Cento passi per volare, di Giuseppe Festa

Cento passi per volare
Lucio ha quattordici anni e da piccolo ha perso la vista. Ricorda ancora i colori e le forme delle cose, ma tutto adesso è avvolto dal buio. Ama la montagna, dove va spesso con Bea, la zia che adora, quella della sciarpa di seta, perché lì i suoi sensi acutissimi gli mostrano un mondo sconosciuto agli altri. In montagna tutto è amplificato, e il vento porta profumi, suoni e versi di animali, cui non facciamo quasi più caso. Lucio se ne inebria, li conosce meglio di quanto conosca se stesso, cammina e si arrampica per i sentieri con più sicurezza di molti ragazzi di città. Ed è proprio tra quei monti, sulle Dolomiti, che, durante una passeggiata sul Picco del Diavolo con la sua nuova amica Chiara, la storia di Lucio si intreccia a quella di un aquilotto, Zefiro, rapito da bracconieri senza scrupoli. Tutto sembra perduto, ma la Montagna freme di vita e indizi, e potrebbe rivelare la verità a chi, come Lucio, la sa ascoltare…

Titolo: Cento passi per volare
Autore: Giuseppe Festa
Anno prima edizione: 2018
Editore: Salani

LA “FRONTIERA” PERCHÉ:

In questa storia una frontiera è già stata superata: Lucio ha dovuto imparare un nuovo modo di vivere, un modo di vedere quello che lo circonda senza davvero farlo. Ma imparare a destreggiarsi nel mondo non vuol dire dover sempre farcela da soli, tutti noi prima o poi abbiamo bisogno di aiuto: capire questo è superare una frontiera.

LA CITAZIONE:

“«Non mi piace dipendere dagli altri» si difese Lucio. «È così difficile da capire?»
«Ma tutti dipendiamo dagli altri, per una cosa o per un’altra».”

TEMI TRATTATI:

  • abilità nella disabilità
  • conoscere i propri limiti
  • amicizia
  • protezione degli animali

PAROLE CHIAVE:

  • Fragilità
  • Traffico di rapaci

L’AUTORE:

Giuseppe Festa nasce nel 1972, si laurea in Scienze naturali e da lì in poi non abbandonerà più la sua passione per l’ambiente. Cento passi per volare non è infatti il suo unico libro a tema naturalistico, lo sono tutte le sue storie… e non solo! Nel 2012 è anche protagonista del film documentario Oltre la frontiera, girato in Wyoming e Sud Dakota dalla Filmaker dei fratelli Piccioli. Il film è anche vincitore della 23° Rassegna Internazionale del Cinema di Rovereto, sezione Archeologia e Società. È anche autore di diversi reportage sulla natura trasmessi dalla Rai, nonché fondatore e cantante del gruppo Lingalad, le cui musiche si ispirano al mondo della natura.

Sito ufficiale.

APPROFONDIMENTI:

  • Cento passi per volare è il primo libro della giovane collana della Salani I caprioli, realizzata in collaborazione con il Club Alpino Italiano (CAI): qui trovate la notizia dell’uscita del libro su Lo Scarpone, il notiziario del CAI.
  • Fra i protagonisti del libro c’è anche una realtà vergognosa: quella del traffico di rapaci. Festa mette nelle avide mani di Peccio e Gracco il compito di raccontare il mondo dei bracconieri, che catturano indifesi aquilotti per rivenderli a falconieri o collezionisti. L’autore è molto sensibile a questo tema, infatti già nel 2014 aveva contribuito alla realizzazione di un reportage sul traffico di questi animali, in particolare delle aquile del Bonelli in Sicilia, lo trovate qui. In questo sito invece trovate gli aggiornamenti sulle attività per la protezione di questa specie.
  • L’aquila di Bonelli di recente è ricomparsa anche in Sardegna: si credeva estinta nella nostra zona intorno agli anni ’80, per via del bracconaggio e dei numerosi incendi dolosi, ma recentemente son stati portati dalla Spagna 5 esemplari che erano stati salvati, e lasciati in libertà dopo un breve soggiorno nella voliera del Parco regionale di Tepilora del nord Sardegna. Potete leggere la notizia in questo articolo.
  • La sera dell’arrivo al rifugio in montagna Lucio e la zia Bea scelgono un libro da leggere insieme, alla fine provale la volontà della zia che opta per Rigoni Stern: di chi si tratta? Stern era un alpinista e militante durante la Seconda guerra mondiale, famoso oggi soprattutto per aver scritto Il sergente nella neve, un’autobiografia in cui racconta gli orrori della Campagna di Russia e della ritirata dei soldati italiani (1942-1943).
  • Qui trovate un’intervista all’autore, realizzata in occasione del Salone del libro di Torino dalle ragazze di BookBlog, in cui narra le origini del libro e la sua realizzazione (per immedesimarsi in Lucio, racconta di aver addirittura vagato per i boschi ad occhi bendati!).
  • Qui trovate il booktrailer (video di presentazione) del libro.

