storia d’agosto, di Agata e d’inchiostro, di Nadia Terranova

Storia d'agosto, di Agata e d'inchiostro
Agosto è il classico mese delle vacanze e del mare: non per Agata, sveglia dodicenne costretta dalla malattia della nonna a restare in città con la sorella Leila. Quando quest’ultima la lascia sola in casa per raggiungere il fidanzato in montagna, Agata si ritrova come unici compagni gli adorati libri, i ricordi della storia della sua famiglia e… la pizza margherita con funghi e wurstel! A consegnargliela ogni volta è Gabo, imprevedibile diciottenne che in agosto gestisce per conto dei genitori MuccaPizza. Insieme, uniranno le proprie forze (e le proprie solitudini) per portare a termine il piano top secret di Gabo: liberare i cani e i cavalli vittime delle scommesse e delle corse clandestine gestite dalla mafia. Non è però l’unico segreto di Gabo, che colpisce Agata dritto al cuore…

Titolo: Storia d’agosto, di Agata e d’inchiostro
Autrice: Nadia Terranova
Anno prima edizione: 2012
Editore: Sonda

LA “FRONTIERA” PERCHÉ:

Le persone si possono sentire lontane in moltissimi modi: per l’incapacità di riuscire a comunicare, per i problemi che occupano le mente di ognuno o anche per l’età. Attraversare la frontiera significa anche avvicinarsi all’altro superando queste distanze.
E poi c’è un’altra frontiera: quella che delimita ciò che è giusto da ciò che è sbagliato, in questo caso è importante fare una scelta e lottare affinché una parte prevalga sempre sull’altra.

LA CITAZIONE:

“I racconti di Gabo si sono fatti strada nelle mie abitudini mandando all’aria passato e presente, ricordi e percezione della realtà. A lungo, mentre lui parlava, non ero più Agata abbandonata, Agata sorella saggia arrabbiata con Leila sorella scema, Agata che non era nata quando sono successe le cose importanti però prova a spiegarle immaginando storie che nessuno le ha raccontato. Ma non ero nemmeno un’Agata nuova. Non ancora. Strana terra di mezzo, col il buio a farmi da scudo di protezione.

TEMI TRATTATI:

  • solitudine
  • amicizia
  • primi amori
  • famiglia
  • lotta alla criminalità

PAROLE CHIAVE:

  • Estate
  • Doppio punto di vista
  • “Pensieri d’inchiostro”
  • Zoomafia

L’AUTRICE:

Nadia Terranova nasce a Messina nel 1978 e sin dalle elementari dichiarava di voler diventare una scrittrice. Si laurea in Filosofia e si trasferisce poi a Roma. Per diverso tempo si è occupata di libri come editor, traduttrice e insegnate (ha tenuto anche un laboratorio di scrittura narrativa per le scuole). Infine è riuscita a dedicarsi completamente alla scrittura, scelta che le è valsa diversi premi letterari nel corso degli anni.

Sito ufficiale.

APPROFONDIMENTI:

  • La storia Agata e Gabo s’intreccia con quella delle corse e dei combattimenti clandestini di animali. In appendice al libro questo tipo di criminalità viene associato a una parola: zoomafia. Il tema verrà approfondito dal commento di Ciro Troiano, responsabile dell’Osservatorio Nazionale Zoomafia LAV, presente in chiusura al libro. Nel sito ufficiale LAV (Lega Anti Vivisezione) troviamo l’ultimo rapporto di Troiano sulla zoomafia: nel 2018 sono aumentate le denunce per maltrattamento di animali (in media una denuncia ogni 90 minuti), e le corse dei cavalli insieme al traffico di cuccioli e ai combattimenti fra animali restano la vera emergenza.
  • Agata durante i caldi giorni d’agosto in cui è ambientata la vicenda è impegnata a leggere un libro: si tratta di Incompreso di Florence Montgomery. Racconta la storia di Humphrey e Miles, due bambini di sette e quattro anni, e del loro rapporto col padre. È una storia di malintesi, difficoltà a dialogare e di conflitto… Agata scorge fra quelle pagine parti della storia della sua famiglia.
  • Nadia Terranova nel suo blog racconta che quando incontra i lettori la domanda che le rivolgono più frequentemente riguarda la sua scelta di chiamare il protagonista “Gabo”. Rivela quindi che il suo nome è un doppio omaggio: a Gabriele “Gabbo” Sandri, disc jockey italiano, e Gabriel García Márquez, detto Gabo, scrittore colombiano premio Nobel per la letteratura.

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ALCUNI LIBRI DELLA STESSA AUTRICE:

Viola Giramondo, di Teresa Radice e Stefano Turconi

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Viola Vermeer, della grande famiglia del Cirque de la Lune, è una ragazzina curiosa, allegra ed espansiva, con una spiccata sensibilità per la bellezza in tutte le sue forme. Nel suo cammino in giro per il mondo – da Parigi a New York, dalla laguna veneziana all’India, dal Canada ad Amsterdam, da Damasco alle vette dell’Himalaya – incontrerà personaggi straordinari (come il pittore Toulouse-Lautrec o il compositore Antonín Dvorák) che, contagiati dal suo ottimismo, l’accompagneranno attraverso quell’età in bilico tra la voglia di spiccare il volo e il bisogno di avere un posto cui tornare.

Titolo: Viola Giramondo
Autrice: Teresa Radice
Illustrazioni: Stefano Turconi
Anno prima edizione: 2013
Editore: Tunué

LA “FRONTIERA” PERCHÉ:

Superare tutte le frontiere del mondo: i confini tra i Paesi, la distanza fra persone di diverse etnie e fra culture diverse… Viola Vermeer lo fa, insieme alla sua grande famiglia del Cirque de la Lune.