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Batti il muro. Quando i libri salvano la vita, di Antonio Ferrara

Batti il muro
Caterina è solo una bambina quando sua madre comincia a chiuderla in un armadio, al buio. È il segnale di una malattia che non assume mai manifestazioni violente, però infligge a Caterina questa pena ripetuta che non tocca invece alla sorella, chissà perché. Dentro l’armadio Caterina ha paura, all’inizio. Poi comincia a portare con sé un libro e una torcia elettrica, e tutto cambia. La lettura diventa lo strumento per contrastare la volontà della madre in modo sommesso. Caterina non urla, non protesta: rimane buona e zitta dentro la sua casetta di legno, al riparo, con i suoi libri. Sono le storie a salvarla. E sarà l’amore per i libri, un amore fedele e paziente, a dare infine un senso alla sua vita.

Titolo: Batti il muro. Quando i libri salvano la vita
Autore: Antonio Ferrara
Anno prima edizione: 2011
Editore: BUR

LA “FRONTIERA” PERCHÉ:

Nella vita possiamo andare incontro a difficoltà e dolore, e a questo punto si crea una frontiera: possiamo stagnare nella sofferenza o cercare aiuto in qualcuno o in qualcosa. Cercare aiuto nei momenti bui, anche questo è superare la frontiera.

LA CITAZIONE:

“Leggendo capivo che non potevo impedire che le cose accadessero, ma che potevo almeno immaginarne altre, più dolci, che prima o poi sarebbero potute accadere.”

TEMI TRATTATI:

  • famiglia
  • malattia
  • abusi domestici
  • crescita

PAROLE CHIAVE:

  • Batti il muro
  • Potere della lettura
  • Prigione, fisica e mentale

L’AUTORE:

Classe ’57, Antonio Ferrara è uno scrittore e illustratore italiano, insignito nel 2012 del premio Andersen (premio italiano per la letteratura per ragazzi) per Ero cattivo, una delle sue opere più conosciute. Dopo aver conseguito la maturità classica, frequenta la facoltà di Architettura e nel mentre lavora come grafico. L’interesse per la letteratura per ragazzi nasce in seguito alla sua esperienza in alcune comunità di alloggio dei minori, è qui infatti che capisce l’importanza della diffusione della lettura fra i giovani. Diventerà quindi illustratore e, infine, anche autore di libri a loro destinati, raccontando storie ricche di speranza e con protagonisti in cui i lettori possono ritrovare se stessi.

APPROFONDIMENTI:

  • Il libro si apre con una citazione dal Diario di Anna Frank, giovane ragazza ebrea che ai tempi della persecuzione nazista era stata costretta alla clandestinità e a vivere nascosta in una casa senza mai poter uscire. In questo periodo di prigionia anche lei trovò conforto nei libri, come Caterina, e nella scrittura del suo diario. Qui un approfondimento.
  • La madre di Caterina nei momenti di maggiore crisi si faceva ricoverare in un manicomio: oggi queste strutture non esistono più, precisamente dal 1978, grazie agli studi dello psichiatra Franco Basaglia che rivoluzionò la concezione di “salute mentale”, portando l’Italia ad essere il paese con la legislazione più avanzata al mondo in campo psichiatrico.
    I manicomi vengono regolamentati in Italia per la prima volta nel 1904 dalla legge Giolitti, il cui 1° articolo recitava “Debbono essere custodite e curate nei manicomi le persone affette per qualunque causa da alienazione mentale, quando siano pericolose a sé o agli altri e riescano di pubblico scandalo e non siano e non possano essere convenientemente custodite e curate fuorché nei manicomi”. Negli anni si son date spesso comode interpretazioni allo stato di “alienazione mentale” facendo divenire il manicomio un carcere per personaggi indesiderati. I trattamenti erano inoltre spesso discutibili: dall’elettroshock alle cinghie per legare i pazienti, dall’isolamento alle camicie di forza. Qui potete trovare un documentario prodotto dalla Rai sulla storia dei manicomi in Italia, e qui un articolo che approfondisce il tema.
  • Caterina trova la sua salvezza nei libri, è grazie a loro che resiste e va avanti. Oggi ci sono diversi studi sul potere terapeutico della lettura, e si parla sempre più spesso di biblioterapia, termine nato nei paesi anglosassoni intorno all’inizio del Novecento. Qui trovate un articolo scientifico al riguardo, qui uno più scanzonato e romantico, con diverse testimonianze.
  • Qui trovate una breve intervista all’autore, Antonio Ferrara.

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Se la tua colpa è di essere bella, di Giuliana Facchini

Se la tua colpa è di essere bella
Valerio ha diciassette anni e frequenta la terza liceo. Vive con la madre single, una psicologa di quarantacinque anni con la quale ha un rapporto sereno, ed è invaghito della trentacinquenne Elena che abita nel suo palazzo, a cui dedica poesie d’amore anonime, che infila di nascosto sotto la sua porta. Nell’ex portineria del condomino abita anche Carlos, compagno di liceo e amico più caro di Valerio. A chiudere il cerchio c’è Lavinia, compagna inseparabile dei due. La vita scorre tranquilla per i tre ragazzi, divisa tra studio, svago, riflessioni sulle loro problematiche adolescenziali, finché alcuni avvenimenti irrompono nella loro esistenza e la cambiano. Una loro compagna di classe è aggredita in discoteca, durante una festa di compleanno. Carmen, sorellina di cinque anni di Carlos, viene urtata da un’auto mentre rincorre una pallina trovata al parco e finisce in ospedale. Nello stesso ospedale è ricoverata Elena, la vicina trentacinquenne…

Titolo: Se la tua colpa è di essere bella
Autrice: Giuliana Facchini
Anno prima edizione: 2018
Editore: Feltrinelli

LA “FRONTIERA” PERCHÉ:

Affrontare le proprie difficoltà e il proprio dolore è un qualcosa che riguarda le nostre quattro mura, ma al di là della frontiera ci sono anche le difficoltà e il dolore degli altri, e affrontare quelli può essere una sfida ancora più complessa.

C’è poi una frontiera che non va mai superata: quella del rispetto altrui.

LA CITAZIONE:

“Passo sui social e do uno sguardo alla bacheca Facebook di Laura. L’invito a vestirsi in modo decente è ancora lì. […] La parola ‘puttana’ non viene mai scritta eppure è ovunque tra le righe, la prospettiva di uno stupro è irrisa per finta come l’idea della donna-preda. […]
Sto male. Forse sono davvero un poeta con lo stomaco debole: Lavinia ha letto tutte queste parole e mi sento offeso al suo posto; Laura anche deve averle lette sapendo che parlavano di lei e mi sento ferito al suo posto.”

TEMI TRATTATI:

  • lotte al femminile
  • amicizia
  • primi amori
  • famiglia

PAROLE CHIAVE:

  • “Se la tua colpa è di essere bella”
  • “Leoni da tastiera”
  • Poesia

L’AUTRICE:

Giuliana Facchini, nata a Roma, ha studiato Lettere e seguito corsi di recitazione e doppiaggio, e si è occupata inoltre di teatro per ragazzi. Con Invisibile (2012) si è aggiudicata il premio Arpino Sezione inediti, con Il segreto del manoscritto (2016) il premio Giovanna Righini Ricci e con Perduti fra le montagne (2008) il premio letterario Montessori. È socia dell’Associazione Italiana Scrittori per Ragazzi (ICWA).

Blog personale.

APPROFONDIMENTI:

  • “A scuola si mormora, ma nessuno penserebbe mai di insultare apertamente una compagna del liceo, sul web però altri si sentono liberi di dirle qualsiasi cosa, sono leoni da tastiera.” (pag. 68). Purtroppo non è solo la Laura del libro l’unica vittima di questi “leoni da tastiera”, anzi, è un fenomeno molto reale, e tristemente diffuso. Al riguardo potrebbe interessarvi leggere questo articolo che analizza il fenomeno dei social come strumento di odio contro le donne (“Il mondo del web – e dei social network in particolare – viene solitamente associato a valori positivi quali libertà di espressione e possibilità di conoscenza infinita. Spesso però diventa uno strumento di discriminazione, controllo e minaccia, in particolar modo nei confronti delle donne. […] L’obiettivo da raggiungere è quello di rendere la rete e i social network un luogo di aggrezione e di confronto positivo. In questo scenario, il ruolo dell’informazione (giornali, telegiornali, programmi d’informazione tramite stampa, tv e web) continua a rimanere centrale nell’influenzare la percezione di un problema e nel creare o meno distorsioni nell’immaginario collettivo. È opportuno, ad esempio, evitare di riferirsi alle donne come ‘soggetti deboli’ o vittime predestinate.”).
  • “Diciamo che la televisione, i film, la pubblicità ci propongono un modello femminile che può diventare di riferimento per un’adolescente. Alcune ragazze si ammalano di anoressia, altre arrivano a deprimersi se non riescono ad arrivare alla taglia quaranta. Tutti vogliamo piacere agli altri e per i giovani è vitale accettarsi e sentirsi accettati.”, così si esprime la madre di Valerio a pag. 32, e sembra citare un recente studio sul rapporto tra l’immagine che le donne hanno del proprio corpo e l’uso di diversi tipi di media (social, tv, riviste): “In particolare, lo studio esamina il fenomeno dell’auto-oggettivazione del corpo femminile. […] I risultati hanno mostrato che l’utilizzo di Facebook è legato al fenomeno dell’auto-oggettivazione dato che il social network per eccellenza è focalizzato sull’aspetto fisico. Infatti, Facebook è il luogo in cui condividere foto personali e ricevere commenti di apprezzamento da parte dei propri amici virtuali, rafforzando o indebolendo così la propria fiducia in se stessi.” (fonte).
  • Nel blog dell’autrice trovate anche un post dove presenta Se la tua colpa è di essere bella: parla dell’origine della storia, dei temi che voleva affrontare, come voleva affrontarli, e dei suoi personaggi (“La mia necessità era far parlare Valerio. Pur essendo io lontanissima da Valerio, lo conosco bene. Perché è diverso da me posso raccontarlo onestamente, senza confondermi con lui. Anche Lavinia, se sono riuscita a farla vivere tra le pagine di questo mio romanzo, ha una bella voce, chiara, importante. Ne ho incontrate di Lavinia! E infine Carlos, forse quello più difficile, dall’animo complicato perché sono quasi certa incarni un bisogno segreto e innato e spesso negato di ogni adolescente: quello di avere degli ideali. Molto difficile.”).
  • Le poesie di Valerio sono in realtà scritte da Roberta Lipparini, poetessa italiana che ha collaborato con Giuliana Facchini anche con un altro libro, Come conchiglie sulla sabbia. Per scoprire qualcosa di più su di lei e leggere qualche sua poesia, potete andare qui.
  • A pag. 28 si fa riferimento a una canzone di Fabrizio De André, Bocca di rosa: qui trovate il brano con il testo.
  • A pag. 97 si cita Gianni Rodari… Nella bibliografia di quest’anno è presente un’antologia di suoi racconti brevi e filastrocche: Viaggio in Italia.