LA CITAZIONE:

“Ma chi stabilisce cos’è la normalità e cos’è la bellezza? Se un uomo non marcia al passo dei suoi compagni, magari è perché ode un tamburo diverso, dico io! Lasciatelo marciare al suono della musica che sente! Allora si che sarà veramente sé stesso e potrà esprimere la propria bellezza!”

TEMI TRATTATI:

  • scoprire la bellezza che ci circonda
  • multiculturalità
  • famiglia
  • amicizia
  • il ciclo della vita

PAROLE CHIAVE:

  • “Cittadina del mondo”
  • Incontri che arricchiscono

GLI AUTORI:

Teresa Radice e Stefano Turconi s’incontrano per una storia sul Topo più famoso del mondo, e da lì non smetteranno mai di creare storie insieme. Lei le scrive e lui le disegna, iniziano sul settimanale di Topolino, con cui ancora collaborano, e continuano poi creando personaggi straordinari e storie indimenticabili pubblicati da diverse case editrici. In bibliografia trovate anche il curioso Orlando, oltre alla radiosa Viola Vermeer di Viola Giramondo. E, a proposito di “giramondo”, se non sono impegnati a crear storie, potete trovare i due in giro per il mondo alla scoperta di luoghi affascinanti, che i lettori potranno poi ritrovare nelle loro opere (e nel recente carnet di viaggio Fumettìsti a zónzo). Il valore delle loro storie è stato riconosciuto più volte, in Italia e all’estero, con diversi premi.

Blog personale.

APPROFONDIMENTI:

  • Le vicende di Viola Giramondo sono ambientate verso la fine del XIX secolo, e durante i viaggi del Cirque de la Lune Viola incontrerà diverse personalità di spicco di quel periodo.
  • Il nome della protagonista, Viola, non è scelto a caso, esso contiene “un intero universo di cose belle: un fiore (la natura), un colore (l’arte), uno strumento dell’orchestra (la musica)” (fonte), e inoltre è il nome della protagonista della commedia di Shakespeare (La Dodicesima Notte) citata a pag. 106 da Konrad Vermeer, il padre di Viola.
  • Nel primo capitolo della storia, Un tesoro in ogni dove, Viola fa la conoscenza di un bizzarro personaggio: Toulouse-Lautrec, una delle figure che più hanno lasciato il segno nell’arte e nella vita parigina di fine Ottocento. Potete trovare un approfondimento sull’artista qui. A pag. 16 sono visibili anche due suoi quadri: uno è una litografia ispirata a Le Cirque Fernando, l’altro è il dipinto Ballo al Moulin Rouge. Figura importante nella vita dell’artista, nonché sua musa ispiratrice è Jane Avril, ballerina del Moulin Rouge che ritroviamo anche fra le pagine di questo primo capitolo.
  • Nel secondo capitolo, Sinfonia d’autunno, Viola incontra un altro grande nome della Storia: Antonín Leopold Dvořák, uno dei più grandi compositori del XIX secolo. Fra le pagine del capitolo vediamo parti dello spartito della sua “nuova” composizione, è la sinfonia n. 9, Nuovo Mondo. Qui potete ascoltare il quarto e ultimo movimento.
  • Nel terzo capitolo, Ritorno a casa, papà Konrad fa trovare alla figlia diversi libri per tenerle compagnia durante il viaggio del circo vero l’Himalaya, questi sono: Il piccolo Lord, Il giro del mondo in 80 giorni, Le avventure di Tom Sawyer, L’isola del Tesoro, Alice nel Paese delle Meraviglie, Piccole donne e Il Milione.
  • Tra le pagine del libro riecheggiano spesso citazioni provenienti da diversi autori: da Tiziano Terzani a Kahlil Gibran, dal mistico persiano Rumi ai romantici inglesi.
  • Nel loro blog i due autori condividono spesso le fasi di lavorazione delle loro opere: qui potete trovare gli studi dei personaggi, e qui le diverse fasi di creazione di una tavola.
  • Viola Giramondo ha vinto nel 2014 il Premio Boscarato come Miglior fumetto per bambini/ragazzi.
  • Dalla graphic novel, cioè dalla versione a fumetti di Viola, è nata poi una serie di “romanzini”, come li definiscono i due autori, dove troviamo una Viola più giovane alle prese con mille avventure. La serie è pubblicata dalla PIEMME nella collana del Battello a Vapore, il terzo volume è presente in bibliografia.

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ALCUNI LIBRI DEGLI STESSI AUTORI:

Onora il padre. Una storia di coraggio e di mafia, di Annamaria Piccione

Onora il padre
Valentina ha quasi diciott’anni, è bella, ricca, brava a scuola, ha amici fidati, abita in una prestigiosa casa d’epoca nel centro di Palermo. Ha un padre commercialista che la adora, una mamma francese molto elegante che la sostiene in tutto, un fidanzato che frequenta già l’università ed è figlio di carissimi amici di famiglia. In questa vita praticamente perfetta, il fatto di essere stata adottata per lei è un dettaglio irrilevante. Ma il giorno del suo compleanno, nella posta, tra le tante buste di auguri, Valentina trova un biglietto anonimo: qualcuno le vuole rivelare la verità sulle sue origini. La ragazza non confida nulla ai genitori ed esce di nascosto per incontrare l’autore del biglietto…

Titolo: Onora il padre. Una storia di coraggio e di mafia
Autrice: Annamaria Piccione
Anno prima edizione: 2018
Editore: Feltrinelli

LA “FRONTIERA” PERCHÉ:

Le frontiere son spesso difficili da superare, fisiche o mentali che siano, ma è ancor più difficile scegliere fra giusto e sbagliato quando questa scelta coinvolge persone a cui vogliamo bene. In quei casi è fondamentale ricordare che siamo noi a convivere con la nostra coscienza, nessun altro, e che quindi, con grande coraggio, va sempre scelta la strada giusta.