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La mia Resistenza, di Roberto Denti

La mia Resistenza
Roberto è solo un ragazzo quando compie la prima di tante scelte importanti: a Cremona, in un’Italia divisa in due, nel cuore della guerra si aggrega a una singolare compagnia di finti teatranti, che di notte fanno saltare i ponti sul Po per impedire il passaggio delle truppe tedesche. Il gruppo viene scoperto, molti componenti sono arrestati. Roberto riesce a fuggire. È solo il primo episodio di una lunga, dolorosa, faticosa avventura: la separazione dalla famiglia, la fuga in montagna, l’arresto e la cella d’isolamento, infine la lotta con una brigata partigiana fino all’arrivo degli alleati. Una storia di resistenza, di coraggio inevitabile, raccontata con semplicità a chi vuole sapere oggi com’è stato fare la Storia senza saperlo.

Titolo: La mia Resistenza
Autore: Roberto Denti
Anno prima edizione: 2010
Editore: BUR

LA “FRONTIERA” PERCHÉ:

La frontiera è anche quella linea che separa ciò che è giusto da ciò che è sbagliato, che in certe circostanze si differenzia da ciò che è dettato dalla legge e non. Avere il coraggio di opporsi a ciò che è sbagliato ma ci impongono, lottare in nome di ideali e valori universali, resistere per costruire un paese migliore, anche questo è attraversare la frontiera.

LA CITAZIONE:

“Un attimo, e le nostre armi spararono prima delle loro: un atto istintivo che ci salvò la vita. Se soltanto avessimo voluto pensare a cosa era opportuno fare, i fascisti avrebbero usato le armi per primi. Più tardi, quando il rastrellamento fu terminato, mi ritrovai a riflettere: certamente avevo ucciso un uomo uguale a me, anche se con idee e ideali diversi. Non avrei potuto agire diversamente, ma non per questo mi sentivo in pace con me stesso.”

TEMI TRATTATI:

  • guerra
  • opposizione alla dittatura
  • lotta per la libertà
  • famiglia

PAROLE CHIAVE:

  • Resistenza
  • Fascismo
  • Seconda guerra mondiale

L’AUTORE:

Roberto Denti è stato il fondatore e la guida della Libreria dei Ragazzi di Milano per quarant’anni. Nato a Cremona nel 1924, visse a Milano dal 1946, dove iniziò a lavorare come giornalista del Sole 24 ORE e dove, nel 1948, conobbe Gianni Rodari. Nel 1972, insieme a Gianna Vitali, diede inizio all’avventura della prima libreria italiana dedicata esclusivamente a bambini e ragazzi. Con i suoi collaboratori partecipò per anni alla giuria che assegna il Premio Andersen. Morì a Milano il 21 maggio 2013. Ne La mia Resistenza racconta la sua esperienza, da “sbandato” prima e partigiano dopo, durante la Seconda guerra mondiale.

APPROFONDIMENTI:

  • Il libro inizia con una data storica, quella dell’8 settembre 1943 con la resa dell’Italia agli Alleati, da cui nasceranno i primi “sbandati”, soldati italiani allo sbando in seguito allo sfascio dell’esercito e delle istituzioni, ma da cui avrà origine anche la Resistenza contro la successiva occupazione tedesca. Potete leggere un approfondimento sui giorni successivi all’8 settembre in questo articolo, dove si cita anche il generale Kesserling, oscuro protagonista del XXIII capitolo del libro. Qui potete trovare invece un approfondimento su tutti gli avvenimenti, dal governo del generale Badoglio alla Repubblica Sociale Italiana (RSI) di Mussolini, che portarono alla nascita del movimento partigiano.
  • In questo sito trovate una cronistoria in pillole dei fatti della Seconda guerra mondiale riguardanti l’Italia, utile per avere in mente il quadro generale degli avvenimenti citati nel libro.
  • Denti ci racconta che negli anni ’40, per esigenze economiche, si ritrovò a lavorare per la testata cremonese Il Regime Fascista. Negli archivi storici sono consultabili alcune pagine del giornale, e oggi appaiono al limite del grottesco certi articoli, come questo in cui il fondatore del quotidiano, Roberto Farinacci, risponde ad un elogio di Mussolini: “Ti comunico questo magnifico risultato con l’intima soddisfazione di veder coronata una iniziativa fascistissima del mìo giornale che ha una sola incorreggibile ambizione: servire con devozione ed intelligenza il Regime e il Duce.”. In questo sito è possibile ricercare tutti gli articoli della testata data per data, le annate de Il Regime Fascista vanno dal 1926 al 1945.
  • Dopo l’8 settembre Denti e la madre perdono le tracce del fratello e vanno a Curtatone temendo sia stato deportato in un campo di concentramento. In quel comune, nella località Valletta dell’Aldriga, il 19 settembre si consumò un eccidio: dieci soldati detenuti nei campi di concentramento vicino a Mantova vennero lì attirati con l’inganno dagli ufficiali tedeschi e costretti a scavare le fosse dove sarebbero stati poi gettati dopo la fucilazione. Trovate maggiori approfondimenti sull’eccidio in questo breve documento. Qui invece un approfondimento sui campi di concentramento in Italia.
  • A pag. 21 si fa riferimento all’invasione e successiva conquista dell’Etiopia da parte dell’Italia, e Denti non nasconde gli orrori che son stati perpetrati in quella regione per arrivare ad una rapida vittoria. Qui trovate un approfondimento della storia coloniale italiana in Africa.
  • “Fui portato al comando tedesco, dove un interprete mi fece parlare e si rese conto che non ero francese. Meno semplice l’accusa di ‘giuivo’ (giudeo). […] Per quanto riguarda l’appartenenza alla religione ebraica (accusa pericolosissima!), il soldato disse che lo aveva pensato vedendo il mio naso, piuttosto lungo e con una gobba.” (pag. 29). In questo articolo potete trovare un approfondimento sull’antisemitismo in Italia, e qui il Manifesto sulla Razza pubblicato il 14 luglio 1938 (al punto 9: Gli ebrei non appartengono alla razza italiana), che successivamente diventerà la base ideologica e pseudo-scientifica della politica razzista dell’Italia fascista.
  • A pag. 36 Denti fa riferimento ad un libro proibito dalla censura fascista: All’ovest niente di nuovo (o, come è meglio conosciuto oggi, Niente di nuovo sul fronte occidentale) di Erich Maria Remarque. Il romanzo, ambientato durante la Prima guerra mondiale, racconta le crude vicende di un giovane soldato al fronte. Un romanzo dai toni pacifisti che certamente non si allineava a quella che era l’ideologia fascista.
  • A pag. 50 si fa riferimento alle donne staffette, il cui compito era quello di curare “i collegamenti tra le varie formazioni impegnate nella lotta armata, permettendo la trasmissione di ordini, direttive, informazioni, e il conferimento di beni alimentari, medicine, armi, munizioni, stampa clandestina. […] Le staffette solitamente non sono armate e quindi si trovano nell’impossibilità materiale di difendersi. Molte sono quelle che pagheranno con le torture e la vita il loro impegno, che tuttavia è indispensabile. Senza le staffette, la guerra partigiana sarebbe stata inattuabile.” (fonte).
    In questo articolo potete trovare le testimonianze di Tina Anselmi e Marisa Ombra, partigiane ai tempi della Resistenza.
  • Il “cugino” che Denti incontra nel suo periodo di prigionia è Teresio Olivelli, figura di spicco nella guerra partigiana. All’inizio membro attivo del regime fascista (era segretario dell’Istituto di Cultura fascista), dopo due viaggi ufficiali nella Germania nazista iniziò a nutrire le prime perplessità, fino all’8 settembre 1943, data che cambiò anche la sua vita. Qui trovate un approfondimento su questo personaggio storico.
  • Dopo la scarcerazione e la vita da clandestino, Denti entra a far parte ufficialmente dei partigiani, nella III Brigata Rosselli. Questa deve il suo nome a Carlo Rosselli, leader della formazione politica antifascista “Giustizia e Libertà”, ucciso nel 1937 dai servizi segreti del regime fascista. Trovate in questo articolo un approfondimento sulla sua figura e su quella del fratello, Nello, antifascista militante.
  • In contrapposizione alle Brigate dei partigiani, il 1° luglio del 1944 vengono istituite le Brigate Nere (citate a pag. 109), un corpo paramilitare fascista della Repubblica Sociale Italiana (RSI). Qui potete trovare un breve approfondimento.
  • L’ultimo capitolo del libro è dedicato al ricordo delle canzoni della guerra partigiana, con i vari testi, e se volete ascoltarle, potete cliccare nei seguenti link: Bella Ciao, Fischia il vento, Dalle belle città, Pietà l’è morta, Sul ponte di Perati.
  • Qui trovate un breve intervista a Roberto Denti all’uscita del libro.