LA CITAZIONE:

“‘Svegliati principessa!’ urlò l’amico. ‘Il problema non sono i delinquenti che conosciamo tutti, loro sono la punta dell’iceberg! Non sono quelli che sparano, chiedono il pizzo e si arricchiscono con la droga. Non solo almeno. I mafiosi finirebbero subito isolati se in tanti non stringessero con loro delle alleanze. E sai chi? Le persone normali, che si vendono in cambio di promesse.’”

TEMI TRATTATI:

  • famiglia
  • mafia
  • identità
  • rivoluzioni interiori

PAROLE CHIAVE:

  • Colletti bianchi e mafia
  • Coraggio

L’AUTRICE:

Annamaria Piccione è nata a Siracusa e si occupa di letteratura per ragazzi. È molto sensibile al tema della mafia, cui ha dedicato questo suo ultimo libro, Onora il padre, ma nelle sue storie sono presenti altri importanti temi sociali, quali l’immigrazione, l’accoglienza, il razzismo e le guerre. Scrive anche per il teatro e vive fra Siracusa e Palermo.

APPROFONDIMENTI:

  • Le citazioni ad inizio libro sono di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, due magistrati noti per la lotta contro la mafia, uccisi a pochi mesi di distanza nel 1992. Furono fra i giudici del pool antimafia che diedero origine al Maxi Processo dello Stato contro la mafia nel 1986: il processo fu reso necessario in seguito agli spargimenti di sangue causati dalla mafia negli anni ’80, periodo in cui imperversava una guerra interna a Cosa Nostra (termine con cui oggi si identifica la mafia siciliana) per il predominio del traffico di stupefacenti, da cui uscì vittorioso il clan corleonese con a capo Totò Riina. Ma le stragi non coinvolsero solo i mafiosi, l’organizzazione iniziò anche a prendere di mira autorità dello stato. In seguito a questi eventi il magistrato Rocco Chinnici creò il pool antimafia, in questo modo venivano unite le singole indagini riguardanti la mafia e i magistrati a capo di queste potevano condividere le informazioni rompendo il loro isolamento. Dopo breve tempo Chinnici venne ucciso in un attentato, ma il pool antimafia sopravvisse e ne venne messo a capo Antonino Caponnetto, e nel febbraio del 1986 si arrivò al Maxi Processo. Il Maxi Processo, conclusosi nel dicembre del 1987, portò a 360 condanne e fu il più grande attacco alle mafie mai realizzato in Italia. Fra i condannati ci fu anche Totò Riina, capo dell’organizzazione mafiosa in quegli anni e mandante degli omicidi di Falcone e Borsellino.
    In questo articolo trovate un approfondimento sui due magistrati, sulla guerra tra mafie, il Maxi Processo e sugli attentati che metteranno fine alle loro vite. Qui invece trovate un documentario prodotto dalla Rai che inserisce il racconto delle vite di Falcone e Borsellino all’interno dei grandi fatti riguardanti la mafia, dalla prima guerra di mafia degli anni ’60, fino allo smantellamento del pool antimafia e gli attentati che misero fine alle loro vite.
  • “Poi arrivò il 23 maggio e la scuola si fermò, l’intera Palermo si fermò, per rievocare il giorno maledetto che bruciava ancora, come una ferita mai rimarginata.” (pag. 42). Ogni anno studenti e non si radunano all’albero situato davanti a quella che era la casa di Giovanni Falcone, a lui ora intitolato, in memoria di questo grande magistrato, morto il 23 maggio 1992 in seguito all’esplosione di 500 kg di tritolo nell’autostrada allo svincolo per Capaci, insieme alla scorta e alla moglie. In questo articolo potete leggere il resoconto della manifestazione di quest’anno.
  • “‘Con me la malasorte arrivò però di mattina e avevo solo cinque anni’, pensò la signorina. E non era l’unica ad averla subita, anzi lei poteva dirsi quasi fortunata: ci aveva rimesso sì una gamba, ma l’intera Palermo era stata distrutta. I segni di quel 9 maggio del 1943 erano ancora evidenti sui muri della città, proprio come la protesi del suo moncherino, invecchiata con lei.” (pag. 13). Cosa accadde in questa data? Siamo in piena Seconda guerra mondiale e il 9 maggio 1943 222 bombardieri angloamericani scaricarono 1.114 ordigni da 227 kg sulla città di Palermo, a causa dell’importanza strategia del suo porto. Poco tempo dopo, il 10 luglio, ci fu lo sbarco degli Alleati in Sicilia, un evento che vide il coinvolgimento della stessa mafia: si ritiene infatti che la relativa rapidità con cui si svolsero le operazioni di sbarco furono dovute alla collaborazione con alcuni boss mafiosi in America, tra cui Charles “Lucky” Luciano, mafioso italo-americano, che avrebbe ottenuto in cambio la liberazione dal carcere. In seguito allo sbarco i mafiosi avrebbero anche approfittato della situazione di confusione per accaparrarsi la maggior parte degli incarichi amministrativi rimasti vacanti. Potete trovare un approfondimento in questo articolo. In questo video potete invece trovare immagini di repertorio della Palermo post 9 maggio 1943.
  • A pag. 141 si fa riferimento a Giuseppe, detto Peppino, Impastato, quale simbolo di ribellione alla mafia, anche a discapito dei suoi stessi parenti. Impastato nacque nel 1948 in provincia di Palermo da una famiglia mafiosa, il cognato era perfino un boss. Ruppe ben presto i rapporti con loro, non accettando il loro coinvolgimento con la criminalità organizzata, e divenne in seguito giornalista e attivista politico, e fondò Radio Aut, in cui denunciava le attività mafiose, parlando in particolar modo del boss mafioso Gaetano Badalamenti, il futuro mandante del suo omicidio. Nella notte fra l’8 e il 9 maggio del 1978 Impastato verrà legato morto ai binari di un treno, dove esplose a causa di una carica di tritolo che servì ad inscenare un attentato. Le forze dell’ordine chiusero in fretta il caso ritenendo Impastato un terrorista suicida, solo diversi anni più tardi venne accertata la natura mafiosa dell’omicidio, e all’inizio degli anni Duemila Badalamenti venne condannato all’ergastolo. Per approfondire, qui.
  • La mafia di Onora il padre non è quella che immaginiamo di solito: non gangster stile Il Padrino, non delinquenti e spacciatori, ma persone comuni che scelgono di favorire con le loro capacità e competenze la proliferazione delle attività mafiose. È la mafia dei cosiddetti “colletti bianchi”, ossia professionisti di un determinato settore: “Le pronunce delle Corti giudicanti di Nord, Centro e Sud Italia raccontano di gruppi criminali che si rivolgono a commercialisti per ripulire i proventi degli affari illeciti, ad avvocati per sottrarre beni patrimoniali ai provvedimenti giudiziari di varia natura, a medici per ottenere diagnosi che alleggeriscano lo stato detentivo di boss o affiliati, ad architetti per assicurare la formale regolarità di lavori condotti in spregio delle normative urbanistiche, sino a coinvolgere quasi tutte le categorie professionali.“. Potete leggere il resto di questo interessante articolo sul legame fra professionisti e mafia qui.

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ALCUNI LIBRI DELLA STESSA AUTRICE:

Sette minuti dopo la mezzanotte, di Patrick Ness e Siobhan Dowd

Sette minuti dopo la mezzanotte
Una notte di luna e brezza leggera, il piccolo Conor si sveglia di colpo sentendo bussare alla finestra della sua cameretta. Terrorizzato, allunga l’orecchio per cogliere qualche rumore sospetto dal piano di sotto. Nulla. Sono passati sette minuti dalla mezzanotte. D’un tratto, sente chiamare il suo nome. Conor è preso dal panico: potrebbe essere l’apparizione spaventosa che da giorni lo tormenta nel sonno, l’incubo che viene a trovarlo da quando sua madre ha iniziato le cure mediche. Invece, quando si fa coraggio e si sporge dalla finestra, trova ad attenderlo un mostro. Un mostro tutto particolare, però, senza artigli o denti aguzzi.È semplicemente un albero. Antico e selvaggio, una creatura che sembra uscita da un altro tempo. Il mostro è pronto a stringere un patto con lui: nelle notti successive racconterà a Conor tre storie, di quelle che aiutano a uccidere i draghi che ognuno di noi nasconde nel fondo del proprio animo, storie che spingono ad affrontare le paure più grandi. Ma in cambio la creatura misteriosa vuole da lui una quarta storia, un racconto che deve contenere e proteggere la cosa più pericolosa di tutte: la verità.

Titolo: Sette minuti dopo la mezzanotte
Autore: Patrick Ness (da un’idea di Siobhan Dowd)
Illustrazioni: Jim Kay
Traduzione: Giuseppe Iacobaci
Anno prima edizione: 2011
Editore: Mondadori

LA “FRONTIERA” PERCHÉ:

La frontiera è anche mentale: quel blocco che ci impedisce di accettare o di sopportare qualcosa e che ci porta a chiuderci dentro noi stessi… oppure anche la frontiera che separa la vita dalla morte. Capire che certe situazioni fanno parte del ciclo della vita, e che tutto si può affrontare, anche questo è superare la frontiera.

LA CITAZIONE:

“Gli esseri umani sono bestie complicate, credono alle bugie consolatrici pur conoscendo la realtà dolorosa che le ha rese necessarie.”

TEMI TRATTATI:

  • paura della morte
  • chiusura in sé stessi
  • bullismo

PAROLE CHIAVE:

  • I mostri nella nostra mente

L’AUTORE:

Patrick Ness ha passato i primi anni di vita girovagando per il mondo: nato nel 1971 a Fort Belvoire, una base militare dove suo padre era sergente per l’esercito degli Stati Uniti d’America, passa poi parte dell’infanzia prima alle Hawaii, poi a Washington e a Los Angeles. Si trasferisce infine nel 1999 a Londra, dove scrive il suo primo romanzo e inizia ufficialmente la sua carriera di scrittore. Tiene inoltre corsi di scrittura creativa presso l’università di Oxford e scrive per alcune testate giornalistiche inglesi.
Ha vinto numerosi premi, fra cui la Carnegie Medal, il Guardian Children’s Fiction Prize e il Booktrust Teenage Prize.

APPROFONDIMENTI:

  • Il libro nasce da un’idea di un’altra scrittrice: Siobhan Dowd (Londra, 4 febbraio 1960 – Oxford, 21 agosto 2007), conosciuta in Italia principalmente per Il mistero del London Eye, romanzo che le è valso il premio Andersen nel 2012. Malata terminale di un tumore al seno, non ha potuto completare la storia, che è passata quindi nelle mani di Patrick Ness.
  • Dal libro è stato tratto un film uscito nel 2016 per la regia di Juan Antonio Bayona, qui è possibile vedere il trailer.
  • Nel libro il mostro/albero racconta a Conor tre storie che lo porteranno a confrontarsi con una grande verità, a una catarsi. La struttura è quella del Canto di Natale di Charles Dickens.
  • Le illustrazioni del volume sono di Jim Kay, che in questi anni si sta occupando anche della versione illustrata di Harry Potter. Nel suo sito potete trovare tavole di alcuni dei suoi lavori, anche di Sette minuti dopo la mezzanotte (in inglese A Monster Calls).