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L’ultimo elfo, di Silvana De Mari

L'ultimo elfo
In una landa desolata, annegata da una pioggia torrenziale, l’ultimo Elfo trascina la propria disperazione per la sua gente. Lo salveranno due umani che nulla sanno dei movimenti degli astri e della storia, però conoscono la misericordia, e salvando lui salveranno il mondo. L’Elfo capirà che solo unendosi a esseri diversi da sé – meno magici ma più resistenti alla vita – non soltanto sopravviverà, ma diffonderà sulla Terra la luce della fantasia.

Titolo: L’ultimo elfo
Autrice: Silvana De Mari
Illustratore: Gianni De Conno
Anno prima edizione: 2004
Editore: Salani

LA “FRONTIERA” PERCHÉ:

Spesso le credenze, i pregiudizi ergono nella nostra mente dei muri di sospetto e di odio. Far crollare questi muri e cercar sempre la verità e il dialogo, questo è superare la frontiera.

LA CITAZIONE:

“Pensò che non c’erano più draghi, perché la solitudine li aveva estinti.
Pensò che non si può vivere secolo dopo secolo, a covarsi la propria magnificenza e solitudine.
Pensò che l’importante non sono le cose, ma il senso che noi diamo alle cose.
Prima o poi la morte attende tutti. Più importante del rimandare la morte è darle un senso.”

TEMI TRATTATI:

  • solitudine
  • amicizia
  • dialogo fra mondi diversi
  • pregiudizi e stereotipi

PAROLE CHIAVE:

  • “Muri di estraneità e incomprensioni”
  • Profezia
  • Mondo post apocalittico

L’AUTRICE:

Silvana De Mari, classe 1953, prima di approdare nel mondo della letteratura per ragazzi, era medico chirurgo, e ha esercitato in Italia e in Etiopia. Nel 2000 la Salani pubblica il suo primo libro, L’ultima stella a destra della luna, ma in realtà lei scrive storie sin dalla giovane età: l’ispirazione alla scrittura è giunta a 16 anni, dopo la visione del film Brancaleone alle Crociate.

APPROFONDIMENTI:

  • In un’intervista, alla domanda che chiedeva come fosse nata l’idea per L’ultimo elfo, la De Mari risponde con queste parole: “Tra i quattro e i nove anni ho abitato a Trieste. Il cuore di mio padre non funzionava bene e gli erano state prescritte lunghe passeggiate. […] Fu allora che mio padre cominciò a raccontarmi complicate storie di spiritelli e gnomi, ambientate agli albori del mondo nelle foreste infinite che lo ricoprivano. E io cominciai a chiedermi, visto che le creature magiche erano dapprima esistite, per poi non più esistere, come fossero scomparse, quanto era stato terribile scomparire, se qualcuna delle creature si era accorta di essere l’ultima. Cosa avrei provato io a sapere che, dopo di me, nessuno come me sarebbe mai più esistito?
    Mano a mano che crescevo alle buffe storie dei folletti se ne sovrapposero altre, atroci e terribili, che nascevano dai luoghi stessi che ci circondavano.
    Mio padre cominciò a parlarmi delle trincee della prima guerra mondiale, che avevano traversato quegli stessi prati che noi traversavamo, seguiti dal nostro cane, lieto e felice per tutta quell’aria fresca e quella luce. Mi parlò delle Foibe, poco distati da noi, molto simili alle grotte che andavamo a visitare, e che un decennio prima erano state riempite di corpi gettati dentro vivi. Mi portò a vedere i muri della Risiera di San Saba, unico campo di sterminio sul suolo italiano. La Risiera non aveva contenuto riso ma persone, che poi erano state mandate nel posto dove è scritto che il lavoro rende liberi, e di tutte le cose che mi ha raccontato, questa memoria è la più assurda e la più indicibile. L’idea dell’ultimo elfo nasce dall’orrore del genocidio.
  • Nonostante il mondo de L’ultimo elfo sia senza ombra di dubbio un mondo fantasy, non mancano i riferimenti alla scienza: dall’astronomia alla biologia, passando per diversi altri campi del sapere.
  • Spesso nella storia Yorsh, il nostro ultimo elfo, si trova davanti a testi scritti nella lingua della terza dinastia runica: questa lingua è il latino.
  • Le illustrazioni del libro sono di un grandissimo illustratore italiano: Gianni De Conno. Se siete curiosi di scoprire altri suoi lavori, potete visitare e sfogliare il suo portfolio nel suo sito ufficiale, qui.
  • L’ultimo elfo ha vinto diversi premi, in Italia e all’estero: nel 2005 il 48° Premio Bancarellino e il Premio Andersen, nel 2006 in Francia il Prix Imaginales e nel 2007 negli Stati Uniti d’America la menzione d’onore per il premio Mildred L. Batchelder per i migliori libri per l’infanzia tradotti in lingua inglese.
  • L’ultimo elfo fa parte di una serie di libri: ci sono quattro sequel (L’ultimo orco, Gli ultimi incantesimi, L’ultima profezia del mondo degli uomini e L’ultima profezia del mondo degli uomini: L’epilogo) e due prequel (Io mi chiamo Yorsh e Arduin il Rinnegato).

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Bulle da morire, di Emanuela Da Ros

Bulle da morire
Prima liceo. Stefania e Giada sono migliori amiche e compagne di banco da sempre. Giada è una ragazzina molto introversa, amante della natura, che adora passare il tempo libero nella stalla di suo nonno. Per questo le due compagne di classe Eli e Bea, considerate le più belle della scuola, iniziano a prenderla in giro e a emarginarla dal resto della classe. Stefania si sente in colpa nei confronti dell’amica ma allo stesso tempo non vuole essere tagliata fuori dal gruppo, così decide di ubbidire alle due “cattive” e di ignorare Giada. Grazie al suo comportamento Stefania entra a far parte del trio insieme a Eli e a Bea, inizia a truccarsi, a mettere foto sui social network e si trasforma giorno dopo giorno nel clone delle due bulle. Finché una sera, in discoteca, la situazione precipita: Stefania, sempre più a disagio con le due amiche e i quattro ragazzi più grandi che continuano a offrire loro alcol e pastiglie, reagisce, scappa e si rifugia da Giada. Eli e Bea però non le perdonano il “tradimento” e tramano una terribile vendetta…

Titolo: Bulle da morire
Autrice: Emanuela Da Ros
Anno prima edizione: 2017
Editore: Feltrinelli

LA “FRONTIERA” PERCHÉ:

Stefania (Stefy, Ste) arriva alle soglie delle superiori facendo una scoperta: deve scegliere chi essere, a quale gruppo appartenere. Esiste una frontiera fra chi siamo dentro e chi appariamo all’esterno, e staremo bene con noi stessi solo se queste due parti non saranno troppo distanti fra di loro.

LA CITAZIONE:

“La mia terza vita era quella che scorreva silenziosa dentro il cuore. E nella mente. Si presentava quando, nella mia camera, cercavo di concentrarmi sulla democrazia di Clistene o di Pericle, sulla fotosintesi clorofilliana, o sul visconte dimezzato di Italo Calvino. Dimezzato? Io mi sentivo una, nessuna e centomila e quando mi guardavo allo specchio per togliermi dagli occhi, con lo struccante di mamma, quella coda sempre più marcata di eyeliner, mi chiedevo chi fossi davvero.
[…] La mia terza vita, quella silenziosa, in realtà faceva un baccano del diavolo. Ma nessuno, a parte me, ne sentiva l’eco.”

TEMI TRATTATI:

  • bullismo
  • amicizia
  • rivoluzioni interiori

PAROLE CHIAVE:

  • Bullismo

L’AUTRICE:

Emanuela Da Ros, nata a Vittorio Veneto nel 1959, è una giornalista, docente e scrittrice italiana. Il suo esordio nel mondo della letteratura per ragazzi avviene nel 2000 quando vince il premio Pippi Calzelunghe alla Fiera Internazionale del Libro per Ragazzi di Bologna. È attualmente la direttrice del giornale Quindicinale e del quotidiano online oggitreviso.it.

APPROFONDIMENTI:

  • Qui trovate il racconto dell’incontro di una scuola con l’autrice del libro, Emanuela Da Ros: si parla sì del libro, ma in particolare delle opinioni della Da Ros sul fenomeno del bullismo, della sua evoluzione e di come si può combatterlo (“- Perché ha scelto di parlare di bullismo? – Un giorno ho dato una traccia su questo tema e una ragazzina ha raccontato la sua esperienza che aveva fortunatamente superato, leggere questo tema mi ha scatenato qualcosa dentro.”).
  • A pag. 92 si fa riferimento al Safer Internet Day: si tratta di una giornata di febbraio dedicata alla sensibilizzazione per un uso responsabile di internet. Quest’anno si è tenuta il 5 febbraio, insieme a “la giornata nazionale contro il bullismo e il cyberbullismo denominata ‘Un Nodo Blu – le scuole unite contro il bullismo’, lanciata lo scorso anno. Per l’occasione tutte le scuole di ogni ordine e grado, sono invitate ad organizzare, eventi e/o attività di formazione e informazione destinate agli alunni e alle famiglie, al fine di favorire una maggiore conoscenza delle tematiche per la prevenzione del bullismo e del cyberbullismo a scuola.” (fonte).
  • Nel 2018 la Feltrinelli aveva indetto un concorso per giovani registi, e il corto premiato era proprio su Bulle da morire. Potete vederlo qui.
  • All’interno del libro vengono citate alcune poesie: Tacciono i boschi e i fiumi di Tasso (pag. 58), il sonetto O cameretta che già fosti un porto di Petrarca (pag. 59). Infine E se non puoi la vita che desideri di Constantinos Kavafis (pag. 126), che potete rileggere qui, insieme a una riflessione sull’importanza di coltivare la nostra vita interiore, oltre che quella esteriore, “facendo quello che veramente amiamo – solo così possiamo evitare che la nostra vita si trasformi in un’estranea sotto i nostri occhi.”.