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Wildwitch Vol. 1. La prova del fuoco, di Lene Kaaberbøl

Wildwitch Vol. 1. La prova del fuoco
Clara è una ragazzina di 12 anni che non ha nulla di speciale: un po’ timida, il viso punteggiato di lentiggini, è alle prese con i problemi tipici della sua età. Ma un giorno incontra un gigantesco gatto grazie al quale scopre di avere lo straordinario potere di comunicare con gli animali. Sarà solo l’inizio della sua nuova vita da “strega selvatica” in un mondo in cui la magia non è esattamente roba per bambini.

Titolo: Wildwitch Vol. 1. La prova del fuoco
Autrice: Lene Kaaberbøl
Traduzione: Bruno Berni
Anno prima edizione: 2010
Editore: Gallucci

LA “FRONTIERA” PERCHÉ:

La frontiera è anche il passaggio da un momento all’altro della propria vita, quell’evento che che crea un “prima” e un “dopo”. Adattarsi al cambiamento, accettare una vita diversa rispetto a quella di prima, anche questo è superare la frontiera.

LA CITAZIONE:

“«Tu sei una strega» dissi. Non era una domanda.
«Una strega selvatica, una wildwitch» disse lei, come se fosse la cosa più naturale del mondo. «Mi occupo di tutto ciò che è vivo nel mondo selvatico, e in cambio loro si occupano un po’ di me».”

TEMI TRATTATI:

  • cambiamento
  • natura
  • credere in sé stessi

PAROLE CHIAVE:

  • Strega selvatica
  • Giustizia

L’AUTRICE:

In Danimarca, ma in tutto il Nord Europa, il nome di Lene Kaaberbøl è ben noto, soprattutto nel mondo della letteratura per ragazzi. Nata a Copenhagen nel 1960, ha iniziato a scrivere a 15 anni, e non ha mai smesso. Ad oggi ha pubblicato più di una trentina di libri, sebbene in Italia ne sia arrivato un numero molto ristretto. I suoi romanzi del cuore sono la trilogia de Il Signore degli Anelli di Tolkien e I racconti di Terramare di Ursula K. Le Guin.

APPROFONDIMENTI:

  • La prova del fuoco è solo il primo libro della serie di Wildwitch: si contano infatti sei libri pubblicati fra il 2010 e il 2014. La saga è diventata un bestseller non soltanto in Danimarca, ma anche in Germania e nel Regno Unito. In Italia per il momento la pubblicazione è arrivata sino al terzo volume.
  • In un’intervista l’autrice racconta che l’idea del libro è nata dal fatto che lei percepisse la mancanza di libri in cui gli animali hanno un ruolo importante.
  • Le wildwitch, le streghe selvatiche, attingono il loro potere dalla natura, ma la prima regola di una wildwitch è che non si può prendere senza dare: quei poteri dovranno poi essere impiegati nella salvaguardia di quella stessa natura e delle sue creature. Per questo quella di Wildwitch viene considerata una serie dal forte impatto ambientalista.
  • La “prova del fuoco” che dà il titolo al libro è la prova che Clara dovrà superare per provare di essere una strega (selvatica). Nel mondo creato dalla Kaaberbøl, in cui le streghe esistono, questa prova viene comunque ritenuta di dubbia moralità,  eppure persino nella nostra realtà furono diverse le prove congegnate per provare se una persona praticasse o meno la stregoneria o se fosse o meno una strega. Fra queste si possono citare l’ordalia dell’acqua, in cui le accusate venivano legate su delle sedie e immerse in fiumi o laghi e a seconda se galleggiassero o affondassero le si riteneva colpevoli o innocenti (in periodi storici diversi il giudizio era differente, in alcuni casi affondare era segno di malvagità in altri lo era galleggiare). Altra prova era il pungolamento: si credeva che le streghe avessero nel corpo un marchio che provasse la loro vera natura e che in quel punto non si potesse provare dolore, si pungeva quindi la vittima un po’ ovunque cercando di trovare il marchio che le avrebbe incastrate. Ma la prova certamente più diffusa fu il rogo, probabilmente per la sua semplicità: il fuoco non avrebbe mai bruciato persone pure, quindi se le vittime morivano fra le fiamme erano senz’altro dei peccatori implicati con la stregoneria.
  • A pag. 122 Clara dice di essere nella classe 5^B, ma i conti non tornano considerando che Clara ha 12 anni, e questo perché il sistema scolastico danese si differenzia dal nostro e si articola in: educazione prescolare, scuola dell’obbligo, la Folkeskole (dai 7 ai 16 anni), e scuola secondaria superiore (dai 16 ai 19 anni). Infine come da noi, facoltativa, c’è l’università.
  • Di Wildwitch è stato prodotto un film per la regia di Kaspar Munk, uscito l’11 ottobre nelle sale danesi. Per ora non è prevista una distribuzione in Italia. Qui potete vedere il trailer in lingua originale con i sottotitoli in inglese.

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Il sogno di Anna, di Lucia Tilde Ingrosso

Il sogno di Anna
Anna ha quindici anni, vive a Milano e vorrebbe fare la giornalista. Nel suo diario ha scritto una frase di un articolo della Politkovskaja pubblicato poco prima che fosse assassinata: “Non sono un vero animale politico. Non ho aderito a nessun partito perché lo considero un errore per un giornalista, almeno in Russia. Quale crimine ho commesso per essere bollata come ‘una contro di noi’? Mi sono limitata a riferire i fatti di cui sono stata testimone. Ho scritto e, più raramente, ho parlato”. Queste parole sono la sua guida, il suo punto di riferimento, soprattutto quando i suoi compagni la prendono in giro e quando sua madre non le parla perché vorrebbe vederla avvocato. Anna però è testarda, vuole scrivere, informare. Adora il ticchettio della tastiera e sogna luoghi lontani da visitare e piccole e grandi storie da raccontare. Nel suo piccolo, incontra dei dilemmi (pratici e morali) con cui la giornalista russa si è imbattuta su larga scala. Per esempio, dare visibilità a chi ti è amico o a chi se lo merita? Come reagire alle intimidazioni e alle lusinghe del quotidiano? Come raccontare una storia con sentimento mantenendo contemporaneamente la lucidità di giudizio? La determinazione della nostra eroina basterà a farle realizzare il suo sogno? Di certo l’incontro con Manuel, misterioso ragazzo dalla pelle bruna e dagli occhi d’ebano, non le faciliterà la vita, soprattutto nel rapporto con la madre. Ma servirà ad arricchire il suo bagaglio di consapevolezza e di valori.

Titolo: Il sogno di Anna
Autrice: Lucia Tilde Ingrosso
Anno prima edizione: 2016
Editore: Feltrinelli

LA “FRONTIERA” PERCHÉ:

Anna supera le frontiere del tempo e dello spazio per conoscere un’altra Anna, una donna coraggiosa, determinata e con valori di ferro, che le farà vedere il mondo con occhi diversi. Non siamo in guerra, ma le ingiustizie non mancano anche da noi: ora Anna le sa vedere e affrontare.

LA CITAZIONE:

“A un certo punto, mi sento meglio. Abbastanza per parlare, almeno.
‘È che lei è… morta,’ cerco di spiegare. ‘Vabbè, dirai, lo sapevi. Sì, lo sapevo, ma vederla così… È un po’ come se questa fosse la sua tomba. E… ho pensato a tutte le cose brutte e ingiuste che succedono. E alla vita che non è come tu la vorresti.’”

TEMI TRATTATI:

  • seguire i propri sogni
  • famiglia
  • amore
  • pregiudizi

PAROLE CHIAVE:

  • Anna Politkovskaja
  • Giornalismo

L’AUTRICE:

Lucia Tilde Ingrosso nasce a Milano il 27 gennaio 1968 e a 10 anni scrive il suo primo racconto con una Olivetti Lettera 32. A 15 intervista Gianna Nannini (per finta). Attinge di gusto alla ricca biblioteca di famiglia. Adora Louisa May Alcott (quella di Piccole donne), Cesare Pavese, Curzio Malaparte e Oscar Wilde. Ma soprattutto Agatha Christie, Cornell Woolrich e Renato Olivieri.
Ha due sogni: scrivere un giallo e diventare giornalista. Realizzerà entrambi. Con Il sogno di Anna vince il premio Castello Volante.

Sito ufficiale.

APPROFONDIMENTI:

  • Se avete letto il libro, avete sulla giornalista russa Anna Politkovskaja un quadro pressoché completo, ma ecco la brevissima biografia che propone la rivista Internazionale in cima all’elenco di alcuni articoli scritti proprio da lei (e tradotti in italiano): 1958. Nasce a New York da genitori diplomatici. 1999. Dopo aver lavorato per il giornale Izvestija, comincia a seguire per la Novaja Gazeta il conflitto in Cecenia. 2001. Vince il Global award di Amnesty International per il giornalismo in difesa dei diritti umani. Ottobre 2002. Accetta il ruolo di negoziatrice durante l’assedio del teatro Dubrovka di Mosca. 2003. Vince il premio dell’Osce per il giornalismo e la democrazia. Settembre 2004. Subisce un tentativo di avvelenamento mentre è in volo verso Beslan, durante il sequestro nella scuola. 7 ottobre 2006. Viene uccisa a Mosca.”.
  • Nel libro vengono citate spesso frasi di Anna Politkovskaja, fra queste vi sono “A 47 anni non ho più l’età per scontrarmi con l’ostilità e avere il marchio di reietta stampato sulla fronte.” e “Vivere così è orribile. Vorrei un po’ più di comprensione.”. Qui potete leggere l’intero articolo da lei scritto da cui son tratti questi suoi pensieri: Il mio lavoro a ogni costo, uno degli ultimi prima di quel fatidico 7 ottobre 2006.
  • Qui trovate un documentario realizzato dalla Rai in occasione del quinto anniversario dalla morte di Anna Politkovskaja: parlano il marito, il figlio, il vice-direttore del Novaya Gazeta e altre persone che l’avevano conosciuta. Durante il documentario scorrono immagini del suo funerale e dei suoi interventi in momenti cruciali del suo paese.
  • La voce giornalistica di Anna Politkovskaja si esprime in particolar modo nella questione cecena: la Cecenia negli ultimi anni è stata teatro di due guerre, la prima dal 1994 al 1996, la seconda dal 1999 al 2009, entrambe scaturite dal desiderio d’indipendenza del territorio dalla Russia. Gli articoli di Anna denunciavano i massacri compiuti dall’esercito russo nei confronti di civili innocenti. Per capire meglio la questione cecena, che ha origini ben più lontane del Novecento, potete leggere questo breve articolo.
  • “Pensa che su internet c’è la sua ultima foto. È stata scattata nel supermercato in cui ha fatto la spesa e la didascalia è: Un’ora e 39 minuti prima di essere uccisa.” (pag. 48). Si sta parlando ovviamente dell’omicidio di Anna Politkovskaja, ed ecco la foto a cui l’altra Anna fa riferimento.
  • A pag. 20 Andrea, uno dei compagni di corso di Anna, fa a Markus questa domanda “Secondo lei il futuro del giornalismo è nel web?”. In questo articolo trovate un’interessante intervista del 2016 ad Arianna Ciccone, direttrice del Festival Internazionale del giornalismo, proprio su questo tema (“Il punto non è se il web può sostituire i giornali o meno. Non si tratta di questo. È cambiato il comportamento di chi si informa, di chi ‘consuma’ informazione […] Il lavoro di ‘gatekeeper’ (filtraggio delle notizie) o di ‘fact checking’ (verifica dei fatti) che un tempo svolgevano i giornali, oggi è diventata anche una ‘responsabilità’ dei cittadini, che si informano in rete e attraverso i loro spazi social diffondono informazione a loro volta.”). C’è anche un accenno alla libertà di stampa, argomento senz’altro legato al percorso giornalistico di Anna Politkovskaja.
  • A pag. 80 Anna, attraverso i ricordi del padre, parla dell’attentato terroristico avvenuto l’11 marzo 2004 alla stazione di Atocha a Madrid: in questo articolo potete leggere la ricostruzione dei fatti di quel giorno, con un approfondimento sullo stato dei sopravvissuti anni dopo quei terribili fatti.
  • “Lo sapevi che questo parco è pieno di fantasmi?” (pag. 109), così dice Stefano ad Anna durante la loro passeggiata al parco Sempione di Milano. Pe chi fosse curioso di scoprire la leggenda del più famoso fantasma del Sempione, la Dama Nera, e degli altri citati nel libro, qui trovate qualche informazione in più.
  • A pag. 145 Anna e Stefano giungono al Giardino dei Giusti, parte del parco di Monte Stella dedicato a “gli uomini e le donne che hanno aiutato le vittime delle persecuzioni, difeso i diritti umani ovunque fossero calpestati, salvaguardato la dignità dell’Uomo contro ogni forma di annientamento della sua identità libera e consapevole, testimoniato a favore della verità contro i reiterati tentativi di negare i crimini perpetrati. A ciascuno di loro è dedicato un pruno, messo a dimora durante una cerimonia in sua presenza o con la partecipazione dei suoi familiari, con un cippo in granito deposto nel prato sottostante.”. In questo video potete vedere alcuni scorci del Giardino, si vede anche il cippo dedicato ad Anna Politkovskaja.
  • A pag. 166 si fa riferimento all’associazione Annaviva, associazione “nata nel 2007 per ricordare Anna Politkovskaja e raccontare cosa accade tuttora nell’Est europeo.”. Trovate qui la pagina Facebook dell’associazione. Fra gli articoli condivisi dalla pagina, spicca uno de La Stampa riguardante la condanna alla Russia da parte della Corte europea dei diritti dell’uomo per l’omicidio di Anna (“La Corte rileva in particolare che «se le autorità hanno trovato e condannato un gruppo di uomini direttamente coinvolti nell’assassinio della signora Politkovskaja, non hanno attuato adeguate misure investigative per identificare i mandanti dell’omicidio».”).

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Non restare indietro, di Carlo Greppi

Non restare indietro
Quel lunedì di gennaio in cui Francesco, protetto solo dal cappuccio della sua felpa, sale le scale a falcate di tre gradini e si infila appena in tempo nella III C della Scuola Nuova, non è un giorno come un altro. I suoi, senza neanche dirglielo, l’hanno iscritto a un viaggio. E non a uno qualunque, ma a un viaggio “per non dimenticare” in Polonia, ad Auschwitz. Ce la farà, ad affrontarlo? Cosa penseranno di lui i compagni di calcio e quelli della Vecchia Scuola? Cosa dirà Kappa, il suo migliore amico che si fa chiamare così – K. – perché è il tag con cui sta tappezzando i muri del quartiere? Tra grida di rabbia e momenti di spaesamento, tra partite di calcio e sere passate sulle panchine, tra domande sul senso della storia e altre sul senso della vita, Francesco dovrà entrare in contatto con le proprie emozioni e con quelle degli altri, e fare i conti con il suo dolore. Guardando nel buio più profondo del passato, questi ragazzi cercheranno un modo per immaginarsi grandi, insieme proveranno a capire e affrontare la Storia. Quella con la maiuscola, e quella che viviamo tutti i giorni: perché bisogna stare attenti – se si vuole pensare al futuro – a non restare indietro.

Titolo: Non restare indietro
Autore: Carlo Greppi
Anno prima edizione: 2015
Editore: Feltrinelli

LA “FRONTIERA” PERCHÉ:

Alcuni episodi della Storia sembrano ormai separati dal presente da una frontiera invalicabile, pagine talmente forti e crudeli che sembrano non appartenere alla realtà. Distruggere quella frontiera e capire come noi in passato si sia potuti arrivare a commettere certi crimini, capire come persone comuni si siano rese complici di un genocidio… togliere il velo dell’irrealtà e capire di cosa siamo capaci, essere coscienti che la storia “fa le rime” e non si può mai essere certi che le cose non riaccadano, anche questo è superare la frontiera.

LA CITAZIONE:

“Erano quasi tutti d’accordo, sul fatto che una storia del genere potrebbe ricapitare, o che addirittura fosse già successa dopo il 1945, come se un’altra tabellina invisibile continuasse a battere il tempo, e ogni tot anni, in qualche parte del mondo, qualcuno provasse a spazzare via dalla faccia della terra un altro gruppo umano individuato sulla base di caratteristiche più o meno reali. Gianluca aveva ritirato fuori la roba delle rime: ‘La storia non si ripete mai uguale a se stessa: al massimo fa le rime’, aveva detto.”