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ALCUNI LIBRI DELLA STESSA AUTRICE:

Lo specchio dei desideri, di Jonathan Coe

Lo specchio dei desideri
Un giorno la piccola Claire, sottraendosi ai genitori litigiosi, si rifugia nella discarica dietro casa, dove trova uno specchietto rotto dal quale si sente stranamente attratta. È un brutto pezzo di vetro tagliente, ma ha il magico potere di trasformare anche la più squallida realtà in un mondo fiabesco: il cielo bigio nel riflesso diventa azzurro paradiso e la casa di Claire, una modesta villetta di periferia, si trasforma in un castello turrito sormontato da fantastiche conchiglie. Intanto il tempo passa e Claire cresce, sempre accompagnata dal suo specchio magico, in cui può vedere il proprio viso senza l’acne dell’adolescenza, e il padre che abbraccia teneramente la madre al pub. Ma nella realtà il padre sta flirtando con la sua nuova fidanzata, per la quale abbandonerà la famiglia, e il ragazzo di cui Claire è innamorata sta con la sua peggiore nemica. Quello specchio crea solo illusioni e Claire, arrabbiata, sta quasi per buttarlo, quando interviene Peter, un ex compagno delle medie. Ma quando lui la invita a uscire una sera e le dà appuntamento alla discarica, Claire rimane sbigottita: anche Peter ha trovato un pezzo di specchio rotto, che in realtà è il tassello di un puzzle più ampio.

Titolo: Lo specchio dei desideri
Autore: Jonathan Coe
Illustrazioni: Chiara Coccorese
Traduzione: Delfina Vezzoli
Anno prima edizione: 2012
Editore: Feltrinelli

LA “FRONTIERA” PERCHÉ:

Con il potere dell’immaginazione possiamo vedere una realtà diversa, migliore. Claire ci riesce con il potere di uno specchio, ma tutti possiamo riuscirci con il potere della mente. Ma questo mondo migliore non deve per forza rimanere solo nella fantasia, oltre la frontiera del reale… quel che dobbiamo fare è sforzarci di rendere migliore giorno dopo giorno il mondo in cui viviamo, per cercare di far combaciare le due immagini.

LA CITAZIONE:

“Com’era possibile che qualcosa che riusciva a vedere così chiaramente non fosse reale? Come poteva lo specchio mostrare cose che erano due volte più eccitanti, cento volte più magiche del grigio mondo quotidiano che la circondava? Claire non riusciva a capirlo. Sapeva solo che quel giorno, per puro caso, aveva trovato un dono raro e meraviglioso, che di sicuro le avrebbe cambiato la vita.”

TEMI TRATTATI:

  • trovare rifugio nell’immaginazione
  • superare le crisi
  • crescita
  • analizzare il mondo intorno a noi

PAROLE CHIAVE:

  • Specchio dei desideri
  • Realtà alternativa
  • Coscienza politica

L’AUTORE:

Jonathan Coe è nato a Birmingham nel 1961, si è laureato a Cambridge e a Warwick, vive a Londra. Ha scritto tre biografie e numerosi romanzi. Spesso nei suoi libri affronta i problemi della società, in particolare quella inglese, di ieri e di oggi, ma ogni critica è espressa attraverso un grande umorismo.

APPROFONDIMENTI:

  • In questa intervista Jonathan Coe parla de Lo specchio dei desideri e racconta che l’idea dello specchio che riflette cose inaspettate gli era già venuta all’età di 22 anni, e ne aveva tratto un romanzo, che però non fu mai pubblicato… ammette infatti di esser stato molto influenzato a quei tempi da C.S. Lewis e dal suo armadio che portava a Narnia, e sentiva che la sua storia fosse poco originale. Anni più tardi è ripartito dallo stesso espediente (uno specchio che non riflette il mondo così com’è), ma per costruire una storia completamente diversa.
  • “La città in cui viveva Claire era molto antica, ma in gran parte era stata distrutta durante la Seconda guerra mondiale.” (pag. 41). Non sappiamo in che città viva Claire, non viene mai specificato, così, da questa breve frase, potremmo immaginare che Claire viva a Cagliari, perché… anche Cagliari fu distrutta dalle bombe durante la Seconda guerra mondiale, anzi, fu la seconda città più devastata in Italia, ben l’80% degli edifici fu raso al suolo.
    In questo video potete vedere le immagini della città bombardata, e in questo ascoltare i racconti dei sopravvissuti a quei giorni del maggio 1943.
  • Le illustrazioni del libro sono di Chiara Coccorese, artista napoletana con uno stile molto particolare, che nel suo sito ufficiale viene così descritto: “La sua ricerca artistica si orienta verso la creazione di immagini surreali ed oniriche, attraverso un uso combinato di fotografia, scenografia in miniatura, pittura ed elaborazione digitale. Il risultato è un lavoro dove verità e virtualità si confondono e si compenetrano attraverso i confini resi sfumati e pittorici.”. Qui trovate il suo portfolio.

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