TEMI TRATTATI:

  • genocidio
  • demitizzazione della Shoah
  • ritrovare sé stessi
  • amicizia
  • lutto

PAROLE CHIAVE:

  • Nuova Scuola
  • Auschwitz
  • Shoah
  • La storia “fa le rime”

L’AUTORE:

Carlo Greppi nasce nel 1982 a Torino, è uno storico, collabora con Rai Storia come conduttore, inviato e ospite, fa parte del Comitato scientifico dell’Istituto piemontese per la storia della Resistenza e della società contemporanea “Giorgio Agosti”, collabora inoltre con il blog Doppiozero e la Scuola Holden, ed è, ovviamente, scrittore. È anche socio fondatore dell’associazione Deina, il cui intento è realizzare percorsi formativi per i giovani legati al tema della memoria. Per Non restare indietro ha vinto il premio premio Adei-Wizo 2017, sezione ragazzi.

APPROFONDIMENTI:

  • Come raccontato a pag. 17, il Giorno della Memoria è un’istituzione recente, degli anni Duemila. Qui trovate la legge n. 211 del 20 luglio 2000 con cui in Italia si istituisce il Giorno della Memoria (Art. 1: La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, “Giorno della Memoria”, al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati.).
  • A pag. 19 si fa riferimento al processo di Adolf Eichmann, ufficiale nazista a capo della sezione che si occupava della deportazione delle persone considerate di “razza ebraica”. In questo articolo trovate un approfondimento sulla persona di Eichmann e sul suo processo a Gerusalemme, qui invece trovate un video del processo (che fu ripreso dalle telecamere americane) sottotitolato in italiano. Nell’articolo si fa riferimento ad Hannah Arendt, citata anche nel libro, i cui pensieri su Eichmann e il suo processo vennero riuniti nel libro La banalità del male (“Arendt non disse che Eichmann era semplicemente un burocrate, nonostante le sia stata attribuita questa versione che apparteneva piuttosto alla linea degli avvocati della difesa: per lei Eichmann rappresentava «l’assenza di pensiero» cioè l’assenza di una dimensione interiore etica della coscienza. Tale assenza di pensiero era anche assenza di responsabilità, ossia incapacità di elaborare il significato del proprio agire e dunque le sue conseguenze.”).
  • Nel libro si fa riferimento diverse volte a foto risalenti al regime nazista e alla persecuzione ebraica, eccone alcune: foto dell’uomo con le braccia conserte, Amburgo 1936 (pag. 28), in questo articolo trovate la storia di quest’uomo, August Landmesser; foto del giovale ufficiale nazista col fucile puntato contro sei uomini (pag. 52); “L’ultimo ebreo di Vinnycja” (pag. 54); il Battaglione 101 (pag. 90); il Battaglione 101 in festa (pag. 104); Sonderkommandos ad Auschwitz (pag. 148).
  • Da pag. 78 vengono citati diverse parti della poesia Messaggio, letta da un’anziana signora che racconta la sua esperienza dopo la promulgazione in Italia delle leggi razziali. Questa signora è Nedelia Lolli, scappata al destino di tanti ebrei come lei grazie all’aiuto di Dalmiro e Verbena Costa, torinesi, che nell’inverno tra il 1943 e il 1944 nascosero l’allora tredicenne Nedelia, spacciandola come educatrice dei loro figli Marcello e Giorgio. Qui trovate riportata per intero questa storia di coraggio e di salvezza.
  • “La signora si mette a raccontare di quando arrivarono le leggi razziali: a nove anni lei scoprì di essere di una razza inferiore. Secondo le logiche deliranti del fascismo, naturalmente, aggiunge con un mezzo sorriso, prima di farsi seria.” (pag. 82). Qui trovate tutti gli articoli de Il manifesto della razza pubblicato in Italia nel 1938, pochi mesi dopo verranno promulgate le leggi razziali. Al punto 9 si può leggere “Gli ebrei non appartengono alla razza italiana”.
  • A pag. 80 si fa riferimento al corto animato Educazione alla morte: è un corto realizzato dalla Disney che denuncia la manipolazione dei bambini tedeschi avviati all’ideologia nazista sin dalla tenera età. Lo trovate qui con i sottotitoli in italiano.
  • A pag. 140 si fa riferimento allo psichiatra Franco Basaglia, che oggi viene ricordato soprattutto per la legge 180/1978, chiamata proprio “Legge Basaglia”, grazie alla quale vennero chiusi i manicomi in Italia.
  • A pag. 165 si fa riferimento a un tentativo di fuga del 7 ottobre 1944: quel giorno a Birkenau alcuni elementi di due Sonderkommandos si ribellano alle SS, uccidono tre soldati nazisti e distruggono un forno crematorio con esplosivo ottenuto grazie alla collaborazione di alcune donne polacche impiegate presso alcune fabbriche di munizioni nei dintorni. La rivolta si conclude in un bagno di sangue, con lo sterminio dei deportati ribelli e l’impiccagione, alcuni mesi dopo, di quattro donne polacche. Qui trovate un approfondimento sugli accadimenti di quel giorno.
  • L’autore del libro ha partecipato ad una puntata del programma Il tempo e la storia (citato anche da lui a pag. 218) prodotto dalla Rai in cui si parla proprio dei Lager nazisti, potete vedere l’episodio qui.
  • Dopo aver letto il libro potrebbe essere interessante associare delle immagini ai luoghi raccontati, in questo breve video potete vedere ciò che i ragazzi della III C hanno visto in quella fredda giornata ad Auschwitz.
  • Qui potete trovare una breve intervista all’autore Carlo Greppi, in cui parla del libro, dei suoi obiettivi e del viaggio ad Auschwitz.
  • Non restare indietro non è il primo libro di Carlo Greppi con a tema la Shoah, ha scritto anche L’ultimo treno. Racconti del viaggio verso il lager, e La nostra Shoah. italiani, sterminio, memoria, di cui potete trovare qui un estratto.

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